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Intervista

Tancredi: “In Iride c’è la mia identità artistica”

tancredi

Iride è l’EP d’esordio per Warner Music Italia di Tancredi, al secolo Tancredi Cantù Rajnoldi, uno tra i protagonisti della ventesima edizione del talent show Amici.

Il progetto, oltre a quattro brani già presentati durante la permanenza nel programma della De Filippi, contiene anche due pezzi precedenti all’esperienza televisiva e una canzone completamente inedita che dà titolo all’intero disco. È in queste 7 tracce che il cantautore milanese dimostra di aver trovato, nonostante la giovane età, la sua identità artistica: una personale dimensione in cui i generi sfumano e si è liberi di esprimere se stessi.

Il disco è stato pubblicato venerdì 14 maggio ed è entrato direttamente nella Top 5 della classifica Fimi Top Album (dati diffusi da Fimi/Gfk), dimostrando come possa essere facile rivedersi nelle storie di vita quotidiana di un ragazzo di 19 anni, se vengono raccontate con genuinità, sensibilità e, perché no, anche stile.

Per farci guardare Iride attraverso i suoi stessi occhi, abbiamo deciso di fare quattro chiacchiere con Tancredi.

Ciao Tancredi e benvenuto su lacasadelrap.com! Il grande pubblico ti ha conosciuto durante la tua esperienza ad Amici, ma sappiamo che il tuo percorso musicale inizia prima. E anche nel mondo dell’hip hop. Ti va di raccontarci come hai mosso i tuoi primi passi lungo la strada della musica?

Ho iniziato col fare freestyle con i miei amici al parco, un po’ per gioco. In modo spontaneo, di conseguenza, ho cominciato a scrivere le mie prime canzoni. Poi ho conosciuto un ragazzo che frequentava la mia stessa scuola, Amedeo, che stava iniziando a immergersi nel mondo delle produzioni, quindi abbiamo iniziato a fare musica insieme e ci siamo evoluti insieme, fino ad arrivare ad oggi con un team più grande che permette ai progetti di essere ancora più belli.

Tra i brani che hai pubblicato prima della tua partecipazione al programma, ci sono Tramonto e Piove che, a differenza di Alba e Bella, hai deciso di non inserire in Iride. Essendo brani un po’ più datati, non ti ci riconoscevi più dopo tutte le cose accadute negli ultimi mesi?

Be’, diciamo che fanno parte del vecchio me. Non posso rinnegarli, ma in questo progetto volevo far vedere il mio percorso attuale. 

Durante la tua permanenza ad Amici, hai più volte sostenuto di non avere paura di quello che ti aspettasse fuori, perché avevi chiaro in mente quale fosse il tuo viaggio musicale. Cosa credi, allora, che Tancredi abbia per potersi distinguere nel panorama della musica italiana?

Ora posso dire di avere un’identità artistica riconoscibile! Secondo me è molto importante oggigiorno, perché con tutta la musica che c’è in giro è difficile contraddistinguersi. Ho lavorato tanto su questo aspetto e quando mi sono reso conto di aver trovato la mia identità ho acquisito più sicurezza.

TANCREDI Iride Cover

In Fuori di testa, canti “non faccio rap o pop, trap / faccio ciò che mi pare”. Come mai questa esigenza di non accostarti a nessun genere in un presente musicale governato da playlist che cercano di dare un nome a tutto?

Voglio svegliarmi tutti i giorni sapendo che ho la possibilità di fare qualcosa di nuovo che magari non ho mai fatto, altrimenti credo che fare sempre lo stesso genere potrebbe annoiarmi.

In una recente intervista, hai raccontato che quando hai presentato Las Vegas ai casting di Amici, Maria De Filippi ti abbia detto che nella strofa ci fossero troppe parole e che, allora, tu l’abbia riscritta in 15 minuti. Il tuo processo di scrittura è sempre così veloce? E come cambia dallo scrivere i tuoi pezzi all’aggiungere le tue barre alle cover?

Dipende, delle volte scrivo in poco tempo, mentre in altre ci impiego di più, però cerco sempre di chiudere i brani in uno o due giorni, altrimenti si rischierebbe di perdere la spontaneità e potrebbe andare a perdersi anche un po’ l’essenza della canzone. Per quanto riguarda le cover, io le ho sempre viste come se fossero delle mie canzoni, quindi non ho mai cambiato il mio modo di scrivere.

Spesso si sente dire che la scrittura musicale sia legata alla sofferenza. Celebre è la frase di Tenco che, alla domanda sul perché scrivesse cose tristi, rispose “perché quando sono felice esco”. O, se si pensa ai giorni nostri, viene in mente una barra di Mecna che recita “non fare un disco se non stai soffrendo”. In Iride, canti “non ho tempo per essere triste / scrivo tutto bene sopra l’iride”. Per te, qual è, allora, il rapporto tra emozioni negative e scrittura?

Secondo me bisogna dare spazio a tutte le emozioni. Alla fine, vivendo di musica e con la musica, io se sono felice mi metto a scrivere, così come quando sono triste. Non cerco di fossilizzarmi su una sola emozione, perché alla fine noi uomini ne proviamo tante e non vedo perché scrivere solo canzoni tristi.

Ancora in Iride, forse il brano che racconta di più chi sei, può colpire il fatto che, pur avendo partecipato a un talent show, tu dica che il tuo non sia talento, ma solo fame e sudore. Credi quindi che essere arrivato fin qui sia più frutto di dedizione che di propensione naturale alla musica? E, se sì, pensi sarà così anche in futuro?

Quando ho iniziato a scrivere non ero minimamente a questo livello: sapevo stare sul tempo, ma niente di più. Mi sono allenato tutti i giorni con costanza, cercando di salire sempre un gradino più in alto. Se non l’avessi fatto adesso sarei semplicemente capace di stare sul tempo.

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