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Approfondimento

Abbiamo ascoltato in anteprima il nuovo album di Coez e ci ha fatto “Volare”

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Volare è già il tuo disco preferito”, gridano alcuni colorati tram pubblici di Roma, Milano e Napoli, nell’annunciare Volare, il nuovo album di Coez, che sarà disponibile dal 3 dicembre su tutte le piattaforme digitali per Carosello Records. E noi, che abbiamo avuto l’opportunità di ascoltare il disco in anteprima insieme al cantautore e rapper, potremmo non voler contestare questa affermazione…

Volare tra rap e pop: a tu per tu con Coez

In un freddo pomeriggio di fine novembre, siamo stati in Via Maiocchi, a Milano, per ripercorrere con Coez i voli pindarici che lo hanno portato a lanciare nel cielo della discografia italiana il suo ultimo progetto. Gli unici a varcare puntali le porte del Sound Machine Studio siamo stati proprio noi, subito accolti dall’artista in persona che si è detto entusiasta di iniziare a far sì che quella musica solo sua per tanto tempo, diventasse anche degli altri. Eccolo, allora, andare dritto al punto: chiude la porta solo per noi e ci chiede quale traccia vogliamo ascoltare per prima.

Tra i titoli che compaiono sul retro del disco, Bomba a mano attira la nostra attenzione. “Questa però non è rap”, ci dice sorridendo e alludendo al nome della nostra pagina mentre mette play. A pervadere l’ambiente, infatti, è un pezzo che si inserisce nell’orizzonte musicale che Coez è stato uno dei primi rapper a esplorare a pieno a partire da Faccio un casino: l’indie. Più che legare il nuovo progetto ai precedenti, però, il brano non fa altro che sottolineare il contrasto tra quanto pubblicato negli ultimi mesi: il singolo Wu-tang e Volare freestyle, da un lato, e Flow easy e Come nelle canzoni dall’altro. Insomma, uno spirito crudo che respira nel rap accanto ad un’anima romantica incarnata dal cantautorato. “Contiene hit underground e canzoni per il grande pubblico” leggiamo, d’altronde, sull’adesivo appiccicato sulla plastica del disco.

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Se lungo le tracce il rap si unisce al pop, mischiandosi con richiami da tanti altri generi, è sia per una questione di coerenza col mio percorso artistico, sia per creare qualcosa nuovo.

Questo “nuovo” ci è subito chiaro nel pezzo che, più tardi, mette in play e definisce il suo preferito: Occhi Rossi. Dopo averci lasciati cullare dalla sua melodia, ci svela che questo brano è nato dalla ricerca di una nuova formula in studio, successiva all’essersi un po’ stancato di quella indie. “Questo però non vuol dire che non scriverò più canzoni d’amore” ci rassicura, sorridendo. Il cercare nuove strade, a rifletterci bene, fa parte della sua carriera che da Faccio un casino si è indubbiamente aperta a un nuovo mondo e, al tempo stesso, ne ha creato uno anche per gli altri.

Arrivare prima a fare qualcosa di nuovo è rischioso, ma per me è naturale provarci.

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Non si vola solo da soli: tutti i feat di Volare

La traccia successiva scorre senza che Coez prema pausa ed è solo ascoltando che capiamo perché. Le pareti dello studio rimbombano delle voci di Coez, Salmo e Massimo Pericolo che, giocando con le barre su una produzione dal sapore retrò impreziosita da fiati, non fanno smettere di muovere la testa su e giù né a noi né all’artista. Mentre altri giornalisti continuano ad unirsi all’ascolto, Coez ci racconta che Crack è una delle collaborazioni nate dal vivo, durante il periodo in cui c’era il coprifuoco, a differenza, per esempio, di quella con Guè Pequeno e Gemitaiz nel cross-over tra rap e pop Sesso e Droga.

Tutti i pezzi sono nati prima dalla mia penna su una strofa o un ritornello. Il sound, invece, mi ha suggerito chi vederci sopra” ci spiega l’artista sulla scelta dei feat. Su uno in particolare, poi, ci regala qualche chicca dopo aver visto i nostri occhi sorridere sopra le mascherine durante l’ascolto. Una nota vocale di una voce inconfondibile apre uno degli episodi meglio riusciti dell’album: si tratta di Neffa, il cui soul si mischia al rappato-cantato di Coez in Cerchi con il fumo.

Il fatto che Neffa è in questa traccia chiude una sorta di cerchio aperto mentre lavoravo all’idea del format Nella casa nel 2020. Noyz Narcos mi fece riascoltare un pezzo tratto da Chico Pisco, Stare al mondo, la cui produzione mi ha ispirato così tanto da confluire in questo pezzo su cui non potevo che coinvolgere Neffa con cui, nel frattempo, avevo collaborato in Aggio perzo ‘o suonno.

Noyz Narcos, per giunta, oltre ad aver portato consiglio, è anche nell’ottava traccia, Ol’ Dirty, in cui Coez torna al rap con cui si è fatto conoscere al pubblico all’inizio della sua carriera, dando prova di quanto le radici sonore si intreccino alle novità di questo progetto. Cosa resta da questo volo tra passato, presente e futuro lo capiamo in Casse rotte feat. Brokenspeakers, collettivo romano nato nel 2006 di cui ha fatto parte anche Coez: non dimenticare chi si è stati senza perdere la voglia di fare nuova musica.

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Volare è essere liberi

Volare da un brano all’altro senza seguire la tracklist, ma con Coez come assistente di volo ci ha ridato il senso del disco stesso: un librarsi tra stili diversi tenuti insieme dalla produzione artistica di Sine e da un artista che dopo 12 anni di carriera si mostra ancora da angolature differenti, pur rimanendo sempre fedele a se stesso. Il modo di esprimersi e di stare sulla traccia di Coez lo rendono riconoscibile e, al tempo stesso, rendono facile riconoscersi e ritrovarsi nelle sue parole. Mentre ci racconta della sua vita, parla anche della nostra, ripercorrendo ciò che è stato ed è personalmente e musicalmente. Ma, soprattutto, assaporando come vuole essere: libero.

Non a caso, in Volare Freestyle, sostiene che volare “è non seguire lo spartito, scolare qualche litro, let it go, let it be come i Beatles”. Concludendo con l’ormai rituale frase “Volare è già il tuo disco preferito”. Parola sua, ma, ora possiamo dire, anche nostra. E non vi resta che aspettare il 3 dicembre per darci torto o ragione.

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