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Intervista

L’Elfo: “MILORD racconta il (mio) concetto di fragilità”

luca33 min

Dopo mesi – puntata dopo puntata – anche MILORD giunge alla sua conclusione con l’ultimo episodio intitolato Social. L’Elfo chiude il suo primo progetto per Magnitudo (powered by Time Records) con quest’ultimo brano dalle atmosfere dance che rimette in discussione lo stile dell’artista, come fa d’altronde l’intero Ep in uscita oggi, 25 febbraio 2022.

MILORD è la prima atipica base (discografica) di sperimentazione dell’Elfo; infatti è un progetto che non pone delle basi solide su un unico genere. Questo nuovo Ep dell’artista catanese fa si che sia l’instabilità il suo vero punto di forza, ed anche da coerente “scusante”. Un progetto coraggioso che pochi artisti avviati si sarebbero potuti permettere, con un ideale di base: mettersi a nudo nella più personale e sincera volontà d’espressione. Attraverso questo intermezzo della sua discografia, Luca – nome di battesimo dell’artista – dà il via a un flusso di coscienza che lo porterà ad una autoanalisi delle dinamiche relazionali di un’intera vita.

A 2 anni dal nostro ultimo incontro per l’uscita di “Vangelo II Luka”, ci siamo fatti spiegare dall’artista stesso il suo ultimo progetto. Ci siamo dati appuntamento nella solita birreria di fiducia e la nostra chiacchierata con Luca è iniziata così…

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L’Elfo. Foto Ufficio Stampa

Bentrovato Luca, è un piacere rivederti! Vorrei iniziare con il chiederti innanzitutto per quale motivo hai scelto proprio MILORD come titolo del tuo nuovo Ep.

Milord è il mio primo “concept project”, nel quale racconto i miei problemi relazionali con le donne – quelle pazze come me – e come al solito gioco sui doppi sensi (come fu anche per Gipsy/Prince d’altronde). MILORD (celebre personaggio tratto dall’anime Sailor Moon) è un gentleman – cosa che spesso io non sono – che nel momento del bisogno della tipa viene in aiuto, ma ciò non significa che sia un progetto “acchiappafiga”, lasciami passare il termine. Mi rivedo per molti aspetti nella figura del gentiluomo dell’anime, aspetti caratteriali e non solo.
Questo è un progetto totalmente dedicato alla mia intimità, dai problemi relazionali fino al concetto di fragilità strettamente personale.

In questo nuovo progetto fai tuo il concetto di sperimentazione. Tra tutte e sette le tracce di Milord, quale pensi che sia l’esperimento riuscito meglio?

Sinceramente Origami è un pezzo che merita moltissimo. Gli altri non sono da meno ma, per il loro approccio più Pop, possono risultare pesanti al mio ascoltatore medio. Allo stesso tempo chi mi conosce bene, sa come la sperimentazione sia sempre stata parte della mia musica; ricordo cover vecchissime con le basi dei Linkin Park, oppure strofe rappate su basi house di Inesha.

Quindi con Milord è come se avessi semplicemente ufficializzato la tua visione di sperimentazione?

Esattamente. Con questo Ep, inoltre, ho riaffermato il fatto che non mi interessano le opinioni altrui sulla mia musica: sperimento e confeziono il tutto a modo mio, che piaccia o no! A differenza di qualche anno fa, sto cercando di focalizzarmi sui miei punti deboli, come il canto. Anche questo significa sperimentare.

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E qual è il filo conduttore tra questo progetto e i tuoi lavori precedenti?

La visceralità dietro il processo di scrittura. Non scrivo pezzi ad hoc – tutt’altro – sono molto istintivo da questo punto di vista. In tutti i miei pezzi descrivo le mie percezioni, di ciò che vedo e di come mi sento; per questo è impossibile non definire MILORD come un progetto spontaneo.

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L’Elfo. Foto Ufficio Stampa

Fin dall’uscita di Vangelo II Luca esprimevi il desiderio di coinvolgere maggiormente delle figure femminili all’interno dei tuoi successivi lavori. All’interno di Milord troviamo una forte presenza femminile, soprattutto nella parte video del progetto, per quale motivo?

