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Approfondimento

“Il cuore più buio” di Nelson George: il racconto delle tenebre d’America

nelson george

Il 2020 è stato l’anno più buio nella storia personale e collettiva. I suoi echi si sentiranno nei nostri cuori e nelle nostre vite per molto tempo. A proposito di persone, o meglio personaggi dal passato tormentato, difficile e turbolento: durante queste feste ho terminato un libro noir molto particolare, un noir in cui realtà e fiction si mescolano tra una pagina e l’altra. Sto parlando de Il cuore più buio. Un mystery con D Hunter, di Nelson George, tradotto da Gianluca Testani per Jimenez Edizioni. Il titolo originale del romanzo è The Darkest Heart ed è stato pubblicato da Akashic Books.

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L’America e le sue colonne sonore

L’autore Nelson George è uno scrittore, un giornalista musicale, un filmmaker, un produttore televisivo, un afroamericano di Brooklyn, ed è considerato uno dei più autorevoli portavoce della cultura afroamericana e della black music. Nelson George, in questo mystery, è stato capace di «mettere settant’anni di realtà urbana nella prospettiva dell’attualità più stringente», come ha detto Chuck D dei Public Enemy.

Il cuore più buio si sviluppa, infatti, in medias res. È il quinto capitolo della serie misteriosa che si sviluppa attorno al personaggio di D Hunter. Perciò, i personaggi che ho incontrato in queste ricche e dure 267 pagine erano già molto ben delineati, forti, eppure sfuggenti, spietati, ma tormentati da molte tenebre, le quali taglienti sgusciano fuori dal passato modellando in modo inesorabile il presente. Il presente raccontato dalle varie voci, maschili e femminili, è torbido, fosco e sempre velato da una malinconia a tratti rabbiosa, a tratti così lieve da fare tremare chi legge…

Ogni capitolo porta il nome di una canzone di genere hip hop, soul oppure r’n’b, che dà letteralmente il La alla scena narrata ed ne determina il mood, nonché l’atmosfera particolare del capitolo. È un’esperienza che vi consiglio per immergervi nelle diverse scene metropolitane in cui il romanzo è ambientato.

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Los Angeles, Londra e Atlanta fanno infatti da sfondo a storie complicate, senza compromessi, violente e terribili di cui il mondo dell’imprenditoria musicale americana ne è immersa, circondata e segnata.

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Nelson George, autore de “Il cuore più buio”

L’America e le sue tenebre

Il cuore più buio è un thriller che avvolge, afferra e così turba e scuote. Le sue pagine sono attraversate da un forte senso di morte imminente, da una paura viscerale per le tenebre e le tensioni socio-politiche che caratterizzano l’America, in cui Donald Trump è ancora Presidente.

Molti sono gli aspetti difficili, inquietanti e brutali raccontati in questo mystery sull’America contemporanea, come ad esempio: l’aver perso persone a causa della diffusione del crack, il convivere con l’HIV avendo una relazione affettiva, il traffico di esseri umani, il dover trattare con manager senza scrupoli, ripugnanti e perversi, e il vivere in un Paese il cui sistema politico è corrotto e violento contro chi non è una persona bianca.

In particolare, quello che maggiormente mi ha fatta riflettere, infatti, è il permanere strisciante di un sistema di potere escludente, discriminatorio, razzista, strutturale, che dalla scuola si propaga nelle strade e si conclude poi nelle carceri.

Mentre leggevo i dialoghi e i pensieri dei personaggi e della voce narrante, infatti, mi tornavano alle mente le riflessioni e le gravi denunce sull’incarcerazione di massa delle minoranze raccolte nel libro di u.net, Stand4What. Razza, rap e attivismo nell’America di Trump, 2018, Agenzia X.

