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Intervista

Giaime, Figlio Maschio: “Si avvera un sogno, ma ne ho altri da realizzare”

Giaime

La mancata presenza di Lazza non è un’assenza ma solo un appuntamento rimandato. Grazie a Ensi che ha realizzato il sogno di rappare su una produzione di Big Joe. Il titolo dell’album non è una posizione misogina, la presenza femminile, anzi, è una costante della sua vita e, sorpresa, vorrebbe che la sua musica facesse divertire e soprattutto ballare le donne.

Nella chiacchierata virtuale che abbiamo fatto con Giaime ci ha raccontato i segreti del suo secondo e tanto atteso – dai fan – album, ci ha svelato perfino a quale traccia avrebbe voluto partecipare Lazza. Gli abbiamo chiesto anche se ha realizzato il sogno che lo aveva fatto innamorare della musica tanti anni fa, attraverso le immagini di Notorious B.I.G. Se volete scoprire di più su Figlio Maschio e Giaime non vi resta che continuare a leggere questa intervista.

Hai scelto di fare musica in terza media e dopo aver guardato il film Notorious. Cosa si è avverato di quel sogno?

Si è avverato il fatto che posso mangiare, bere, avere un tetto sopra la testa grazie al lavoro che svolgo, che è quello che in quel momento, quando ho visto il film Notorious, ho pensato che avrei voluto fare. È stata una spinta interiore. Avevo già pensato a questa cosa, poi verso i 14 anni si è fatta un po’ più di un pensiero che volevo portare a termine. È come quando si incontra, probabilmente, una passione. E mi posso mantenere con questo sogno. Quindi sono sempre qui a dirmi di continuare a sognare, “Continua a sognare finché si realizza ogni minimo dettaglio e poi arriveranno altre cose da sognare”.

Tutti aspettavano la presenza di Lazza nel disco. Oltre alla scelta di non replicare una collaborazione con cui avevi già raggiunto traguardi importanti, senti sia stata una tua esigenza, magari, quella di affrancarti rispetto alla figura che ha segnato il successo iniziale?

No, assolutamente. Entrambi avremmo volentieri collaborato di nuovo insieme, come abbiamo continuato a fare e continuato a dirci. Anzi, ti svelo questa cosa. Lazza avrebbe avuto il piacere artistico di partecipare alla traccia Club hotel, però a un certo punto bisogna anche dare la precedenza alle proprie cose. Visto che lui c’è sempre stato per me, come io per lui, personalmente, musicalmente e professionalmente parlando, è stata una cosa che abbiamo semplicemente rimandato. La cosa bella è che non c’è nessuno scazzo e non c’è nessuna storia inventata su questa non presenza di Lazza su cui molti si concentrano. Però, vedi? Ha fatto parlare del disco!

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Amico è un brano forte, diretto. È una storia vera, il riferimento è personale?

Amico è un insieme di esperienze che rientravano un po’ tutte nello stesso ambito. Sembra mi rivolga a questo fantomatico amico e invece sono cose che dico a me stesso. Ho inserito anche molte frasi che riguardano rapporti che esistono tra altre persone, ma non per forza che ho vissuto io. Così concepisco molte canzoni.

Hai spiegato che non è un riferimento gender quello del titolo, inoltre nell’album hai collaborato per la prima con due donne. In che modo si inserisce nell’album il racconto della figura femminile?

La figura femminile è una costante nella mia vita. Sono cresciuto con donne, da donne. Sono un romanticone, parlo di sentimenti nel disco e il progetto è pieno di riferimenti femminili. Voglio che la mia musica faccia divertire le donne.

In Intro parli di invidia. Senti di essere invidiato, perché famoso? Senti una pressione da parte di haters?

No, non mi sento invidiato perché non mi sento neanche famoso e non sento nessuna pressione da parte degli haters (certo, mi dispiace leggere dei commenti negativi su un pezzo che è molto bello). “L’invidia uccide, darsi da fare è l’antidoto è una cosa che ho provato sulla mia pelle, ma non sono io in particolar modo a sentirmi invidiato, credo valga per tutti.

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Perché hai scelto la produzione di Big Joe in un progetto non squisitamente hip hop?

Perché desidero da sempre lavorare a un suo beat. È stato grazie a Ensi, che mi ha messo in contatto con lui, che ho potuto realizzare questo sogno. E poi su questa traccia Guè era perfetto… aveva appena pubblicato Fastlife 4.

Certo, Guè Pequeno era perfetto per la dimensione spiccatamente rap. Fastlife è un racconto sull’immaginario della strada, tu ti senti uno di strada?

Io sono uno di piazza, come agorà greca, non sono un criminale.

In Italia di pochi si può dire che abbiano street credibility

Io punto ad avere rap credibility.

In Mamma scusa se scrivi “è solo una corsa all’oro”. Cosa pensi della scena urban odierna?

Sì, è una frase un po’ generalista. La scena urban, la scena rap italiana è in evoluzione continua in questi anni, è un fenomeno che mi incuriosisce. Adesso è bello poter avere dei ricordi di com’era essere un rapper sconosciuto nel 2011-12 e ricostruire come sono cambiate le cose in 10 anni.

Citi Bassi Maestro, i Club Dogo, è un tributo a loro, ai maestri o serve a raccontarci più che altro chi sei tu, come a voler dire che fanno parte della tua identità, che hanno contribuito a essere quello di oggi?

Che fanno parte della mia identità è corretto, che hanno contribuito a essere quello di oggi è ancora più corretto. Ma anche quello di ieri. Sono stati la colonna sonora per certi versi totalmente della mia adolescenza, delle persone che guardavo da un punto più basso. Sono idoli, sono loro fan. A me piace un sacco citare facendo proprio i nomi delle figure per cui ho rispetto e stima, così che gli altri possano capirlo.

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In Wonderful sei stato tu a volere una strumentale così, R’n’b, con atmosfere anni ‘80?

In realtà il beat inizialmente era prodotto solo da Zef, era leggermente diverso e non andava sugli anni ‘80 come riferimento. Poi quando io ho registrato la prima strofa è intervenuto Mars nella produzione e ha coprodotto il pezzo con Zef ed ha aggiunto questo tocco. L’ho subito accettato, a me piacciono i pezzi così.

Alcune tracce sono leggere, come quella con Chadia, altre intime. Hai voluto fare un disco più club o più introspettivo?

Ho voluto fare un disco leggero ma i testi sono introspettivi. Però non sono cupi, quindi credo di esserci riuscito.

Cosa è cambiato dai tempi della grande iniziale visibilità cominciata con Youtube, che citi in Quando?

Io e altri ragazzi più o meno coetanei non ancora conosciuti abbiamo visto il mercato musicale cambiare. C’è chi si è adattato con più facilità, chi con meno e chi proprio non ha capito un cazzo. È  cambiato questo, ma anche altri mille aspetti della mia vita e della vita dei rapper in Italia.

Pochi anni fa, circa tre anni fa, raccontavi di volere una pausa, perché quello che eri diventato non era esattamente quello che volevi essere. Ci spieghi cosa stava accadendo? Oggi sei quello che vuoi essere?

Devo avere un po’ esagerato con questa affermazione perché non ho mai desiderato prendermi una vera pausa negli ultimi 3 anni. Non sono quello che esattamente voglio essere ancora oggi, come un po’ tutti. Sono insoddisfatto di alcune cose mie, in generale, ma sono un ragazzo che cresce, un figlio maschio che cresce. Oggi sono di più quello che volevo essere ieri.

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