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Recensione

Salmo, la recensione di un ottimo Flop

salmo flop

Nella Stazione Centrale di Milano è “comparsa” una Cadillac sulla quale giace esanime un manichino con le fattezze di Salmo. È da qui che potremmo iniziare per analizzare Flop. Oltre a suggerire una indiretta citazione visiva al videoclip di Flashing Lights di Kanye West, l’installazione che ne ha annunciato l’uscita racchiude il nocciolo duro attorno al quale si sviluppa il disco: la morte è tabù, il fallimento un’ipotesi non contemplata.

Salmo ha la forza di ammettere che esiste. Cade dal cielo e muore: è così che ha inizio il racconto di Flop. Nel mondo della musica e non solo, è il flop la paura più cupa, e, di conseguenza il grande non-detto di ogni artista. Per evitare di evocarlo ed esorcizzarlo, la narrativa musicale chiaramente racconta l’opposto. Ribatte in modo ricorrente su due temi che, essendo naturalmente agli antipodi del fallimento, sembrano allontanare qualunque eventualità di non farcela: ostentazione del successo ed eternità della propria arte (“Le mie barre vivranno dopo di me, dopo la mia morte“. Quante volte lo avrete sentito?).

In un sistema in cui deve andare tutto bene ad ogni costo, e se non succede occorre affrettarsi a simulare che sia così (“Se dovessi morire domani direbbero che è tutta strategia di marketing“, da Mi sento bene) Maurizio Pisciottu provoca. Mette al centro del suo racconto proprio l’argomento più proibito. Lo fa fin dal titolo, fortemente clickbait, e dalla copertina che riprende L’Angelo caduto, dipinto di Alexander Cabanel che raffigura la ribellione di Lucifero, ritratto nel momento della caduta dal paradiso.
Lo affronta in maniera così diretta da inserire nell’album un monologo che sviscera il main theme del disco, scritto e interpretato da Josafat Vagni. Un monologo che parla del fallimento e, per provocazione contraddizione, si intitola Vivo, come a dire che ci è permesso concederci la sconfitta, perché e finché siamo vivi. Non a caso a Vivo segue nella sequenza della tracklist proprio la title track, il Flop.

Provocatorio è stato sempre lo storytelling del rapper sardo e Flop – insieme agli eventi che lo hanno preceduto, dalla volontà di organizzare l’ormai “famoso” concerto di Olbia, fino al marketing tridimensionale dei billboard con cui ha annunciato l’uscita – ribadiscono il messaggio e l’identità di Salmo.

Testi

Che temi troviamo in Flop? Oltre all’immancabile argomento della pandemia (“Lo sai chi mi fa paura? Le farmacie. Somigliano alle chiese, hanno cambiato il nome. Non puoi scambiare due parole, sei rimasto solo“. Da Ghigliottina), la narrativa del disco attacca il torpore della mente, accettato senza farsi domande (Che ne so). Tocca l’egotrippin‘, la spiritualità, la critica sociale e, anche se in piccola parte, la figura femminile congiuntamente all’amore – questi ultimi elementi di novità, soprattutto rispetto ai lavori precedenti. Marla in slang americano significa la ragazza dei sogni, l‘Angelo caduto invece è una canzone sentimentale e non a caso è l’unico momento dell’album in cui Salmo coinvolge una donna, la stella nascente Shari.

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“Il ritorno del Salmone sulla traccia” (cit Neffa) con Antipatico, Mi sento bene e Criminale sfama gli appetiti di classic rap, dispiega l’ego sulle rime alternate AB, fa critica sociale, smonta il gangsta-game, in quest’ordine.

