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Intervista

Frank Sativa, Leuz Diwane G. e F.U.L.A., dentro le atmosfere del Senegal con “Feneen”: l’intervista

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Qualche tempo fa ho ascoltato la canzoneFeneen” di F.U.L.A, Leuz Diwane G, prodotta da Frank Sativa. “Feneen” è un vero e proprio viaggio nella realtà urban e nella musica contemporanea senegalese. In lingua wolof , “Feneen” vuol dire “altrove“. Incuriosita da questa parola, dalle sue possibili metafore e dall’intenso tappeto sonoro, ho colto l’occasione per fare alcune domande ai tre artisti.

Specifichiamo anche che Feneen è un’iniziativa nata nell’ambito di MIGRA – Migrazioni, Impiego, Giovani, Resilienza, Auto-impresa – progetto ideato e promosso dalle ong LVIACOSPE e CISV insieme ai partner locali AD e CARP, con il contributo dell’Agenzia Italiana per la Cooperazione allo Sviluppo – e realizzata con la preziosa collaborazione di Associazione Culturale Hiroshima Mon AmourConcertielementi e Associazione Culturale Multiethnicmedia.

Iniziamo dal produttore, Frank Sativa. Quando ho ascoltato per la prima volta Feneen ho subito avuto l’impressione che questa canzone avesse una forte impronta cosmopolita. Per creare questo beat avvolgente, delicato, profondo e ritmato quali influenze musicali ti hanno guidato?

Mi fa molto piacere che venga recepito così. In realtà ho sempre cercato di incastrare groove incalzanti con atmosfere avvolgenti. Abbiamo avuto poco tempo per realizzare il brano, di conseguenza siamo partiti da un loop che avevo nel mio HD e dopo una mezza giornata avevamo già il brano.
Nei giorni seguenti ho cercato di registrare tutto ciò che mi circondava; nel pezzo potete sentire i suoni del mercato di Dakar, ma anche i suoni delle chiamate alle preghiere che scandiscono la giornata. Ho avuto la fortuna di entrare in molti studi e lavorare con alcuni tra i musicisti più affermati della scena senegalese. Volevo farmi guidare dall’esperienza senza aspettative e in parte credo di esserci riuscito.

Feneen

Feneen racconta la nostra società che è mescolata e plurale, in cui però ci sono ancora molte barriere e disuguaglianze pesanti. Tu hai creato il tappeto musicale in cui F.U.L.A. e Leuz Diwane G rappano. Com’è nato il brano?

Il mio intento era quello di realizzare una canzone, più che un classico pezzo rap; immaginavo delle belle strofe decise, ma con un bridge e magari un ritornello cantato. Ed è esattamente quello che è successo. Ciò è stato possibile solo grazie a Leuz e F.U.L.A., che sono riusciti da subito a interpretare l’atmosfera e i messaggi che volevamo veicolare. È stato tutto molto naturale, anche se ci eravamo appena conosciuti e il tempo non giocava a nostro favore.

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Feneen racconta temi importanti e attuali, uno è la ricerca del proprio posto nel mondo in una società complessa e dura segnata da pandemia e dittature. Volevo farti una domanda sul tema generale della canzone: che cosa rappresenta per te l’altrove?

Feneen in Wolof significa “Altrove”, ma per noi vuol dire anche apertura, condivisione, mutua conoscenza, scambio. Quando le tue radici non sono così univoche e non appartieni a un solo posto, forse quel posto, nell’accezione più positiva possibile, è proprio Feneen, “altrove”.

Che cosa ti lascia questo progetto che si compone di canzone, videoclip e documentario?

Feneen ad oggi è una canzone, un videoclip ed un documentario di 60 minuti, realizzato da quelle menti brillanti di Giulia Rosco (regia) e Jennifer Caodaglio (sceneggiatura). Per quanto mi riguarda rimane un’esperienza difficile da raccontare: la loro voglia di fare a prescindere dai mezzi e dalle possibilità forse rimane uno dei più grandi insegnamenti che porto con me.

Feneen

Ci puoi dare qualche anticipazione sui tuoi progetti futuri?

