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Intervista

Fuori da un oblò di Jeson: “Quando scrivo, divento poesia”

Jeson

Jeson, alias di Daniele Fossatelli, è un artista romano classe ’98 originario di Cinecittà. Un talento da sempre affascinato dalla musica black, che concretizza il suo percorso al fianco del producer MDM, con il quale sviluppa un legame in grado di esprimere musicalmente al meglio tutte le influenze che Jeson porta con sé dal panorama internazionale: dalle sonorità di 6lack fino ad Anfa Rose, The Weeknd e molti altri.

Tra il rap e l’R’n’B, Jeson è una proposta nuova nella scena urban italiana. Già con Diario di Bordo, singolo uscito lo scorso gennaio, è riuscito ad attirare l’attenzione entrando in diverse playlist editoriali, fra Spotify ed Apple Music. Lo scorso 14 maggio 2021 è uscito finalmente il primo progetto ufficiale, Fuori da un oblò, un’odissea psicologica frutto del periodo vissuto durante il primo lockdown.

Un periodo difficile per l’artista, che lo vede perdere il lavoro appena uscito da una terapia, aggravato dalla crisi con la propria ragazza. La musica, l’unica a sostenerlo, è il punto fermo nella vita di Jeson: i suoi testi introspettivi sono tinti del disagio vissuto, una seconda terapia efficace per affrontare e raccontare il suo vissuto con la giusta emotività e forza interiore.

Proprio la tempesta è la metafora del viaggio di Jeson: i riferimenti al mare sono tanti, nei suoi riflessi ci sono le paure, gli sbagli commessi, le sue congetture. Un disco di sette brani che sfoga il bisogno di comunicare attraverso beat cloud rap con inflessioni elettroniche che generano l’atmosfera notturna che permea i testi dell’artista. Un esordio che non abbiamo voluto farci scappare.

A raccontarlo è lo stesso Jeson nella nostra intervista per lacasadelrap.com!

Ciao Jeson, benvenuto su lacasadelrap.com. Per cominciare vorrei chiederti: come hai iniziato a fare musica e quali sono i generi che maggiormente ti hanno influenzato?

Da bambino ascoltavo tanto rap. Parallelamente scrivevo tante poesie e testi, poi in un secondo momento ho capito che i miei pensieri potevano diventare musica. All’inizio scaricavo dei beat su YouTube, poi ho conosciuto il mio attuale produttore MDM con cui è nata un’amicizia. Insieme abbiamo sperimentato passando per vari generi e ora finalmente penso di essere riuscito a trovare la mia strada.

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Partirei dal titolo di questo EP: mi ha molto affascinato la dissonanza tra nome dell’album e nome della canzone a cui fa riferimento. In Da un oblò parli di un periodo, di una relazione e di tutta una serie di cose che erano per te struggenti.
Cosa ha rappresentato per te la musica in quel periodo? E soprattutto, questo disco ha più un sapore di rivalsa o di soddisfazione personale?

La musica per me è terapia. In passato mi sono trovato in difficoltà svariate volte e scrivere mi ha sempre aiutato a rimanere lucido. Questo disco per me non è una rivalsa, è solo un modo per farmi conoscere, perché nella mia vita sono rimasto sempre zitto e non mi sono mai dato l’occasione di esprimermi o mettermi in gioco veramente, questo è un primo passo, sento di avere ancora molto da dire.

Nel tuo disco hanno un grande ruolo le produzioni: ci parli del tuo rapporto con MDM e di come questo ha contribuito alla realizzazione del progetto?

Mattia è una grande persona! È un fratello oltre che un collaboratore, abbiamo quella sintonia quasi magica che rende tutto quello che facciamo importante, sentito, vero! Lui è riuscito a dare un’anima al progetto, è molto bravo nel suo lavoro e ha una cultura musicale che invidio. Sono fiero di lui e del nostro lavoro.

jeson fuori da un oblò cover

Mi hanno molto colpito queste barre:

“Un sorriso alleggerisce chi lo aspetta
ti accontenti per lo più di quel che mostro
non mi accontento di quello che ti interessa”

Qual è il tuo rapporto con il mondo musicale e con il resto della scena, soprattutto R’n’B, che si sta finalmente affermando anche in Italia? Come vivi il fatto che la comunicazione artista/fanbase avvenga completamente tramite social?

