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Recensione

J-Axonville, il ritorno al punk di J-Ax: una sfida vinta?

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A cura di: Gabriele Graziani

Come sappiamo, di recente è uscito il nuovo album J-Axonville – Uncool and Proud di J-Ax sulla piattaforma SoundCloud (cercatelo voi stessi, se riuscite a trovarlo…). L’11 settembre scorso è stato giorno di sorprese: tra link segreti e post su Facebook, alla fine siamo riusciti ad ascoltare questo non-precedentemente-annunciato nuovo lavoro discografico definito dall’artista stesso “un disco PunkRock; sporco, giovialmente arrabbiato e scorretto“.
Abbiamo voluto recensirlo per capire se la definizione data da Ax in qualche modo facesse il match perfetto con quello che poi abbiamo successivamente ascoltato.

Prima di iniziare l’analisi è necessario fare una precisazione: Ax non ha scoperto il punk ora, ma nel 2000. Domani Smetto giocava già con il miscuglio del rap e di strutture, poi è la volta di Italiano Medio e di una serie di brani nel periodo solista (la collaborazione con Irene Viboras in Tre paperelle e quella più lunga con Guido Style come co-autore, e persino nel periodo cinepanettone con Fedez – anche lui, non si sa perché, fan dei Blink e dei Nofx)… Insomma, erano già usciti brani di stampo punk melodico.

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Certo, per un vero punk, uno come AX non dovrebbe neanche avvicinarsi a questo genere o meglio Cultura, o forse non dovrebbe proprio esistere, ma siamo in un’era in cui il finto ha raggiunto livelli inimmaginabili e quindi probabilmente è più giusto parlare di male minore anche in funzione della coerenza artistica. Se poi questa di J-Ax la vediamo come una sua personale interpretazione del punk e non come una sorta di paradigma, si allenta anche la tensione per lui, per il vero punk e per me che sto scrivendo questa recensione. 

Anche perché, insomma, sono anni che nel rap – ma anche nell’indie – un sacco di pischelli utilizzano a caso il termine punk, non vedo perché non fare un disco rap che almeno un po’ con le sonorità punk c’entri: ovviamente questo rischia di far incazzare sia gli ascoltatori del rap che quelli del rock, ma a J-Ax queste sfide sono sempre piaciute; chi pensa che se ne sia uscito così dal nulla si è perso un sacco di puntate precedenti.

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Testi

Tutti i brani di questo disco hanno il doppio titolo, si entra subito nel vivo con Retirement Plan (Vecchio, drogato e armato) e si capisce subito che stiamo su un altro pianeta: un mondo in cui non c’è limite, censura o ruffianerie nei confronti di un pubblico per famiglie, in cui viene descritto il piano perfetto per la vecchiaia, ovvero “camminare tutto fatto di prozac con in tasca coltello e pistola”, un po’ come un Mister Simpatia di Fabri Fibra, ma più lucido. 

La novità che salta subito all’orecchio è che sembra che Ax abbia capito il punk davvero proprio ora, o almeno che l’abbia interiorizzato dandoci una sua chiave di lettura. In passato aveva definito il punk “Libertà, è lo stesso sentimento che sta dietro al rap e la trap, ma senza i riferimenti materiali, mando a fanculo il mondo, senza condirlo con le collane le sneakers e le puttane”. Nei testi delle 10 tracce apparentemente non c’è niente di nuovo, anche se con più rabbia, ci racconta sempre la stessa storia a cui ci ha abituato, ma dentro questo sfogo rumoroso si avverte una maggior consapevolezza, una ribellione matura, calma come lo sguardo del vecchio punkettone descritto in Old punk (di sicuro il brano più bello del disco e uno dei migliori in assoluto di Ax), un confronto tra due due stili di vita ma anche tra due generazioni.

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Un cosa importantissima legata alla comprensione e all’interpretazione di Ax del punk sta nella sua maniera di farsi autocritica: in passato era spesso capitato che si prendesse in giro o che si criticasse anche aspramente, per poi però andare a finire sempre in un modo o nell’altro sulla rivalsa sociale, sul fatto che comunque ce l’aveva fatta, una cosa sicuramente molto Hip Hop ma per niente Punk. Questa volta invece si va molto più nel profondo, nei brani in cui c’è da cazzarare o insultare “gli altri” lo si fa, ma quando si tratta di mettere in dubbio se stesso, il suo mestiere e la sua immagine pubblica, lo fa davvero per bene (Non mi piaccio più) con momenti di profondità e decadenza e grande sincerità con se stessi ai livelli di Persona di Marracash, ma con uno stile lirico molto più energico, surreale e cinicamente divertente (Colpa di Vasco).

