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IntervistaLadies First

Peace of Mind, la ricerca dell’equilibrio di Arya

Arya

Nuova presentazione per Ladies First di questo 2021. Siamo solo a quota due, ma l’anno è appena iniziato e siamo sicuri che ci aspetteranno delle belle sorprese.

Protagonista di oggi è Arya, una cantante/songwriter italo-venezuelana che si muove tra nu soul, hip-hop e R&B. Corista degli ultimi tour di Ghemon e Venerus, Peace Of Mind è il suo EP d’esordio, pubblicato il 22 gennaio 2021 per la giovane label Atelier 71.

Ciao Arya, benvenuta in Ladies First. Come ti presenteresti per chi non ti conosce?

Mi chiamo Arya, che è il mio vero nome. Sicuramente i miei genitori avevano intravisto qualcosa e hanno deciso di darmi un nome particolare, che andasse bene anche come nome d’arte . Sono italo-venezuelana, mio padre è venezuelano e mia madre italiana, sono nata e cresciuta a Milano. Ho iniziato il mio percorso artistico da autodidatta, poi ho iniziato a studiare canto, che ho ritenuto fondamentale. Ho invece iniziato a scrivere abbastanza tardi, verso i 17/18 anni.

Qual è stato il tuo approccio con la musica? Hai dei punti di riferimento?

Sono cresciuta con la salsa, essendo mio padre un cantante, ma verso i 12/13 anni mi sono staccata da questa “imposizione” musicale. Mi sono quindi indirizzata verso l’hip-hop, R&B e il nu soul, che sono i generi che meglio mi rappresentano. Inizialmente i miei punti di riferimento erano i grandi come Aretha Franklin, Stevie Wonder, Marvin Gaye. Crescendo, i miei gusti musicali si sono modificati, anche grazie all’incontro con persone che ascoltavano cose diverse e facendomi così interessare anche ad altro. L’artista che mi ha “aperto più porte” è stata sicuramente Lauryn Hill. Tra i riferimenti contemporanei, invece, ci sono Snoh Aalegra, Jorja Smith, Loyle Carner. La wave britannica dell’R&B che è molto presente nei miei ascolti.

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Attraverso la musica, quali obiettivi vorresti raggiungere?

Sicuramente trasmettere un messaggio, la mia visione del mondo. Personalmente cerco sempre di andare avanti, fare un percorso di crescita, e nei miei testi parlo spesso dei miei progressi e delle ricadute. Mi piacerebbe che i miei brani aiutassero chi li ascolta e riesce in qualche modo a rivedersi in quello che scrivo, o anche solo a dare una visione alternativa delle cose.

Il 22 gennaio è uscito il tuo EP di esordio, Peace of Mind. Come mai questo nome? E in poche parole, cosa c’è dentro, di cosa parla?

Questo EP è la fotografia del viaggio che ho fatto in questi due anni. Contiene brani che ho iniziato a scrivere due anni fa, ma anche più recenti. In questi anni sono cambiata, è cambiato il mio modo di vedere le cose, ho conosciuto persone nuove e perse altrettante, ma una costante è sempre rimasta: la mia ricerca di una pace mentale, di un equilibrio. Questi brani sono come un album fotografico dei vari momenti vissuti e della mia evoluzione sia a livello di suono che di scrittura.

Arya
Cover di Arya, “Peace of Mind”

Il tuo brano preferito o che ti rappresenta al meglio?

Per quanto riguarda le liriche sicuramente Miles, che ha una storia un po’ particolare. Nasce da un pezzo scritto precedentemente per piano e voce, ma poiché non convinceva abbiamo deciso di cambiarlo all’ultimo. Il mio manager mi ha proposto di scriverlo nuovamente, ho quindi cambiato sia il testo che la melodia, dando vita ad un pezzo completamente nuovo. A livello di scrittura è sicuramente quello in cui mi rivedo maggiormente, perché è tra gli ultimi scritti e risulta molto attuale per me. A livello di sound, invece, Feelings in Disguise, perché è il mondo che sto esplorando di più in questo momento.

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A Distant Night, Blossoms e Mad sono stati i primi brani ad uscire, che hanno dato un assaggio a quello che poi è questo EP, in cui sound e atmosfere sono diversificate tra loro nelle varie tracce. A livello di produzione a chi ti sei affidata?

Blossoms è nato da un beat di Paziest, è il primo pezzo che ho scritto dopo esser entrata in Atelier 71. Poi abbiamo iniziato a collaborare con un altro producer, Bongi, che ha fatto delle aggiunte al beat. Ci siamo trovati molto bene e per questo il team di produzione è rimasto lo stesso per tutti i pezzi, tranne per Fellings in Disguise con Looppolo. Il metodo cambia in base a come mi sento. Per esempio, Blossoms è rimasta molto uguale alla versione originale, per Mad invece ho voluto sperimentare qualcosa di diverso e ho richiesto un beat che avesse un determinato mood.

Il tuo EP è interamente in inglese, come mai questa scelta? Trovi dei limiti nell’uso dell’italiano?

Non trovo dei limiti nell’italiano, ma ho avuto sempre la sensazione di essere nata nel paese in cui si parla la lingua sbagliata. Infatti, ogni volta che vado in un paese anglofono e sento parlare in inglese, è come se mi sentissi a casa. Mi dà una sensazione di comfort, quindi mi viene naturale scrivere in inglese. Ma mi rendo conto che ciò crea una distanza tra me e l’ascoltatore, soprattutto se si parla di pubblico italiano e quindi sono consapevole che è un passaggio che arriverà.

Sei corista di Ghemon e Venerus, che differenze trovi nell’interpretare brani non tuoi e cantare dei pezzi scritti da te?

Quando faccio da corista, sia a Ghemon che a Venerus, è come se non facessi la cantante, come se non cantassi. Entrambi i progetti mi piacciono tanto, ma in quel momento mi sento di più un musicista, uno strumento. La vivo in modo diverso, invece, quando devo cantare i miei brani.

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Negli ultimi anni abbiamo visto aumentare il numero di artiste rap in Italia, ma ancora pochissime artiste nu soul o R&B. Secondo te come mai?

Secondo me ci sono due motivi. Uno è legato alla lingua, il nu soul e l’R&B sono terreni ancora inesplorati per la lingua italiana, cosa diversa per il rap che ormai fa ampiamente parte della nostra cultura musicale. Inoltre, è molto difficile rendere quella musicalità e sonorità con la nostra lingua. Al momento pur essendoci una sorta di revival dell’R&B in Italia, cioè una rilevanza maggiore per quanto riguarda gli ascolti, che fino a qualche anno fa potevano essere di nicchia, sembra comunque esserci una tendenza a preferire generi già sperimentati, più inclini al successo.

Arya
Arya

Cosa ti aspetti da questo EP e quali saranno i tuoi prossimi passi?

Non mi aspetto niente dall’uscita di questo EP, visto anche il momento abbastanza complicato che comporta una serie di limitazioni, come non poterlo suonare live. È un lavoro di cui vado molto fiera e mi ci rivedo completamente, direi che è questo l’importante. Naturalmente mi piacerebbe che raggiungesse il maggior numero di persone. Per quanto riguarda i prossimi passi, invece, sicuramente continuerò a scrivere e a partecipare a delle collaborazioni, e quando finalmente sarà possibile suonare mi piacerebbe portare l’EP in giro.

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