Più nel dettaglio Antipatico è un’intro ricca di punchline e si rivela la migliore traccia del disco. Tira una linea tra “lui e gli altri” e dissacra la scena (“Non capisco questi ragazzini ricchi con la smania per le armi. Vuoi fare il G, bel thriller ma sei ben Stiller.“Rappo così classico che, fra’, mi chiama Bassi E dice che ‘sta merda è così classic”). Mi sento bene regala un buon testo con metriche di rime alternate che si scaglia contro l’essere controcorrente a tutti i costi, che sfocia in realtà nel mainstream più piatto (Preferisci andare scalzo come un nomade. Non metti scarpe che hanno tutti anche se sono comode) . La chiave feat Marracash offre le barre interessanti del king del rap e il messaggio di Salmo “Non sento più la fame di sogni. Ma tieniti la fama e lasciami i soldi.Flop ha il tono tagliente che di Salmo già conosciamo, interessante è il tributo a Joe Cassano che, e questo fa sorridere, viene incastrata ironicamente sulla rima con menzione a Diodato. Una nota speciale merita il contributo di Josafat Vagni nel sopracitato spoken word Vivo.

salmo

In definitiva dall’ascolto si evince l’attenzione complessiva alla scrittura, che Salmo cura in prima persona. Troviamo barre di qualità e punchline ben fatte, citazioni cinematografiche, riferimenti all’attualità che fanno sorridere (pazzi per Gesù, Flop, o il momento in cui ironizza su Povia e sulla scena di In Trappola “i bambini fanno ooh“) e momenti dissacranti. A queste fanno da contraltare anche brani che non spiccano per contenuti, come Kumite, un pezzo d’amore che nulla aggiunge a certi testi del pop: le liriche meritano 7,5.

Strumentali

Se al più classico Salmo si avvicinano i primi brani del disco Antipatico e Mi sento bene, durante l’ascolto ci si imbatte anche in un pezzo morbido come Marla, in cui supera la prova canto, e nella pop-issima Kumite dove abbassa i bpm per aprirsi al racconto sentimentale. Ricorda l’urlo di Blanco nell’inizio del pezzo La chiave. Con Criminale torna all’esordio punk rock. Hellvisback 2, è il secondo capitolo dell’album omonimo del 2016, ma maggiormente proiettato verso sonorità indie rispetto al progetto di cinque anni fa. A Dio, prodotto da Salmo, ha un beat assimilabile al rock che fa da capace tappeto sonoro alla blasfemia del testo. L’Angelo caduto ricorda Far Away delll’album All the Right Reasons dei Nickelback.La produzione di Che ne so è contraddistinta dal basso 808. Yhwh suona: ha una discreta produzione club di Mace, arricchita dai sample reggae sporchi di R&B anni ’70 di Bunny Sigler (Shake your body) di The Mohawks (The Champ) e dal gospel di Richard Smallwood.

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Poi Lucifero, scaraventato dal Paradiso verso gli abbissi arriva in basso, fino al punto finale del disco: Aldo Ritmo, uno swing che ripete che “Nella vita fra ci vuole ritmo”, come se approdare alla ballabilità fosse toccare il fondo. Provocatoriamente verrebbe da dire che sembra racchiuso qui il significato delle parole con cui Salmo ha annunciato il disco: “il mio peggiore album”.

Beat migliori: Antipatico e Mi sento bene sono forti e incisivi ed entrambi sono prodotti da Andry The Hitmaker. Ghigliottina feat Noyz Narcos campiona Classic di DJ Premier e Kanye West e passa dal sapore garage della dubstep al boom bap. Fuori di testa è dubstep e riprende nel sample la più riconoscibile disco degli anni ’80.

In generale, le sonorità spaziano dalla trap alla dubstep, dalla rievocazione punk-rock al sample dance, dalla traccia radiofonica a quella swing. Le produzioni sono di buona qualità e meritano 8.

Menzione speciale: i featuring

Nei featuring i tre big Guè, Noyz e Marracash fanno esattamente quello che ci si sarebbe aspettati da loro. Yhwh inizia come un egotrippin’ in cui Salmo si autodefinisce il nuovo Yahweh e ll Guercio entra sulla traccia con l’immancabile spocchia, da Dio molto più terreno (“Sono Cristo con i tattoo” aveva rappato in Venezuela 64Bars). Noyz riconferma il suo stile romano inconfondibilmente hardcore in Ghigliottina e completa l’incisività di uno dei più potenti pezzi dell’album. Marra regala dal minuto 01:00 le migliori punchline delle collaborazioni del disco, confermandosi il king in La Chiave. Il suo flow incalzante si alterna perfettamente al salmo cantato delle altre strofe e accende la traccia.

