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Recensione

17, il numero vincente di Jake La Furia ed Emis Killa: la recensione

Cover 17

Il 18 settembre 2020 è stato pubblicato 17, primo lavoro scritto a quattro mani da Emis Killa e Jake La Furia per Sony Music. Essendo questo un disco molto importante, abbiamo pensato di attendere un mese dalla sua uscita prima di approfondirlo insieme, proprio per permettere a tutti di poterlo apprezzare in ogni suo aspetto.

Anticipato dall’uscita del brano Malandrino, questo album punta a celebrare la scuola – dai Club Dogo a Fabri Fibra – che ha contribuito a rendere il rap il genere, oggi, più ascoltato nel Bel paese, senza nulla togliere a tutte quelle sonorità (e artisti) che hanno caratterizzato gli ultimi anni dell’hip hop italiano. Ci avrà convinto? Passiamo all’analisi… Non prima di averlo riascoltato!

Testi

Tu sappi che qua non si trappa

La citazione che inaugura Broken Language, opening track dell’album, è l’incipit perfetto per capire quello che si andrà ad ascoltare: rap crudo, zarro e assolutamente scorretto. Attenzione però, perché 17 non è – e non lo vuole nemmeno essere – un album che guarda al passato con malinconia, piuttosto si rivolge alla nuova wave in fatto di suoni e nello stile musicale proposto, basti pensare anche solo alle collaborazioni. In pochissime parole, 17 è quello che ci potremmo aspettare da due rapper in grado di rispondere, più che degnamente, alle sfide musicali del nostro tempo, attraverso un mix esplosivo che combina l’esperienza di una lunga carriera con lo sperimentalismo sonoro della scena attuale.

Per quanto riguarda squisitamente la parte dei testi, questo nuovo lavoro di Jake ed Emis è in grado di sorprendere l’ascoltatore: sicuramente non ci si aspetta il conscious rap da questi due artisti, nonostante ciò ambedue sono stati in grado di regalare degli storytelling interessanti ed in grado di incuriosire i più, come nel caso del brano Renè e Francis.

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I featuring sono pochi ma d’effetto: riescono a centrare perfettamente l’obbiettivo di diversificare i toni del disco senza snaturare il progetto iniziale; l’inserimento di nuovi interpreti – rispetto al classico binomio Emis Killa/Jake che caratterizza il disco – modifica il climax dell’elaborato che, in caso contrario, sarebbe potuto risultare monotono e ripetitvo.

Tra tutte le collaborazioni spicca per intensità il brano L’ultima volta con la partecipazione di Massimo Pericolo. In questa canzone è particolarmente apprezzabile la struttura. Abbiamo due parti: Emis Killa e Jake interpretano il ruolo di chi ce l’ha fatta intenti a scrivere una lettera per un amico in prigione, mentre Massimo Pericolo articola la sua strofa come se fosse il corrispondente relegato alla vita di guardina.

Ci troviamo davanti ad un racconto intimo e toccante; per quanto possiamo continuare a ripeterci che sia solo una canzone, nella nostra mente si delinea sempre più l’idea di una realtà asservita alla narrazione fantastica.

Emis Killa e Jake La Furia

Strumentali

Le basi sono affidate a dei veri professionisti: Dat Boi Dee, Low Kidd, Kid Caesar, 2nd Roof, Big Fish, Boss Doms, Abaz, X-Plosive, Chris Nolan; il risultato è veramente un disco che, pur collocandosi in uno stile di rap che suona “vecchia scuola”, è giovane ed attuale.

Il merito dei producer è ravvisabile anche, e soprattutto, nel fluire del lavoro nella sua interezza. Sebbene la lunghezza pesi all’orecchio, 17 si lascia ascoltare, poiché in grado di trasportarci completamente nel mondo (e nelle vite) dei due rapper lombardi. Ogni brano trasuda di consapevolezza artistica. Mi spiego meglio: Jake ed Emiliano hanno saputo alternare ai brani rap (più crudi) canzoni che mirano al pop (più leggere) – basti pensare alla successione Gli amici miei (in collaborazione con Lazza) prodotta da Low Kidd e Medaglia, firmata Big Fish. L’ascoltatore non si sentirà mai abbandonato durante l’ascolto: il sentiero tracciato in 17 è vivido davanti ai nostri occhi e i due artisti ci accompagnano passo dopo passo.