Ma attenzione, lo scontro, l’io sono meglio di te, c’è eccome. Semplicemente è deviato su altri binari, quello sociale generazionale e quello intimo e sentimentale (Rotture di cazzo) un “love dissing” che forse probabilmente non parla davvero di una donna ma di qualcun altro… 
È ancora guerra aperta contro i radical chic e affini, che in questo disco ha raccolto nel sottoinsieme de La gente cool nell’omonimo brano. 

Degno di nota è anche il brano Death to contractors (vi meritate la crisi), dove Ax racconta di tutti gli incapaci che gli hanno fatto i lavori in casa. Come riesca a tirare fuori canzoni su argomenti della vita quotidiana a cui nessuno pensa resta davvero un gran mistero.

J-Ax

Strumentali

Parlare di “strumentali” in questo caso è inesatto: non essendo un disco rap, le basi sono state costruite intorno alla voce, in un tutt’uno come si fa appunto con la musica suonata. Sicuramente, rispetto a un qualsiasi disco rap (ma anche rispetto a molti dischi pop del momento), ci troviamo di fronte a un suono davvero omogeneo: tutto l’album ha la stessa cassa, lo stesso rullante, e tendenzialmente anche le stesse chitarre.

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Mark the Hammer, già suo chitarrista da Il bello d’esser brutti, è uno che parla molte lingue musicali, noto principalmente sul web per “Come fare una canzone trap senza alcun talento” e altri video del genere. Suona tutto, ma il rock è la sua lingua madre.

J-Ax_J-Axonville

Stile

Anche parlando di stile, è sempre il punk al centro del discorso. Si passa da brani dove c’è più spazio per il rap e altri completamente cantati. In questi ultimi, il citazionismo è al limite del plagio, ma ci sta! Perché le canzoni che somigliano ad altre canzoni sono una caratteristica sia del super pop che di un certo pop punk, quindi è normale che la cosa si intensifichi quando si tratta di un progetto di Ax che al momento rientra in entrambe le cose. Avremo quindi il ritornello di Pet Cemetery dei Ramones su Fuck boomer e I don’t wanna grow up (sempre dei Ramones) sulla strofa de La mia tipa (lì è anche dichiarato nel titolo del testo).

Oltre ai Ramones, abbiamo anche un grande omaggio ai Rancid (a detta di J-Ax, il suo gruppo punk preferito in assoluto) nel brano La gente cool: oltre allo stile musicale del brano, la voce sul ritornello ha palesemente un tono nasale, tipico del cantante Tim Armstrong. Vengono poi citati nelle canzoni i nomi dei NOFX e i Clash, e stranamente non i Sex Pistols.

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7.5

J-Ax - J-Axonville - Uncool and proud

Questo disco se la prende con tutto, anche con noi stessi. È come la stand up comedy fatta bene: scorretto, molto, farebbe sicuramente incazzare i vecchi militanti suoi coetanei come quelli moderni molto attenti alle parole, ma alla fine - se si ascolta bene dove poi la sua satira va a parare - è evidente che la sua posizione è netta contro i boomer, contro Salvini, dalla parte di Greta, degli immigrati, degli omosessuali, insomma dalla parte dei buoni.

Perché il punk è un luogo immenso come l’hip hop, anzi come le birre che hanno diversi sapori, diversi stili, diverse combinazioni, e musicalmente non c’è nessuna ragione per non inserire questo disco nel genere punk, con una credibilità che distingue il lavoro da quelli precedenti in maniera netta e decisa.

Testi

8.0

Strumentali

7.0

Stile

7.5

Pro

  • sound coerente e omogeneo
  • idea coraggiosa e audace fare un disco così oggi
  • maturità e credibilità nella sua interpretazione del punk

Contro

  • sempre le stesse tematiche
  • forse troppe citazioni
Conosci meglio

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