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Approfondimento

Baby Keem è all’altezza dell’hype che si è creato attorno alla sua musica?

Baby Keem

Hykeem Carter Jr., meglio noto come Baby Keem, ha pubblicato l’album The Melodic Blue il 10 settembre. 

L’uscita del suo primo progetto ufficiale è l’occasione per rispondere a una domanda che sorge spontanea a chi ha seguito la carriera di Keem: il ragazzo è davvero all’altezza dell’hype che si è creato attorno alla sua musica?

Dare una risposta secca è pensabile solo per i fan e per gli haters. Dunque, noi de lacasadelrap.com, seppur influenzati dai gusti personali, abbiamo provato a dare una risposta obbiettiva e motivata, tenendo conto dell’intero percorso artistico del rapper.

L’INFANZIA E I PRIMI PASSI CON IL NOME HYKEEM CARTER

Hykeem Carter Jr. nasce nel 2000 in un sobborgo di Los Angeles, ma trascorre gran parte dell’infanzia a Las Vegas. Come racconta in un’intervista al magazine Usa Complex, la vita lì era noiosa e priva di stimoli. L’unico modo per uscire dalla monotonia era inseguire la propria passione: la musica rap. 

Il ragazzo è testardo e ostinato. Vuole diventare un rapper e il suo sogno è di essere riconosciuto per i flow originali e “crazy”. All’età di 11/12 anni, influenzato dai sound alternativi di Kid Cudi, da Lil Wayne e Kanye Westcomincia a scrivere i primi pezzi. Questi rimangono solo parole segnate sui fogli di carta o sulle note del telefono. Allora, Hykeem non era soddisfatto delle proprie liriche a causa della tonalità infantile della sua voce.

La prima canzone registrata risale ai tempi dell’High School, ed è anche il momento in cui l’artista capisce di poter fare sul serio. Da allora, egli si dedica solamente a fare musica. Inizialmente adotta uno stile lento e sussurato, che abbandona durante il suo percorso di crescita. Il suo EP di debutto, uscito sotto il nome di Hykeem Carter, si intitola Oct. Seguono Midnight e No NameA luglio 2018 esce Hearts & Dartsprimo progetto firmato con il nome di Baby Keem. Tutte e quattro le compilation sono disponibili solo su Soundcloud.

IL PASSAGGIO A BABY KEEM E IL SUCCESSO MAINSTREAM

La nuova identità artistica è la chiave di svolta. A novembre 2018 è fuori il primo mixtape ufficiale intitolato The Sound of Bad HabitLo stesso anno Baby Keem collabora alla soundtrack del film Marvel Black Panther, curata da Kendrick Lamar. A poca distanza partecipa all’album Redemption di Jay Rock e a Crash Talk di Schoolboy QI feat inaspettati con artisti californiani di peso, tutti siglati per la potente etichetta TDE (Top Dawg Entertainment), fanno circolare sul web alcuni rumors secondo cui Baby Keem avrebbe ricevuto una spinta da Kendrick, perché legati da rapporti di parentela. Non perviene alcuna conferma o smentita da nessuna delle parti.

Nel frattempo, il giovane artista colleziona un’altra collabo di pregio, comparendo nella colonna sonora del film The Lion King: The Gift, prodotta da Beyoncé. Il 2019 è l’anno di DIE FOR MY BITCH, mixtape di consacrazione del cantante originario di L.A. Il brano ORANGE SODA è la prima canzone di Baby Keem ad entrare nella Top 100 di Billboard e a segnare l’inizio di un successo preannunciato. L’esordio con il botto vale la nomina come 2020 XXL Freshmen, nomination creata dall’omonima rivista hip-hop USA, che seleziona i dieci artisti con la prospettiva di crescita più alta. Non sempre i cantanti ritratti in prima pagina della copertina sono diventati famosi e affermati, ma si tratta sicuramente di una vistoso boost in termini di pubblicità.

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The Melodic Blue, primo album ufficiale in studio, è annunciato con il lancio del singolo family ties (feat. Kendrick Lamar). La cover del brano ritrae una vecchia foto di famiglia nella quale compaiono entrambi i cantanti. Finalmente è svelato l’arcano e sono confermate le indiscrezioni comparse su internet: Baby Keem e Kendrick sono cugini. Il disco è accolto dalla critica in maniera assai positiva e i numeri iniziali sono da capogiro. Il giovane talento californiano è in rampa di lancio verso un successo meritato.

