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Intervista

Intervista a Yung Belial: chi c’è dietro allo Specchio?

Yung Belial

Il 30 ottobre 2020 esce Mirror, l’incubo di Yung Belial che unisce i suoni della trap con il mondo metal e industrial.

Mirror è un album prodotto da Luciano Lamanna, e si compone di 11 tracce colme di rabbia, odio e dolore. Tuttavia, scavando nel fondo di questa follia, si può trovare un forte grido di speranza, e di voglia di lasciarsi alle spalle quei demoni che, nel passato, ci hanno fatto tanto male.

In occasione dell’uscita di questo disco, abbiamo deciso di intervistare Yung Belial ponendogli una serie di domande su Mirror. Buona lettura!

Ciao Yung Belial! Benvenuto su lacasadelrap.com! Per cominciare, raccontaci un po’ di te. Chi sei e come ti sei avvicinato al mondo della musica?

Sono Belial, figlio di rap e di metal. Sono sempre stato appassionato di musica sin da piccolo; alcuni dei miei artisti preferiti da bambino erano i Linkin Park, gruppo con il quale mi sono avvicinato al metal, ed Eminem, che mi ha fatto appassionare al rap.
Prima di intraprendere la carriera da solista ho cantato in diversi gruppi, ma dovermi relazionare con altre persone senza mai concludere nulla è diventato frustrante in fretta, e quindi ho preso in mano il computer e ho imparato a produrre. All’inizio facevo trip hop e industrial, ma la transizione al rap è stata veloce, e nel 2017 ho iniziato a lavorare come Yung Belial.

Oggi, 30 ottobre, esce Mirror, il tuo nuovo album “folle e violento” prodotto da Luciano Lamanna. Come è stato realizzare un disco durante questo periodo così strano e difficile?

Il disco a dire il vero è pronto da quasi un anno, è stato composto nell’arco di circa due settimane durante l’estate del 2019, la data di pubblicazione iniziale era prevista per aprile ma a causa del virus ci siamo visti costretti a rimandare l’uscita.
Mi è dispiaciuto dover aspettare a far sentire queste canzoni al mondo, ma ora sono molto felice che finalmente vedano la luce del sole.

Come abbiamo detto, il titolo dell’album è Mirror, ovvero “specchio”. Cosa c’è nello specchio?

Nel periodo in cui è stato composto il disco ero molto depresso, ho avuto molti problemi e quando fissavo lo specchio provavo una sensazione di disagio e terrore indescrivibile, quasi come se nello specchio ci fosse qualcun altro che mi fissava.
L’idea alla base del disco è questa, che si è poi ramificata tramite ogni canzone in una storia più complessa; un viaggio attraverso delle vicende inevitabilmente collegate che culminano nel brano finale. 
Per quanto possa essere un album cupo e triste, ha un messaggio positivo, che è quello di sforzarsi di dire addio ai propri demoni affrontandoli faccia a faccia, indipendentemente da quanto possa essere difficile. Questa è l’essenza di Mirror: coesistere con l’oscurità, sapersi muovere all’interno di essa per poterne uscire, anche solo in parte.

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Copertina Mirror Yung Belial

Che ne dici se ripercorriamo alcune tracce di questo disco? Iniziamo con Black Latex, un brano che collega il tuo precedente stile con il nuovo sound. Da cosa nasce questo nuovo stile di Yung Belial?

Nonostante io non voglia lasciarmi alle spalle il mio stile precedente, ho sentito il bisogno di sperimentare con i generi che mi sono sempre piaciuti prima di concentrarmi su della musica più appetibile. Penso che la sperimentazione sia alla base della crescita artistica di qualsiasi musicista e da questa esperienza ho tratto molto. Con l’aiuto di Luciano (Lamanna, n.d.r.) e dei Deflore, che hanno suonato tutte le chitarre del disco, siamo riusciti a trovare un buon equilibrio tra rap, metal e techno. Fortunatamente nulla di tutto ciò è stato forzato, ci è venuto molto spontaneo ed è anche per questo che il disco è stato fatto in così poco tempo.