Accanto a loro, Shari Noioso è l’unica presenza femminile dell’album, coinvolta in L’Angelo Caduto e il suo è un contributo etereo che piacerà a molti. Il brano riprende il dipinto evocato in copertina ed è il pezzo più intimo del disco, che cita Fabri Fibra nella barra “tu sei la canzone che non so scrivere, ricordati di me per sorridere” (pensavate non fosse presente nell’album e avete storto il naso invece eccolo: “Di chi ti ricordi per sorridere”, Uomini di mare).

Stile

La simbologia

Flop è denso di richiami esoterici ai quali il rapper ci aveva già abituato, e che qui rende ancora più espliciti. Vale la pena evidenziarne qualcuno perché contribuiscono, accanto alle liriche e alle strumentali, a formare l’immaginario dell’album e più in generale dell’artista. Partiamo dalla video animation del brano A Dio, con il nome del disco che sostituisce INRI, firma dell’autore di un bestseller, la Bibbia, che secondo l’artista si è rivelato un FLOP.

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L’artista si identifica con Lucifero. Flop contiene 17 canzoni, è stato annunciato il 17 settembre e questo numero ha un significato simbolico forte nella disciplina esoterica. La campagna stampa dell’album ha come key visual Salmo immortalato a testa in giù, un riferimento diretto al pentacolo, la stella a cinque punte.

Nei testi, i riferimenti alla spiritualità e alla dissacrazione sono presenti quasi in tutti i brani. In termini di contenuti la canzone più esplicita è YHWH. Il titolo è Il tetragramma biblico, cioè la sequenza delle quattro lettere ebraiche che compongono il nome proprio di Dio utilizzato nella Bibbia ebraica Yahweh (Vi farò brillare su nel cielo come Lucy).

Il marketing

L’identità visuale è forte e strutturata, l’artwork della copertina meriterebbe un Adc Awards. Il copywriting del titolo gioca sulla psicologia inversa, dissacrante alla Andy Wharhol (pensate a “La merda di artista”), comunica la giusta sensazione straniante. Le installazioni e le affissioni sono a effetto wow, il merchandising è irriverente, la qualità dei videoclip realizzati in motion graphic è accurata. Si comprende quanto lavoro ci sia dietro e di che qualità sia la strategia di comunicazione: ottima.

Tutti questi aspetti danno un filo conduttore univoco al disco e avvicinano Flop quasi a un concept album, in cui la big idea è una: l’ostentazione del fallimento (fatta così bene da lasciare come sensazione finale l’idea che il progetto sia, al di là del gusto musicale di ciascuno, tutt’altro che un flop). Lo stile merita 8,5.

Conclusioni

L’album conferma il Salmo dei progetti precedenti, con qualcosa in più. Prova che, volendo, riesce a dominare altri registri. Offrendo un assaggio di ciascun genere sembra di poter piacere a tutti (proprio come l’angelo più bello del Paradiso?). Salmo sembra consapevole che questo rende il disco maggiormente maistream, e agli occhi dei più puristi del genere rischia di far perdere coerenza, ma consente di dar vita a un progetto completo (E se penso a quanto ho speso per fare un disco brutto è ok. È ok che ti ho deluso/ti faccio pena/sono un venduto chi se ne frega).

Ai meno aggressivi L’angelo caduto e Kumite e ai più riempitivi Hellvisback 2, Marla e Che ne so fanno da contraltare altrettanti ottimi e potenti brani: Flop è complessivamente un ottimo lavoro.

8.0

Salmo - Flop

"Il ritorno del Salmone sulla traccia" conferma la forza di Salmo dei progetti precedenti, ma nessuno bagnandosi due volte nelle stesse acque sarà lo stesso di prima. Lui dimostra di saper tornare e, nel risalire il fiume controcorrente, anche di saper cambiare: fa pop, indie, supera l'esame di canto. Scrive il ritornello banger e fa ballare, mentre tutto va in fiamme, essendo i riferimenti esoterici più esibiti e urlati che in passato. Salmo sembra consapevole che questo renda il disco maggiormente mainstream, e agli occhi dei più puristi del genere rischia di far perdere coerenza, ma consente di dar vita a un progetto completo. "Flop" è complessivamente un ottimo lavoro.

Testi

7.5

Strumentali

8.0

Stile

8.5

Pro

  • eterogeneità
  • originalità
  • concept forte

Contro

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