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Intervista

Nayt: “Doom è un’ulteriore discesa nell’animo umano e nelle sue paure. Con l’amore si impara a risalire”

NAYT 1 min

A mezzanotte è stato pubblicato Doom, il nuovo album di Nayt per VNT1 Records. L’uscita del progetto è stata anticipata dalla pubblicazione dei due singoli Mortale e La mia noia – brani che ci hanno dato un assaggio delle atmosfere del disco. Quasi interamente prodotto da 3D, ad eccezione dei brani Cose che non vuoi sentirti dire (prod. Gemitaiz) e Collane (prod. Frenetik & Orang3), Doom è il prosieguo naturale di Mood, ovvero l’ultimo disco pubblicato da Nayt. Questa nuova fatica rappresenta il “secondo step” della discesa nel subconscio del rapper, un percorso che porterà l’artista a sviscerare dubbi, ansie e domande esistenziali.

Ancor prima di partecipare alla round table assieme all’artista, abbiamo avuto modo di ascoltare in anteprima Doom. Il disco di Nayt fin dai primi ascolti risulta essere una solida riflessione esistenziale che sorvola diversi temi, quali: vita e morte, amore e sessualità, felicità e insoddisfazione personale sono solo alcune delle contrapposizioni proposte dal giovane rapper di Isernia.

Abbiamo riflettuto con Nayt decostruendo Doom, pezzo dopo pezzo. Continuate a leggere per scoprire le particolarità del progetto!

Nayt
Nayt – Doom (cover)

La prima domanda rivolta a Nayt riguarda la cover del disco: “Come è nata la copertina e quale lavoro c’è dietro ad essa?

La copertina è ispirata ad un quadro di Francisco Goya, La sepoltura della sardina. Mi sono inspirato a questo artista, in primis, perché mi ritrovo particolarmente nella sua vita incredibile. Una vita tremenda, per certi versi; verso i quarant’anni si ammala gravemente e da questa disgrazia ne esce rimanendone sordo. Da qui parte una seconda fase della sua vita.

Goya iniziò a dipingere in maniera diversa, più cupa e realistica; divenne simbolo di denuncia nei confronti della società. La sepoltura della sardina rappresenta lo svolgimento di una festa ispanica negli giorni del carnevale; la gente si regalava un giorno di follia prima del ritorno alla normalità. All’interno dello stesso quadro ci sono raffigurati la folla (uomini, donne e bambini) e le rappresentazioni della paura: la morte e la guerra, tutti elementi presenti nei testi di Doom.

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La sepoltura della sardina – Goya (1812-1814)

Un altro quadro di Goya mi è servito d’ispirazione: Il sonno della ragione genera i mostri. Questo è un quadro che simboleggia il pericolo che vi è nel lasciar che la nostra mente vaghi tra le paranoie, desideri e fantasie senza razionalità, senza controllo. Ed e ciò che genera la follia nell’uomo. Per me fare musica corrisponde all’andare incontro alla follia.

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Il sonno della ragione genera mostri; Goya (1797)

Successivamente Nayt ci racconta come sono nate le collaborazioni con Gemitaiz, Mattak e il duo Frenetik & Orang3.

La collaborazione con Gem è nata molto spontaneamente. Lui sentì la mia strofa, si gasò molto e dunque decisi di coinvolgerlo. Per quanto riguarda Mattak, come rapper lo seguo e lo supporto da molto tempo sui social, perché merita veramente più di quello che è riuscito ad ottenere fino ad oggi.

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Quando ebbi tra le mani il pezzo, decisi di investire su di lui, affiancarlo a Gem e di spingere chi davvero merita. Sono sicuro che molti lo scopriranno e ne rimarranno sorpresi. Infine Frenetik & Orang3 li conobbi tramite degli amici ad una festa, mi trovai benissimo con loro e non vedevo l’ora di instaurarci una collaborazione!

Nel brano La mia noia, Nayt sembra dividere l’umanità in un due macro gruppi: gli stupidi e gli arroganti. La domanda che segue è: “Nella vita per avere successo bisogna essere più stupidi o più arroganti?

