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Intervista

Axos: “La mia musica deriva dall’introspezione”. L’intervista su “Manie”

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Se si cerca il significato del termine “trip”, i primi suggerimenti che si incontrano sono “viaggio” e “insieme di fissazioni, manie”. Non ci potrebbe essere, allora, parola più azzeccata per descrivere il terzo album in studio di Axos, che rappresenta una nuova tappa del viaggio nell’introspezione intrapreso con la sua musica e s’intitola, non a caso, Manie.

Anticipato dai singoli Sur la Lune, Molecole e Paura di me e impreziosito dai featuring con Cicco Sanchez, Emis Killa, Ensi, Inoki, Jake La Furia, Nerone e Tancredi, il disco nasce da un’autoanalisi estremamente consapevole, in cui l’artista non ha paura di guardarsi dentro e neanche di raccontarlo, spingendo gli altri, con questo atto di coraggio, a fare lo stesso.

Dopo Anima Mundi, infatti, la musica sembra confermarsi per Axos un sinonimo condivisione e connessione, tra le persone che la ascoltano, tra le sonorità hip hop e quelle melodiche (curate quasi interamente da Jvli) e tra le parole di una scrittura matura ed evocativa che lo ha sempre contraddistinto. Per esplorare meglio tutti questi legami e ripercorre le tappe del suo viaggio interiore, abbiamo fatto una stimolante chiacchierata con l’artista.

A tu per tu con Axos

Ciao Axos, benvenuto su lacasadelrap.com! Quando si parla di un progetto, si inizia spesso dal titolo, perché ne può ben riassumere la storia. E quella di questo album, dato che hai fatto intendere che Manie sia l’anagramma di Anime, rimanda al tuo Ep Anima Mea e al tuo disco Anima Mundi. Cosa deve, allora, questo progetto ai precedenti tanto da rielaborarne il titolo?

Senza Anima Mea e Anima Mundi non ci sarebbe stato Manie. Sia i miei dischi precedenti che gli Ep son stati importanti per il mio percorso artistico, perché hanno fatto parte di una costante ricerca musicale. Sono partito da Mitridate pensando di aver creato qualcosa di bello musicalmente, ma poi, quando l’ho riascoltato dopo qualche anno, non mi piaceva più sotto quell’aspetto.

Oggi mi chiedo come faccia a piacere ancora così tanto agli altri, nonostante io possa immaginare cosa sia arrivato di quei pezzi, visto tutto ciò che ci ho messo dentro. La forza energetica che, da questo punto di vista, ha avuto Mitridate è stata importante per ciò che è venuto in seguito. Dopo ho lavorato a Anima Mea e, applicando ciò che avevo imparato, a Corpus, per poi arrivare a osare di più musicalmente con Anima Mundi.

Manie è come se fosse il mio primo disco, e anche quello di cui vado più fiero, perché fa parte di uno stato creativo in cui, dopo tanta ricerca, si ha più consapevolezza di ciò che si sta facendo musicalmente. Questo mi permette anche di portare live qualcosa di completamente diverso rispetto a quegli artisti che hanno iniziato a esibirsi solo col dj. Io ho sempre palpato la musica, ho sempre voluto i musicisti al mio fianco. Adesso gli artisti italiani, soprattutto nel mondo del rap, si sentono arrivati, perché stanno suonando con una band, mentre per me è l’approccio che si dovrebbe avere normalmente.

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Axos – Manie (Cover)

Riprendendo ancora il titolo e i legami con gli altri progetti, tra le manie che descrivi nelle tracce, l’amore sembra tenere insieme le altre. Se in Anima Mundi il tema principale era l’influenza che ognuno di noi ha sull’altro, si può dire che quello di Manie sia l’influenza che l’amore ha su Axos?

Senza dubbio, l’amore è diventato un concetto su cui ragionare profondamente per me, anche perché se ne parla tanto in modo sconclusionato. Tra l’altro, lo si fa sempre rinchiudendolo in delle definizioni che, a parer mio, son troppo stringenti.

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L’amore vero è sconveniente, in un mondo che basa la vita sul fare ciò che conviene. Credo che oggi questo sentimento non sia vissuto in modo sano, il che mi ha portato a rifletterci ancora di più e a proporne la mia sensazione, che può diventare svariate visioni a seconda di ciò che provo.