Sto lavorando a un sacco di progetti di altri artisti e a breve usciranno un po’ di cose. Ho in ballo un progetto con Leuz, che è sicuramente uno degli artisti più incredibili che ho mai incontrato in 10 anni di musica.

Leuz Diwane G, sono molto onorata di poterti rivolgere due domande su questa canzone così interessante, intima e plurale.Che cosa rappresenta per te la canzone Feneen? E che cos’è per te “Feneen”?

 Feneen

Feneen” significa “altrove”, è un modo per dire che l’apertura è possibile, non ci si deve più richiudere dentro quattro mura. “Feneen” è un modo per dire che le frontiere sono solo dei limiti che le persone si creano tra di loro, ma che in realtà queste non esistono. Anche se ci sono frontiere tra Paesi per ragioni politiche, però umanamente e psicologicamente ci deve essere apertura.

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La canzone rappresenta per me un insieme di idee che ho sempre ho difeso. Il radicamento e l’apertura. “Feneen” è una perfetta illustrazione di questo insieme d’idee. Lo scambio culturale tra due Paesi, tra due culture diverse, tra artisti che non parlano la stessa lingua, ma che riescono a comunicare prima tra di loro, per poi farlo con il resto del mondo attraverso la musica. Questo scambio ci fa vedere che le nostre differenze non devono essere uno freno, ma una ricchezza.

Quali sono gli o le artiste senegalesi, africani/africane, o internazionali che ti influenzano maggiormente nella tua musica? Perché?

Per gli artisti citerò: Youssouf Ndour. Sono cresciuto con la sua musica. Da Dread Maxim ho imparato, attraverso la sua musica, l’impegno nei testi.
Daara J, attraverso la sua musica ho acquisito un’identità musicale. Bamba J Fall: loro mi hanno trasmesso “il virus del Rap”.
Akon lo ammiravo, è un senegalese che si è fatto un nome negli USA. Amavo ciò che faceva, la sua voce e le sue melodie. Tiken Jah Fakoly i suoi messaggi, le sue lotte, la sua determinazione attraverso le sue liriche. Damien Marley per il suo amore per l’Africa e i suoi messaggi orientati sempre in questa direzione. Nas per il suo flow e il suo liricismo.

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Infine il collegamento fra i due, F.U.L.A. È passato un po’ di tempo dalla nostra ultima intervista. Come stai? Torni con una canzone impegnata, intima, diretta, plurilingue. Che cos’è per te Feneen, l’altrove?

Credo di aver messo in “Feneen” tutto quello che è indicativo della mia voglia di non definirmi come qualcosa o qualcuno di specifico.
A 10 anni chiesi un’enciclopedia come regalo di compleanno, per conoscere il mondo e quante più cose possibili. Volevo farle mie e sentirmi tibetano nel tempo di una pagina e venezuelano alla successiva .
Ho sempre proiettato la visione del mio futuro altrove, lontano dal luogo e dall’istante che vivo. Lo faccio ogni giorno. È stato quindi facile per me scrivere definendo vari aspetti che sono in contrasto nella mia vita, partendo da ciò che ero e finendo con ciò che sono ora, ovvero quello che voglio.

 Feneen

Feneen racconta della tua pluralità di appartenenza identitaria in modo originale, interessante e diverso rispetto alle tue canzoni precedenti. C’è una barra alla quale sei più legato e perché? A me è piaciuta tantissimo: “ciò che sono non l’hai deciso tu”.

In realtà credo che “Tutti I Colori” sia la rappresentazione della mia sete di spiegare questo concetto. “Feneen” è semplicemente la sua successione logica, ma in un contesto differente.  
La rima a cui tengo di più è “Dammi 7 second come Youssou N’Dour, ciò che sono fra non l’hai deciso tu”: in “Seven Second” il maestro Youssou ci insegna che un bambino nei primi 7 secondi della sua vita non conosce odio, violenza, differenze, colore. Io nella canzone sto gridando al mondo che ho perennemente bisogno di quei 7 secondi. E vivo sempre in quei 7 secondi. Ecco perché nessuno può davvero influenzarmi.

Per riascoltare quest’interessante e bella canzone, ecco il link a Spotify:

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