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Intervista

Angeli di Close Listen è competizione e crescita

Close Listen

Close Listen ha pubblicato l’album Angeli lo scorso 29 gennaio 2021. Si tratta di un progetto completamente innovativo, che spazia su così tanti generi da non poter essere omologato sotto alcun tipo di etichetta. Angeli, racchiude inoltre, una moltitudine di artisti al suo interno, rapper e non, con i quali il producer aveva già collaborato, ma anche nuove voci da aggiungere alla lunga lista di performer con i quali Close Listen ha lavorato.

La bellezza di questo progetto è racchiusa nella volontà di giocare con la musica e con tutte le sue possibili chiavi di lettura: da Ketama126 e Pretty Solero si passa in un batter d’occhio al cantato di Vale LP su una strumentale suonata completamente live. Ed ancora troviamo grandi promesse della scena come Tony Boy, F4, Zollo e Icy Subzero, ma anche G Ferrari, Nemo, Digital Astro, Ervie, Mandark, FYC Kimyo, Kidhakku, Enea Kdm, Kinder Garden, Frostee, Mt e Ski & Wok. D’altronde non ci saremmo aspettati nulla di meno da un album che porta già nel nome un significato fatto di moltitudini.

Ogni aspetto del disco parla di me e del mio mondo. La scelta del titolo, per esempio, deriva da uno dei miei primi tatuaggi e dal fatto che mi chiamo Michele come l’Arcangelo, il capo degli angeli che condusse la battaglia contro il demonio, sconfiggendolo.

Mesi fa lo avevamo inserito nella playlist Unità Cinofila, ma mai ci saremmo aspettati di trovarci davanti ad un progetto simile. Come dichiara l’artista stesso, questo è il suo punto di partenza, e a noi non resta che chiederci, con questi presupposti, cosa ci riserverà in futuro.

Angeli non è un album rap o trap, racchiude una moltitudine di generi, ed è quasi spiazzante. Con così tanti artisti da gestire, come hai fatto a capire che direzione dare al progetto?

Ho voluto innanzitutto divertirmi e quindi dare libera espressione a tutto quello che era la musica, ho curato prima le produzioni basandomi su tutti quelli che erano i miei gusti musicali, ci ho messo tanti stili diversi ma che mi piace realizzare. Da lì in poi, in base alla produzione, ho pensato a quello che poteva esser un po’ lo stile più adatto e così sono nate le collaborazioni. Essendo il primo progetto avevo molta più possibilità di fare quello che preferivo, qualcosa di sperimentale sul quale sbizzarrirmi. Il fatto che io abbia lavorato con i Tauro Boys e Tutti Fenomeni fa capire che cerco un certo tipo di sperimentazione, mi piacciono gli emergenti perché sono molto giovani e hanno quella novità, quel sound strano che non trovi in artisti più affermati. C’è stato molto da giocare, ho voluto mettere in mezzo tanta gente e divertirci insieme. Ora è un buon momento per la musica, diventano tutti più bravi, e continuerà sempre di più.

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Hai scelto tra artisti che già conoscevi?

Molti sono di Roma e, visto il virus, ho avuto modo di incontrare solo quelli che avevo vicino, i social aiutano, sono comodi ma vedersi di persona, in questi casi, è meglio. Sono persone con cui ho instaurato un rapporto di stima reciproca, sia al livello professionale, ma soprattutto a livello umano. Avrei potuto mettere gente più famosa, ma ho preferito scegliere persone con le quali avevo un certo tipo di rapporto, tra sconosciuti è difficile lavorare.

I risultati che sta ottenendo Angeli sono quelli che ti eri prefissato?

Non so di preciso. Ho l’impressione che sia un progetto che, nonostante non abbia avuto un’uscita esplosiva, avrà modo di durare e di essere costante nel tempo. Non è un progetto fatto a caso, è una buona partenza; questa è la base che volevo mettere come mio primo progetto e penso di essere riuscito nel mio obiettivo. Ho tanta carne al fuoco e già penso ai progetti futuri… voglio esprimermi sempre di più e divertirmi sempre di più.

Close Listen

Temporale è la mia preferita, soprattutto per la presenza dei fiati, come li hai realizzati? Si tratta di campionamenti o gli strumenti sono suonati live?

È tutto suonato live, dell’ukulele al fiato, che è un tricorno. Quella traccia mi rende molto orgoglioso, e infatti ricevo complimenti al riguardo da gente diversa. Poi vabbè, Valentina è veramente brava, e sono contentissimo di averla messa nel disco.

Possiamo dire che è la tua traccia preferita?

