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Intervista

Chicoria, l’Italia e la musica: ecco Servizio Funebre II

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In occasione dell’uscita di Servizio Funebre II lo scorso 15 febbraio, abbiamo l’onore di intervistare Chicoria.

Armando Sciotto, in arte Chicoria, è una pietra miliare del rap italiano. Muove i primi passi alla fine degli anni ’90 tra le strade di Roma come writer, membro della crew ZTK. Già parte della cultura hip-hop della capitale, si avvicina al rap quando conosce i ragazzi di ITP (In The Panchine) e del TruceKlan. Nel tempo incide molti album e partecipa a collaborazioni con artisti di spicco della scena. Si citano alcuni progetti che sono considerati culto, come In the Panchine realizzato con gli ITP, e La Calda Notte, joint album con Noyz Narcos.

Nel corso della vita, Chicoria si trova ad affrontare la dura esperienza del carcere. Nonostante la sofferenza patita, ne esce con grande spirito di rivalsa e di voglia di insegnare ai giovani di non fare i propri sbagli. Per questo egli, oltre a fare hip-hop, partecipa ad incontri nelle scuole, dove tocca tematiche come il crimine, la droga e ovviamente la musica.

Il Chico ha maturato le proprie convinzioni con l’esperienza. È un personaggio che desidera far sentire a gran voce le ingiustizie che governano il nostro paese e non ha paura di urlarlo. Possiamo ricordare quando, ad Annozero, ci fu uno scontro verbale tra Armando e l’allora senatore Giovanardi in merito alle politiche del governo in tema di stupefacenti.

Ora, prepariamoci ad addentrarci nel vivo dell’intervista. Dato che Chicoria, oltre ad essere un rapper è anche un abile e ironico pensatore, abbiamo deciso di toccare con lui molte tematiche, anche scottanti. Parleremo dell’album, della scena hip-hop in Italia, del nostro paese e delle esperienze di Chicoria come artista. Per chi non riesce a resistere oltre, svelo che Armando vestirà anche i panni di Presidente e ci spiegherà la sua idea di governo.

Anche il format dell’intervista ci riserva una sorpresa, perché seguirà passo per passo le tracce di Servizio Funebre II. Pronti? Mettetelo in play qui sotto!

In Magna Magna immagini in modo ironico di vincere la lotteria, ripulirti la fedina dai precedenti e a quel punto di “entrare in politica come un vero squalo che si rispetti”. Facciamo finta che questo si realizzi. Quali sarebbero i primi provvedimenti che prenderesti da presidente?

Non hai specificato che tipo di presidente, se quello del Consiglio o quello della Repubblica, ma immagino del Consiglio visto che per l’altro un minimo di iter politico dovrei farlo… Comunque, con un potere del genere farei diverse riforme.

So che sembra un’affermazione populista, ma per prima cosa ridurrei gli stipendi dei politici e di tutta la macchina che gli gira intorno, perché oltre ai larghi stipendi percepiti, questi soggetti hanno mille altre entrate e altrettante possibilità di essere corrotti. In alternativa, lascerei invariati gli stipendi che hanno ma istiuirei una vera e propria autority superpartes di economisti e magistrati che vigili sui conflitti di interesse politici ed economici. L’autorità dovrebbe vigilare sui bilanci e sui movimenti di capitali dalle varie società a scatole cinesi, con soldi pubblici che vanno a finire in paradisi fiscali… da lì il passo per la riforma della giustizia non sarebbe così impossibile come ora! In questo modo sarebbe anche più semplice evitare che le mafie entrino nelle istituzioni politiche di ogni livello. Poi avvierei ovvie riforme fiscali. Le piccola e medie imprese in Italia pagano troppe tasse. Meno tasse meno evasione, mi sembra semplice.

