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Intervista

Sicario su Commissione, Santo Trafficante rappa fuori dal coro

Sicario Su Commissione Santo Trafficante

Santo Trafficante è cresciuto nell’underground e lì è rimasta la sua anima. Ha iniziato a produrre nei lontani anni ’90 per necessità, perché era ancora difficile trovare strumentali su cui rappare, e non ha più smesso. Così, curiosi di sapere di più del suo nuovo album Sicario su commissione, abbiamo voluto fare quattro chiacchiere con Santo Trafficante.

Ci ha svelato di brani con Metal Carter e Noyz Narcos, sparite in qualche hard disk a San Paolo; di cosa pensa della paura, un sentimento che non appartiene all’arte e alla musica, perché un artista esprime quello che non si ha il coraggio di dire; di come sia cambiata la scena romana e cosa voglia dire oggi fare musica fuori dal coro. Ascoltate Sicario su commissione e scoprite cosa ci ha raccontato Santo Trafficante.

Santo Trafficante è per antonomasia divulgatore di una musica “libera” ma intitoli l’album sicario “su commissione”, è una provocazione? Da dove nasce questo titolo? 

Il titolo è una provocazione, ma anche uno stato mentale in cui a volte mi sento realmente. La musica è sempre e comunque intrattenimento. Perciò il titolo dell’album va preso per quello che è. La vita reale è un’altra cosa, e questo non vale solo per me, ma anche per tutti i rapper del mondo. Parlare troppo di “real” e “realness” non ha senso. Se il rap fosse esattamente come la realtà, sarebbe noioso e triste. Ma visto che si tratta di espressione artistica trascende la realtà e ce la fa vivere meglio.

Recentemente hai spiegato cosa significa “essere un artista” secondo il tuo modo di vedere: cosa vuol dire, dunque, non essere allineati al sistema oggi?

Non essere allineato oggi per me significa in primis, non seguire ciecamente trend e non avere il denaro come Dio. Inoltre “non allineato al sistema“, per me come musicista, significa non sottostare a quello che dice il governo, a quello che pensa l’opinione pubblica o quello che mi impone uno sponsor o donatore.

Credo che questo approccio alla musica, combinato ad un conoscenza completa dei mezzi tecnici, giovi pure alla qualità, che sarà più pura e più vera.

Santo trafficante
Santo Trafficante

La mia mentalità da ribelle è sempre rimasta quella di “La fossa del Leone” – una mia traccia del 2006. Non riesco ad accettare il mondo freddo, crudele e calcolatore così com’è. Come artista ho il dovere di contrapporre la mia arte all’attuale andamento del mondo.

Ho tanto rispetto per i miei colleghi che fanno musica e che conosco da tanti anni, ma non posso essere d’accordo sul loro modo di adeguarsi a tutto quello che viene imposto dall’alto. La musica rap nasce dal basso e deve tornare al basso.

Da quale esigenza personale nasce il disco?

Il disco è pervaso da una rabbia profonda, come tanti miei lavori degli ultimi anni. É una rabbia che sento per le ingiustizie e le pazzie del mondo e che magari pure io stesso ho subito. Sono come traumatizzato nel senso più positivo però: mi contrappongo al cinismo che pervade la nostra società, è un sintomo della vecchiaia di quest’ultima.

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Il brano che apre il disco, “Grazie Gesù” vede la combo Santo Trafficante-Metal Carter: è un ringraziamento reale o un modo dissacrante per evidenziare delle contraddizioni sociali?

Da un punto di vista strettamente musicale, si tratta di un’idea originale e “catchy”, come direbbero gli americani. Nel senso, che è un brano semplice da comprendere, con un beat moderno e con la ripetizione ossessiva di un concetto.

Da un punto di vista più personale, questa traccia nasce dal fatto che io sono cristiano e credente. Ma non nascondo che è pure un ringraziamento. Mi sveglio sano, con il sole che splende e la mia famiglia accanto. Per questo non mi manca nulla e ringrazio Dio per tutto quello che ho.

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Santo Trafficante

Endless è una traccia molto forte, con il featuring di Egreen. Affronti il tema del femminicidio e troviamo è anche l’unico contributo femminile al disco. Cosa significa per te questa canzone?

Il testo del brano è molto tecnico e quasi in contrasto con il beat monotono e ripetitivo, che però amo molto.

La ragazza sul ritornello, di nome Claudia, ha dato al tutto le sembianze di una canzone più classica e con la sua voce morbida ha arrotondato gli spigoli. Stato Metal Carter, che sul disco ha influito molto, a consigliarmi di inserire un ritornello, pure per spezzare le parti rappate molto lunghe mie e di E-Green.

Sì, è vero nella canzone affronto vari temi di rilievo, tra cui il femminicidio (“una puttana che reppa: femminicidio”), l’eutanasia (“ST Boss etico, uccido sti rapper in modo veloce e indolore come un medico”) e la guerra di droga in Messico (“pezzi su pezzi c’ho Mexico”).

Riguardo al femminicidio, ovviamente lo condanna senza se e senza, ma non concordo con il modo in cui viene trattato il tema del femminicidio dai media. Ho l’impressione che ci sia lo scopo di creare un divario e un rapporto conflittuale tra uomo e donna. La narrativa mainstream vuole trasmettere il messaggio che ogni uomo è un potenziale assassino e un violento, qualcosa di assolutamente lontano dalla realtà.

Quello che vorrei far capire, è che questi gravissimi fatti di sangue, sono molto rari se parliamo di tutto il paese e comunque una piccola parte degli omicidi commessi ogni anno. Non giustifico nulla, ma vorrei che si desse la giusta rilevanza a questi gravi fatti. Come artista, ho il dovere di riflettere e parlare di tutto senza peli sulla lingua e anche se qualcuno potrà offendersi.

