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Approfondimento

Tedua svela un passato nascosto nel testo di Lo-fi Tu

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Da diversi giorni è uscita la nuova opera di Tedua, Vita Vera Mixtape – aspettando la Divina Commedia (leggi il nostro approfondimento).

Tra le tracce che compongono il mixtape, siamo stati particolarmente colpiti dal testo di Lo-fi Tu e, per questo motivo, abbiamo deciso di analizzarlo, usandolo come spunto per alcune importanti riflessioni.

Nel brano, Tedua immagina un dialogo con l’hashish e, durante la conversazione, viene ripercorsa a grandi linee la storia del rapper, fatta sia di momenti difficili che di soddisfazioni. Tutto il racconto ruota intorno al fumo e al ruolo che questa sostanza ha avuto nel corso della sua vita. In particolare, vedremo come i “tocchi marroni” diventano prima una possibilità di riscatto da una vita difficile e, poi, una fonte di ispirazione per il rapper.

Una premessa prima di incominciare: questa volta inizieremo l’analisi partendo dalla parte finale della canzone. Perché? Perché riflettere su queste ultime parole ci aiuterà a comprendere meglio i prossimi versi. Diamoci da fare, e procediamo con l’analisi.

Il frutto dell’impegno

“Lei mi dice che ho una bella pelle
Forse son le mani con cui ho impastato per anni
E poi mi son messo in faccia soltanto per grattarmi”

Queste barre concludono la strofa principale della canzone. Il messaggio è piuttosto semplice, ma non immediato: per riuscire a raggiungere i nostri sogni, e per diventare chi siamo, dobbiamo faticare e darci da fare.

Come dice Tedua: per avere una “bella pelle“, l’unico modo è “impastare per anni” con le mani. Tuttavia, c’è un aspetto fondamentale da considerare: il futuro non è determinato solo dalle nostre azioni, ma anche dal nostro atteggiamento: possiamo faticare e darci da fare per anni, ma se non abbiamo fiducia in ciò che facciamo, allora è tutto inutile.

Insomma, non dobbiamo né disperarci, né sentirci vittime della vita (“mi son messo in faccia” le mani); ma dobbiamo impegnarci, tenere alta la speranza e soprattutto credere in noi stessi.

In ogni momento della vita, dove ti trovi oggi dipende da ciò che hai fatto ieri; ed è proprio questo quello di cui ci vuole parlare Tedua: di ieri.

tedua vita vera

Il lato amaro dei tocchi marroni

“Ho un’aneddoto sulla prima volta che feci un debito
Ero incredulo, avevo un codice nobile
Non volevo cedere a chiedere un euro, ma ne non avevo
Così alle superiori, a priori, in ipnosi
Posi i miei occhi su quei tocchi marroni, ma dolci”

Cosa è accaduto “ieri”? Cos’è che ha reso Tedua ciò che è oggi?

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Noi siamo il risultato delle nostre esperienze; sia che siano belle o brutte, o che siano armoniose o caotiche. Il presente, molte volte, ha un gusto amaro; le cose assumono un senso solo quando sono lontane da noi. In questo modo, la fatica di oggi, domani avrà un gusto molto più buono.

In questi versi, viene introdotto il passato “duro” del rapper: un passato fatto di gavette, ma sempre a testa alta e con la voglia di realizzarsi, senza contare su nessuno oltre che se stesso. Tedua si trova di fronte a un debito da pagare, ma, anziché chiedere soldi a qualcuno, preferisce darsi da fare per guadagnare quei soldi da sé (“non volevo cedere a chiedere un euro“). Ma in quale modo un ragazzino potrebbe guadagnare denaro?

Vengono quindi introdotti i “tocchi marroni“, ovvero l’hashish. Tedua vede nel fumo la possibilità di riscattarsi, di guadagnare qualche soldo e di superare così le sue difficoltà.

Inizialmente, quindi, la vendita dell’hashish appare come una “dolce” opportunità, ma nei prossimi versi scopriremo il suo lato amaro.

tedua

“Feci puffi su puffi, e chiesi appunti agli adulti
E presi buchi da brutti ceffi
Messi mesi a dar pugni per riaverli tutti da tutti”

I “puffi“, nel dialetto genovese, sono i debiti (a Roma si chiamano “buffi”). In questi versi non c’è molto da spiegare; viene semplicemente descritto un lato dello spaccio di hashish: debiti da saldare, clienti che non pagano (“buchi da brutti ceffi“) e “soluzioni drastiche” per ottenere indietro i soldi (“dar pugni per riaverli“). 

Questo, è un lavoro molto sporco. Si entra a contatto con molti “brutti ceffi“, e si rischia di diventarne uno a sua volta. Tuttavia, nuotare nel fango non è un problema, a patto di tenere lo sguardo al cielo (e fare di tutto per arrivarci).

