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Intervista

Razer.Rah: «La Sardegna ha tanto da dare alla musica italiana». L’intervista

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Lo scorso 8 ottobre 2021 è stato pubblicato il nuovo disco dell’artista sardo Razer.Rah, Fortuna che siamo vivi. La penna di Razer.Rah racconta di una storia personale, intima, e in questo nuovo disco lo fa come mai prima d’ora: origini, esperienze e prospettive, in un volo che decolla ad Alghero, atterra a Londra e poi fa ritorno in Sardegna. Insomma, Razer.Rah fa un vero e proprio percorso di riscoperta di sé, tra passato e presente ma con occhio al futuro – per scoprire altre promesse del rap, clicca qui.

Ad avere un gran valore nella sua musica sono le amicizie, il sentirsi parte di un gruppo coeso e tanto altro. L’obbiettivo? Farcela nel rap game! Il senso di rivalsa e di riuscire a farcela è anche fortemente presente in Status – il nuovo singolo di Razer.Rah – che completa il capitolo di questo importante progetto. Abbiamo deciso di intervistare Razer.Rah e di porgli alcune domande in merito a questo nuovo album Fortuna che siamo vivi. Prima di proseguire, però, riascoltiamolo insieme!

A inizio ottobre hai pubblicato il tuo primo album: Fortuna che siamo vivi. Al progetto hai recentemente aggiunto anche un ultimo singolo, Status. Facciamo un passo indietro, com’è nata la tua passione per la musica? Hai capito fin da subito che il rap sarebbe stata la tua strada?

Come la maggior parte dei ragazzi, ho giocato a pallone fin da piccolo, poi con il passare del tempo mi sono reso conto che la musica iniziava ad occupare una parte sempre più grande nella mia vita. Mi faceva impazzire come certi brani smuovessero qualcosa dentro di me a livello di feeling, questa cosa mi ha stregato e stimolato nel provare a trasmettere le stesse sensazioni a qualcun altro semplicemente raccontando la mia storia. Probabilmente mi sono reso conto in quel momento che questa era la strada giusta per me.

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In tutto il tuo disco, hanno una grande importanza alcuni concetti fondamentali come le amicizie e il sentirsi parte di un collettivo. Quanto è importante il supporto di un gruppo nella progressione di una carriera musicale? E nel tuo caso specifico?

Il supporto del collettivo a parer mio è fondamentale, è uno scambio costante di energia e stimoli. Nel caso mio, è stata la chiave di svolta perché condividere con più persone esperienze positive e negative ha permesso a tutti di crescere più rapidamente. Tanto di cappello, comunque, a chi non ha un collettivo ed è riuscito o riuscirà da solo a ritagliarsi il proprio spazio nel rap game, non è una cosa da tutti.

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Razer.Rah

Per quanto riguarda il rapporto con la tua terra: è stato difficile crescere artisticamente nel tuo paese? O, anzi, hai trovato fin da subito grandi stimoli?

Io nasco ad Alghero, una cittadina di 45mila abitanti, relativamente piccola, dove tutti ci conosciamo bene o male. Non è facile crescere in un contesto del genere perché non hai possibilità di confrontarti con troppe personalità differenti. La Sardegna è un po’ un caso a parte in Italia se la vedi dal punto di vista delle connessioni: siamo tagliati fuori dalla penisola e circondati dal mare, ma è proprio questo che ha stimolato me ed i ragazzi a rimboccarci le maniche e provare a cambiare la situazione. Sono estremamente convinto che la nostra terra abbia tanto da dare alla realtà musicale italiana.

Nel disco di Razer.Rah si capisce il profondo nello spaziare molto, nel voler conoscere il mondo. I ragazzi di oggi guardano ancora molto fuori dai confini nazionali in termini di ispirazione? O pensi si stia creando una wave legata proprio alla nostra tradizione musicale?

Penso che in primis in Italia manchi una cultura di fondo che accolga stimoli diversi, come ad esempio la cultura black in America, che non permette a ragazzi appassionati a quei temi di avere un riferimento locale così solido da cui partire. C’è anche da dire, però, che nel corso del tempo l’Italia si è ritagliata uno spazio sempre più grande a livello europeo e sono davvero felice di questo! Per me ha senso avere gli occhi aperti sulle tendenze, cercando di essere influenzati dalle cose che mi piacciono, senza finire però a copiare spudoratamente il percorso artistico di un altro. In quel caso non stai facendo arte, stai solamente copiando ed incollando.

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Razer.Rah

Ti va di parlarci un po’ della tua permanenza in UK per la realizzazione? Come è il clima lì in termini di tendenze musicali?

Ho vissuto in UK per 3 anni e mezzo con Low-Red, Cage.488 e ilovethisbeat. Sono sempre stato del parere che per arrivare a qualcosa di grande bisogna essere disposti a sacrificare anche le cose più care che abbiamo, come ad esempio la vicinanza agli affetti. Questa esperienza ci ha permesso di crescere tantissimo sia dal punto di vista artistico che umano. In Inghilterra la Drill la respiri quotidianamente, tutti sono in fissa, è sempre stata il genere principale, ma non c’è solo quello.

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Essendo un paese cosmopolita, ci sono influenze musicali da tutto il mondo: il gruppo che più mi ha catturato, ad esempio, sono gli NSG che hanno un background musicale africano, la loro roba è fatta per rompere i club.

Ci sono artisti del passato che hanno ispirato Razer.Rah o che magari hanno segnato il tuo processo di crescita artistica? Ci sono altri generi oltre al rap che ascolti e che magari in un futuro vorresti provare ad approfondire?

La scena americana mi incuriosiva parecchio, anche perché erano i primi anni di YouTube, perciò ero veramente curioso di capire come si muovevano le cose dall’altra parte del mondo. Mi accorsi che volevo fare l’artista solo dopo aver visto su YouTube il video di Black and Yellow di Wiz Khalifa: rimasi impressionato, la roba era freschissima per il periodo e lui era davvero stiloso e confident davanti alla camera.

Pensai appunto: “Da grande voglio essere come lui’’. Altri artisti che hanno segnato il mio percorso sono 50 Cent, Rick Ross, Drake e Future. In realtà ascolto un po’ di tutto, non mi metto limiti, mi piace scoprire sempre sonorità nuove, però ora come ora riconosco di non essere incline a spostarmi dalla Culture.

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Ora stiamo tornando un po’ tutti alla normalità: visto che il tuo disco ha un focus ben preciso, hai pensato a come strutturare i live? Hai magari pensato a qualcosa di particolare?

Per quanto riguarda la questione live stiamo già suonando un po’ in giro con gli altri ragazzi della Nuova Sardegna, da noi c’è attenzione attorno al movimento e questo ci stimola parecchio. Per il momento, ci limitiamo a chiamarci a vicenda con noi sul palco durante i live show, ma non appena ci sarà possibilità mi piacerebbe fare un upgrade anche con gli show dal vivo, portando qualcosa di unico.

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È stata difficile arrivare fin qui, ma Razer.Rah ha raggiunto il risultato tanto atteso. E ora qual sarà il prossimo obbiettivo da raggiungere di Razer.Rah?

Il mio obiettivo ora è ampliare il mio pubblico grazie alla mia musica, portando un suono ed una attitudine differente e cercando di collocarmi poi saldamente nella scena italiana. 

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La musica mi accompagna sin dall'infanzia. Ho studiato la musica classica e lavorato sull'elettronica. Ogni suono è un colore sulla tela della quotidinità: "una vita senza musica non è vita."
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