Baby Keem
Cover 2020 XXL Freshman – in basso al centro Baby Keem

L’EVOLUZIONE MUSICALE DA THE SOUND OF BAD HABIT A THE MELODIC BLUE

In una approfondita intervista condotta dal magazine Complex a luglio 2018, Baby Keem svela che i suoi primi pezzi erano caratterizzati da un andamento lento e dalla voce sussurrata. Già nelle prime uscite come Hykeem Carter muta stile: beat trap molto semplici (e anonimi) accompagnano la voce pulita e rimodulata con l’autotune. I topic raccontano di storie d’amore andate male e della sregolatezza di un ragazzo appena maggiorenne.

È con il brano Baby Keem, contenuto in Hearts and Darts e riproposto in The Sound of Bad Habit, che il rapper dimostra di poter andare oltre la piattezza dello stile adottato in precedenza. La canzone, che riscuote ampio successo tra il pubblico, delinea il mood preponderante di The Sound of Bad Habit. Nel mixtape d’esordio l’autotune è utilizzato con minor frequenza, lasciando libertà di espressione alla voce alta e acuta di Keem. Le sonorità sono più ricercate e eterogenee. Beat minimali propongono in sottofondo suoni vibranti e distorti. Il rapper e producer alza il livello delle strumentali. Non si può dire lo stesso del contenuto e della durata delle canzoni. Le tematiche sono ripetitive (toxic romances, abitudini distruttive, ecc..) e non riescono a dare unità ad un progetto composto da 12 tracce e soli 22 minuti.

Nel 2019 è fuori DIE FOR MY BITCH, mixtape che dimostra l’evoluzione del giovane e la forte influenza di Kendrick, sia a livello musicale che vocale. Stando a contatto con il cugino, artista eclettico e a tutto tondo, Baby Keem impara a sperimentare. Compaiono brani emo-trap, come HONEST e MY EX, che propongono un cantato dalla cadenza lenta e strumenti in sottofondo (batteria e chitarra). Vi sono pezzi trap dai sound ipnotici e distorti. Anche la voce di Keem cambia tonalità. Talvolta è bassa e lenta altre volte alta e squillante. ORANGE SODA è la punta di diamante dell’album, che entra nella TOP 100 di Billboard. Il mood rilassato della voce si sposa a pennello con la melodia elettronica e ritmata del beat. Il brano meglio riuscito è senza dubbio MOSHPIT. Nella prima parte del brano, il sound ricorda la colonna sonora di un film thriller. La base diffonde suoni elettronici gravi e ipnotici. All’improvviso il beat si interrompe e Keem inizia a ripetere come una litania “I ain’t 50 Cent, bro!”. Tutto ciò non ha senso ma spiazza l’ascoltatore. L’album è piacevole e vario, salvo per alcuni pezzi, come TOP RAMEN o NOT MY BRO, che risultano superflui perché simili a quanto già proposto.

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The Melodic Blue, uscito il 10 settembre, è il primo album ufficiale in studio di Baby Keem ed è senz’altro il suo progetto più completo. La produzione e distribuzione è curata da pgLang LLC, misteriosa agenzia multiservizi fondata da Kendrick Lamar e Dave Free a seguito della rottura con l’etichetta TDE. In The Melodic Blue si percepisce lo zampino di Kendrick, che è stato di grande aiuto al cugino minore nella scelta dei beat e della filosofia dell’album. Infatti Baby Keem, poche ore prima della release ufficiale, ha pubblicando un post su Instagram scrivendo che l’obbiettivo dei due artisti-parenti è di andare oltre alla narrativa rap classica e di creare nuovi linguaggi musicali.

Si può affermare che lo scopo ambizioso sia stato raggiunto. Infatti The Melodic Blue non è un canonico disco trap moderno. Al contrario si muove con inventiva verso direzioni inesplorate, creando un’alchimia di suoni diversi ma ben combinati. Si percepisce un lavoro pensato e ben fatto. Il progetto, composto da 16 brani della durata di 53 minuti, può essere suddiviso idealmente in quattro parti.

