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Intervista

Brianza Chronicles: “Basta album, ma non basta al fare rap”. Intervista ad Ape

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Brianza Chronicles, pubblicato il 16 dicembre 2020, è il decimo e ultimo album ufficiale di Ape. Il progetto è stato ideato durante la prima fase del lockdown, lo scorso marzo. Il disco risulta molto maturo e il punto di vista che ha Ape non è mai banale o superficiale; anzi, è uno spaccato molto fedele della realtà che quotidianamente lo circonda. In occasione di quest’uscita abbiamo intervistato il rapper brianzolo ripercorrendo la sua carriera iniziata nel 2004 con Venticinque, e abbiamo parlato del suo futuro artistico ponendo un accento sul presente.
Buona lettura!

Ciao Ape, bentornato su lacasadelrap.com! Hai da poco pubblicato il tuo ultimo album, Brianza Chronicles. Hai quindi chiuso un cerchio iniziato nel 2004 con Venticinque. Facendo il punto della situazione, quanto è cambiato Ape, sia artisticamente che come persona, durante questo percorso?

Sono passati tanti anni, ma per certi versi a me sembra ancora ieri che ho iniziato! Invece parliamo di ben 16 anni nei quali sono cresciuto sia personalmente che musicalmente. Il cambiamento maggiore è stato sicuramente nell’aver acquisito maggiore sicurezza e consapevolezza di cosa voglio fare e di come lo posso realizzare. In passato ho sempre finito per farmi condizionare dalle situazioni, dai giudizi di parte, senza saper distinguere in maniera autonoma quali fossero le scelte migliori da prendere. Per questo ho sviluppato senza accorgermi dei meccanismi di difesa che mi hanno poi limitato sia artisticamente che a livello personale. Poi, fuori dal rap, ho incontrato persone che mi hanno fatto capire il mio vero potenziale, come valorizzare i miei punti di forza e come allenare i miei punti deboli, e questo mi ha regalato una lucidità ed una sicurezza che non avevo mai avuto. Questo è stato il vero cambiamento, che poi ha fatto in modo che ne arrivassero altri.

Qual è il ricordo più bello che hai legato al rap? Avrai sicuramente mille aneddoti da raccontare.

I ricordi migliori sono quasi sempre legati ai live, ed in particolare ai viaggi di andata e ritorno. Ci siamo sempre mossi in gruppo insieme a Bod, Tuno, Gasto e nel periodo recente Ill Papi. Potrei raccontarti del frontale evitato per un decimo di secondo che rischiava di far sparire i Trilamda prima del loro showcase al Da Bomb 2002 di Roma e della scioltezza con cui poi abbiamo suonato ed improvvisato un post live da leggende brianzole in trasferta! Oppure il backstage dell’Hip Hop Motel che ho passato praticamente in uno stato di semi coscienza dove parlavo con tutti, ma in realtà continuavo a rapparmi i pezzi in testa perché temevo di non ricordarmi le strofe. Del periodo recente ho un ottimo ricordo di tutti i live Dead Poets, mi ricordo il backstage al CSOA La Strada, il primo palco importante dopo il mio rientro, in cui ho visto un sacco di vecchie conoscenze ed ho avuto l’onore di parlare con Danno che è una persona per cui ho tanta stima e rispetto, anche se di fatto non ho avuto tante occasioni di averci a che fare direttamente. Altre due perle legate sempre ai live Dead Poets sarebbero l’aver sedato una possibile rissa ad Asti in un live in un posto assurdo in mezzo al niente e l’intervento a difesa di Fastcut che sclera con l’organizzazione sul palco del Time (se non ricordo male) di Milano. Più ci penso e più ne vengono…

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Ma è davvero l’ultimo album? In Vichingo 20 dici esplicitamente “Domani smetto, frate scherzo: non c’ho mai pensato”.

