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Intervista

Tra rap e vita privata: ecco il nuovo album di Bras

bras last man standing

Dopo aver pubblicato ad inizio 2020 l’album Zamparini interamente prodotto da Nex Cassel, Bras ha concluso lo scorso anno solare pubblicando Last Man Standing. Quello del rapper palermitano è un progetto molto personale, infatti oltre ad occuparsi ovviamente della parte rappata si è anche occupato della realizzazione delle strumentali. L’unica collaborazione che troviamo al microfono è quella di Spika. Curiosi da questo suo nuovo progetto composto da 8 tracce, abbiamo fatto qualche domanda a Bras.

Buona lettura, e non dimenticate di mettere in play il disco mentre leggete!

Ciao Bras, benvenuto su lacasadelrap.com! Iniziamo subito a parlare dell’anno appena trascorso: un anno molto difficile, ma tu hai pubblicato ben due album – Zamparini prodotto da Nex Cassel e Last Man Standing. Quanto è stato importante il rap e il processo creativo per mantenerti vivo?

Vivo, un’ottima condizione se ripenso all’anno appena concluso, il 2020. Paradossalmente, per me, è stato un anno di fortissimi cambiamenti positivi, sia nella musica che nella vita privata. Ho voluto pubblicare due album proprio per sottolineare questo mio momento produttivo. Il 2020 mi ha visto ritornare sulla scena dopo molti anni di silenzio, e credo di esserci tornato con tutti i crismi. Collaborare con Nex Cassel per me è un goal di carriera prima e di vita poi. I suoi beat sembrano creati per il mio rap, e Zamparini è stato davvero un successo. Last Man Standing ha voluto essere il primo tassello di un periodo personale, dove mi sono imposto di produrre tutto io, lavorando alla mia musica a 360°. Voglio avere una posizione ben definita, non che non l’abbia già, ma voglio dimostrare a me stesso che posso coprire ogni ruolo in questa faccenda.

I beat di Last Man Standing sono tutti tuoi? Quale è stato il modus operandi della realizzazione di questo album?

Si, tutti miei. Il disco è stato concepito in un mese e mezzo. Dalla produzione alle rime, le rec, il mix ed il master. Tutti i brani hanno lo stesso workflow: faccio il beat, dove solitamente parto da un sample; appena ho un loop che mi soddisfa accendo il microfono e registro in freestyle. Non ho scritto neppure una rima, tutte improvvisate ed aggiustate qua e là per dargli un senso. Nella mia carriera ho sempre prodotto, ma da molto non dedicavo così tanto tempo ai beats, ho sentito l’esigenza di tornare ai campionatori, alle tastiere. Come detto, voglio che il mio suono sia mio in toto, non lasciando nulla al caso e lavorando con me stesso come in una “one man band”. Un aneddoto: la title track è uscita una notte in cui mia figlia Irene dormiva con me. Di conseguenza ho dovuto registrare quasi sussurrando. Mi ero detto a fine lavori che l’indomani avrei registrato il brano con un tono “normale” ma, risentendo, ho trovato assolutamente in linea con il mood del pezzo ed ho lasciato tutto per com’era. Ecco, è un disco molto spontaneo, genuino. Non ho pensato molto a cosa potesse pensarne Tizio o Caio quando l’ho fatto, pensavo a me stesso.

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Perché questo titolo? Raccontaci il concept del disco.

Se pur adattabile al rap game, il titolo viene invece dalla mia vita privata. Negli ultimi anni ho combattuto guerre che non auguro a nessuno, ho vissuto stati d’animo molto complessi e molto rischiosi. Grazie a Dio tutto adesso è risolto al meglio e, riguardando la tempesta attraverso la quale sono passato, non posso che definirmi “l’ultimo uomo rimasto in piedi”. Ognuno di noi è “Last Man Standing”, tutti combattiamo guerre atroci, ogni giorno. Io racconto le mie. Durante tutto il disco esprimo molti stati di vita, ma tutto, anche le cose peggiori che possono capitarci, hanno un senso in un disegno più ampio, sta solo a noi aprire gli occhi.

bras

Sei un veterano del rap e hai tanti progetti alle spalle, cosa c’è di diverso in questo album rispetto ai tuoi precedenti progetti?

Credo nulla. Last Man Standing è semplicemente la  fotografia di questo momento storico nella vita di Bras, come Attitudine al Micro può esserlo del 2004. Nelle mie release ho sempre mantenuto la stessa linea. Non ho mai “provato” a fare quello che andava nell’anno X o Y. Questo fa sì che oggi io possa essere fiero e felice di tutta la musica pubblicata. Non ho rimpianti né rimorsi e, fosse per me, la mia carriera potrebbe anche chiudersi (l’avrei già chiusa con Zamparini). Negli anni però ho capito che la mia musica ha un pubblico, seppur minimo, ma lo ha. Di conseguenza lo continuo a fare musica per loro. Perché sempre di più i feedback sono di una grande famiglia, non di fan. Io utilizzo molto Instagram ed il rapporto creato con alcuni miei ascoltatori è fantastico. Con alcuni siamo diventati buoni amici. Lo devo a loro.

