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Intervista

Prologo è solo l’inizio: ecco il disco d’esordio di Holden

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Dopo i singoli Se un senso c’è e Flute, Holden ha presentato il suo primo disco, Prologo, disponibile dal 26 marzo 2021 per Believe. L’album nasce a seguito di un progetto di due anni, in cui Joseph Carta (vero nome dell’artista) ha scritto e prodotto tantissimo, lavorando, per la sua innata prolifica creatività, per sottrazione (“chiudevamo la tracklist ma nella notte successiva scrivevo altri due pezzi che mi portavano a rivalutare quanto già confermato“).

Prologo non abbraccia un genere musicale, ma viaggia lungo diversi stili, dando vita a quello che Holden ha definito new pop. Abbiamo fatto quattro chiacchiere con lui per soddisfare la curiosità dei tanti fan che stavano aspettando il suo primo album. Ci ha raccontato delle origini legate all’elettronica, di cosa abbia significato per lui collaborare con Coez e Quentin40 Gemello, originari della sua stessa città, e di come questo disco sia un racconto autentico di se stesso.
Godetevi l’intervista con il sottofondo delle sue nuove 17 tracce.

Il tuo nome d’arte è un riferimento a J.D. Salinger, autore che citi nell’album. Cosa ti ha ispirato di quel romanzo? Il giovane Holden scappa da New York, credi che questo rappresenti una fuga dalla società, o, magari, da se stesso?

Mi ritrovo molto nel personaggio, nelle caratteristiche e nel carattere, nel modo un po’ infantile attraverso il quale affronta le varie problematiche e le situazioni scomode, e nella sua irascibilità, questa è una delle cose che mi accomuna di più a lui. Mi sono rivisto molto in lui per tutti questi motivi. È un libro che mi è piaciuto da subito perché parla di una storia molto semplice, la sua avventura nasce dal fatto che non vuole svelare ai genitori di essere stato cacciato da scuola, e questo lo porta a vivere di conseguenza. Credo che voglia fuggire sia dalla società che da se stesso, ma credo anche che fugga perché si sia reso conto che tutta la sua avventura è dovuta al non saper affrontare le situazioni con maturità, al non essere riuscito ad andare dritto al sodo.

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Hai iniziato con l’Edm, come pensi che la formazione elettronica abbia influenzato la tua musica?

Ha influenzato la mia musica per quanto riguarda una visione fuori dagli schemi e fuori da quello che va di moda oggi nel panorama della musica italiana, soprattutto tra i giovani che tendono ad andare sul sicuro per quanto riguarda le sonorità. L’EDM, infatti, non è più un genere di punta oggi come lo è stato un tempo, ma è molto complesso, ramificato, per cui mi influenza in modo positivo perché mi sprona a guardarmi intorno per quanto riguarda la ricerca della produzione e musicale, anche nell’accostare più generi e suoni che difficilmente starebbero insieme, e trovare il modo di collegarli tra loro.

Il tuo album si chiama Prologo, vuole dire che senti che questo disco sia l’inizio di qualcosa di più grande? Come hai scelto il titolo?

Il titolo mi è sembrato da subito molto efficace, perché riesce immediatamente a passare il messaggio dell’album. Non si tratta, infatti, di un vero e proprio capitolo 1, alcuni pezzi sono nati all’inizio del mio percorso e altri negli ultimi giorni di lavorazione all’album. Tra le tracce ci sono infatti Ma tu sei andata via e Buio che sono state iniziate più o meno a fine 2018, sono molto affezionato a loro, le considero ancora un preambolo di quello che poi sarà il mio vero percorso, che inizierà veramente dopo questo disco.

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Alcune tracce sono particolarmente intime, come Ma tu sei andata via, Se un senso c’è e Flute, con la partecipazione di Gemello. Il disco racconta di te? C’è un messaggio che hai avuto voglia di comunicare attraverso il tuo primo progetto?

Prologo è lo specchio di quelle che erano le mie emozioni durante la fase di scrittura di questo disco. È pieno d’amore e di situazioni sentimentali con un’altra persona, ho scritto in modo molto naturale e come valvola di sfogo. È un disco che parla di me, rappresenta per me il modo migliore di presentarmi, il primo album infatti deve presentarti e darti modo di far capire a chi ti ascolta cosa hai da dire musicalmente.

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Nel disco dici di scrivere un album in una notte. Potrebbe succedere, se hai la giusta ispirazione, o è una provocazione ai tuoi colleghi?

Non è una provocazione ai miei colleghi, è una semplice dichiarazione di come io mi approccio alla musica. Per un lunghissimo periodo, da quando ho cominciato, ho sviluppato una vera e propria ossessione per la scrittura e produzione dei pezzi e mi sono ritrovato a produrre almeno 1-2 tracce al giorno. Soltanto nella fase di rifinitura dell’album ho interrotto la scrittura di nuovi brani. La problematica più importante relativa alla scrittura del disco è stata che chiudevamo la tracklist, ma nella notte successiva scrivevo altri due pezzi che mi portavano a rivalutare quanto già confermato. Nel momento in cui avrei dovuto fermarmi e finire i miei provini, mettevo in discussione tutto.

Altre tracce, invece, sembrano un ringraziamento alla musica, come se fosse capace di far scomparire le tue “paranoie”,come dici nell’omonimo brano. Che ruolo ha per te la musica? Ascoltando l’album sembra uno strumento attraverso cui racconti dei temi che ti interessano, cosa ti appassiona?

Molto spesso l’interpretazione di un pezzo rimane sulla superficie, sembra che il brano sia semplice e che parli di amore, visto come amore per una ragazza. Ci sono tracce, invece, come Paranoie, in cui l’amore è sempre il centro, ma con una chiave di lettura diversa, e quando parlo di amore mi riferisco a quello che provo per la musica, alla mia passione, come linfa vitale, che mi fa sentire vivo. Sicuramente la musica per me ha un ruolo molto importante, scrivo soprattutto per leggere e guardare in faccia i pensieri che tengo più nascosti, mi aiuta a superare situazioni difficili perché riesco ad affrontare il problema e nel momento in cui canto lo sento, anche se solo in parte, superato.

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Come è stato collaborare con Coez, Gemello e Quentin 40? Senti di una sintonia artistica con uno di loro in particolare?

Sono onorato di aver collaborato con questi tre artisti, so che non è scontato essendo questo il mio primo album. Avere la fiducia di tre nomi così importanti e tutti e tre di Roma, la mia città, è stato un privilegio. Mi sento in sintonia con tutti loro, Gemello è stato il primo a esprimere la volontà di esserci, per lui provo un senso di rispetto misto a gratitudine.

Qual è l’artista con cui ti piacerebbe fare il prossimo featuring?

Non ce n’è uno in particolare, ho tantissimi artisti con cui vorrei collaborare, ma non ci sto pensando in questo preciso momento, perché mi godo la fresca pubblicazione del disco, voglio prendermi una mini pausa dalla mia malattia per la musica. Scrivo infatti tutti i giorni per molte ore, è il primo momento da tanto in cui “mi do una regolata” e mi dedico all’ascolto e al vivermi questo album appieno.

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