Passiamo ora a Nailbomb, un flusso di pensieri che sembra una critica al mondo e alle persone che lo abitano. Insieme a Crowdkill, sono le uniche due tracce composte da un’unica lunga strofa. Da cosa è nato questo format, e perché?

Nailbomb è l’unica canzone la cui strumentale è stata preparata prima che io andassi a Roma per comporre tutti i brani; Luciano l’aveva postata su Instagram e ha subito attirato la mia attenzione. Mi sono messo a fare freestyle nella mia camera e ho trascritto quello che mi è uscito spontaneo, senza ritornelli. Non avevo mai fatto una canzone del genere e ho voluto sfruttare l’occasione per farne una seconda. Per me sono quasi delle prove di stile, è un approccio più hip-hop.

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Cuore Nero è una canzone particolare, relativamente molto più malinconica e romantica rispetto alle altre. Com’è vivere con il cuore nero?

È un po’ come essere benedetti da una maledizione, si può amare fino all’inverosimile e soffrire con altrettanta intensità. La sensibilità fa parte della vita di ogni artista, ed è la prima volta che esprimo i miei sentimenti in maniera così aperta con una traccia.
L’amore ci dona alcuni dei momenti migliori della nostra vita, ma allo stesso tempo ci segna indelebilmente, lascia delle ferite che a volte sembrano non potersi rimarginare. Cuore Nero esprime come ci si sente dopo essere colati a picco, nel punto più basso della sofferenza sentimentale.

Yung Belial

In Ventricoli, il tuo dolore e la tua rabbia si trasformano in voglia di rivalsa e di raggiungere i tuoi obiettivi. “Se mi hai guardato negli occhi forse puoi capire la voglia di salire”. Quanto è forte la “voglia di salire” di Yung Belial?

Quando si è coscienti del proprio valore, la necessità di affermazione è un pensiero costante. La rivalsa in un mondo dove essere degli idioti è premiato, però, non è un obiettivo semplice da raggiungere. Per me è questione di far valere la sostanza e il sentimento senza attenersi alle norme patetiche che purtroppo hanno plasmato una gran parte del mercato musicale degli ultimi anni. Le persone hanno bisogno di sentire qualcosa di vero, di sentito, e la mia voglia di salire deriva anche da questo, non solo dalla gratificazione personale e dal desiderio di rivincita.

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In Visions, la prima metà è cantata in italiano, mentre la seconda lascia spazio all’inglese. La sensazione che mi trasmette è quella di una nuova personalità che emerge… chi è?

È il Belial del futuro. Sin dal mio primo pezzo ho riscosso interesse quasi solo all’estero, e nonostante all’inizio il cantato in italiano fosse qualcosa di nuovo per loro, penso che passare all’inglese, anche se non completamente, sia il passaggio successivo.
La mia fan base è per il novanta percento composta da gente americana, messicana, brasiliana ed est europea. Potermi connettere con loro non solo tramite la musica ma anche tramite le parole penso sia molto importante. Prima di iniziare con Yung Belial, molte delle demo che preparai erano in inglese, e sono pronto a riprendere.

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Il percorso di Mirror finisce con Downfall. Cosa speri di lasciare nelle persone, dopo aver ascoltato questo disco?

Spero che Mirror serva da distrazione dai propri problemi a chiunque lo ascolti. è un disco sofferto, una valvola di sfogo; è sporco e distorto, non c’è nulla di bello e luccicante. È la dura realtà, l’amara verità che per quanto spiacevole solleva l’animo di un peso intangibile
Per me è stato questo, e spero lo sia anche per gli altri.

Prima di salutarci, ci tengo a darti l’in bocca al lupo per i tuoi futuri progetti. A proposito, in pentola bolle già qualcosa?

A dire il vero ho già preparato diversi ep e molti singoli da far uscire a partire dall’inizio del 2021. Se c’è qualcosa che ho imparato dai grandi del mio genere è che la consistenza è necessaria, quindi mi chiudo in studio per ore quasi ogni giorno e lavoro duro per riuscire a fare le migliori canzoni possibili. Quello che non ho detto in questa intervista sarà la mia musica a farlo.

Grazie Yung Belial per le interessantissime risposte! A questo punto non mi resta che dire: clicca qui se vuoi sentire la sua musica parlare!

Yung Belial

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