Per ora, Tedua non ha nominato gli effetti tranquillizzanti dell’hashish, ma ha solo fatto riferimento al nefasto mondo dello spaccio. Il parallelismo tra i “tocchi marroni” e la vita è evidente: prima di godere dei tuoi risultati, devi faticare e soffrire per molto tempo.

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Questi versi sono metafora delle difficoltà che, ognuno di noi, deve affrontare nel corso della vita. Ma, dicevamo prima, anche dalle cose apparentemente negative può nascere qualcosa di buono.

Milano e Cogoleto

“Mi fermarono in zona Otto prima di andare a Cogo
Anche se colgo l’occasione
Per dire che in fondo reputo Genova un posto più balordo”

Da ragazzino, prima di trasferirsi a Cogoleto (“Cogo“, vicino Genova), Tedua abitava a Milano (nella “Zona Otto“). Nei versi successivi, viene raccontato il rapporto tra il rapper e le due città.

In poche parole, il rapporto tra Tedua e Cogoleto non sembra essere dei migliori: a quanto pare, per la sua crescita artistica, egli reputava Milano una città migliore (“Ma ero ignaro di come la provincia creasse / Limitasse arte rispetto a Milano“). Tuttavia, sarà proprio a Cogoleto che Tedua conoscerà persone come Vaz Tè o Izi; fondamentali per la sua carriera nel rap.

Ricordate cosa dicevamo prima? “le cose assumono un senso solo quando sono lontane da noi“. Ecco, ora abbiamo tra le mani un esempio perfetto: le amicizie strette in quella piccola provincia “balorda“, decisive per la sua carriera da rapper, hanno dato un senso positivo al gusto amaro di quella città. Dal negativo, quindi, è nato qualcosa di buono.

Steve Jobs diceva: “dovete aver fiducia che, in qualche modo, nel futuro, i puntini si potranno unire”. Un senso positivo c’è sempre… anche se ora non lo vedi.  

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Il lato dolce dei tocchi marroni

“‘Smetto’ io a te, no, non l’ho mai detto
Però apprezzo ogni gesto che stai facendo
Per mandarmi segnali e darmi danni cerebrali
Penso che tengo tutto l’universo”

Sono passati un po’ di anni, e la carriera rap di Tedua è più che matura. Ormai, lo spaccio di hashish fa parte del passato, così come i brutti ceffi. Le difficili prove affrontate hanno portato il rapper a raggiungere i suoi traguardi: ora i “tocchi marroni” non sono più amari, ma sono una grande fonte d’ispirazione per Tedua, e permettono di vedere le cose da un punto di vista diverso.

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Il parallelismo con la vita è nuovamente evidente: il rapper si è dato da fare, ed ora può godere dei suoi risultati.

La realtà è molto spesso grigia. Se non riusciamo a farlo da soli, a volte abbiamo bisogno di qualcosa che ci ricordi che, in realtà, le cose non stiano andando così tanto male. Bisogna solo saperle guardare dalla giusta prospettiva.

Tutta la tua vita dipende unicamente da te. Non preoccuparti se oggi sei in difficoltà: tutto può ancora migliorare. Devi solo darti una possibilità, e devi avere fiducia in te stesso: in mano, hai l’intero Universo. Affrontando le amare difficoltà, alla fine, potrai assaggiare la dolce soddisfazione.

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Concludiamo con Lo-fi Wuhan

Per concludere l’analisi, ci tengo a citare dei versi di un altro brano di Tedua: Lo-fi Wuhan, anch’esso presente nel mixtape. Se vogliamo avere la già citata “bella pelle“ non bisogna arrendersi mai, e si deve sempre tenere la testa alta, qualsiasi cosa accada. In questi versi di Lo-fi Wuhan, viene nominato il passato e l’importanza di non perdere mai la speranza; stessi concetti già affrontati nei paragrafi precedenti.

“Scanno il passaggio tra quinta e sesta
Il passato non mi dà tregua
Ho provato ma non rallenta
Il paesaggio che mi rallegra
Ed allenta la presa mentre il vento ora gela
Mi raccomando, l’ammiraglio Mario Marshall non diserta”

Dovete capire che, nella vita, non c’è mai niente che va davvero male… ma “va sempre tutto bene”.

Lo so, è strano da pensare; come si può dire che stia andando tutto bene quando ci sentiamo tristi e abbattuti? Sembra un paradosso… ma è così che funziona: un giorno, capiremo il senso di tutto ciò che ci è successo, e saremo grati del nostro passato. Saremo grati di chi ci ha fatto male, di chi ci ha fatto bene, di chi ci ha aiutato, e di chi ci ha ignorato.

A volte il passato non ci dà tregua, il vento è gelido, e tutto sembra crollare, ma non bisogna mai dimenticare che un bravo ammiraglio non abbandona mai la sua nave. Perché, un giorno, la nave che sta affondando imparerà a volare.

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