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Santo Trafficante

Il brano che più si discosta dagli altri è quella con Akran: il ritornello dà spazio ad arie che sono maggiormente “radiofoniche”. Ti va di dirci com’è nata?

La traccia Sono nasce da un’idea, che porto con me da qualche anno e la scrittura stessa della canzone, non è stata così immediata e di getto. Ho cercato di far comprendere che tutti noi e tutto quello che facciamo e siamo, è interconnesso e parte degli altri e del nostro pianeta. Non siamo singoli, ma un insieme di esseri umani all’interno della natura.

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Si tratta pure di una canzone che vuole trasmettere empatia per il prossimo e per le cose naturali che abbiamo attorno e mettere in mostra il ciclo e la caducità della vita: “Sono il ricordo d’infanzia, sono l’onda che sul mare danza…” All’interno del disco, questa canzone rappresenta una sorta di equilibrio con gli altri brani: un contrappeso positivo rispetto all’apparente pessimismo ed egoismo che viene espresso nelle altre parti dell’album.

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Santo Trafficante

Com’è nato il rapporto artistico tra Santo Trafficante e Metal Carter? In passato sei stato tu a produrre basi per alcuni suoi pezzi, come ”Violenza domestica” e “Pagliaccio di ghiaccio”.

Quello con Metal Carter, più che un rapporto artistico, lo considero un’amicizia di lunga data. Ci siamo conosciuti nel 2004 in Via dei Serpenti, ad una serata del Progetto Gorilla e dei TruceBoys.

Poco dopo mi ha chiesto sia qualche beat per il suo album – La verità su Metal Carter – che il featuring sulla traccia Violenza domestica. Ha sempre mostrato molta stima e rispetto nei miei confronti come artista e come persona, qualcosa che ho sempre ricambiato con sincerità.

Metal Carter è una delle persone più corrette che io abbia mai conosciuto: non un doppiogiochista come tanti personaggi nel rap game, ma una persona limpida, e questo lo si sente pure nella sua musica.

Santo Trafficante continua a fare beat esattamente come quando ha cominciato negli ’90?

Il beatmaking è diventato negli anni una disciplina che curo allo stesso livello della parola rimata. Chiaramente ho un approccio mio personale, in linea con quello che mi piace ascoltare e su cui mi piace soprattutto rappare – e alla larga seguo le orme dei grandi producer degli anni passati come Alchemist, Havoc, Dj Premier e Rza, per nominare quelli più noti.

Il sampling è stato sempre cruciale per me e rappresenta ancora un modo per creare suoni e sonorità originali e musicalmente uniche. Utilizzare un campione di 1 secondo, messo nel modo giusto, come nella traccia “Ultraviolence” per me non ha prezzo. Mi piace sia da un punto di vista musicale, visto che un beat semplice lascia più spazio alla parola, ma anche da un punto di vista di soluzione minimalista ma efficace.

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Io sono sempre alla ricerca della magia, nel campione, nella parola, nel loop e nella canzone.A pensare che ho iniziato a fare basi nel lontano ’95/’96 per pura necessità. Gli unici luoghi in cui trovare qualcosa erano i negozi di dischi di una volta. I pochi beatmaker che c’erano allora, spesso facevano musica non di mio gusto.

Perciò da lì, mi sono organizzato con i mezzi che avevo a disposizione ed ho iniziato a produrre beat. Questo lo definirei il vero spirito Hip-Hop, un percorso che hanno condiviso tanti pionieri della scena.

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Santo Trafficante

Come si è evoluta la scena romana negli ultimi vent’anni?

Il mondo del rap romano è cambiato totalmente. Quando ho iniziato a fare musica quello che legava la gente della scena era solo una passione per questa musica da outsider.

Non c’erano soldi e i mixtape venivano spesso copiati direttamente da casa e le copertine stampate in copisteria sotto casa. I concerti quasi sempre si svolgevano all’interno dei Centri Sociali, per risparmiare soldi e perché la scena rap era comunque talmente emarginata dal discorso mainstream, che i b-boy venivano accettati solo in questi luoghi tendenzialmente politici.

Cosa c’è nell’arte di Santo Trafficante lagata alla tua duplice origine italo-tedesca?

La Germania è parte di me, come l’Italia. Vivo orgogliosamente entrambe le culture e ne ho studiato le differenze e le contraddizioni. Questo mi permette di confrontare ogni situazione o idea da due punti di vista.

Questa dualità linguistica, ma anche culturale fa convivere in me e nella mia musica i contrasti più forti: vita e morte, tutto e il nulla, successo e il fallimento, amore e odio. Questo contrasto si può sentire nel disco. Tracce violente e furiose come “38 da Roma” si alternano a brani più poetici e positivi come “Sono”.

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Santo Trafficante

Santo Trafficante ha sempre voluto testare nuovi sound e nuovi groove. Lo hai fatto anche in questo album? Che taglio dai adesso alla tua musica?

La sperimentazione per me come artista è fondamentale, non riuscirei fare la mia musica senza questo lato più “avventuroso”. Chiaramente la musica rap, per sua natura, ha delle forme e dei contenuti, abbastanza uniformati, soprattutto quando parliamo del rap classico.

Ma nonostante ciò credo che sia sempre importante, trovare nuove idee e soluzioni, come per esempio “Grazie Gesù” o il brano storytelling “Come uccidere il tuo miglior nemico”. Anche il sax di Maurizio Leoni che chiude la canzone “Sono” per me è stata una piacevole novità.Sono da sempre spinto a distinguermi nella mia musica. Basti pensare al mio album con Tony Sky “Progetto Gorilla”. Mi piace vedermi come precursore, come MC che non teme alcun argomento o tema da affrontare.

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