DENTRO THE MELODIC BLUE DI BABY KEEM

La prima parte dell’album è la pIù sperimentale. pink panties presenta un ritornello (cantato da Che Ecru) che ricorda il funky della West Coast. In scapegoats una voce femminile flebile fa da sottofondo al wordsmith autoriflessivo di Keem, creando un’atmosfera soffice e triste. range brothers è, a mio parere, il brano migliore dell’album. Lungo i 5 minuti di track Baby Keem cambia flow in maniera incredibile: si passa dalla trap ritmata, a esperimenti di distorsione vocale, per poi accelerare e dare il cambio ad un Kendrick in forma smagliante. Prima di ripassare il mic al cugino minore, l’artista Californiano si diverte a ripetere frasi sconclusionate come “top of the morning, top of the morning”.

Nella parte centrale il disco addolcisce le melodie, ma non dimostra lo stesso smalto ed energia delle prime quattro canzoni. È interessante la performance di south africa. La base minimale, arricchita da intermezzi di pianoforte nel ritornello, è di notevole fattura. Anche il flow di Keem sale e scende in maniera divertente e coinvolgente.

La terza parte è dedicata alle collabo. Uno dei punti di forza di Baby Keem è la capacità di realizzare compilation musicali senza la necessità di featuring. I primi due mixtape sono condotti dall’inizio alla fine dal giovane artista e non si percepisce il bisogno di ulteriori voci. In The Melodic Blue compaiono invece featuring di alto livello, che non spostano comunque l’attenzione dell’ascoltatore da Baby Keem. Kendrick Lamar ricompare in family ties, anche se la sua aurea è onnipresente nella scelta dei sound e nell’evoluzione di Keem. Questo è il singolo che ha anticipato l’uscita dell’album e ha confermato il legame di parentela tra i due rapper. Sono presenti anche Travis Scott, in durag activity e Don Toliver, in Cocoa.

Le quattro tracce di chiusura non sono esaltanti dal punto di vista vocale, ma meritano apprezzamento per il sound. Si sentono strumenti a fiato, ouverture quasi da orchestra e anche un’ottima performance R&B in 16.

In conclusione The Melodic Blue è senza dubbio il miglior album di Baby Keem. La duttilità e multiformità dei sound e delle voci sono il punto di forza di un lavoro rifinito nei minimi dettagli e improntato a creare qualcosa di personale e diverso, rispetto a ciò che si sente in giro. Molto probabilmente senza l’aiuto di Kendrick l’album non sarebbe suonato così fresco.

Baby Keem
Baby Keem

BABY KEEM SI MERITA IL SUCCESSO CHE STA REALIZZANDO?

Dopo essere entrati in profondità nelle produzioni artistiche di Baby Keem, possiamo finalmente rispondere alla domanda posta in apertura dell’articolo. Baby Keem è all’altezza dell’hype creato attorno alla sua musica?

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Ripercorrendo l’evoluzione artistica del cantante mi sento di affermare che il ragazzo abbia un talento innato e una forza di volontà consistente. Sin da piccolo voleva fare rap e farlo in maniera diversa dagli altri. Egli desiderava avere un “crazy flow” e ci è riuscito. È passato dalla piattezza dei primi EP, alla multiformità vocale e varietà di generi di The Melodic Blue. Sicuramente la costante vicinanza con Kendrick gli ha permesso di allenarsi e migliorare più velocemente di altri, ma, dal punto di vista canoro, dimostra di essere maturato enormemente. A soli 21 anni ha ancora molto da dire. Non è che il cugino si sia accorto delle sue potenziali e abbia deciso di farlo diventare una star?

Dal punto di vista delle produzioni invece non si può negare che l’evoluzione sia dovuta molto a Kendrick e ai producers che gli ruotano attorno. Le basi sperimentali, gli strumenti musicali, i sample ipnotici e le voci in sottofondo sono arrangiate con la maestria di chi ha anni di esperienza alle spalle. In The Melodic Blue tutte le scelte stilistiche sono azzeccate, come anche la suddivisione dell’album in 4 parti.

In conclusione, Baby Keem si merita il successo che sta raccogliendo perché è cresciuto moltissimo ed è unico e innovativo. Nel panorama rap ci sono moltissimi cantanti che suonano uguali, mentre Hykeem ha creato uno stile personale e inimitabile. Credo che Kendrick abbia fiutato il talento del cuginetto e gli abbia costruito attorno un team in grado di portarlo alla ribalta.

Qui sotto potete vedere il video ufficiale di family ties (feat. Kendrick Lamar).

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