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Intervista

Lo sfottò socioculturale di Willie Peyote arriva sul palco di Sanremo

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Il 24 febbraio si è tenuto l’incontro su Zoom tra Willie Peyote e i media per discutere riguardo la partecipazione dell’artista a Sanremo 2021, con il brano Mai Dire Mai (La Locura), al quale non potevamo mancare. L’artista ha risposto alle varie domande e ha condiviso la sua personalissima visione di questo Sanremo.

Tra le domande poste, non poteva mancare il motivo della sua stessa partecipazione al festival della musica italiana. Quasi un controsenso dato il suo background, oppure no? Come ci è stato spiegato, Willie non sta partecipando per vincere, bensì per giocare e letteralmente prendere in giro se stesso (in primis) e il pubblico che lo guarderà esibirsi sul palco dell’Ariston. Però, come ci viene spiegato successivamente, lo scopo più importante è quello di mandare un segnale rappresentando il mondo dello spettacolo ed in particolar modo il settore dei Live, gravemente danneggiato dalla pandemia.

”Se mi dovessero conferire il premio della critica, per me, sarebbe uno stupore. Lo dissi ad Amadeus che il testo era pronto, era quello, ironico e tagliente, cioè prendo in giro lo stesso Sanremo. Lui mi rispose che andava benissimo così ed è proprio così che lo voleva.”

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Lo sappiamo tutti, la figura cinica e realista di Willie è una delle più controverse di questo Festival; se fosse questa la sua carta vincente? Oramai siamo costantemente oppressi dal soffocante concetto di politicamente corretto; siamo troppo esposti ai giudizi altrui, fino al punto di aver paura di esprimere le nostre stesse idee e, di conseguenza, ci si omologa al resto delle voci del coro, per non correre rischi (non si sa mai). Willie Peyote, in questo caso, risulta come una piccola dose di antidoto per questa oppressione.

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Mai Dire Mai (La Locura) è una critica, piuttosto che da portare su un palco, da urlare al megafono, poiché pone l’attenzione sui temi delicati di cui l’Italia tuttora soffre, ad esempio: la mancanza assoluta di lavoro nell’ambito dello spettacolo e dell’intrattenimento (ad eccezione dell’ambito televisivo e sportivo), patriarcato e differenze di genere, la critica all’esagerato hype creato dai colleghi e come questi ultimi tengano più alla quantità che alla qualità della musica.

Ritornando al brano selezionato per il Festival, l’artista spiega come la musica che accompagnerà la sua penna vada ad alleggerire il testo della canzone. Nel caso di Willie, la musica cercherà di ”nascondere” la vera critica, un’accusa alla superficialità italiana con la quale vengono affrontate le tematiche più svariate, dalle più importanti a quelle più marginali. Perché, come ci ricorda l’artista citando un monologo proveniente da un episodio della terza stagione di Boris

”Questa è l’Italia del futuro: un paese di musichette mentre fuori c’è la morte.”

Willie ci ha raccontato anche di come è nata l’idea del duetto con Samuele Bersani, esplicitando una grande stima per il cantante ed evidenziando la notevole introspezione che li accomuna. Ci vengono raccontate anche le varie alternative a questo duetto ed inaspettatamente vengono escono fuori i nomi di Fabri Fibra e i Club Dogo, quindi tutti nomi appartenenti alla cultura rap/hip hop. Adesso possiamo dire con certezza che di tutti gli scenari musicali possibili si è andato realizzare, imprevidibilmente, quello più ”cantautorale”.

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Detto ciò, non ci è restato altro che augurare un caloroso buona fortuna a Willie. Nell’attesa di sentire interamente il brano candidato a Sanremo, in onda dal 2 al 6 marzo 2021, e che esca il suo nuovo progetto, noi riascolteremo il suo ultimo album Iodegradabile (2019). Così, che ci faccia da ripasso.

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Studente universitario in costante ricerca di ciò che lo riesca a stupire. Amante, non schizzinoso, della musica in tutte le sue sfumature.
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