La parola “amore” viene presa troppo sul serio e, al tempo stesso, non riceve il giusto peso. Nel suo essere così ampio come concetto è, in realtà, molto semplice e la semplicità non sempre viene colta, soprattutto nei sentimenti ed essendo abituati ad un certo tipo di società.

Viene messo tutto sul piano del possesso, anche nel caso delle relazioni e delle loro svariate tipologie. Si parla sempre del “mio amico”, della “mia fidanzata”. Siamo stati addestrati ad essere possessivi, non abbiamo un concetto di amore reale come magari lo hanno in oriente in alcuni contesti

Axos: tra creazione e distruzione

Anche se Manie è stato appena pubblicato, per gli ascoltatori il percorso verso questo disco è iniziato a ottobre, col singolo Sur la lune. In quell’occasione, hai parlato dell’inizio della creazione di un nuovo mondo, perché il nostro ti stava stretto. Nel disco, l’idea della creazione si oppone di continuo a quella della distruzione. Che ruolo ha la musica in questo processo ciclico?

La musica ha un ruolo a 360 gradi: mi aiuta a creare, a distruggere e a ricreare. Fa parte del meccanismo di creazione e distruzione di me stesso e di ciò che ho intorno, perché è la mia vita. C’è sempre stata: sono nato scrivendo e canticchiando. La musica è anche il mio linguaggio, quindi diventa il mezzo che rende ogni mio pensiero canalizzabile. È il fulcro e anche il punto di arrivo.

Nel turbinio di creazione e distruzione, pronunci una frase che sembra ti faccia continuare ad avere speranza. All’inizio di Ubriaco, infatti, canti “posso chiamare ancora la pioggia”, riprendendo un verso di La pluie. Hai raccontato che il riferimento alla pioggia sia stato inserito in quel pezzo perché, mentre lo stavi registrando, desideravi piovesse e alla fine è successo davvero, a indicare che l’universo può ascoltarci. Credi che questo sia ancora possibile nonostante tutto ciò che di brutto ci circonda attualmente?

In quanto esseri umani, e non parlo di potenti illuminati, ma come massa, siamo esseri decisamente persi. La società, infatti, è un mare infinito che confonde costantemente. Quello che mi chiedo è: come puoi essere ascoltato se tu stesso non sai ascoltare? Se non sai cosa chiedere? Se non sai cosa vuoi? Secondo me, per essere ascoltati serve prima un grosso passo di consapevolezza individuale e anche uno di consapevolezza collettiva.

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Quello individuale riguarda la sincerità e quello collettivo il rispetto. Credo che siano questi due elementi che permettono di comunicare veramente con l’universo. Così si entra in connessione con quella energia che poi diventa realtà.

La musica di Axos nasce da connessioni e crea legami

Sia in questo album che, in generale, nella tua discografia, ci sono molti rimandi ad altri ambiti come la filosofia, la letteratura e la psicanalisi. Per Axos, allora, fare musica è un modo per connettere in maniera originale tutti questi stimoli, affinché generino nuovi significati e sensazioni?

Esattamente, sia strettamente dal punto di vista dell’accostamento di suoni diversi, che per la connessione che la musica può generare tra le persone. Ho sempre cercato di creare questo legame e, il fatto che oggi esista una vera e propria comunità di gente che ascolta la mia musica mi fa pensare di esserci riuscito.

Si tratta di persone che quasi mi leggono nel pensiero. Si è creata spontaneamente una grande famiglia. È una cosa bellissima che la mia musica sia diventata un motivo per conoscersi e, per alcune persone, addirittura per amarsi.

Tra i tuoi riferimenti abbiamo citato, non a caso, la psicanalisi. La parte visiva del disco, infatti, riprende il test di Rorschach, utilizzato per l’indagine della personalità. La scelta di indagare te stesso con qualcosa di interpretabile e di riprendere delle tavole non comprese nelle canoniche 10 del test sembra rivelare la voglia di metterti a nudo, ma solo per chi ha il coraggio di andare oltre ciò che vede. È così?

È sempre stato così. Ho sempre usato una scrittura criptica, anche perché ho sempre voluto stimolare l’individuo che ha la capacità, la voglia e il coraggio di ricercare. Anche con questo disco ho voluto dare alle persone che hanno questa propensione il gusto di ritrovare ancora di più quello che c’è in loro stessi e non in me, attraverso la mia musica. Nel momento in cui scrivo, lo faccio per me, per sfogarmi.