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Nella title track citi Stokka e Madbuddy e il vostro inizio nelle piazze di Palermo insieme a Jamba. Quant’è cambiata la scena rap palermitana negli anni?

L’unico tributo che sento dovuto. Le piazze ci hanno forgiato, gli scalini, le panche. Noi eravamo sempre lì, pioggia, vento, caldo, sempre. Ho iniziato questa cosa a Palermo, e l’ho portata da subito ad un livello imponente. A fine anni ’90 Palermo aveva i migliori rapper d’Italia, posso dirlo a gran voce. Tra i 2000 ed il 2010 abbiamo fatto davvero il fuoco, ad oggi nessuno a Palermo ha fatto o fa quello che è stata GoTaste. Il cambiamento è palese, moltissimi sono i rapper in città. Non c’è più una vera e propria selezione, sembra che ognuno sia legittimato a rappare. Io non la vedo così. Fosse per me vivrei benissimo senza il 90% della scena palermitana. Nonostante le fortissime radici culturali della città, i contenuti dei testi sono davvero miseri. Si sono omologati anche loro ed in molti ostentano tenori o numeri che non esistono, sono solo comprati e scimmiottati. Di contro c’è un 10% che lavora con dedizione, che promuove gli artisti giovani e che crea ambienti di lavoro produttivi e stimolanti. La scena comunque è super attiva e super viva. Ma appunto, potrei averne anche meno di roba da Palermo, ma con più qualità, lo preferirei.

E invece del mercato musicale e della scena nazionale cosa ne pensi? C’è qualcuno tra le nuove leve che ascolti e segui con piacere?

Del nazionale seguo con interesse Rasty Kilo, il prossimo ad esplodere e lui si porta dietro la strada. Provo molta stima nei suoi confronti oltre che nelle sue rime. Tra le nuove leve trovo molto forte Dirt O’Malley di Palermo. Un rapper e producer con delle doti palesi. Riesce a dare dei mood pazzeschi alle sue canzoni e davvero ogni brano è una hit. Credo che possa settare un trend molto positivo per la città.

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Troviamo un’unica collaborazione: Spika. Come mai la scelta è ricaduta proprio su di lui?

Lo seguo da qualche anno, trovo che a Palermo abbia un’attitudine unica e ben definita. Mi piace il percorso che sta facendo e le sue rime le ho subito viste sul brano che gli ho proposto. La collabo è nata via Whatsapp, una notte gli mandai il provino, il giorno dopo avevo la sua strofa. Sicuramente fa parte del 10% sopracitato. Credo che abbia completato benissimo il brano e che, dal mio canto, sia giusto avergli dato giustizia lasciandolo come unico featuring.

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Bras – Foto di Alberto Romano

Nel disco tocchi svariati argomenti, qual è il messaggio più importante che vuoi trasmettere ai tuoi ascoltatori?

Di rimanere in piedi, sempre. A maggio del 2020 il triste evento della scomparsa di Jamba ha segnato in me uno spartiacque. Una parte di me non c’è più, ma sono ancora in piedi. So che la vita è bastarda, lo vedo nei giovani senza lavoro, nelle famiglie senza il pane. Ma bisogna sempre sorridere e far in modo che il nostro passaggio sia eterno. Vivere ogni giorno provando sempre  a migliorarsi, ad evolversi. Per me, il mio scopo di vita oggi è crescere mia figlia. Vogliatevi bene, sempre.

Negli ultimi anni eri un po’ sparito dai radar, ma nel corso del 2019 e del 2020 ti sei fatto sentire con un sacco di musica nuova e progetti anche paralleli. Cosa dobbiamo aspettarci nel 2021 di Bras?

In determinate fasi della vita bisogna prendersi delle responsabilità più grandi. Oggi ho già due dischi pronti. Sto producendo tantissimi beats, anche per altri rapper. Voglio iniziare una saga di mixtape ruff di strofe con cadenza trimestrale. Se dovessi darti un mio obiettivo: 6 progetti fra dischi ufficiali ed altro. Voglio mettere in piedi un team per riportare GoTaste all’operatività materiale oltre che spirituale. Ho aperto uno studio di registrazione a Palermo in zona Notarbartolo. Spero da oggi a 365 giorni di ritrovarci qui per parlarne.

Conosci meglio

Classe '89, divoratore seriale di dischi e serie tv. Scrivo di rap per passione. Faccio l'hater per hobby.
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