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Intervista

Loomy in tutta la sua “LOOMYLTÀ” – L’intervista

Loomy

LOOMYLTÀ è il titolo scelto dal rapper piemontese Lorenzo Lumia alias Loomy, per il suo primo progetto discografico fuori per La Clinica Dischi, arrivato su tutte le piattaforme digitali lo scorso 25 marzo.

Il titolo del disco, LOOMYLTÀ, con un gioco di parole, già alla prima occhiata lascia trasparire una forte appartenenza, intima e personale, dell’artista Loomy alle tematiche ed i contesti di cui la sua release è composta.

Il progetto LOOMYLTÀ nasce dalla voglia dello stesso Loomy di raccontarsi e raccontare il suo percorso umano ed artistico, intraprendendo questo viaggio introspettivo di 9 tracce, dando luogo ad un sali-scendi di emozioni in cui l’artista 26enne si mette a nudo senza maschere e fronzoli superflui, in tutta la sua umiltà – o per meglio dire Loomyltà.

Abbiamo già potuto assaporare l’intensità di questo progetto con i singoli di anticipazione; America, Il quinto dei Beatles e Non piove mai, ultimo in ordine di tempo. La redazione de Lacasadelrap.com ha avuto il piacere di incontrare Loomy per porgli alcune domande e farsi dire ancora di più sulla sua nuova release.

Loomy
LOOMYLTÀ cover

Ciao Loomy, è un piacere per lacasadelrap.com aver la possibilità di porti alcune domande sulla tua nuova release Loomyltà. Cominciamo con la domanda, forse tra le più semplici e dirette da poter fare, cos’è per Loomy, Loomyltà?

Loomyltà è sicuramente il primo progetto più completo di Loomy ed è quello che fa capire di più del mio percorso artistico. Penso che un disco sia fondamentale nel percorso di un artista e per me è sicuramente una buona partenza, nonostante io sia in questo mondo già da anni.

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Tra le 9 tracce che compongono la tua prima release, quale ti senti più vicina e sei più affezionato e come mai hai scelto come singoli quelle che poi sono uscite per anticipare questo lavoro?

Quelle a cui sono più legato sono Lucciole e Periferia. Lucciole perché mi ricorda il periodo in cui è nata, nonostante fosse in pieno lockdown stavo bene perché ho recuperato delle amicizie molto importanti per me. “Periferia” invece è stata sempre la mia preferita a livello di mood. Ho scelto come singoli America, Il quinto dei Beatles e Non piove mai perché erano brani più semplici da digerire e potevano essere un riassunto di quello che poi sarebbe stato il disco. Volevo che le canzoni più impegnate e più difficili arrivassero con l’album, non coi singoli.

Loomy
Loomy

Come anticipato, Loomyltà ha le sembianze di un viaggio introspettivo, quando hai realizzato di voler o aver bisogno di compiere questo viaggio e cosa ti ha spinto a cominciarlo?

In realtà intraprendo sempre questi viaggi, sono molto introspettivo, mi piace parlare di me ma per far capire che ognuno di noi vive situazioni alla fine molto simili. Questo viaggio è stata proprio una necessità, un bisogno e fino a quando vivrò continuerò a farlo perché la musica è l’unica cosa che mi fa andare avanti.

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Quali sono gli artisti o quale realtà musicale ti ha ispirato la visione finale di questo tuo progetto discografico e come mai hai scelto di non collaborare con nessun altro artista?

In questo disco ho cercato di unire mondi diversi che mi piacciono, credo che noi siamo ciò che ascoltiamo. I miei due artisti preferiti in assoluto sono Stromae e Justin Bieber e poi ascolto molto cantautorato italiano: volevo fondere questi due mondi e fare qualcosa che potesse essere credibile anche per chi ascolta. Per quanto riguarda i feat., in questo primo album abbiamo deciso di concentrarci soltanto su di me, è un progetto legato a me che fa capire chi sono.

Loomy
Loomy

Con quali artisti del panorama musicale nazionale ti piacerebbe collaborare in futuro?

Se proprio dovessi farti un nome in questo momento ti direi Blanco o i Pinguini Tattici Nucleari, ma in generale penso che le collaborazioni debbano nascere da una stima reciproca, da un progetto spontaneo e da una condivisione reale.

Nella tua storia discografica ci sono diversi step: Zero11, poi Dogozilla, poi ancora La clinica dischi. E poi ancora X Factor e Sanremo. Pensi che sia difficile trovare la strada giusta per un artista nel 2022 in questo business complicato? Com’è il sodalizio di oggi con la tua label attuale?

Secondo me è più facile farcela nel 2022 se non hai nulla alle spalle che farcela se sei in pista da dieci anni. C’è talmente fame di novità che se il nome è già conosciuto da un po’ di anni ma non sei ancora arrivato al successo, rischi che qualcuno che invece esce adesso per la prima volta ti superi, è una situazione complicata. Per quanto riguarda La Clinica Dischi, sono molto contento di aver avuto l’opportunità che il mio primo album uscisse con loro, abbiamo lavorato bene insieme.

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Loomyltà è il primo tassello del tuo percorso artistico, prospettandoci al futuro cosa dobbiamo aspettarci di nuovo da Loomy? Hai già qualcosa che bolle in pentola?

Io sono un perenne insoddisfatto, quindi il primo disco è soltanto una bandierina del deserto. Ho tanto che bolle in pentola, per me si potrebbe uscire con nuova musica anche domani. Sono convinto che non abbia più senso tenermela per me quindi ci sentiremo molto presto.

Ascoltiamo Loomy LOOMYLTÀ

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