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Intervista

Il 2021 suona anni ’90: intervista a DJ Fede, in attesa del nuovo album in uscita domani

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Il 9 febbraio 2021 è stato pubblicato Still From The ’90s (The Manifesto), un inno per chi ama l’Hip Hop degli anni ’90.
Il pezzo è firmato da DJ Fede, che ha curato la strumentale, e vanta dei versi di Danno deI Colle der Fomento e gli scratch di DJ Tsura.

DJ Fede è uno dei più importanti deejay e produttori italiani: durante la sua carriera ha collaborato con molti artisti di rilevanza nazionale, giusto per fare qualche nome: Tormento, Esa, Mondo Marcio, Primo Brown (Cor Veleno), Guè Pequeno (Club Dogo), Vacca, Amir, Inoki, Bassi Maestro, Master Freez, Ghali e Fred De Palma.

L’album che contiene Still From The ’90s (The Manifesto) ha lo stesso titolo ed composto da 18 brani, di cui 7 bonus track, in arrivo proprio domani – 23 febbraio 2021 – per la label New Rapform in digitale, cd e vinile.
Gli ospiti al microfono sulle 18 tracce sono (in ordine di tracklist): Danno, MauryB, Dafa, L’Elfo, Dope One, Kiffa, Jack The Smoker, Blo/B, Speaker Cenzou, Don Diegoh, Giso, Er Drago, Gionni Gioielli, Tormento e Inoki. Capitolo a parte per le 7 bonus track dove, oltre a DJ Double S, Puro, Luther G, Federico Sacchi ed Esa (presente in un remix di un brano di DJ Pandaj),ci sono 4 ospiti statunitensi: Psycho Les (The Beatnuts), Blaq Poet, Shabaam Sahdeeq e Big Noyd.

Questo progetto è il degno successore di Product of the ’90s del 2019 (che abbiamo recensito qui). Dopo aver ascoltato il nuovo album in anteprima, possiamo confermare che è la dimostrazione che il decennio più ricordato del nostro genere musicale ha ancora molto da dire.

Abbiamo colto l’occasione per fare quattro chiacchiere con l’artista, pilastro della scena torinese.

Dj fede

Still from the ‘90s è il quattordicesimo disco della tua carriera. Una carriera variegata in cui il beatmaking è sempre stato protagonista, nonostante una lunga lista di ospiti dei tuoi album. Dal tuo primo disco a questo come pensi sia cambiata la figura del produttore agli occhi del pubblico? Ha acquisito rilevanza?

Ho fatto tanti dischi e sono molto soddisfatto dei risultati raggiunti. Ovviamente non tutti i dischi sono andati allo stesso modo, ma credo sia fisiologico. Quando ho iniziato, i produttori erano molto importanti, certi nomi come Pete Rock o DJ Premier erano il motivo per cui si ascoltava un rapper mai sentito prima, quindi direi che la figura era molto centrale. Oggi credo che lo sia un po’ meno, non musicalmente parlando ma nell’immaginario del pubblico, non so se sia colpa dei produttori o dei tempi che cambiano. In ogni caso, ci sono sempre produttori molto riconoscibili, questo direi che è un bene. La rilevanza c’è sempre stata e ci sarà sempre.

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In Veniamo dal basso ascoltiamo “Senza le basi prima o poi crollerà”. Prendendo liberamente spunto da questi versi, quanto contano le basi nella riuscita di un disco Hip Hop?

Direi il 50%, non di più e non di meno, il mood del beat dà la direzione di ciò che verrà espresso in un pezzo. Quindi quando l’MC sceglie un beat ha già scelto quale strada percorrere. Chiaramente ci sono delle eccezioni, se prendi un beat come quello di Still Dre, In Da Club o Keep It Thoro, con tutto il rispetto per i vari MC, costituisce l’80% del brano… chiunque, capace, ci avesse rappato sopra avrebbe fatto centro!

Gli ospiti sono al solito numerosissimi, con grandi ritorni e nuove promesse. Come hai scelto a chi affidare il microfono? 

Avendo realizzato il disco in piena pandemia, ho avuto molto più tempo da dedicargli, quindi il progetto si è inevitabilmente ampliato. Di solito dedico più tempo alle produzioni quando non suono, dunque essendo ferme le serate, mi sono focalizzato al 100% sul disco. Nel solito modo, ho scelto chi mi piace, né più né meno, sempre tra giovani e veterani. Credo ci siano brani particolarmente riusciti in questo progetto, spero che il pubblico, quando lo sentirà, sia d’accordo con me. Per esempio Danno è stata una scelta fortemente voluta, per come rappa, per la persona che è e per ciò che rappresenta, Er Drago invece una scelta istintiva, l’ho sentito, mi è piaciuto e l’ho contattato. Quando guardo la lista dei nomi sono molto contento, tanto quanto è stato difficile mettere assieme tutti, ma ci sono riuscito. Un’altra soddisfazione è quella di poter avere l’album in cd, in vinile (di due colori diversi) e il 12″ del progetto con DJ Double S e i 4 rapper americani; ovviamente il tutto è disponibile anche in digitale.

Ormai è certificato che musicalmente l’Hip Hop anni ‘90 abbia lasciato un’eredità importantissima. Ti faccio però una domanda provocatoria, cosa ti manca di meno di quel decennio così celebrato?

Se la domanda è personale direi che, all’epoca, non avevo quella consapevolezza e quell’esperienza che, per una questione di età e preparazione, non potevo avere, quindi non mi mancano questi due aspetti. Della musica direi nulla, forse perché è stato il suono della mia gioventù, quindi rimane la più bella per me. Non mi manca neanche quella visione – errata, a mio avviso – per cui se sei indirizzato verso un genere musicale o un movimento, deve essere l’unica cosa che segui e ascolti: ai tempi era un pensiero molto diffuso, un errore enorme; più musica si ascolta e meglio è. E vorrei aggiungere che era una pratica tutta italiana.