Infine, c’è l’argomento che più mi sta a cuore. Se fossi Presidente del Consiglio legalizzerei le droghe leggere e pure quelle pesanti. Lo so, sembra un’affermazione forte, ma vi spiego. Lo stato non dovrebbe andare dai cartelli per comprare le sostanze. Ce li facciamo qui i campi di coca, di cannabis, ecc. Le multinazionali farmaceutiche lo fanno già per produrre farmaci. L’alcol è legale, le benzodiazepine sono legali, perché non mettiamo la cannabis ed il resto sotto il controllo dello stato? In questo modo le mafie perderebbero tantissimi soldi! Le sostanze “pesanti” le farei gestire dai serd e dalle forze dell’ordine. Se le consumi nella tua abitazione privata e non sei un individuo pericoloso, sarai segnalato come tossicodipendente (come oggi con gli alcolizzati cronici) rinunci alla patente e a lavori in cui vi è contatto con fascia protette. Dall’altro canto innalzerei le pene per spaccio per dissuadere il commercio illegale che proporrebbe costi più bassi, ma meno qualità e sicurezza per l’acquirente. Pene severe dai 20 anni fino all’ergastolo. Sarei uno squalo cattivo? Non credo. Dovrei invece tutelare il popolo italiano che paga le tasse. Le entrate derivanti dalla vendita delle droghe porteranno più servizi sociali e sanitari ai cittadini, perciò dovrei togliere di mezzo tutti i concorrenti. Infatti, chi spaccia e non dichiara proventi sta truffando lo stato, oltre che avvelenando le persone e la società.

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Le persone si devono mettere in testa che finché questo mercato è illegale è fuori controllo. Anche se le persone non lo accettano, la droga esiste e bisogna controllarla. Se un tabaccaio vende le sigarette a un minorenne, io che sono un tutore della legge lo chiudo, multo il titolare e gli tolgo la licenza. Perché questa cosa non è possibile farla con la cannabis? Poi le madri vengono da me a frignare di spiegargli ai figli che mi ascoltano che nella vita c’è altro oltre alle canne. Grazie al cazz’ che lo faccio, ma non posso essere io l’unico che lo fa. Legalizzazione significa anche educare.

In Spostate si avverte una critica alla scena rap moderna, che risulta finta e interessata solo all’apparenza e ai vestiti di marca. Cosa è cambiato rispetto a quando hai iniziato a fare rap con il TruceKlan? E quali sono state le principali cause di questo cambiamento? I soldi pompati dall’industria, la mentalità delle nuove generazioni o altro?

Tutto è iniziato per passione. Nessuno di noi pensava che questa roba potesse diventare culto che sopravvive ancora. Il cambiamento rispetto ad allora è arrivato con i soldi. Il rap è diventato un fenomeno di massa. Ora è considerato un lavoro a tutti gli effetti, mentre quando abbiamo iniziato noi era impossibile pensare che si potessero fare soldi. Che il rap sia un fenomeno mediatico non è da vedere in modo negativo, anzi è bello che dopo un po’ di gavetta un rapper riesca a vivere della sua arte. Ovviamente, però, l’industrializzazione del mercato ha i suoi pro e contro. Adesso un ragazzino forte a fare rap ha più possibilità di essere notato, ma c’è più massificazione del prodotto. La critica che percepisci in Spostate è forse è sull’etica, che è cambiata rispetto al passato: è apparire prima che essere.

Io non voglio dire che è ed era una cosa giusta che da ragazzini ci rubavamo i giubbotti di marca o gli spray alle crew rivali o alle ferramenta. Ma è per far capire che se li avevamo addosso ‘sti giubbotti li avevamo sudati, e che se dipingevamo una metro vuol dire che eravamo una crew forte. Adesso a volte sembra che basti far vedere una collana, un pantalone di marca e fa’ la foto o atteggiarsi a fa’ il delinquente senza manco un precedente. Io se mi rubavo la roba di marca era per rivendermela e alzarci soldi, non per farci la foto!

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Foto di Chicoria

In Passaggio su Passaggio canti “ancora non ho percepito bene i BPM, ma cerco di andare a tempo e trascrive fedele”. Questa frase mi ricorda quando per la prima volta sentii un tuo pezzo, Tajerino. Devo essere sincero, la mia prima impressione fu “non va a tempo, non riesco ad ascoltarlo”. In pochissimo tempo però cambiai opinione. Mi abituai al tuo flow e mi appassionai del tuo modo diretto e tagliente di raccontare le esperienze personali. Puoi raccontare ai tuoi fan come si è evoluto il tuo approccio al rap, nello stile e nei temi, nel corso della tua storia?

Non lo so signori miei, io sempre con un quaderno e una penna sto… non sono un genio di tecnica, mi limito a essere sincero e fedele trascrivendo le cose che mi capitano o quello che provo. Cerco di essere originale e di utilizzare parole che caratterizzano il posto da dove vengo. Questo dovrebbe fare un rapper. Mi sembra che uno che si chiama Nas cantasse “rappresent Yo rappresent“.

