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Intervista

I capolavori nascosti dell’hip-hop anni ’90: intervista agli ideatori di No Diggity

Bargerman AKA B47 e DJ Cenz

È disponibile “No Diggity EP Vol.1“, un progetto nato da un’idea di DJ Cenz e Bargeman AKA B47, due collezionisti ed esperti di black music.

No Diggity EP è un raccolta di 7 tracce che potete ascoltare e acquistare cliccando qui. Il suo scopo è rispolverare gemme nascoste della black music anni ’90: hip-hop, rap underground, R&B e molto altro!

In occasione della sua uscita, abbiamo deciso di fare qualche domanda ai due “genitori” di questo progetto: DJ Cenz e Bargerman.
Oltre a chiedere di No Diggity, abbiamo deciso di fare anche qualche domanda “storica” sulle differenze tra l’hip-hop di ieri e quello di oggi. Le risposte sono molto interessanti, quindi non perdiamo altro tempo e iniziamo subito!

Bargerman AKA B47 e DJ Cenz

Ciao, benvenuti ne Lacasadelrap! Innanzitutto, presentatevi: chi siete e cosa fate?

Ciao e grazie dello spazio. Noi siamo Bargeman e DJ Cenz, siamo di Bologna e ci conosciamo da più di 20 anni. Da ragazzini avevamo un gruppo rap insieme dove Bargeman era il Producer e Cenz il DJ; si chiamava BPS Click. Poi le nostre strade hanno preso binari paralleli, ci siamo ritrovati qualche anno fa e da lì abbiamo ricominciato a frequentarci regolarmente.
Bargeman ha fatto un percorso costante nella scena rap/hip-hop bolognese (prevalentemente legata al microcosmo di Arena 051), mentre Cenz ha avuto per anni una deriva più elettronica ed è stato uno dei fondatori di WHP.
Siamo entrambi amanti del vinile e della musica Black a 360 gradi.

È uscito “No Diggity EP Vol.1“, un EP che vuole rispolverare le chicche della black music e dell’hip hop anni ’90. Come è nato questo progetto, e perché?

Il progetto è nato come serata/aperitivo musicale dove poter suonare quei dischi che spesso non si suonavano ai tempi, ma che ci hanno cresciuto. Volevamo creare una situazione confortevole per noi e i nostri amici dove poter ascoltare della buona musica scoprendo – o meglio – riscoprendo alcune chicche che molti di noi hanno sottopelle ma non si ricordano.
Da cosa nasce cosa, e “No Diggity – The other side of 90’s” è diventata una vera e propria serata, un vero party con un coinvolgimento del pubblico molto attivo ed entusiasmante. Durante la terza stagione, visto che le cose stavano andando molto bene, abbiamo deciso di creare delle tracce da poter inserire nella nostra selecta. Abbiamo quindi cominciato a lavorare al disco.

Bargerman AKA B47 e DJ Cenz
DJ Cenz e Bargeman AKA B47, ideatori di No Diggity

Per realizzare No Diggity EP avete scavato a fondo nei vostri “archivi musicali”. Nella ricerca e nello sviluppo del disco, ci sono stati artisti, stili o caratteristiche in particolare su cui vi siete focalizzati?

Per realizzare No Diggity EP abbiamo davvero scavato nei nostri archivi musicali. E non solo, abbiamo scavato in numerose casse di dischi e fatto un lavoro di ricerca approfondito su tutto la musica Anni ’90; dalla Dance al Pop, e ovviamente abbiamo implementato la conoscenza di Rap e R n’B. Volevamo creare delle tracce che potessero essere suonate in mezzo alle altre sia in situazioni più chill che nel dancefloor più infuocato. Per farlo abbiamo deciso di dissacrare alcune icone del Pop e renderle il più hip-hop possibile, e così siamo andati a scegliere quei pezzi che avremmo sempre voluto sentire in una chiave più simile ai nostri gusti. Essendo amanti del Rap abbiamo poi deciso di mettere al centro i nostri rapper preferiti di sempre, dai Black Star a Big L, Redman e Chali 2na ecc..
Mentre lavoravamo alle tracce di No Diggity, per creare un contesto più ampio abbiamo deciso di inserire comunque alcuni elementi che dai 90’s portassero l’ascoltatore al 2020. Ecco perché certi arrangiamenti strizzano l’occhio ad un sound più moderno. Il nostro è un processo di approfondimento, non una fossilizzazione nostalgica di un periodo che non c’è più.
Viviamo nel presente anche se siamo amanti del citazionismo.

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Dite che volete riscoprire “i pezzi che ai tempi passarono inosservati” e “quelle B sides che spesso erano meglio del lato A”. Potete fare qualche esempio? C’è un motivo in particolare per cui queste canzoni passarono in secondo piano?

Il motivo principale probabilmente è quello che da sempre muove l’industria musicale: il profitto. Per cui molte canzoni, molti singoli, venivano lanciati perché ritenuti più adatti a catturare l’attenzione degli acquirenti (di qualsiasi ceto/estrazione essi fossero).
Ai tempi i dischi bisognava venderli veramente. Però in ogni album c’erano pezzi molto più concreti rispetto ai singoli, e anche nei 12 pollici spesso e volentieri si trovavano altri brani o addirittura Remix assurdi. Questi pezzi erano fatti apposta per i DJs e le radio che potevano proporre contenuti diversi da quelli imposti dal mercato. Senza considerare il vastissimo mondo dei white Label e dei Bootleg che sono davvero la parte più Nerd della faccenda e dove si può trovare di tutto: da Beyonce che canta In Da Club a Full Clip con strofa aggiunta di Sticky Fingaz, Dai Texas feat. Method Man a Craig David feat. Fat Joe e chi più ne ha più ne metta.

