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Approfondimento

Özdogan Selim, “I sogni degli altri”: un attuale giallo hip hop

ozdogan selim

Ho appena finito di ascoltare l’album Noi, loro e gli altri, di Marracash. L’avete ascoltato anche voi? È stata la mia colonna sonora mentre leggevo il romanzo giallo I sogni degli altri. Un’indagine a passo di rap sulla darknet di Özdogan Selim, pubblicato dalla casa editrice Emons, all’interno della collana gialli tedeschi, tradotto da Persetti Monica. 

L’autore Özdogan è un scrittore nato e cresciuto a Colonia, la cui famiglia è di origine turca. Questa doppia appartenenza è il cuore de I sogni degli altri. Le vicende raccontate si sviluppano tra la Germania e la Turchia. Il regista del celebre film La sposa Turca (2004),  Fatih Akin l’ha definito fresco e poetico.

i sogni degli altri ozdogan selim
thiller hip hop

Confessioni dal passato

Personalmente ho trovato I Sogni degli altri duro, attuale, a tratti spietato. Il racconto intreccia un tumultuoso, torbido e infuocato passato, con un altrettanto bruciante e complicato presente: tra strada fredda, triste e cattiva e piattaforme web dedicate al crime, popolate  da spacciatori 2.0 spietati. In tutto questo, il protagonista Nizar Benali, cyber detective, vede alterata la sua routine quotidiana e lavorativa. La sua ex, Ayleen, gli confessa di essere padre di adolescente chiamato Lesane. Questo lo sconvolge profondamente: non aveva mai sospettato di aver concepito un figlio in gioventù… Il racconto è sospeso tra un passato perso, che si ripresenta spesso e un presente in divenire. Questo ondeggiare inquieto permette a chi legge d’immergersi nelle atmosfere del presente e di spiare gli anni passati, nei posti e tra scelte delle persone. Il tutto è arricchito e scandito da brani rap storici e importanti. Capaci rendere ancora più vivida, meno distante, certo più ruvida, ma interessante la lettura. Una di queste canzoni: Moment of Truth dei Gang Starr, del 1998. A proposito c’è anche la playlist ufficiale, su Spotify:

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Per questo, I Sogni degli altri è un thriller intrigante. Si dipana tra disillusioni, amarezza e rimorsi causati dagli urti della vita che i vari personaggi subiscono; e tratteggia vite torbide, non banali, intense e difficili. Se si dovesse trasformare questo giallo in un film la prima scena inizierebbe in una notte cupa. Gli elementi che non dovrebbero mancare sono:

«Hip hop, erba, pasticche, vodka, rimorso, nostalgia, confessione, finta malinconia, eccitazione» (p. 17). 

Memorie e frammenti del ghetto

Figlio di turchi immigrati, delle loro malinconie, delle sue ambizioni e di situazioni improbabili, Nizar Benali cresce in una società complessa come la nostra – tra loro, noi e gli altri, appunto. Fare questo non è mai semplice. Lo è ancora di più se si è il frutto di due mondi molto diversi, come la Turchia e la Germania. Se si vive ai margini di entrambi e si è l’espressione di entrambi, fusi e respingenti in vario modo, con aspettative alte, o domande fuori luogo. Si viene a creare una condizione per cui i confini sono superati e la realtà è mescolata: eppure margini insuperabili si ripresentano. Diventano macigni duri e appuntiti. L’emarginazione limita, ferisce, segna… Insegna, in modo raro e preciso, come solo la Malaeducazione sa fare.

In un quartiere come Westmarkt si diventa grandi in fretta. Il disagio, la marginalità sociale, le poche opportunità e microcriminalità sono infatti reali, ovunque, e pesanti. Si cresce tra consapevolezze taglienti, mangiando «pane e mentalità: la via d’uscita è una rarità» (Thai Smoke, Rico Mendossa in Zona Mia). Il protagonista del romanzo si domanda a proposito del veder riversarsi così tanta umanità, diversità e miseria nel posto in cui è cresciuto:

 «Come poteva Westmarkt essere lo specchio del mondo intero? Dov’era la ricchezza a Westmarkt, dov’era la gente felice? Per quale ragione le domande di lavoro con il nostro codice postale nel mittente valevano meno già in partenza? Come era possibile guardare Westmarkt e arrivare alla conclusione che tutte le persone fossero uguali? Esistevano persone, al di fuori di quel quartiere, che avevano i nostri stessi sogni? Mi ero chiesto se Internet non fosse una metafora di questa filosofia dell’interconnessione». p.78.

Consapevole di questa complessità, è per questo che Marracash dedica la chiusura dell’ottava canzone dell’album (2021):

«A tutti i ragazzi disastrati / Venuti su dritti / Che vivono in case cadenti / Fra le rovine delle loro famiglie / Una laurea ad honorem / A te che sei la più forte»

Ozdogan Selim

Oltre strada, droga e crimine: Sogni

Nel romanzo non ci sono solo emarginazione, malinconia, disagio, droga, crimine e carcere. C’è anche una forte capacità d’immaginare e di fare grandi sogni verso altri posti – anche quando non c’è né cura né luogo – dove gridare la propria esistenza e liberarsi: «Gridavamo perché avevamo dei sogni…nei sogni gridavamo» (p.  197).

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I sogni diventano un modo per evadere dalla quotidianità brutta e limitata. Sono la via per aggrapparsi ad altro: l’alternativa alla strada. La musica rap, la subcultura Hip Hop e gli artisti afromericani e i gangsta sono lo strumento per sognare. Il caleidoscopico mondo HH che veniva dall’America era il mezzo per passare dall’emarginazione, all’immaginazione, al possibile… Non tanto per diventare rapper. Quanto piuttosto per liberare creatività personale, impegno, trovando in quello stile, in quelle rime -che non erano né in tedesco né in arabo – un senso di sé, una coscienza del mondo a partire dai sogni degli altri:

«La musica ci aveva aiutato anche a sognare, a sognare che potesse andare meglio. Quella musica, a qualunque immagine fosse connessa, qualunque cosa significasse, a qualunque illusione ed esaltazione conducesse, possedeva un’energia che noi sentivamo, una ribellione, un grido di protesta. La sensazione di aver avuto troppo poco e la voglia di alzare la voce per reclamare di più».  (p.146)

I sogni degli altri è un ritratto di famiglia, un romanzo sui flussi migratori, sono le voci del  ghetto. È un thriller impregnato di cultura Hip Hop. È un racconto contemporaneo. Dell’oggi riflette le tante contraddizioni, trasformazioni e problematiche. Il darknet con le sue piattaforme dedicate allo spaccio è uno di queste. È infatti pericoloso, nascosto, subdolo, cattivo: anche sembra più pulito e meno sanguinario rispetto al narcotraffico. 

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Se state cercando un regalo di fine 2021, questo thriller potrebbe essere un’ottima idea!

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