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Recensione

“Ho visto” di Cold, la forza della fragilità

cold ho visto

Ho visto è il primo disco ufficiale di Cold, nome d’arte di Fabio Folcarelli: questo lavoro conta numerose collaborazioni in ambito di produzioni e ha subito suscitato il nostro interesse. Sono tante le personalità che hanno partecipato a questo progetto, tra cui Deleterio, Biggie Paul, DJ 2P, Mastermaind e Gccio.

Il disco si presenta come la descrizione completa della vita di un artista che ha finalmente trovato la sua strada, dopo errori che lo hanno portato a riflettere sul tragitto da intraprendere, un approccio simile a quello di Ernia nel disco Gemelli. Grande protagonista del disco è sicuramente la persona piuttosto che il personaggio: l’ascoltatore non può che restare incantato dall’assoluta forza della fragilità.

Testi

Una descrizione viscerale e disarmante: questo ciò che troviamo in questo primo disco di Cold. La sua penna è piuttosto fluida e riesce ad adeguarsi tranquillamente a qualsiasi genere di tematica: penso che questa caratteristica sia propria di qualunque artista abbia effettivamente una storia da raccontare.

Questo primo disco a livello di tematiche affrontate, oltre a risultare estremamente personale, ritengo sia un ottimo spunto di riflessione proprio perché non disegna l’idea del rapper secondo l’immaginario collettivo: il disco riesce a trasportarci nella vita di borgata e nelle periferie stimolando la nostra riflessione su tematiche sociali, ma anche a trasmettere la spensieratezza delle giornate di smodata frenesia.

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Un particolare pregio di Ho visto è la struttura della tracklist che risulta equilibrata: valutiamo positivamente il continuo alternare di toni più intimi e autodescrittivi ad una espressività testuale più incline a coinvolgere l’ascoltatore verso una dimensione di allegria e divertimento, per tenere alta l’attenzione lungo tutti i 40 minuti di durata dell’album.

cold

Strumentali

Le strumentali sono interessanti, tuttavia non spiccano per originalità: è doveroso premettere che ogni canzone del disco si lascia ascoltare senza troppi problemi, nonostante ciò non troviamo nulla che lasci l’ascoltatore sbalordito o lo travolga completamente.

L’intera costruzione del progetto musicale è valida: si passa dai ritmi reggaeton in Havana a quelli trap di Trap Shit; sono presenti sia melodie pop in grado di raccogliere ascoltatori casuali, sia suoni più legati al mondo hip hop che strizzano l’occhio agli amanti del genere.

Il disco, a livello di produzioni, vuole accontentare un po’ tutti mescolando pop, reggaeton e trap. In questo modo, però, non emerge un’identità forte che riesca a caratterizzare in modo incisivo questo progetto, per cui le strumentali riescono a valorizzare solo in parte il lavoro di scrittura presente nei testi.

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Stile

Penso che lo stile e il concept del disco siano veramente una carta vincente: prima di tutto vorrei soffermarmi sulla cover del disco che non ritengo banale. In primo piano c’è il volto di Fabio, illuminato sul lato destro da una luce calda, su quello sinistro da una fredda – in tutto questo campeggia il sottile riferimento a Notorius B.I.G con il tatuaggio sulle sue dita Mo Money Mo Problems.

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Questa immagine penso sia un ottimo incipit per la comprensione del disco: nell’album troviamo questa dualità – ad un primo ascolto si potrebbe pensare di suddividere l’album in due parti speculari rispettando le due macro categorie di tracce, una pop e l’altra trap – eppure, se si commettesse questo errore non si comprenderebbe a pieno il disco e la personalità di Cold.

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La sua persona è interamente nei versi: non dobbiamo dividere ma, guardando da esterni, valutare il quadro nel suo complesso. Quello che ne esce fuori è una personalità eclettica in grado di scivolare senza problemi tra i diversi generi e di esibirsi nella sua autenticità.

Anche la scelta di pochi (ma buoni) featuring è centrata; i due artisti, sia Nerone che Sewit risultano perfettamente inquadrati nel mood sonoro dei brani – rispettivamente Popolari ed Eroi: ogni ospite non è mai invadente e non distoglie l’attenzione dall’autentico protagonista del disco, cioè la storia di Cold.

La menzione d’onore è sicuramente riservata al brano Popolari che si classifica sul podio delle migliori tracce del disco: i punti a suo favore sono diversi, ma le caratteristiche che mi sento di voler mettere in evidenza sono la quasi totale assenza di auto-tune in grado di trasmettere un’immagine dell’artista priva di filtri (esaltando anche la voce di Fabio) e l’inserimento del beat dopo i secondi iniziali del brano, che riesce a spiazzare l’ascoltatore cogliendolo di sorpresa.

6.3

Ho visto - Cold

Sebbene il disco presenti alcune caratteristiche non a pieno soddisfacenti, non si presenta come un progetto incompleto o campato per aria. "Ho visto" è un quadro molto interessante della vita di un artista che riesce a descriversi con una penna che sa essere sia pungente, ma altrettanto dolce. È da ritenersi sicuramente un primo tentativo che, nella sua complessità, manca di particolare attenzione per i dettagli, quantomai fondamentali in un mercato musicale diventato super competitivo. Il mio augurio è che possa trovare una strada definita per il suo percorso artistico senza dover continuare ad oscillare, sebbene ne abbia le competenze, tra generi sempre differenti alla ricerca di consenso da parte del pubblico.

Testi

7.0

Strumentali

5.5

Stile

6.5

Pro

  • Ottima capacità di scrittura
  • Versatilità musicale
  • Concept brillante

Contro

  • Sound poco innovativo
  • Utilizzo poco ragionato delle tecnologie musicali
  • I beat non riescono ad esaltare il racconto
Conosci meglio

La musica mi accompagna sin dall'infanzia. Ho studiato la musica classica e lavorato sull'elettronica. Ogni suono è un colore sulla tela della quotidinità: "una vita senza musica non è vita."
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