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In Na Mano sul Cuore feat Brenno parli di diverse tematiche tra cui gli arresti. Tu sei finito dentro e adesso racconti ai ragazzi nelle scuole della tua esperienza passata negli istituti penitenziari. Te la sentiresti di dirci quali erano le cose che più ti mancavano della vita in libertà e come avviene l’aggregazione in carcere? L’arte e la musica aiutano la vita nei penitenziari?

Mi mancavano mia madre e i miei cani. Uscito dal carcere ho dovuto fare pure i domiciliari per un bel po’ da solo. All’inizio neanche credevo che sarei riuscito di nuovo a poter cantare e ad avere un minimo di seguito. Dentro mi mancavano i live e stare tra la gente. Quando mi arrivavano lettere da fuori ero contento, perché non sai nulla di ciò che accade all’esterno, se nessuno ti scrive. Lo stesso non vale per chi deve scontare molti anni di condanna. In quel caso, dopo un po’ di tempo tendi ad evitare il contatto con l’esterno e cerchi di non interessarti più, visto che ne deve passare di tempo…. 

L’aggregazione in carcere di solito avviene tra stesse etnie. È normale che te la fai con chi puoi parlare e avere cose in comune. Ma vi spiego una cosa, ogni istituto penitenziario è una realtà a sé stante, con un microcosmo tutto suo. La gente ci vive dentro, per cui le regole cambiano di continuo a secondo di chi c’è in quel momento. Per questo quando si è tra carcerati si dice, che ne so: “nel novembre del 2004 era così a Rebibbia“. Devi dare un timing e uno spot a una carcerazione, così si fa tra detenuti. 

Ti rispondo all’ultima domanda. Sì, l’arte e la musica aiutano moltissimo i detenuti, ma sono cose a cui hai accesso più facilmente quando sei in un istituto penale (n.d.r. se è intervenuta una condanna definitiva). Altrimenti al giudiziario sei all’inizio del viaggio per cui tutto è più difficile. In più, negli ultimi tempi sono stati tagliati una marea di fondi per il reinserimento lavorativo dei detenuti e per le attività sociali e pro-legalità che si svolgono dentro al carcere.

In Infamia, singolo che ha anticipato Servizio Funebre II, hai chiamato sulla traccia Massimo Pericolo, membro della nuova scena rap. Nel disco ci sono pure Franco 126 e Ugo Borghetti. Ci racconteresti come sono nate le diverse collaborazioni?

Non è preciso parlare di “chiamare sulla traccia“. Infatti i rapper che hai citato sono amici prima che grandi artisti. Questo è il tipo di rapporto che ho con loro. Hanno la mia completa stima tutti e tre. Magari Bebbo e Franco li conosco da più tempo e li vedo più spesso essendo loro di Roma, ma tutto il mondo è paese. Er core mio s’ è fermato a Brebbia come a Caserta o a Bologna.

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Foto di Chicoria

A Tutto Volume assieme al rapper Barracano è un inno alla musica hip-hop. Mi piacerebbe sapere in primo luogo chi ha curato le produzioni dell’album e poi come ti trovi a scrivere dei pezzi su sound nuovi, come la trap e la drill?

A Tutto Volume è il pezzo del disco a cui sono più legato perché ho un bel rapporto con Raffaele/Barracano.

Depha Beat ha curato l’album ed è anche il produttore con il maggior numero di brani. Poi ci sono i ragazzi di Devote.Prod, che è un collettivo di producer, Francesco Pierguidi, Daniele Vantaggio e Giulio di Giamberardino. Nel brano con Massimo pericolo c’è un feat di Phra dei Crookers, ovviamente nella strumentale. In generale, se mi piace un beat non penso ad etichettarlo, lo devo “sfragne”. Che me frega de sapè er nome del tipo de sound. Vojo dì, sé me piace un pezzo potremmo campionà pure a mazurka… qual è il problema? Magari er prossimo anno va na cifra er mazurka drill che ne sai?

In Politica e Stronzate mostri uno sguardo lucido sulla realtà sociale e politica di Roma e del nostro paese, ancora fratturata da diseguaglianze, abusi di potere e mentalità mafiosa. Secondo te la musica rap, soprattutto ora che è diventata fenomeno di massa, può essere uno strumento per risvegliare le coscienze dall’apatia e dalla rassegnazione che permea le persone?