Sicuramente è una delle mie preferite, anche perché dietro c’è un testo stupendo, la storia di Valentina continua a toccarmi sentimentalmente, poi ovviamente dietro anche ad altre tracce ci sono storie particolari. Per esempio Hell of Fame: Ketama e Pretty Solero mi hanno inviato la registrazione il primo gennaio dell’anno scorso come auguri dell’anno nuovo, me lo ricordo ancora come un giorno bellissimo.
Io poi sono dell’idea che per quanto la voce sia importantissima mi deve sempre piacere prima il beat, e in questo disco i beat mi piacciono tutti e sai, quando lavori tanto su un progetto, poi non riesci più a sentirlo e forse è la prima volta che ascolto un progetto anche dopo che è uscito, sono soddisfazioni!

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Mi incuriosisce l’origine del titolo, Angeli, e soprattutto la scelta degli artisti che l’hanno interpretata…

Il titolo ha diverse chiavi di interpretazione, un po’ dal mio nome, mi chiamo Michele, sai l’arcangelo Michele, ho dei tatuaggi al riguardo e mentre pensavo ad un mood da dare ho voluto riportare questo immaginario. Un esercito di angeli che combattono.
Icy Subzero è un ragazzo intraprendente, quando ci siamo conosciuti era carico, mi disse: “ci devo essere per forza in questo disco e se ancora non hai la traccia che si chiamerà come il disco la devo fare io”. È stata sua quindi, è determinato, apprezzo questa cosa. È difficile dare identità ad un disco con tanti artisti, ma a volte le cose prendono forma da sole, pezzo per pezzo si è completato il disco. Grazie a Tremila ed al lavoro grafico ho sviluppato ancora meglio l’immaginario.

Close Listen

Vista la vastità di artisti che hai chiamato per partecipare ad Angeli, qual è la collaborazione dei sogni che vorresti realizzare?

Guarda, per assurdo pochi giorni fa mi ha cominciato a seguire Elisa su Instagram, non so come sia successo e devo ancora metabolizzare la cosa. Feci una canzone con i Tauro che sta solo su YouTube perché non avevamo i diritti per farla, ed io presi il pianoforte di Eppure sentire appunto di Elisa e ci ho fatto un beat trap dove loro ci hanno cantato riprendendo la melodia della sua voce. Non so se ha sentito quella canzone o magari ha sentito TemporaleLei è uno dei miei artisti preferiti, senza ombra di dubbio al livello italiano. Poi onestamente vorrei collaborare a Justin Bieber e Lil Uzi. Chissà chi è il più inarrivabile.

Interessanti nome hai tirato fuori…

Artisticamente Justin Bieber lo stimo tanto, da quando ho 10 anni. È bravo, sa suonare 3 o 4 strumenti, ha fatto una grande carriera, le produzioni sono stupende e la voce mi piace tantissimo, mi basterebbe fare una canzone con lui per stare apposto per sempre. Vabbè lui è un caso isolato, principalmente ascolto tantissima musica italiana.

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Penso tu sia il primo artista a dirmi che ascolta più musica italiana che straniera…

Cinque anni fa ti avrei risposto diversamente, ora sono cresciuto. La musica che viene da qua, dall’Italia, d’animo, rispecchia altre cose. Franchino per esempio, potrebbe essere uno dei principali esponenti dell’estetica italiana. È difficile che in altri paesi possa nascere un Franchino, lui è proprio la rappresentazione dell’Italia. Gli artisti che hanno segnato la storia non erano trapper e non lo saranno nemmeno. Riguarda la parte giovanile, crescendo, cresci musicalmente e non puoi rimanere li, in quella fase musicale perché sennò vuol dire che c’è qualcosa che non sta andando avanti.

Angeli_2021 Close Listen

Domanda di rito, cosa ne pensi di questo equilibrio che si sta creando a livello di notorietà tra la figura del producer e quella del performer?

Torniamo al discorso di prima, gli artisti stanno crescendo e crescere ti porta a voler sperimentare e provare. Il producer si è evoluto, molti adesso cantano e si producono da soli. Anche io ho fatto questo progetto per crescere ed imparare cose nuove. L’equità tra queste figure ad oggi è una cosa scontata e al massimo da mettere in discussione dall’altra parte. Se si parla di un artista nella fascia d’età 18-24, ovviamente si parla di qualcuno che non si è ancora formato e che spesso è il produttore a mettere in riga con i consigli, aiutandolo ad inquadrarsi. Anche perché artista lo diventi dopo 10 anni di attività e/o allenamento, all’inizio sei uno che ce sta a provà, magari ci prova anche bene, ma spesso è grazie alla squadra che c’è dietro che il progetto riesce. Trovo giusto che si stia dando più importanza di prima ai producer e credo ce sia una cosa che si verificherà sempre di più. Ad oggi infatti gli artisti cantano e producono da soli, questo aumenta la competizione ed è solo che positiva come cosa.

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Il mio primo incarico fu quello di costruire le navi che portarono gli Achei a Troia, ma con la crisi che c'è, ho preso a farne solo di carta e di dimensioni microscopiche. Assidua mangiatrice di lasagne e libri. Probabilmente sono l'anima gemella di Hannibal Lecter. Dite Mellon ed entrate.
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