È realmente il mio ultimo album, ne ho fatti e 10 e penso di non aver nulla da aggiungere sulla lunga distanza. La musica oggi viaggia veloce e se non sei un professionista che può dedicarcisi al 100% rischi di restare impegnato mesi su un progetto che, una volta uscito, dura un mese se va benino e due se va alla grande. L’assenza dei live in questo senso non aiuta perché sono l’unica cosa che allunga la vita di un disco. Quindi basta album ma non basta al fare rap, troverò una nuova formula (che ho già in mente) per restare presente e competitivo, ma senza lo stress di un progetto troppo lungo che, gestendo tutto come autoproduzione, toglie una valanga di energia e di tempo che oggettivamente oggi non ho!

Ape Brianza Chronicles

Nel brano Fotogrammi sparsi parli del nefasto 2020. Come hai affrontato l’anno appena trascorso? Quanto è stato importante lavorare a questo album per mantenerti vivo?

I più avranno un ricordo negativo del 2020, ma io no! Ho approfittato della reclusione forzata dedicandomi di più alla musica, ho fatto un disco che non doveva esserci e chiuso 16 collabo di cui 12 già pubblicate nel 2020. Non posso lamentarmi, ma la cosa che più mi è mancata sono stati i live, che è la dimensione del rap che preferisco. Fotogrammi sparsi, che è il primo pezzo del disco che ho chiuso, racchiude tutti gli stati d’animo del periodo, è la prima chronicle del disco e racconta di quello che avevo intorno in quel periodo.

Il tuo modo di scrivere è sempre stato “fotografico”, analizzi la società e le storie che vedi ogni giorno per poi trasformarli in storytelling d’impatto. Per Brianza Chronicles da cosa hai preso ispirazione?

Il 2020 ha creato nella gente talmente tanti stati d’animo che ci si potrebbero fare decine di sceneggiature, l’ispirazione del disco arriva da quello, storie e comportamenti di altri filtrati dal mio punto di vista. Un punto di vista che negli anni è sempre più vario a seconda dell’argomento. Una visione un po’ cinematografica che contraddistingue tutti i pezzi, anche se poi l’unico vero storytelling è Empire che abbiamo voluto presentare in due versioni, dove la storia ha una colonna sonora completamente diversa dall’altra. Mi piace molto l’idea di poter raccontare con il rap, è una delle funzioni del rap ed è per me la più importante, è sempre stata una mia caratteristica ed il perno su cui ho voluto costruire gli ultimi progetti, da The Leftovers a Brianza Chronicles.

Negli ultimi progetti hai sempre dato spazio alle nuove leve brianzole. Come vedi la nuova scena che sta nascendo? Qual è il suo punto di forza rispetto alle altre scene nazionali?

Non vedo al momento vere e proprie scene, è un concetto purtroppo superato. La tendenza è quella di creare piccole cerchie, ma dove poi ognuno porta avanti il suo, nuclei troppo piccoli per parlare di scena. Negli ultimi anni sono riuscito a riallacciare o allacciare a seconda dei casi i rapporti con la generazione di rapper brianzoli successiva alla mia, e da lì abbiamo deciso di creare il progetto Gli Altri realizzando 6 singoli nel 2020. Adesso siamo un po’ fermi, perché in ognuno è prevalso la necessità di portare avanti i propri progetti e l’assenza dei live in questo senso non aiuta a sviluppare le interazioni che servono par fare musica assieme con facilità, contiamo comunque di riorganizzarci presto! Al netto di questo io sto cercando negli ultimi progetti di coinvolgere le persone che ritengo più meritevoli e con cui mi trovo bene a livello personale, sia rapper che produttori, per cui viene abbastanza naturale coinvolgere Alz, Easy Man, Stoma, Pj Neena che sono della mia stessa zona, ed oltre a loro ci sono anche Tebra, Blooda e Sigma, altri quattro artisti molto talentuosi che volevo assolutamente nel progetto. Credo molto a questa cosa del coinvolgere per dare visibilità, è un modo pulito e sano di passare il testimone senza condizionamenti legati a dinamiche discografiche.

Ape Il rapper

Hai mai pensato ad una carriera da produttore / manager / direttore artistico? Ti piacerebbe mettere su un’etichetta che possa funzionare da fucina di talenti?

