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Approfondimento

Mac Miller, Faces: i mille volti della depressione

immagine 2021 10 26 200916 min

Era il 6 agosto del 2018. Mac Miller pubblica Swimming, l’album nel quale l’artista ci racconta il suo percorso di accettazione, la sua voglia di “non affogare”, di mantenersi “a galla e nuotare” in questa affannata esistenza. Un disco nel quale non troviamo le stesse “positive vibe” del precedente The Divine Femmine (2016), progetto dedicato interamente alla ex fidanzata Ariana Grande; dalla rottura con quest’ultima Mac ebbe una notevole ricaduta che lo portò ad un ultimo massiccio uso di sostanze stupefacenti. Esattamente un mese dopo, il rapper verrà ritrovato morto nella sua villa in California. Morte avvenuta per un’accidentale overdose, causata da un uso eccessivo di cocaina e alcolici. Però qualcosa non torna; le conseguenti indagini sulla scomparsa di Mac porteranno infatti all’arresto di Ryan Reavis, Cameron James Pettit (spacciatori di riferimento del rapper) e di Stephen Andrew Walter. Quest’ultimo soltanto ieri, 27 ottobre, si dichiarerà colpevole di aver tagliato gli stupefacenti -successivamente consegnati da Pettit al rapper- con del fentanyl: la sostanza principale alla quale è stata ricondotta la morte di Mac Miller.

Walter attende in carcere la formalizzazione del processo, pur essendo già a conoscenza del fatto che dovrà scontare 20 anni in galera.

Pettit e Reavis si sono precedentemente dichiarati non colpevoli, saranno processati verso il periodo di marzo. Anche loro accusati di spaccio di varie sostanze stupefacenti, con l’aggravante della morte dell’artista.

Sono passati 3 anni dalla drammatica scomparsa di Malcolm James McCormick: vero nome del rapper. Nell’arco di questi tre anni abbiamo avuto modo di conoscere più a fondo l’artista, la persona e la sua anima tormentata.

mac miller
Mac Miller e Ariana Grande

L’ ultimo addio di Mac Miller

Nel gennaio del 2020, a due anni dalla sua morte viene rilasciato il suo primo – e forse ultimo – album postumo: il commovente Circles, anticipato dal singolo Good News. Grazie ad un lavoro magistrale del produttore Jon Brion (già conosciuto nel rapgame per aver collaborato con Kanye West e Frank Ocean), ed una sostanziale mano da parte della famiglia McCornick che ha fornito al produttore racconti e materiali inediti di Malcolm, è stato concretizzato l’ultimo caloroso addio del rapper ai suoi fan.

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Fino a quest’ultimo lavoro le sonorità e i testi risultano essere pacati, sereni, a volte piacevolmente rassegnati dalla consapevolezza della coesistenza di amore e dolore nella vita; anche se la matrice principale del progetto è la tematica dell’accettazione di quello che ci circonda, di noi stessi! Un progetto toccante che si riassume in alcuni versi della sua stessa titletrack:

“And I cannot be changed, I cannot be changed, no

Trust me, I’ve tried

I just end up right at the start of the line

Drawin’ circles”

“E non posso essere cambiato, non posso essere cambiato, no

Credimi, ci ho provato

Finisco proprio all’inizio della linea

Disegnando cerchi”

Mac Miller – Circles (titletrack)

Con il lavoro di Jon Brion portato a termine, si chiude il progetto Swimming In Circles, ovvero la somma degli ultimi progetti di firmati Mac Miller. Solo dopo la morte dell’artista, i due lavori sono risultati strettamente collegati.

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Mac Miller – Circles (cover)

Un magnifico addio ad un’artista empatico come pochi. Se non fosse che per chiudere correttamente la discografia dell’artista, manca un pezzo del puzzle tutt’altro che indifferente.

Mac Miller apre le porte ai suoi demoni: Faces

Recentemente è avvenuta la ripubblicazione su tutte le piattaforme digitali di Faces: l’ultimo mixtape di Mac Miller, nonché uno dei suoi lavori più apprezzati.

Per capire meglio questo progetto facciamo un bel passo indietro di 7 anni. La vita di Malcom, è ancora frastagliata di enormi difficoltà da superare. In questi anni Mac si confronta con i temi dell’abuso di droghe, alcol e farmaci, ma ancor più rilevante è la salute mentale, messa in bilico dai propri demoni.

Un mixtape intimissimo, prodotto da uno dei suoi stessi alterego, ovvero Larry Fisherman. Barre su barre – metricamente impeccabili – smosse da sfumature hiphop, cloud rap, psichedeliche e jazz (notiamo la spiccata presenza delle note di Duke Ellington e John Coltrane). Le atmosfere cupe del disco sono descritte dai beat ripetitivi, da un uso spropositato di synth e dalla forte presenza di organi e cori angelici. Questi elementi li troviamo frequentemente in alcune delle tracce cardine del disco, quali: Happy Birthday, Wedding e Funeral, brani che raccontano i momenti più importanti della vita del rapper (uno fra questi mai avvenuto).