Secondo me noi siamo sia stupidi che arroganti; dipende dal contesto, dal momento, da chi ti circonda. È una cosa normale che capita a tutti di tanto in tanto. Nella vita bisogna essere se stessi, ciò però è il frutto di una lunga ricerca intrinseca che ci impaurisce. Tutti noi abbiamo paura di affrontare i nostri mostri, traumi e paure, ma in fondo è il senso dell’esistenza.

Nayt prosegue spiegando le differenze tra i suoi ultimi due lavori, Doom e Mood.

Doom è lo step successivo al precedente Mood: va più a fondo puntando all’introspezione, Mood ne rappresentava solo il punto di inizio. In questo disco affronto la tematica della condanna della vita. Perché dico “condanna”? Noi non scegliamo né di vivere, né come, o quando, morire e nemmeno di chi innamorarci. Questi sono concetti che mi ripeto spesso.

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Non c’è un vero e proprio “controllo” della nostra vita. La nascita, l’amore e la morte possono essere viste come le nostre maledizioni, ma è anche vero che non esistano le verità assolute: è solo questione di prospettiva. Ogni cosa ha il suo contrario, ed è anche per questo che Doom è il contrario di Mood, una condanna potrebbe essere vista come un dono.

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Nayt

Successivamente la parola passa a noi: “Nel terzo e nel quarto brano del disco – rispettivamente Mortale e La mia noia – affermi che “Il rap non va più di moda (menomale)” e poi “Vedo rapper che non sanno scrivere”. Ci spieghi il perché di queste due frasi ? Il rap è diventato veramente un genere troppo accessibile?

Più o meno entrambe le frasi hanno lo stesso significato: non è più il rap ad andare di moda; ci sono rapper che oggettivamente non sanno scrivere. Sono stanco di ripetere questa parola, ma purtroppo è in atto una “decadenza” dal punto di vista della sensibilità e della cultura. I ragazzi non capiscono più neanche quello che scrivono gli artisti che ascoltano, a prescindere dalla difficoltà interpretativa del testo. Negli ultimi anni ho sentito musica con testi al cui interno le frasi sono prive di senso compiuto o con addirittura errori nella coniugazione verbale.

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Mi dispiace molto vedere i ragazzi cantare questa roba, perché si rivedono nel nulla e questo, in primis, non fa bene a loro. Il rap è diventato un genere accessibile da quando è rientrato a far parte della cultura popolare. Negli ultimi 10 anni abbiamo iniziato a sentire le strofe rappate pure nei pezzi più pop. Ricordiamo che il rap non è un genere, è un’attitudine, è un approccio ai 4/4 in primis; poi, certo, abbiamo anche sottogeneri e sfumature diverse. Quindi non saprei risponderti, forse lo sta diventando? Forse no?

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Nayt

Segue un chiarimento da parte di Nayt sulla quinta traccia del disco: (partenza). La domanda proposta è: “Verso la fine ascoltiamo un monologo incentrato sulla vita, morte e sessualità fino a trovare il culmine nei concetti di felicità e infelicità. Ma di chi è la voce?

Il monologo nasce in maniera istintiva, è il frammento di una conversazione che ho avuto con una persona che per me è un mentore: il mio ex maestro di teatro. Abbiamo avuto questo discussione sulla vita che, per pura coincidenza, risulta essere coerente con il vero senso del disco.

In conclusione, Nayt ci spiega ciò che cambiato maggiormente nel passaggio da Mood a Doom: lui stesso.

Ho affrontato un percorso di crescita personale, che mi ha portato a guardarmi allo specchio, guardare ciò che ero diventato. Una volta che sono riuscito a fare quei soldi che così tanto desideravo, la mia mente è riuscita ha dedicarsi a ciò che voleva, a ciò che per me era veramente importante; solo perché la mancanza di questi soldi non era più un problema. Chiaramente il denaro nella società in cui viviamo ha una importanza fondamentale, ma non merita di arrivare al punto di diventare la nostra ossessione.

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Studente universitario in costante ricerca di ciò che lo riesca a stupire. Amante, non schizzinoso, della musica in tutte le sue sfumature.
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