Mi piacerebbe molto, ma ho già un lavoro “vero” estremamente impegnativo che non mi lascia molto tempo e per fare una cosa del genere di tempo bisogna averne tanto, dallo scouting alla produzione e per chiudere la comunicazione. Ho imparato a fare tutto questo negli anni e l’ho sempre fatto per me e per i miei progetti ,ma mai per altri, vedremo in futuro!

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Il progetto è pieno zeppo di collaborazioni, avete lavorato in studio insieme o in via telematica? Come hai scelto i nomi da coinvolgere?

A differenza dei miei precedenti dischi, la lavorazione è stata molto work in progress e man mano che chiudevo i pezzi decidevo chi coinvolgere, abbiamo fatto quasi tutto a distanza ad eccezione dei feat di Jangy, Tebra e Sigma che siamo riusciti a registrare in studio. Per la scelta è stato come completare una formazione per una partita di calcio! In base alla piega finale che volevo prendesse il pezzo ho scelto chi coinvolgere, alla base di ogni feat c’è sempre comunque stata la presenza di un feeling a pelle che per me è fondamentale per poter lavorare con una persona, anche perché, una volta che ci collabori, è giusto poi parlarsi chiaro e confrontarsi senza troppo filtri e questo lo puoi fare solo se alla base c’è il fatto che ci si è “presi” da subito! Discorso a parte per i produttori, il ruolo più importante lo ha avuto Ill Papi che ha curato insieme a me la direzione artistica e ben 5 tracce sono prodotte da lui, ma ognuno degli altri producer coinvolti ha saputo trovare la giusta atmosfera per integrarsi nel progetto. Fede DSM, che ormai è di casa, ha confezionato il tappeto ideale per la posse track, Apoc ha tirato fuori dal cilindro Empire su cui ho scritto il pezzo più atipico di tutto il disco, Pj Neena mi ha regalato il sound vintage 2.0 per Fotogrammi Sparsi, con Giò Lama il discorso è a parte perché doveva essere una produzione per il suo disco ed alla fine ne è uscito un pezzo che si integra al 100% con il mood totale. Su Vichingo 20 c’è stato un gran lavoro di Ill Side con cui condivido la passione per il giro della Top Dawg, e ci teneva a tirar fuori una produzione per me, alla fine è il primo pezzo che apre il disco e ne introduce il concept. Irmu è tornato dall’esilio volontario giusto in tempo per riprendere la “mano” e regalarmi la melodia di Dici di no. Senza dimenticare Stoma, il beat di Salvami era in ballo da quasi un anno, lo usava lui in qualche live ma non era ancora edito, dopo vari tentativi mi sono ricordato che era rimasto fermo e lo abbiamo recuperato, alla fine è uscito uno dei pezzi più apprezzati dell’album.

ape il rapper

Farai uscire dei video ufficiali dei brani presenti in questo album? A me piacerebbe quello di Cocobanger con Jangy Leeon.

Sono stufo di fare video che poi rimangono incagliati nel marasma delle tonnellate di cose che vengono pubblicate su YouTube, oltre a questo non condivido la logica delle sponsorizzazioni della piattaforma che di fatto rende impossibile ad un video di funzionare se non ha dietro una sponsorizzazione. Ritengo sia folle pagare per avere delle views che dovrebbero essere la finalità di un attività promozionale e non l’attività stessa. Detto ciò, in tanti mi chiedono il video di Cocobanger con Jangy… Vediamo se riusciamo ad inventarci qualcosa!

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Quanto ti manca la dimensione live? Quando sarà nuovamente possibile organizzare concerti porterai il disco in giro per l’Italia con uno show?

È la cosa che più mi manca in assoluto, sto preparando un set che ripercorre tutti e 10 i miei album e non vedo l’ora di portarlo in giro. Speriamo il prima possibile, io ci credo!

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Classe '89, divoratore seriale di dischi e serie tv. Scrivo di rap per passione. Faccio l'hater per hobby.
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