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Approfondimento

Scatti di Cultura: We Kill What We Love di Andrea Rigano

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Eccoci in quest’estate 2020 di nuovo tra le nostre pagine! Come state? Io con il ventilatore a palla. Scherzi a parte. Ho appena ricevuto in formato digitale un libro interessante fin dal titolo: We Kill What We Love.

Vi è capitato di dare il peggio voi con chi amate, oppure di mettervi d’impegno per sabotare la vostra passione? Qualsiasi risposta diate: We Kill What We Love è l’album fotografico di Andrea Rigano edito da Salad Days Magazine che in 136 pagine racchiude molti fotogrammi della storia Hip-Hop/Rap più recente.

Fotografie dal mondo Hip Hop

Le foto sono molte evocative, d’impatto, e permettono di avvicinarsi a situazioni Hip-Hop che si sono realizzate in tutt’Italia nel corso di dieci anni. Magari alcuni di voi erano presenti, oppure altri ne hanno sentito parlare, altre persone ancora non ne erano completamente a conoscenza. Il libro in proposito può colmare questa lacuna e diventare una sorta di memorandum, nonché di manifesto.
Sviluppato su dieci anni, mostra quanto sia stratificata e radicata nel nostro territorio la cultura hip hop e le sue diverse manifestazioni presenti, prima della chiusura per il Covid: insomma, l’album dà a suo modo profondità alla scena.

we kill what we love

Non solo, mostra come la cultura Hip Hop italiana cerchi sempre in vario modo di interagire con quella americana da cui è nato tutto. Le foto, però, non sono state unicamente scattate in Italia: diverse sono state scattate in varie località d’Europa, tracciando anche una mappa delle strade battute dall’Hip Hop sul suolo internazionale. Troverete, pertanto, foto fatte in Germania, altre prese in Olanda, altre ancora immortalate in Croazia, in anni diversi: frammenti di qualcosa d’intenso e cosmopolita.

WeKillWhatWeLove 2020

Un excursus fotografico storico, culturale e un monito personale

Chi legge potrebbe chiedermi, e ne avrebbe diritto: “Sì. Ma di che tipo di foto si tratta?”

Perché svelarvi tutto? Risponderei. Sicuramente è un ventaglio eterogeneo di fotogrammi, con mood diversi: che lascia intravedere tra i luccichii festanti della Golden Age un’amara autodistruttività, come sottolinea anche Max Mbassadò (Intl Live Booking) nell’introduzione. Ecco la ragione di un titolo così d’impatto.

In generale, posso dirvi che We Kill What We Love è un alternarsi gli scatti, più o meno grandi, in cui il bianco-nero si sposa con sfumature accese, disparate, vibranti; i giochi di luce studiati s’intrecciano a atmosfere suggestive, spontanee e hardcore. Proprio per questo è un’entusiasmante avventura nel passato recente dell’Hip Hop, fra le feste e i suoi protagonisti, ma anche un avvertimento potente.

La fotografia può essere una forma d’arte: una testimonianza e una rivendicazione. Pertanto, ogni persona vedrà in una foto aspetti che io non noto, o che non posso notare, quindi andate in libreria, ricordatevi la mascherina, e cercate We Kill What We Love. Cercate di interpretare a modo vostro ogni immagine, di attivare la memoria, di esclamare – perché no – “io c’ero!”, e di cogliere con la vostra personalissima visione un ricordo, un tassello di questa cultura che ormai è immortalata nella storia.

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