La musica mi accompagna sempre, ovunque io stia, in qualsiasi momento. Ho cominciato col rap, ma essendo una persona che si accontenta difficilmente ho sentito il bisogno di fare qualcosa in più. Ho scoperto la mia voce, ho preso qualche lezione di canto, ho capito che potevo alzare il livello e ora cerco di valorizzare quello che ho imparato creando qualcosa di mio.
L’R&B è un genere che seguo molto, è il giusto compromesso tra ciò che ero prima e ciò che voglio diventare, sono contento che molti artisti in questo periodo lo stiano proponendo al mercato musicale in Italia, perché ne ha bisogno!
I social purtroppo sono una via di comunicazione un po’ riduttiva, spero di poter presentare questo progetto live. Credo sia un Ep che possa avere un senso sentire dal vivo, per questo, ad esempio, abbiamo fatto un video live di 48h. 

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Mi ha incuriosito il tuo modo di scrivere: spesso ci sono casi di allitterazione e consonanze a livello fonetico tra l’ultima parola di una barra e la prima di quella successiva.
Ci parleresti un po’ del tuo processo di scrittura? C’è uno stile o un artista che prendi come riferimento?

Se penso alla musica che mi piace, parto sempre dalle sensazioni che mi lascia una canzone e non un artista. 
Quando scrivo, voglio far venire la pelle d’oca, sperando che ci si lasci trasportare dalle vibes. Questo è sempre stato il mio obiettivo e spero di esserci riuscito.
Scrivo pensando a me, ai pensieri che ho, a quello che provo, è come analizzare la mia persona, quando scrive Jeson… Daniele diventa poesia. Come dicevo ho sempre scritto e vengo dal rap, quindi la forma anche a livello stilistico è importante.

Per quanto riguarda il progetto grafico: in Diario di bordo è stata ripresa una cartografia di un porto: immagino rappresenti il punto di partenza di questo lungo viaggio nel mare della tua psiche. Come mai sei così legato al viaggio e soprattutto al mare?

Io volevo trasmettere un senso di smarrimento, il mare è affascinante ma fa anche paura, trovarsi lontano dalla terra ferma, senza una direzione, non penso sia una bella sensazione.
Questo EP è un viaggio, non solo perché racconta un mio trascorso di vita e psicologico, ma anche perché – quando penso – la mia testa può arrivare ovunque. Non esiste il Jeson sulla barca, è solo un’immagine che volevo dare alla mia mente.

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48h e Lexotan, invece, presentano una grafica che è anche questa piuttosto iconica: rappresenta le dune marine, i punti in cui il mare è più profondo. Non a caso i due brani sono anche quelli più cupi. Come mai hai pensato proprio a questo tipo di rappresentazione per descrivere il tuo stato di inquietudine?

Nel mio racconto sono delle tracce che raccontano proprio l’abisso del viaggio. Lexotan ha un potenziale incredibile, quando tocchi il fondo puoi solo salire, quindi è questo il senso che volevo dargli. 48h è un modo per dire che il tempo è un elemento fondamentale e non va sprecato.

Se l’EP è il primo step della tua carriera, il disco ufficiale è la tappa immediatamente successiva. Hai già pensato a qualcosa? Hai in mente magari degli artisti con cui vorresti collaborare?

Intanto mi concentro a lavorare su questo EP appena uscito! Forse è ancora presto per un album, ho intenzione di crescere, sto scrivendo molto in questo periodo, continuo su questa wave perché mi rispecchia.
Vorrei però collaborare con qualcuno, perché mi piace condividere e soprattutto competere, mi piacciono molti artisti ma non mi sono fatto un’idea precisa su quale di loro può essere incluso nel mio progetto.

Conosci meglio

La musica mi accompagna sin dall'infanzia. Ho studiato la musica classica e lavorato sull'elettronica. Ogni suono è un colore sulla tela della quotidinità: "una vita senza musica non è vita."
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