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Faces apre le porte ai suoi demoni e Mac ne racconta l’angoscia per l’intera durata del disco. Questo solidissimo progetto è la discesa di Malcom nel proprio conscio, un’autoanalisi incentrata su estrospezione e introspezione.

Il Mac che troviamo qui non è lo stesso del 2016. Siamo ben lontani dal percorso di accettazione che dovrà intraprendere negli anni successivi.

La prima traccia che apre il progetto è Inside Outside e Mac Miller esordisce con:

“Should’ve died already / (faces)

I should’ve died already, shit / (faces)”

“Avrei dovuto già morire / (facce)

Avrei dovuto già morire, merda / (facce)”

Mac Miller – Inside Outside

Malcolm non sente più nulla. Sensazioni elementari come felicità e amore sono del tutto offuscate nella sua mente, da una soddisfacente felicità sintetica e illusoria: è la dipendenza, che ne alimenta la depressione di cui soffre da tempo.

La dipendenza per le sostanze ha accompagnato il rapper per tutto il processo creativo nella “Redroom”, ovvero lo studio all’interno del quale Mac si isolava per trascorrere intere giornate.  Per lui era un posto sicuro, una tangibile comfort zone all’interno della quale non poteva essere scalfito da un mondo superficiale.

Mac al di fuori di questa stanza rappresentava il classico stereotipo del ragazzo allegro e spensierato, ma mostrava agli altri ciò che volevano vedere. Le facce sono le sole maschere impenetrabili, cambiano aspetto nel tempo, ma mai mutevoli quanto la mente di ognuno. Le maschere ci difendono dall’essere visti a nudo, per quello che siamo; ma all’esterno, la percezione di noi stessi può smarrirsi nel vasto concetto della soggettività. Creiamo maschere quanti contesti frequentiamo.

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Mac Miller nella Red Room

Tutto ciò vi ricorda qualcosa? In quanto italiani portiamo addosso l’eredità dell’autore agrigentino Luigi Pirandello, ad alcuni potrebbe risultare immediato il parallelismo tra Faces e il concetto pirandelliano di “maschera”. In Uno, Nessun e Centomila l’autore siciliano – attraverso la vicenda di Vitangelo Moscarda – spiega come, entrando in contatto con il mondo esterno e la sua soggettività, ad un singolo individuo possano essere affibbiate innumerevoli maschere (o meglio dire personalità). Vitangelo nel corso del romanzo cercherà di liberarsi delle proprie maschere con gesti plateali. Mac Miller, come spiega in New Faces v2 (Ft. Da$H & Earl Sweatshirt), invece lascia cadere la maschera del ragazzo sorridente in questo mondo superficiale, libera i propri demoni, si mette a nudo e combatte la propria “guerra sconosciuta”, anche in modi discutibili (ma pur sempre umani). Faces è la lotta silenziosa all’interno dell’ego frammentato di Malcolm.

“I need somethin’ stronger than a cortisone

That can save me from the war unknown”

“Ho bisogno di qualcosa di più forte di un cortisone

Questo può salvarmi dalla guerra sconosciuta”

Mac Miller – New Faces v2 (Ft. Da$H & Earl Sweatshirt)

Fin da allora Mac Miller era cosciente dei suoi errori e sapeva benissimo che un percorso di riabilitazione avrebbe potuto essere la sua salvezza. I demoni che attorniavano la vita del rapper erano assordanti tentazioni per il suo conscio.

“Check myself into rehab

Yeah, um

I might die before I detox”

“Controllate me stesso in riabilitazione

Sì, um

Potrei morire prima di disintossicarmi”

Mac Miller – Malibu

Nel brano Angel Dust descrive il rapporto con la Fenciclidina (PCP), conosciuta in tutto il mondo con il nome di “polvere d’angelo”.

“My brain’s fried

Always chasin’ the same high

I’m too fucked up to function

Do nothin’ but waste time”

“Il mio cervello è fritto
Inseguendo sempre la stessa roba

Sono troppo incasinato per funzionare

Non faccio niente ma perdo tempo”

Mac Miller – Angel Dust

Questo disco rappresentava per Mac il punto di non ritorno, per la sua vita e per la sua salute mentale. L’isolamento artistico, le varie dipendenze, la depressione e i continui pensieri suicidi hanno permesso di portare a termine il più cupo dei suoi lavori.

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Nel 2017 in un tweet affermava:

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Tweet di Mac Miller (2017)

Dopo la chiusura del capitolo che unisce Swimming e il successivo Circles, con l’aggiunta di Faces, la discografia firmata Mac Miller ha trovato finalmente completezza. Un album che fa da monito all’ascoltatore. Un disco massacrante, che non rappresenta né la maturazione della persona, né il punto d’arrivo dell’artista, ma rappresenta una parte importante del percorso – improvvisamente interrotto – di Malcolm. Faces è il racconto degli anni più bui del rapper.

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Studente universitario in costante ricerca di ciò che lo riesca a stupire. Amante, non schizzinoso, della musica in tutte le sue sfumature.
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