Ogni episodio del progetto rappresenta una relazione diversa – ognuna di queste abbastanza tossica e finita abbastanza male – perciò abbiamo strutturato ogni video di MILORD come se fosse una puntata di una serie tv. Per quanto riguarda l’impronta femminile nel lato musicale: in questo progetto ritroviamo, più volte, la voce di Giuliana Cascone. Riconosco i miei limiti, per quanto possa essere bravo in quello che faccio – e che stia cercando di migliorare sempre di più – comunque rimane il fatto che io non abbia una voce da ritornello, dunque ho scelto una voce espressiva e allo stesso tempo delicata – come quella di Giuliana – che compensasse il mio timbro piuttosto grave.

In questo progetto hai lasciato molto più spazio al tuo lato “Prince” (Gipsy/Prince è il modo attraverso il quale L’Elfo – finora – ha descritto la propria personalità artistica “bipolare”, ndr), oppure pensi di aver scoperto un nuovo lato di te stesso?

Con Milord scopro un nuovo lato di me stesso: molto più intimo e sincero della precedente definizione “Prince”. Con questo Ep, che si distanzia particolarmente dalla mia discografia, dimostro di essere anch’io una persona come tutte le altre, con i problemi psicologici e relazionali con i quali conviviamo ogni giorno.

In questo progetto si nota l’assenza delle produzioni di Funkyman, tuo storico collaboratore, come mai? Invece ritroviamo due nuovi volti: Angio ed ERRE. Come è nata la collaborazione con questi due produttori?

Chiaramente con Funkyman non abbiamo perso il rapporto, tutt’altro. Siamo entrambi in ricerca di nuovi stimoli, altrimenti si rischierebbe di cadere in un loop poco produttivo da ambedue le parti. Per quanto riguarda Angio ed ERRE, ho conosciuto entrambi in modo molto casuale. Dopo un live a Gela degli amici in comune mi hanno invitato nel loro studio – pazzesco – già da allora mi avevano conquistato le produzioni di Angio: molto lo-fi, sad-vibes alla XXXTentacion, che adoro. A distanza di anni dal nostro incontro, una volta che gli spiegai il progetto e dissi che volevo la presenza di entrambi nell’Ep, è nato MILORD – interamente prodotto da loro.

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Detto ciò, possiamo fare di nuovo riferimento al concetto di sperimentazione inteso come necessità artistica e personale?

Certo che sì. La mia necessità di ricerca – di fatto – ha un concetto di base: mi sono proprio rotto il ca**o della scena di cui faccio parte! Manca originalità. Tutti seguono ciò che tira e di conseguenza si omologano agli altri che cercano di fare lo stesso. Tutti cercano di studiare e costruire personaggi che facciano tendenza, purtroppo queste caricature, dal vivo, non rispecchiano affatto la realtà.

Cambiando topic. Devo essere sincero, ho l’impressione che si stia muovendo qualcosa nella scena catanese, tu cosa ne pensi a riguardo?

Certo che si sta muovendo qualcosa a Catania! La scena catanese che si è venuta creare sta attualmente seguendo le mie orme. Ragazzi che spaccano come Skinny e Manuel Zooka stanno percorrendo strade già battute. Anche tra i vari emergenti noto talento, fame, stile e bravura, ma al livello di novità non noto nulla di che; rivedo troppe somiglianze con il mio stile, con quello di Sfera Ebbasta oppure quello di Capo Plaza. Anzi, attualmente l’unico ARTISTA che è riuscito a distinguersi a Catania per l’originalità – e non solo – è stato Reiven; la sua scrittura è frutto di un vero e proprio studio – molto dettagliato – della parola. Nei suoi testi c’è un notevole spessore filosofico.

Cos’è esattamente che vorresti vedere in un emergente?

Che qualcuno porti uno stile oggettivamente nuovo e che abbia lo stesso boom che ho avuto io a Catania. Basta rifarsi solo allo stile di chi fa più ascolti, cerchiamo di puntare all’originalità.