Cosa possiamo imparare dall’hip hop e dalla black music anni ’90? In paragone alla musica moderna: quali valori si sono persi, e quali sono stati trovati?

Bella domanda. Dall’hip-hop anni 90 forse dovremmo imparare la longevità. Per quanto negli USA già ai tempi l’obiettivo principale fosse il guadagno, la musica veniva fatta comunque con uno spirito diverso. La maggior parte di questa roba è stata creata senza compromessi. L’intento era, sì, guadagnare, ma creare comunque pezzi e dischi che rimanessero nel tempo (por poi continuare a guadagnare, tra l’altro). C’era la voglia di fare della buona music che rimanesse impressa nella mente degli ascoltatori.
Al giorno d’oggi sembra che sia più importante farcela piuttosto che fare un bel disco; che si abbia più voglia di diventare famosi piuttosto che creare canzoni che rimangano nell’immaginario collettivo per altri 30 anni.
Di contro c’è che al giorno d’oggi, soprattutto in Italia, il livello tecnico si è alzato tantissimo e anche la voglia di lavorare. I ragazzi di oggi, forse per quell’assurda voglia di notorietà o forse no, hanno comunque delle dinamiche produttive che anni addietro erano fantascienza. Questo è un grande passo avanti, bisogna però mantenere la concentrazione sulla musica e non sull’arrivare a tutti i costi. La musica è uno strumento di comunicazione fortissimo e se usato con criterio può davvero cambiare le cose, anche solamente a livello personale.

Bargerman AKA B47 e DJ Cenz
No Diggity EP Vol.1

Quale è la differenza tra un rapper di quegli anni è un rapper di oggi? Cosa si doveva fare per farsi notare dal pubblico?

La differenza in Italia è più meno quella sopracitata. Oggi c’è maggiore produttività, ai tempi c’era più cazzeggio/spensieratezza. È anche vero che in quegli anni nessuno osava anche minimamente pensare di poter vivere facendo il Rap, quindi le priorità venivano giustamente ridimensionate.
Di contro, ai tempi c’era molto più studio e ricerca. L’originalità era la cosa che premiava, mentre oggi sembra che cerchino un pò tutti di omologarsi, non capendo che è proprio la diversità che fa emergere il talento.
Nei ’90 per farti vedere dovevi fare Freestyle nei cerchi, alla jam, conoscere gente, creare un network e coltivarlo; era anche una cosa umanamente istruttiva: ti dava la possibilità di confrontarti e capire.

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Oggi è tutto telematico, digitale, freddo. Il confronto avviene sui social ed è più uno scontro che un confronto. In più, se ci metti il fatto che stanno tutti con il coltello fra i denti ad aspettare il prossimo ragazzino che fa una hit per caso, per cominciare a far girare un ingranaggio che crei economie intorno ad esso, allora capisci che vengono saltati alcuni step fisiologicamente importanti nella vita di un artista (o meglio, di un ragazzo). Questo non significa che fosse meglio una volta e peggio oggi, ma che ogni cosa ha comunque il suo tempo e un processo con vari step ben definiti per arrivarci. Questa secondo noi è la differenza.

“L’hip hop non ha inventato niente, ha re-inventato tutto”, dice Grandmaster Caz, storico rapper e disc jockey del Bronx. Cosa intende?

Lo spirito con cui facciamo la musica di No Diggity è proprio questo. Quello che da sempre sta alla base dell’hip-hop: prendere qualcosa che esiste già e renderlo attuale. Grand Master Caz si riferisce al fatto che la musica hip-hop è nata da qualcuno che ha preso dei frammenti di canzoni e le ha messe in loop per farci cantare sopra qualcun altro che portasse in quel contesto il linguaggio che rappresentava la propria gente, quello che tutti utilizzavano. L’hip-hop è da nato qualcosa che già esisteva: dal soul, dal funk, dal reggae, dallo spoken word, dal free speech ecc… trovando un modo per renderlo una forma di comunicazione diretta.
No Diggity è la stessa cosa: prendiamo la musica della nostra adolescenza, il sound che ha cresciuto più di una generazione e lo reinterpretiamo a modo nostro, dandogli una veste attuale ma comunque fedele allo spirito dei tempi. Se non è Hip Hop questo?

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Grazie mille per le vostre interessanti risposte! Prima di lasciarci, ditemi: avete altri progetti per il futuro? Magari un altro volume di No Diggity?

Intanto vorremmo esortare tutti a seguirci sui nostri canali social (Bargeman AKA B47 e DJ Cenz) e su telegram (nodiggityBO) dove comunicheremo le nostre prossime mosse.
Da marzo scorso abbiamo rilasciato una release al mese come anticipazione del sound che avrebbe portato al disco e diversi mixtapes. Nei prossimi mesi avremo altre release con qualche sorpresa. Per ora cerchiamo di spingere a dovere questo disco che si può ascoltare, scaricare e comprare (vinile compreso) da bargeman.bandcamp.com (clicca qui per acquistare No Diggity EP Vol.1!); e appena potremo tornare a fare festa aspettatevi un No Diggity clamoroso.
Grazie per lo spazio e Big Up alla Casa del Rap!

Cover No Diggity EP Vol 1
Cover di No Diggity EP Vol.1

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