L’arte in generale precede spesso i cambiamenti sociali, arrivando prima anche della politica o della cultura. Per questo è un mezzo potente. A volte viene strumentalizzata ma quando è sincera colpisce diretta le coscienze. In America il rap si è sviluppato dalle tematiche sociali, vedi i Public Enemy quando ero ragazzino io. Ma anche adesso ci sono esempi, come Meek Mill che si impegna per i carcerati o per i diritti dei neri. Non bisogna imputare all’arte il ruolo di insegnare qualcosa, quello spetta alla famiglia e alla scuola, però è giusto che possa avere anche questa funzione.

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Anche io nel mio piccolo cerco di farlo, in primis col rap, scrivendo quello che sento ma anche andando a parlare nelle scuole. Con i ragazzi c’è più tempo e puoi dare una mano dove veramente serve, perché sono all’inizio del loro percorso.

Passion Fruit è un brano poetico, romantico e disinibito, che spezza l’album mostrando l’intimità di Chicoria. Che ruolo hanno l’amore/passione in un artista che ha vissuto la strada? E come è cambiato il rapporto con le donne nel corso della tua vita, per esempio da La Calda Notte a ora?

Lo stesso ruolo che hanno per tutti passione e amore nella vita di un uomo credo, non si può pensare che un artista che ha vissuto la strada non sia umano! Per cui provo sentimenti come tutti, anche se ammetto che non ci metto molto ad essere stronzo. Chi mi sta vicino forse c’ha pazienza, boh! Comunque parlare della mia vita privata così in questi termini mi risulta assai difficile, mejo scrivere ‘na canzone

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Chicoria parla nelle scuole

A Caro Prezzo feat Franco 126 e Ugo Borghetti è un pezzo che affronta il difficile argomento della tossicodipendenza. Nei tuoi brani, a partire da In the Panchine, non nascondi di aver fatto uso di sostanze più disparate. Cosa pensi della sempre più frequente presenza delle droghe nei testi rap, anche fra i giovanissimi? Secondo te è necessario un intervento di informazione e prevenzione, invece che la solita politica di repressione?

I giovani sono il bersaglio principale della vendita e del consumo di droghe. È normale che i rapper ne parlino, se appena esci di casa la trovi ovunque. Per saperne di più della mia posizione sulle politiche in materia di stupefacenti rimando al discorso che ho fatto nella prima domanda.

Non è un gioco assieme a Pooccio Carogna e In Arte Gibilterra è un brano conscious che ripercorre il passato senza filtri né finzioni. Rispetto a tutte le persone che hanno fatto parte del tuo percorso hip-hop, penso a Noyz Narcos, Gast e i ragazzi di ITP, ma anche altri, sei rimasto in contatto con alcuni di loro, a livello artistico o anche personale?

Ho un rapporto più stretto con gli artisti con cui collaboro tuttora, ma sono in contatto con molti degli altri che hai citato. C’è con loro grande rimasta stima reciproca pure se stiamo percorrendo strade diverse.

In Luminare feat Pablo vi definite come dei Luminari, perché diversi dalla massa e anche dalla scena rap, in quanto non avete bisogno di apparire con armi e pistole, ma vi è sufficiente l’inchiostro per dimostrare le proprie abilità. Nella tua vita hai scritto tantissime canzoni e hai pubblicato anche due libri – Dura Lex 1 e Dura Lex 2 – è stato difficile scrivere per la lettura invece che per l’ascolto? Se dovessi smettere prima o poi con il rap cosa ti piacerebbe fare?

I libri che hai citato hanno un modus diverso di costruzione del testo. Il primo contiene racconti miei registrati e ritrascritti da una terza persona. Dura Lex 2 l’ho scritto di mio pugno, a mano. Quando scrivi testi da leggere puoi essere più prolisso, connotativo ed esplicativo, ma si perde la magia di stare nei 4/4… e il beat fa tantissimo a livello di comunicazione!

Comunque io ho bisogno di esprimermi, che sia con un testo rap, che sia un racconto, che sia andando nelle scuole a parlare delle mie esperienze o attraverso un quadro. Quindi di progetti in cantiere ne ho tanti. Per ora sto scrivendo e disegnando, per il futuro si vedrà.

Video ufficiale di Passion Fruit
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