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L’Elfo – “MILORD” (cover)

Cerchiamo di allargare il target. Se ti dicessi “scena siciliana”?

Chiaramente è risaputo che sono in ottimi rapporti con la scena esterna a quella catanese, soprattutto quella palermitana – con la quale vanto molte collaborazioni – ma sento che ancora non si è raggiunta quella uniformità necessaria per poter parlare effettivamente di una scena siciliana.

Uno dei motivi per i quali MILORD sembra distaccarsi dalla tua discografia è perché non c’è quella componente dialettale che ti contraddistingue nella scena. Come mai questa scelta stilistica?

Sia cantare in dialetto che cantare in italiano hanno i loro punti forti. Il dialetto ti permette di esprimere certe emozioni in modo molto più “colorato” rispetto la semplice lingua italiana; nel caso di MILORD ho scelto un linguaggio e una scrittura più pop, che potessero arrivare a tutti – in modo chiaro – per questo era necessario l’italiano. Rimane il fatto che con il tempo rappare nel dialetto catanese mi ha permesso di raggiungere certi risultati – sebbene sia sempre stata una scelta parecchio criticata all’inizio – non è mai stato un qualcosa di vincolante; oltretutto, sono stato l’unico che è riuscito a dimostrare che il catanese sia musicale tanto quanto lo è sempre stato il napoletano.

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Il risultato di questo progetto ti ha soddisfatto al 100%?

Sono molto contento del risultato finale! Chi non ha compreso a fondo il progetto tra 2/3 anni mi chiederà: “Torna L’Elfo di MILORD. Penso che fosse scontato che Milord non avrebbe raggiunto chissà quali numeri, per il semplice fatto che non è mai stato un progetto con tali pretese.

Verso gli ultimi mesi del 2021 hai dovuto affrontare un periodo davvero difficile della tua vita. Nonostante la tua permanenza in ospedale non hai smesso di scrivere. Nei giorni di convalescenza cosa ti ha aiutato ad andare avanti?

Non esagererò: stavo per perdere la vita. Quei giorni bui mi hanno fatto capire che non siamo supereroi, siamo tutti mosche. Con lo stile di vita che ho condotto fino a pochi mesi fa mi vedevo quasi come un “immortale”. Una volta trascorso tutto quel tempo in ospedale, attaccato alle macchine, intubato e con un’incerta prospettiva di vita, rivaluti tutto. Era il periodo in cui c’era il rialzo dei contagi; quindi, non erano possibili le visite né da parte dei parenti né da parte degli amici. Chiaramente, nonostante l’ottimo lavoro dei medici del reparto di neurologia – che mi hanno definito come miracolato – mi sentivo lasciato a me stesso tra picchi di depressione ed euforia. In quei momenti non pensi più solo a te stesso, pensi a cosa e a chi lasci.

In questo periodo nerissimo cosa ti ha spinto a riprendere la penna in mano?

La musica e la scrittura non mi hanno solo accompagnato in quel periodo, ma mi hanno proprio salvato. Difficile reggere certi momenti in cui pensi di poter morire da un momento all’altro senza neanche avere uno sfogo, soprattutto quando trascorri la maggior parte del tempo stordito dai farmaci.

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L’Elfo. Foto Ufficio Stampa

Ad oggi, quanti testi scritti in quei giorni hanno visto la luce in MILORD ?

Nessuno dei sette usciti. I tre testi scritti in quel periodo sono messi in standby, prima o poi usciranno; perché erano TROPPO anche per MILORD. Un brano più sincero dell’altro, che raccontano ciò che vedevano i miei occhi in ospedale attraverso parole crude e fredde.

Che tipo di anno sarà il 2022 per L’Elfo, cosa dovremmo aspettarci quest’anno?

Sarà un anno super produttivo, escludendo l’uscita di MILORD, ho praticamente due dischi pronti. In uno di questi saranno presenti ben 12 produttori italiani diversi e tanti featuring di spessore (da Nord a Sud).

Ascolta MILORD

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Studente universitario in costante ricerca di ciò che lo riesca a stupire. Amante, non schizzinoso, della musica in tutte le sue sfumature.
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