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Approfondimento

La vita di Tupac nel nuovo libro di Andrea Di Quarto

tupac storia di un ribelle 1

Eccoci tra le nostre righe, alle porte delle festività di fine anno. Questo 2020 è stato veramente complicato, in cui anche le persone più ribelli hanno dovuto veramente essere resilienti e adeguarsi a nuove norme sociali alienanti.

A proposito di persone ribelli, il giornalista Andrea Di Quarto nel libro Tupac. Storia di un ribelle, edito da Tsunami Edizioni ripercorre l’appassionata, breve ed enigmatica vita del più iconico e forse più famoso rapper nella storia dell’Hip Hop.

tupac storia di un ribelle

Tupac: oltre la thug life

La biografia è arrivata nelle librerie da poco e anticipa i festeggiamenti per i cinquant’anni dalla nascita del rapper, che si terranno nel 2021. Tupac. Storia di un ribelle è frutto del giornalista Di Quarto, appassionato di subculture urbane, nonché studioso di storia e di cultura afroamericana. Un volume dal taglio giornalistico e documentaristico, portato avanti però con una scrittura sciolta, entusiasta, sempre lucida, critica ed accattivante.

Le scorrevoli 320 pagine che ripercorrono la vita Tupac, introdotte anche da alcune riflessioni di Danno dei Colle der Fomento, si arricchiscono inoltre dei commenti inseriti lungo tutta la biografia delle varie persone che l’hanno incontrato in vario modo. Per questo emergono molti punti di vista e di analisi diverse, davvero stimolanti. A partire dal confronto di varie voci e di fonti, l’autore cerca di disperdere le nebbie attorno a questa controversa e fondamentale figura dell’Hip Hop – nebbie che comunque non si diradano mai del tutto. La ricostruzione fatta da Di Quarto – arricchita da foto d’epoca e da box di approfondimento – ha però il merito di mettere in luce sfumature non così considerate nella narrazione mainstream di quello che fu Lesane Parish Crooks, poi ribattezzato Tupac Amaru II (p. 25). Va oltre quello per cui è maggiormente conosciuto Tupac, in particolare in Italia, ossia il suo essere thug, o meglio l’essere fascinato dalla thug life (p. 73).

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L’autore, inoltre, offre spunti, riflessioni e inquadra questioni complesse, labirintiche, a volte senza una sola e ultima risposta. Come la domanda con cui si apre il capitolo diciotto, appunto, chi ha ucciso Tupac Shakur? (p.243).

tupac

Storia di una persona

Per tutto questo Tupac. Storia di un ribelle è, quindi, il ritratto di una persona travagliata e complessa: attore di talento, un poeta profondo e consapevole dei drammi in cui si trovano a vivere fin dalla primissima infanzia le/gli afroamericane/i; un attivista impegnato, un rapper arrabbiato e gangsta.

Tutto questo è il riflesso a sua volta di un bambino cresciuto tra la povertà, ma in una famiglia di rivoluzionari; un ragazzo sradicato, costretto a numerosi traslochi, con sua mamma Afeni, militante del Black Panther Party, alle prese però con gravi problemi di dipendenza da crack; appassionato di Shakespeare, di Marx e di Machiavelli, ma anche un donnaiolo superficiale, amante delle auto e dei vestisti alla moda (p. 194).

Molto intima e capace far conciliare i numerosi aspetti anche contrastanti di un artista, che ha segnato per sempre la storia del rap e dell’Hip Hop, è l’introduzione che Snoop Dogg ha fatto dell’amico Tupac nella Rock and Roll Hall of Fame, del 2017:

«Non riesco davvero a credere che siano passati ventun’anni senza sentire Tupac. No, non il video su YouTube, non il film o l’ologramma, ma Tupac Amaru Shakur, l’essere umano. Ventun anni fa, a Las Vegas, Tupac Shakur è stato portato via a tutti noi. Aveva solo venticinque anni, un’età dannatamente vicina a quella di mio figlio maggiore. Quando mi sono seduto per fare ordine tra i pensieri sul mio compagno di scuderia, il mio homie e mio fratello, c’era un pensiero che continuava a tornarmi in mente: Tupac, l’essere umano, quello vero. Mentre molti se lo ricordano adesso come una sorta di supereroe thug, Tupac sapeva di essere soltanto una persona e lo rappresentava attraverso la sua musica come nessuno prima di allora. È una caratteristica che non si è mai lasciato alle spalle, ma l’ha indossata come una medaglia. Con una crudezza impenitente, Pac ha abbracciato quelle contraddizioni che dimostrano che non siamo solo il personaggio tratto dalla storia di qualcun altro. Essere umano significa essere molte cose contemporaneamente: forte e vulnerabile; testardo e intellettuale; coraggioso e impaurito; amorevole e vendicativo; rivoluzionario e – oh sì, non confondetevi – gangsta.» (pp. 298-300).

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Storia di un giovane afroamericano

Sarebbe, però, riduttivo, facilone e scontato dire che questa biografia racconta la storia di una Persona, un artista e basta. L’autobiografia sviluppata in modo puntuale e appassionante è soprattutto la storia di giovane afroamericano che ha subito su di sé di effetti di una società razzista, poco inclusiva, violenta, dura e brutta. Di questo parlava nelle sue canzoni, oramai classici della cultura Hip Hop, come disse anche a Paola Zukar che lo intervistò quando Tupac venne in Italia per sfilare per Versace:

«Se io raccontassi storielle felici e leggere alla De La Soul, tu potresti pensare che io sono il nuovo Messia, visto che dipingo una situazione così piacevole, ma fra tre o quattro anni saresti pronta a sacrificarmi, perché continueresti a cercare la bella immagine che ti ho promesso. Ma se ascolti quello che ti dico, fra tre o quattro anni sarai pronta per quello che succederà, perché te lo aspettavi: io ti preparo per quello che succederà. C’è gente che vuole vendere cinque o sei milioni di dischi e ti racconta le storielle; io li ho già venduti e non cerco certo di vendere felicità, cerco di dare consapevolezza di quello che succede » (p. 192).

In conclusione, leggere questa biografia quindi non solo permette di conoscere, di riscoprire e di apprezzare a pieno la figura di questo rapper e meglio il mondo Hip Hop del passato.

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Tupac. Storia di un ribelle, essendo ricco di contenuti, consente ancora una volta di approssimarsi alla “linea del colore” di cui parla Du Bois e di guardare oltre al vetro rotto, «difettoso e pieno di bolle» che raccontano David Foster Wallace e Mark Costello (p.201). Approssimarsi verso situazioni di vita quotidiana che persone bianche, a loro modo, privilegiate non toccheranno mai direttamente –ma che caratterizzano in modo strutturale la società in cui vivono – può essere il primo passato per impegnarsi, poi nella vita di tutti i giorni per rendere il mondo meno terribile.

Perciò, oltre ad essere un bel regalo, potrebbe essere utile per la crescita personale di chi lo riceve! Regalatelo… o regalatevelo.

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