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Le collaborazioni con producer, musicisti e DJ mi colpiscono particolarmente. Com’è avvenuta la realizzazione di questi brani? Hai seguito un processo diverso rispetto al lavoro fatto con gli MC?

Per quanto riguarda gli MC è stato tutto fatto a distanza, vista la situazione non poteva che essere così ed è un peccato perché si perde un po’ di empatia. Inoltre, il numero degli MC era molto alto, quindi se non avessimo fatto così saremmo ancora in lavorazione oggi. Per quanto riguarda le collaborazioni con i DJ, invece, è normale che si facciano separatamente: quello dei ritornelli scratchati è un lavoro lungo e complicato sia per la scelta delle frasi sia per gli incastri, quindi è un processo che si realizza in solitudine.

Hai dovuto lavorare a distanza a causa della pandemia in corso. Cos’è cambiato nel tuo modus operandi? Il tuo metodo di lavoro ha perso o ottenuto qualcosa da questa situazione? 

, appunto, come dicevo prima, tutto a distanza, ognuno si è preso il suo tempo. Sicuramente qualcosa è andato perso… Anche la realizzazione del video con Danno avrebbe dovuto essere diversa, ma ogni volta che si pensava di poter girare c’era qualche problema dovuto ai contagi, quindi alla fine si è optato per un lavoro completamente legato alle tavole realizzate da Luca Barcellona, che ha fatto un lavoro veramente fantastico. Gli sono molto grato per la disponibilità, l’impegno e per aver messo la sua arte a disposizione di Still from the ‘90s.

La lista gli artisti stranieri presenti nel progetto è di gran pregio, ci sono altre collaborazioni estere in vista?

Sì, ho 2 pezzi con un rapper di nuova generazione che è abbastanza in vista. Abbiamo già i master dei brani e, in entrambi i casi, gli scratch li ha realizzati DJ Tsura. Ho dato alcuni beat a un nome storico del rap americano, vediamo se deciderà di utilizzarne qualcuno per il suo nuovo disco. Per ora ci sono queste cose in ballo, ma ho già delle idee che mi frullano per la testa e un paio di persone con cui sto parlando. Vedremo…

dj fede

Spesso si parla di diggin online. Lo accetti? Se sì, lo vivi solo per quanto riguarda la compravendita oppure ti capita di ascoltare musica da campionare su Spotify, Youtube e simili?

Ovviamente mi piace prendere i sample dai vinili, ma sicuramente non rinuncio a un buon sample se lo intercetto… da dove arriva non è una pregiudiziale, per quanto mi riguarda.

A causa della pandemia immagino sia difficile pensare ad una stagione live. Quali sono i tuoi progetti per il futuro, i tuoi Golden Dreams?

Io non faccio quasi mai live, con dischi da produttore mettere insieme i vari nomi è assolutamente impossibile ed economicamente insostenibile. La mia “espressione” live è legata ai dj set, dunque spero che la prossima estate si possano fare. Nel frattempo il disco maturerà e vedremo se ci sarà spazio per fare qualche performance. Sto lavorando su due dischi diversi, un altro album che è già a buon punto e un progetto con due rapper storici, di cui però ora non faccio i nomi… siamo a buon punto anche con loro. Un progetto molto concreto che sto portando avanti è quello di New Rapform, nuova etichetta per cui faccio l’A&R: ci occuperemo principalmente di ristampe di classici del rap italiano, ma potrebbe arrivare anche qualche nuova produzione, come Still From The ’90s. Per ora ci sono 6 ristampe in uscita, ma stiamo lavorando su molti nomi.

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Com’è cambiata la scena in questi anni? C’è qualche nome che ti va di spingere della nuova scuola con cui vorresti collaborare?

Sono cambiate tante cose, quella più evidente è che c’è meno spazio per i rapper e più per i trapper. Ci sono parecchi “giovani” che mi piacciono: Lanz Khan, Rollz Rois e, ovviamente, quelli presenti in Still From The ’90s

Per chi ti scoprisse con questo disco, quali altri album della tua copiosa discografia consiglieresti per conoscerti meglio?

Gli consiglierei le due raccolte #undergroundshit: con 4 vinili potrebbero sentire il meglio di ciò che ho fatto. Se dovessi indicare un album, invece, direi Rock The Beatz, che compirà 15 anni tra marzo e aprile e, per festeggiare questo evento, pubblicherò un doppio vinile verde anche perché, in origine, era uscito solo su cd. La stampa sarà in edizione limitata (300 copie) e numerata.

Ogni volta che si ascolta la voce di Primo è un’emozione. Per caso possiamo aspettarci in futuro altre tue produzioni con delle sue strofe (magari inedite)?

Sì, è sempre un’emozione enorme. Io non possiedo materiale inedito, quindi non credo…

Parlando di funk e musica black (di cui sei appassionato e che hai spinto spesso in prima persona) trovo meritorio il lavoro di etichette che ristampano dischi (spesso introvabili). Che ne pensi? Hai qualche etichetta di cui apprezzi particolarmente il lavoro?

Certamente, la Kay Dee Records, Jazzman Records, molte cose della BBE e della Strut. Non tutti possono spendere cifre assurde per i dischi originali, dunque le ristampe sono benvenute, soprattutto se sono realizzate con cura. Una volta volevo solo suonare e possedere stampe originali, ora mi interessa molto meno, l’importante è avere i dischi giusti. Non posso dire che mi dispiaccia avere gli originali ma spesso dispiace anche portarli in serata. Le ristampe vanno benissimo

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