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Immaginando la dimensione live (quando sarà possibile tornare nei club, superata l’emergenza sanitaria) questo nuovo album offre diverse opportunità in grado di animare il dancefloor: sebbene in 17 non figurino esplicitamente delle tracce rivolte ai club – come hanno precisato i due artisti in alcune interviste – la tracklist è stata articolata in modo tale da poter alternare a canzoni più intense (con storytelling profondi) a dei brani più espliciti che, per ritmica e testo, risultino di maggiore impatto per il pubblico (e quindi più leggeri).

Già Malandrino, brano prodotto da Low Kidd, è un ottimo esempio di quanto detto; eppure, l’exploit si raggiunge con Toro Loco. La base di 2Roof e Abaz ha tutte le carte in regole per diventare un tormentone in grado di agitare le masse durante i concerti: bassi profondi e una melodia semplice penetrano l’orecchio dell’ascoltatore, a questo aggiungi punchline che rievocano immagini accattivanti ed il risultato è garantito. Il brano sicuramente non è un capolavoro né a livello di stile né musicale, ma è funzionale al ruolo che riveste all’interno dell’album.

Jake La Furia Emis Killa

Stile

Lo stile di questo album è veramente interessante: 17 è in grado di trasportare i nostalgici del rap classico nelle sonorità della scena contemporanea. Mi sento di dire, però, che questo disco non è per tutti: è rivolto principalmente agli amanti del genere poiché richiede un ascolto impegnato – contrariamente da quanto sembrerebbe – e solo poi si è in grado di apprezzare i giochi di parole e i riferimenti testuali.

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Stiamo parlando di un disco che certamente abbonda di cliché, ma che sa farlo con stile. Se valutassimo solo ed esclusivamente i temi trattati, questo primo lavoro del nuovo duo non sarebbe poi così differente da altri lavori usciti negli ultimi anni, quello che rende davvero sui generis l’elaborato musicale è la voglia di fare musica secondo il proprio gusto personale, abbandonando i gusti imposti dall’industria musicale: appena si intraprende l’ascolto di 17 si è subito consapevoli di trovarsi di fronte a qualcosa di diverso, non un disco come tanti nel mercato ma che vuole fare (“nuova”) scuola colorando la vecchia attitudine rap con suoni freschi ed attualissimi.

Unica nota dolente è che alle volte sono fin troppo palesi i tentativi di riproporre alcuni capolavori che hanno segnato la musica rap. Mi spiego subito: Quello che non ho – brano di chiusura dell’album – è sicuramente un’ottima uscita in grado di raccontare il passaggio da una condizione iniziale di difficoltà al momento di successo di un’artista, però suona davvero troppo simile – sia nei suoni che nella realtà raccontata – al brano Una volta sola dell’album Penna capitale firmato Club Dogo.

Certo, i due brani raccontano fasi diverse – nella canzone di Emis e Jake abbiamo la realizzazione di un sogno, mentre nel brano del 2006 viene descritto l’inizio di questa lotta per il raggiungimento dell’obbiettivo – ma l’universo letterario proposto è lo stesso, proiettato 14 anni dopo.

Emis Killa Jake La Furia 17

8.0

17 - Emis Killa, Jake La Furia

Questo primo lavoro della coppia Emis Killa e Jake La Furia è un gran bel disco: ci sono certamente ancora aspetti migliorabili, ma sono proprio le piccole imperfezioni che fanno di questo album un lavoro differente da tutto il resto. Probabilmente "17" non diventerà un classico dell'hip hop italiano, nonostante ciò è riuscito ad imporsi prepotentemente nella scena musicale proprio perché irriverente e slegato da ogni vincolo commerciale. I due artisti hanno fatto musica secondo il proprio gusto e questo ha portato ad un album magari non apprezzato da tutti, ma coerente alla personalità dei due ideatori.

Testi

8.0

Strumentali

8.5

Stile

7.5

Pro

  • Scrittura accattivante
  • Suoni moderni
  • Identità musicale riconoscibile

Contro

  • Lunghezza non adatta a tutti
  • Temi già ampiamente trattati
Conosci meglio

La musica mi accompagna sin dall'infanzia. Ho studiato la musica classica e lavorato sull'elettronica. Ogni suono è un colore sulla tela della quotidinità: "una vita senza musica non è vita."
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