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Intervista

Turi Moncada, l’artista palermitano al suo primo album “Moncadas”: l’intervista

Turi moncada

Turi Moncada pubblica il 15 aprile 2022 il suo primo album Moncadas per La Victoria Records, la nuova etichetta fondata da St. Luca Spenish e Simone Barbieri. Moncadas è un album che si sviluppa lungo spaccati di vita e della storia personale dell’artista: la tracklist presenta ospiti che provengono dalla Sicilia, come Moncada stesso, ma anche dal resto d’Italia. Hanno infatti collaborato al disco nei featuring Frank Popa, Nevra, Issel e Yahweh, mentre alle produzioni troviamo Valentino, Alex 3o5 e lo stesso Yahweh.

Molte delle strofe scritte dall’artista riflettono lo specchio della realtà siciliana guardata attraverso gli occhi del rapper, come in U sai o La parola con la M. Nei testi delle canzoni si possono ritrovare molteplici riferimenti cinematografici, una delle più grandi passioni dell’artista che non manca di inserire riferimenti qua e là tra i brani. In occasione dell’uscita del suo primo album, noi de lacasadelrap.com lo abbiamo intervistato. Prima di proseguire, riascoltiamo insieme Moncadas.

Ciao Turi e benvenuto su lacasadelrap.com! Questo è il tuo primo album che hai deciso di intitolare Moncadas. Da cosa deriva la scelta? Puoi spiegarci il perché di questo titolo?

Ciao ragazzi, allora, il titolo del disco non è altro che il mio cognome, a cui ho aggiunto la “S” per indicare il concetto di famiglia (un po’ alla “Sopranos”) e in questo caso si riferisce alla “famiglia” dei brani, come se fossero tanti figli miei, tante sfaccettature di me stesso.

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Come ti trovi con la nuova label La Victoria Records e che rapporto hai con il boss St. Luca Spenish? Come lo hai conosciuto?

Ho conosciuto Spenish due anni fa a Palermo e subito c’è stata sintonia. Nonostante la differenza anagrafica abbiamo molti riferimenti musicali in comune, specialmente nell’hip hop. Abbiamo iniziato a lavorare perché si è dimostrato subito fan della roba che facevamo e per me è un onore: sta credendo in me e ci sta mettendo la faccia.

Turi Moncada
Turi Moncada

Sappiamo tutti che la scena palermitana è una realtà solida nel panorama nazionale e ci sono statI molti artisti e crew che hanno gettato le fondamenta per la storia del rap in Italia. C’è stato qualche artista che ti ha influenzato particolarmente per la scrittura dei tuoi testi? Magari anche al di fuori della Sicilia, se proprio vogliamo.

Da Palermo sono usciti alcuni artisti fortissimi in passato, ma se devo essere sincero il mio primo contatto con il rap italiano non è avvenuto tramite la scena palermitana. Ho iniziato con il rap americano finché un mio compagno delle medie mi fece scoprire i Club Dogo. Negli ultimi anni mi hanno ispirato Sfera Ebbasta, non tanto musicalmente ma come icona, mi ha fatto capire che realmente con le tue idee e il duro lavoro puoi farcela. Anche la scena campana mi ha ispirato dimostrandomi che il rap non è solo Milano-centrico.

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Ci sono anche dei riferimenti cinematografici: sei un cinefilo? O semplicemente usi il cinema come strumento per vedere le cose da un altro punto di vista?

Il cinema è una delle mie passioni da sempre, quindi è inevitabile che finiscano riferimenti all’interno dei testi, ma non solo. Anche quando non cito nessun film, cerco con ogni rima di portarti alla mente un’immagine e cerco di fare il mio film.

Vivi in Sicilia? Quali pensi siano i punti di forza o di debolezza della regione dal punto di vista musicale?

Si! Vivo in Sicilia e penso che musicalmente e a livello artistico non manchi niente, ci sono tanti artisti validi, il problema è che manca l’industria. Ci sono tanti personaggi che cercano di creare movimento, anche noi ci proviamo, c’è da dire però se vogliamo essere realisti che la musica sembra una roba accessoria quando non riescono neanche a risolvere i problemi della sanità, la disoccupazione, la dispersione scolastica.

Al di là del tuo collettivo e dei legami affettivi, non ti viene mai voglia di lasciare la Sicilia per intraprendere un percorso in un tipo di ambiente musicale diverso?

Sicuramente è una cosa che farò. Io lo dico sempre, sono siciliano, fiero di esserlo, scrivo i testi in siciliano perché mi dà identità, ma mi sento un cittadino del mondo. A volte la mentalità del posto in cui vivi ti può intrappolare, se le opportunità sono altrove è giusto coglierle affinché una volta acquisito un certo potere si possano cambiare realmente le cose.

turi moncada
Turi Moncada

Sembra comunque che la tua appartenenza al contesto sia ben visibile. Lo testimoniano i brani in dialetto presenti nell’album. Ce ne parli?

Mi è venuto spontaneo un giorno in studio provare questa cosa, il siciliano è una lingua a tutti gli effetti: ho sentito che poteva darmi un valore aggiunto. Ci sono stati altri artisti che hanno fatto pezzi in siciliano nella mia città, ma penso di essere uno di quelli che lo ha reinterpretato in una chiave moderna. Se senti questi brani hanno un sound internazionale, l’unica cosa che cambia è la lingua.

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Cosa ti aspetti da questo disco? Sei soddisfatto dei messaggi che sei riuscito a trasmettere attraverso i tuoi testi?

Non mi aspetto mai niente in generale, sono poco legato all’immediato, già sto lavorando ad altre cose. Spero che questo disco possa darmi ulteriori opportunità di farmi scoprire come artista ma sono pronto a farne altri 50: è una maratona non sono i 100 metri. So che il mio immaginario è forte e lo costruirò un pezzo alla volta. Chi darà la giusta attenzione e chi è fan del rap non potrà che apprezzare. Vi ringrazio di questa intervista, è stato un piacere!

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