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Intervista

“Totem”, tra passato e futuro di En?gma

En?gma

Eccoci con un’altra delle nostre interviste su lacasadelrap.com! Protagonista di oggi è Marcello Scano, in arte En?gma, che per celebrare la ricorrenza dei suoi dieci anni di carriera ha pubblicato, da ottobre 2020 a giugno 2021, un ampio progetto, Totem, per raccontare e fare il punto su quello che è il suo stile e il suo immaginario. Dopo 4 episodi, il 25 giugno 2021 pubblica la Ultimate Edition, arrivando ad un totale di addirittura 23 canzoni. Diretto come sempre in compagnia di Kaizén, il team del progetto va ad impreziosirsi con le figure di Corrado Perria e Simone Maffa che hanno curato la totalità della parte video, Mark Buz dedicatosi alla copertina e Riccardo Melosu impegnato negli scatti fotografici.

In occasione dell’uscita del suo nuovo lavoro discografico di En?gma abbiamo deciso di porgli qualche domanda per comprendere meglio cosa c’è dietro un progetto così “colossale”.

Ciao En?gma! Dopo alcuni mesi di congedo riflessivo, sei tornato con il progetto Totem. Cosa ti ha spinto a voler tornare, visto anche il tuo impegno ormai consolidato nella telecronaca?

Le telecronache non mi portano via tanto tempo. Rispetto a prima, le mie giornate si compongono di nuovi impegni, come per esempio le ospitate che faccio per quanto riguarda l’opinionismo calcistico sempre per l’Olbia, però in generale la musica rimane il mio lavoro principale. Per quanto riguarda questo progetto, avevo un’urgenza di creare qualcosa di nuovo. Sapevo che sarebbe stato comunque difficile e ambizioso, però quando lo vedevo e lo pensavo così già un anno fa, con più di venti tracce, con un sacco di gente dentro, con delle belle grafiche, mi sono sentito stimolato. E tutto ciò mi ha portato ad avere la forza di concluderlo.

Il termine “totem” indica un animale o un vegetale, oppure un oggetto o un fenomeno, cui si attribuisce una relazione speciale. Come mai la scelta di questo nome, cosa indica per te?

Volevo creare qualcosa che risultasse solido. C’è stato un cammino nel corso della mia carriera, e a un certo punto, dopo dieci anni, avevo bisogno di creare metaforicamente un qualcosa di solido che si stagliasse nel mio cammino. Ho così creato il totem che va a comporsi di tutto quello che so fare, di tutto il mio bagaglio tecnico e il mio immaginario. Volevo crearlo per poi sorpassarlo in questo ipotetico cammino e vedere dopo cosa potrebbe esserci.

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Siamo arrivati al capitolo finale di questo progetto firmato En?gma, che conta altri 4 episodi. Come mai la scelta di pubblicarlo a più puntate? Qual è il filo conduttore, se esiste, tra tutti gli episodi?

Questa tecnica, chiamiamola a episodi, è venuta fuori per stimolarci, e soprattutto stimolarmi. Far uscire un disco così è diverso, rivelandosi più coinvolgente e più difficile soprattutto quando hai a che fare con featuring che non sai quando arrivano. Però è stato comunque molto divertente, anche con gli incidenti di percorso. Non esiste un filo conduttore, c’è però un’evoluzione e tanto pensiero dietro ad ogni episodio. Visti i mood diversi, volevo che tutto fosse abbastanza equilibrato. E l’equilibrio è una cosa che cerco molto. Poi dentro c’è veramente tanto di me, di quello che credo di saper fare e di quello che mi piace, come essere molto variegato con l’utilizzo di tante sonorità e del mio timbro sempre abbastanza diverso.

En?gma

In questa Ultimate Edition è possibile notare la presenza di alcuni nomi della nuova scena italiana (Silent Bob, Not Good, Cromo), come sono nate le collaborazioni? Cosa ti ha spinto a volerli in questo album?

Sono uno che ascolta ancora tanto rap italiano e quando escono dei nomi nuovi mi interesso. Quindi prima di tutto, li ho ascoltati e poi ho pensato di poterli coinvolgere in determinate tracce. Dopodiché abbiamo cercato le strumentali giuste e l’argomento più adatto. Cerco sempre, il più possibile, di cucire un qualcosa che possa essere vestito bene dalle persone con cui collaboro, perché per me è fondamentale creare qualcosa di bello. A volte capita che propongo, a livello sonoro, qualcosa di inusuale per loro, ma lo faccio perché credo che possano riuscire nell’intento. Nel caso di Not Good era seguito da Emis Killa, che stimo tanto e con il quale ho collaborato e collaborerò anche in futuro. Questa cosa mi ha stuzzicato, perché mi fido molto del suo giudizio, e ho deciso di dare uno spazio ulteriore a un ragazzo così promettente, che nel suo caso affronta determinate sonorità con tanto contenuto. E sia lui che Silent Bob, a mio modo di vedere, sono due sui quali punterei per rappresentare la scena italiana perché sembrano avere le giuste qualità e capacità.

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Presente anche in questo episodio la saga di Underdog, che dal secondo ep ha ospitato vari nomi della scena italiana. Come mai la volontà di unire, sotto un unico brano, più penne, tutte con stili diversi tra loro?

È un po’ lo spirito classico di fare una posse track. Riuscire a racchiudere tanti modi di fare, tanti artisti così differenti in un determinato tipo di tracce, è qualcosa che rappresenta l’hip hop e risulta anche molto bello. Da parte mia c’era la volontà di dare più spazio a chi ne ha meno, perché nel mio piccolo, cerco di farlo con a chi, secondo me, lo merita. Creare delle tracce così collettive è una cosa che piace tanto perché secondo me, il risultato può essere un unicum, se si riesce a unire bene così tante teste. Se questo succede, è qualcosa di divertente perché la collettività è sempre molto esaltante.

Nei lavori precedenti hai iniziato a sperimentare con le produzioni, insieme a Kaizén che è ormai una presenza fissa. Inoltre dal secondo episodio abbiamo visto l’ingresso di Macaboro. Come sono nate le varie produzioni? E qual è stato il tuo contributo alle strumentali?

Macaboro è stato fondamentale. È entrato in gioco con noi dall’episodio due, ed essendo un ragazzo giovanissimo, ci ha dato, oltre alla freschezza, anche un po’ di visione su quella che è la sua generazione. È importante confrontarsi con ragazzi più giovani, per capire un po’ di più le loro visioni, il loro mondo. Kaizén è quello che ha seguito praticamente tutto. Qualche strumentale è partita da me, ma poi lui l’ha finalizzata. Il mio contributo è quello, appunto, di proporre determinate strumentali che erano nate nel mio studio in casa e proporle a Kaizén che ha dato loro uno step in più. Le strumentali, come ad esempio Bomaye e Il fiume Mystic, sono nate da me e poi finalizzate insieme. Mi piace riuscire a mettere del mio a livello strumentale, perché credo che sia uno step che un artista dovrebbe fare.

En?gma

Per il futuro cosa dobbiamo aspettarci da En?gma? Hai dei progetti, musicali e non, in mente?

Per quest’anno non credo che pubblicherò qualcosa di nuovo. Sicuramente continuerò a cercare di capire cosa mi può proporre la strada del giornalismo sportivo. Dal punto di vista musicale, come En?gma, ci sono tante riflessioni che vorrei fare. Come ho detto prima, ho creato un totem nel mio percorso, che supererò, quindi sarà divertente vedere cosa ci sarà dopo. Se effettivamente ci sarà sempre la musica, e magari capire se ci sarà per forza il rap o qualcosa di diverso.

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