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Intervista

Entics: “I big sono quelli che stravolgono le regole”. L’intervista

Entics

Che vi piaccia o meno la sua musica, Entics è stato uno di quegli artisti che ha contribuito alla diffusione della cultura hip hop sdoganandola nell’immaginario collettivo. Alcuni di voi lo ricorderanno per alcune hit contenute nell’album Soundboy, altri per il dissing con Babaman e Mondo Marcio. Entics però non è solo questo e, anzi, dimostra di essere molto di più. Come più volte ha dimostrato, il suo sound è estremamente ricco di influenze che prendono le mosse dal rub-a-dub e dal raggamuffin. Il suo ultimo progetto artistico ormai risale al 2017, ma nel 2021 Cristiano Zuncheddu ha deciso di tornare con un progetto che profuma di autenticità.

Il suo nuovo album Authentics ci ha colpito moltissimo per tutta una serie di caratteristiche: ad esempio affidare la produzione delle basi ad un unico gruppo di musicisti – il collettivo Bizzari – che manifesta la voglia di orientare il sound in una direzione precisa; ancora, il non voler necessariamente raggiungere la hit commerciale e il non appesantire l’album di featuring rischiosi e riempitivi. Authentics ci è piaciuto davvero un sacco perché originale, soprattutto se consideriamo il mercato musicale odierno. Abbiamo deciso di intervistare Entics e di rivolgergli alcune domande in merito a questo Authentics, al passato e a ciò che il futuro gli prospetta in senso musicale. Prima di continuare nell’intervista metti in play Authentics!

Com’è stato tornare in studio dopo anni – il tuo ultimo album ufficiale è Purple Haze del 2017? C’è stato un momento particolare che ti ha fatto tornare la voglia di riprendere in mano il microfono?

Ciao raga, grazie. Esattamente. Diversi anni sono scivolati via prima che mi concentrassi nuovamente su un album. Ho aspettato di avere qualcosa da dire e da trasmettere e quando ho avuto la possibilità di fermarmi durante la pandemia, il disco si è scritto praticamente da solo.

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Presumo che ognuno di noi abbia vissuto individualmente la propria “rottura”, nel mio caso ho cercato di farla convergere in qualcosa di creativo e genuino, esaltando la semplicità che ci è stata sottratta, ma ancora prima sfuggita di mano. In studio durante questi anni, seppur meno frequentemente, ci sono sempre andato, nonostante non abbia editato quasi nulla se non qualche collabo, ma col microfono c’è  sempre stato un certo feeling.

Entics 02
Entics

In un’intervista Entics conclude dicendo “Scavate un pochettino nella vostra curiosità; mi raccomando siate curiosi, sempre”. Vorrei girare a te la domanda…cosa ne pensi dell’attuale scena urban?

Colpito e affondato. Ammetto di non essere stato molto curioso ultimamente su quello che riguarda la nuova scena, già da qualche anno mi sono annoiato pesantemente ad ascoltare cose che non mi interessano. Ci ho provato ma non mi arriva nulla.

Di sicuro ci sarà qualcuno che spicca o che semplicemente di tanto in tanto azzecca un pezzo e lo fa funzionare sotto diversi aspetti, chiaro. Ma nel mio studio di Tattoo lavoriamo ogni giorno ascoltando musica, e chi lavora con me lo sa: la trap è vietata (Ride, NdR).

Entics ha portato in Italia un modo di fare rap molto più pop. Nel 2012 significava rompere un po’ dal comune modo di fare, ora invece è quasi la prassi. Questo sempre legame tra rap e pop pensi fosse un passaggio necessario dal punto di vista musicale?

Qui mi ricollego alla curiosità: una volta semplicemente ci eravamo dati dei canoni tutti nostri, delle etichette di generi, “la musica parlata” si diceva. Quando bastava mettere il naso fuori dai confini per notare che in realtà chiunque stava già contaminando tutto.

Entics
Entics

Io non mi sono inventato nulla, vengo dalle dancehall e la contaminazione tra il raggamufffin e l’hip hop esiste da sempre,  se poi vogliamo definire “POP” semplicemente intonare delle melodie ok. Forse una volta semplicemente non interessava a nessuno mischiarsi col mondo urban, ai cantanti pop non faceva gola collaborare coi rapper o la gente dei centri sociali, no money no honey.

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Nel 2012, Entics e pochi altri erano i rapper sotto etichetta. Com’è cambiata l’industria musicale? L’interesse delle major ha influito molto sulla musica che è uscita negli ultimi anni?

Le etichette oggi non servono a nulla, sono praticamente i parassiti degli artisti, la testa bacata che ti chiede sempre di andare nella direzione dello scontato e mediocre con il paraocchi. Hanno regole tutte loro, un sistema tutto loro di generare profitti, non lo so. Io non ho avuto una bella esperienza, mi hanno preso dai centri sociali che cantavo “legalize it”, perché spaccavo.

Poi mi hanno detto che per spaccare dovevo fare così, dovevo fare cosà. Sapete che c’è? Stavo bene come stavo, peccato non averlo maturato prima. Le major fa bene chi le usa, gli artisti big a cui chiedono di fare la ruota. Questo si meritano. Chissà come mai i big sono sempre quelli che le regole le stravolgono invece di lasciarli fare i saccentoni. Il resto è tutto finto, un prodotto stucchevole.

Entics
Entics

Nel disco hai diverse collaborazioni ma un “unico” producer – la formazione Bizzari. Come mai questa scelta?

Ci siamo conosciuti e trovati bene fin da subito a livello creativo, ma soprattutto umano. Hanno il suono che ho sempre cercato, non potrei essere più soddisfatto di quanto abbiamo sfornato. Facciamo una bella squadra.

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Proporre il raggamuffin e il rub-a-dub in Italia non è assolutamente semplice. Tra tutte le canzoni, quale pensi possa essere quella più apprezzata dal pubblico?

Probabilmente Disco D’oro? Non so, non ci bado sinceramente. Come ti dicevo ho sentito l’esigenza di farmi coinvolgere a 360 gradi dal mood, senza visualizzare un pubblico. Nel momento in cui vuoi soddisfare chi hai davanti ti stai già suicidando a livello creativo.

Entics Authentics copertina
Entics – Authentics (cover)

Ho visto che a breve inizierai con i live. Il 10 dicembre 2021 sarai al Barrios. Hai qualcosa in mente per lo spettacolo? O darai più spazio possibile alla musica, senza troppi fronzoli?

Sono contento di tornare a suonare nei piccoli locali, dando ovviamente più importanza alla musica che al jet set. Porterò con me sul palco gli amici di sempre, sperando in primis di divertirmi. La formula è quella.

Durante questi anni so che ti sei dedicato anche a molto altro, tra cui i tatuaggi. Se potessi rappresentare l’intero disco con un’immagine da tatuare, come te lo immagini graficamente?

Un classico: una bella rosa rossa tradizionale.

Conosci meglio

La musica mi accompagna sin dall'infanzia. Ho studiato la musica classica e lavorato sull'elettronica. Ogni suono è un colore sulla tela della quotidinità: "una vita senza musica non è vita."
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