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Recensione

Jamil, Rap is back: un ritorno deludente?

Rap is Back cover by GIN

Il 25 settembre è stato pubblicato Rap is back, nuovo lavoro di Jamil – leader della Baida Army. Dopo il grande successo di Most Hated, questo nuovo disco è stato molto atteso dai fan: annunciato con Vengo dalla strada – brano personalissimo che ci proietta nella storia di Jamil, ha saputo smuovere l’attenzione dei molti appassionati (complice il carattere frizzante del rapper) da cui ci si attende sempre brani senza filtri.

Ciò che dovrebbe distinguere Rap is back dai precedenti lavori è l’angolo di visuale attraverso cui l’artista espone i suoi contenuti: il disco punta al rap vecchia maniera (semplice e d’impatto), ma anche a descrivere un lato più maturo e sensibile dell’artista veronese. Sarà veramente riuscito a fare tutto questo? Passiamo all’analisi.

Testi

Da Il Nirvana fino a Most Hated, i lavori musicali di Jamil sono sempre stati caratterizzati da testi rivolti alla descrizione della sua personalissima realtà: Rap is back non fa eccezione. Negli anni, l’artista ha saputo dimostrare le buone capacità di scrittura, il vero problema sta nella scelta delle tematiche. Con Rap is back si sperava ci fosse un salto qualitativo rispetto ad altri dischi: purtroppo le aspettative di molti (me in primis) sono state deluse.

Con queste premesse non vogliamo assolutamente sostenere la posizione secondo cui il “vero rapper” debba necessariamente descrivere o raccontare la propria storia nei brani: siamo ben consapevoli del fatto che il rap, ed in generale la musica, sia anche divertimento e motivo di distrazione per molti.

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La tracklist dell’album è semplice e lineare: non c’è un disegno tematico complesso che si articola lungo tutto il progetto, né un’idea sonora che si evolve parallelamente al disco.

Neanche per quanto riguarda i flow l’ascoltatore può gridare al miracolo: troviamo delle scelte stilistiche idonee al contesto che rendono i brani anche melodiosi – per quanto Jamil non sia un liricista – ma che non lasciano un segno indelebile.

La scelta di non inserire collaborazioni – pienamente comprensibile – non credo abbia avuto l’effetto sperato: se da un lato capiamo la scelta di voler metterci la faccia completamente, soprattutto considerando il titolo abbastanza pretenzioso, d’altro canto tutto risulta un po’ piatto; l’album si risolve in un climax musicale ripetitivo, che si modifica certo, ma che rimane costante durante tutto il percorso musicale.

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Strumentali

Le basi arrangiate da Jaws e dallo stesso Jamil sono molto interessanti: sicuramente la scelta di utilizzare anche la scala araba nelle melodie è una scelta rischiosa, ma vincente; le ambientazioni musicali si adattano perfettamente allo stile dell’artista e, grazie a ciò, tutti i suoni risultano perfettamente armoniosi ed adeguati.

Possono queste rappresentare una valore aggiunto rispetto al panorama musicale? Non si può che rimanere scettici al riguardo. Le ragioni sono sostanzialmente due: in primis, se ci si sofferma solo sulle basi, si nota un andamento più o meno affine in tutti i beat – si parte con una melodia che fa da intro con un giro dalle 4 alle 8 battute generando tensione, poi si inserisce l’808 che riempie tutta la scena producendo ritmica; seconda ragione è l’assenza di un elemento veramente caratterizzante.

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Concludiamo con un’osservazione: sicuramente il lavoro di Baida Army in Rap is back non è nulla di eclatante, ma resta il fatto che è assolutamente apprezzabile soprattutto considerando che è realizzato autonomamente e senza l’ausilio di terzi.

jaws jamil

Stile

Non ho cambiato stile per fare più soldi

(Particolare – Jamil)

Sullo stile di questo album c’è poco da dire: Jamil celebra il suo essere un rapper autentico che non ha bisogno di scendere a compromessi con niente e nessuno. Ciò che dà noia nell’ascolto del disco è sicuramente l’altezzosità ravvisabile nell’esposizione dei motivi per cui lui sarebbe più “vero” rispetto ad altri. È certo comprensibile il forte desiderio di raccontare verità in un mercato musicale fatto di storie fantasiose, però il messaggio ormai è chiaro: sono davvero troppi i lavori in cui il front leader di Baida afferma il suo essere altro rispetto alla scena attuale.

Ma come suona il disco? Niente da dire: il disco suona bene e si lascia ascoltare; ci sono brani che caricano di più e altri in cui magari si sarebbe potuto sperimentare maggiormente.

Menzione d’onore per Squalo: particolari le linee vocali in falsetto del ritornello e il cambio di beat a circa metà della canzone che rende viva l’immagine di uno squalo che ruota intorno alle sue prede pronto all’attacco.

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jamil-2
6.0

Rap is back - Jamil

Senza troppi fronzoli "Rap is back" ci porta ancora una volta nella realtà di Jamil: questo è sicuramente un buon disco per chiunque non conosca il leader di Baida Army e la sua filosofia musicale. Le strumentali presentano uno stile che è chiaramente Baida, eppure non brillano per originalità rispetto a tutto il resto che il mercato musicale ci offre. L‘attitudine nei brani è da vero "real rapper", ma nulla di più di quanto non sapessimo già grazie agli altri lavori proposti. Un fan di Jamil potrebbe rimanere deluso da "Rap is back" perché il disco non aggiunge nulla in più a quanto già proposto dall'artista veronese. Zero e porto zero.

Testi

5.5

Strumentali

6.5

Stile

6.0

Pro

  • Sperimentazione nei beat
  • Linee vocali interessanti
  • Disco compatto e che si lascia ascoltare

Contro

  • Metriche un po' banali
  • Tematiche già affrontate
  • Disco privo di una continuità interna
Conosci meglio

La musica mi accompagna sin dall'infanzia. Ho studiato la musica classica e lavorato sull'elettronica. Ogni suono è un colore sulla tela della quotidinità: "una vita senza musica non è vita."
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