Quando pubblico i miei pezzi non mi interessa che la gente capisca ciò che c’è da capire sulla mia vita, ma che chi li ascolta sia portato all’introspezione. Anche perché la mia musica deriva dall’introspezione.

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Axos. © Foto Ufficio Stampa.

Passando dalla scrittura ai suoni, questo album, ancor più del precedente, unisce sonorità hip hop con sound più contemporanei e melodici, tanto che risulta difficile racchiuderlo all’interno di un solo genere. Credi che, in un panorama musicale così fluido come quello odierno, questo il suo punto di forza della musica di Axos?

Assolutamente sì. Un ragazzo che mi ha intervistato mi ha detto che il suo beat preferito fosse quello di Thriller. Un mio amico produttore mi ha detto che fosse l’unico beat a non averlo convinto e che il suo preferito fosse quello di Ubriaco. Questo per me è emblematico, perché vuol dire essere riuscito ad andare incontro a due ascoltatori completamente diversi all’interno dello stesso disco.

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I featuring oscillano tra il mondo dell’hip hop e quello del pop. Questa scelta è stata fatta proprio per rispecchiare le diverse anime sonore dell’Axos di Manie? Come sono nate, insomma, le collaborazioni?

Ogni collaborazione ha la sua motivazione. Conoscevo Tancredi artisticamente per il percorso fatto ad Amici e ho sempre apprezzato la sua voce, poi, tramite delle sue storie Instagram, ho scoperto che anche lui stimasse la mia roba.

Allora, abbiamo deciso di fare un pezzo insieme ed è stato bello vedere come un ragazzo così giovane come lui fosse consapevole delle proprie capacità.

Tra l’altro ho scoperto abbia iniziato a scrivere con Mitridate, cosa che non mi sarei mai aspettato. Cicco Sanchez, invece, è attualmente il mio artista preferito. Solitamente non riascolto troppo un Ep in cui compare un mio featuring, ma col suo è stato inevitabile, perché mi è piaciuto così tanto da stare ad ascoltarlo per due mesi di fila.

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Axos. © Foto Ufficio Stampa.

Nerone è un fratello per me e volevo che ci fosse assolutamente in questo disco che è per me di rinascita. Con Emis è nato un bellissimo rapporto telefonico durante il lockdown. Non ci eravamo beccati troppe volte dal vivo, ma entrambi abbiamo sempre stimato la musica dell’altro. Avevamo già intenzione di fare qualcosa insieme in Anima Mundi, ma non ci eravamo riusciti.

Questa è stata l’occasione giusta che ha visto anche la partecipazione di Jake La Furia che per me è stata come il coronamento di un sogno. Le collaborazioni di Padri con Ensi e Inoki sono nate proprio dall’aver discusso dell’essere genitori. Conosco Ensi da molti anni: ho visto crescere suo figlio e lui ha visto crescere la mia. Inoki sta vivendo una situazione devastante dal punto di vista genitoriale di cui parla proprio nella strofa, tant’è che anche solo a ripensarci mi viene la pelle d’oca. Sono state tutte scelte naturali.

Axos - The Experience

Con l’ultima domanda guardiamo al futuro. Il 14 aprile, a Milano, ci sarà il primo appuntamento di “The experience”, presentato come uno show che va oltre il concerto. Questo evento rientra, quindi, nel tuo vivere la musica come performance? Cosa ci dovremo aspettare da questo “live trip”?

Rientra proprio in quella visione. E anche nella voglia di far provare agli altri ciò che ho provato io, perché mi ha cambiato e, in un certo senso, mi ha salvato da parti di me stesso che avrebbero potuto fottermi. Vorrei che nell’ambiente che sto creando le persone avessero la capacità di stare bene e anche di soffrire con estrema consapevolezza. Ciò che voglio portare a chi mi ascolta sono le mie esperienze, trasposte in arte, insieme alla possibilità di viverle, non solo di ascoltarle.

Questa secondo me è una visione reale della musica. Dagli artisti che ho ascoltato nella mia vita ho imparato qualcosa e sono grato per questo. Sono consapevole di poter avere anch’io un qualche tipo di influenza che non può essere trascurata.

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