Aver letto Il cuore più buio a fine 2020, dopo l’omicidio di George Floyd a Minneapolis avvenuto lo scorso il 25 maggio, lascia un forte senso di amarezza e fa comprendere la lucidità critica e puntuale delle pagine scritte da Nelson George. Il romanzo è stato pubblicato il 25 agosto 2020, negli USA. Non so se sia casuale o no, la data di pubblicazione…

George Floyd 1
Urban art dedicata a George Floyd

L’America e suoi complotti

Oltre alla morte, alla violenza, alla paura, ci sono poi particolari riflessioni critiche sull’hip hop e sulla sua evoluzione. Dell’hip hop è analizzato il suo rapporto con il capitalismo e la razza, come costruzione socio-culturale ed economica, i cui effetti sono però molto concreti, come abbiamo visto. 

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Sono le analisi del giornalista Dwayne Robinson, persona reale o personaggio? Vi invito a scoprirlo, leggendo il romanzo dello scrittore di Brooklyn. Io mi sono fatta un viaggione in proposito…

Tutte queste riflessioni mi hanno arricchita tanto, vi lascio queste righe perché mi hanno molto interessata, coinvolta e stupita. Mi hanno permesso di prendere in considerazione aspetti che non avevo mai considerato:

«Un tempo l’hip hop sembrava un movimento, e ogni movimento è definito dai suoi nemici e dalle sue idee. In passato, i nemici dell’hip hop erano molti: le grandi case discografiche che non ci credevano, i musicisti jazz e R&B secondo i quali abbassava il livello culturale,gli impresari che storcevano la bocca, i locali che non volevano “quella gente” nei loro spazi. Le emittenti radiofoniche che facevano dubitare Chuck D della loro negritudine. I neri delle classi medio-alte che lo consideravano un impedimento al loro avanzamento sociale. Le donne nere che odiavano il suo uso di“bitch”. 

Le sentinelle bianche intimidite dal suo impatto culturale e i rocker che vedevano portarsi via il dominio sulla ribellione giovanile. I politici e i reverendi peri quali era un veicolo per aumentare il loro status e le donazioni. Era una grande schiera di oppositori coalizzati per impedire a questo abominio di degradare la nostra nazione. E, ovviamente, hanno fallito. Nonostante il disprezzo della Moral Majority, il disinteresse dell’industria discografica e lo sdegno dei neri adulti, l’hip hop non poteva essere fermato. I ragazzi neri e i ragazzi bianchi, asiatici e latinos e di tutte le altre etnie nel mezzo hanno trovato conforto, ispirazione, prospettive, voce, identità, casa e persino Dio nei suoi beat, nelle sue rime, nei balli, nello slang, nei vestiti, nelle scarpe e nella tecnologia, reinventando se stessi e l’hip hop anno dopo anno.

L’hip hop era un potente mezzo di propaganda per l’innovazione, lo spirito e la maestria della cultura nera americana, mentre la sua enfasi sulla capacità di adattamento e di improvvisazione conquistava il globo. È stata una profonda, inattesa vittoria nata sotto le presidenze Ford e Carter, assurta a dimensioni nazionali sotto Reagan e sbocciata definitivamente sotto i due Bush e Clinton. Ma è stata una vittoria reale o effimera? L’hip hop è stato un vero movimento sociale ed economico, o soltanto un brand di spietato capitalismo? Continua… » (pp. 266- 267, Estratto da Il complotto contro l’hip hop di Dwayne Robinson, 2011).

Come potete leggere, anche solo da questo breve, finale e interrogativo frammento, Il cuore più buio si presta facilmente a più livelli di lettura. È un noir disorientante, un thriller avvincente, un romanzo dal taglio critico e pungente sulla società americana e sulla sua sub-cultura globale. Eppure, nella sua traduzione italiana, è molto scorrevole e gradevole, emozionante.

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Per questo è un libro appassionante e a tratti inebriante. In questo noir la verità è detta di nascosto, intravista nella fiction, ma dispersa nel cuore più buio…
Vi invito a cercala nei personaggi – che per incuriosivi, ho volutamente omesso di descrivere – nei loro dialoghi, nelle canzoni e negli spunti critici inseriti lungo tutto il romanzo. Avete tutto il 2021 davanti!

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