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Intervista

Think’d: Il grime all’italiana di “Devi Distruggere Le Armate Gialle” EP -L’intervista

Think'd

Da venerdì 6 aprile 2022 è disponibile su tutte le maggiori piattaforme digitali: Devi Distruggere Le Armate Gialle, il nuovo EP in 7 tracce dalle sonorità grime e bass music del rapper, DJ molfettese Think’d.

Devi Distruggere Le Armate Gialle è stato anticipato dai singoli; I So Punk, アトラス (Atlante) e ConTroll, che si aggiungono a tre nuovi brani inediti insieme ai numerosi featuring e collaborazioni contenuti nella release.

Il nuovo progetto discografico di Think’d ha stuzzicato l’interesse della redazione de lacasadelrap.com, che ha deciso di intervistare il rapper pugliese e farsi raccontare qualcosa in più sul suo Devi Distruggere Le Armate Gialle EP.

Ciao Think’d, benvenuto su lacasadelrap.com. Innanzitutto, chi è Think’d e come hai iniziato a fare musica? 

Ciao a voi e grazie sinceramente di esservi interessati al progetto, ahimè non da tutti. Think’d è un coglione che ci ha provato, ci prova e ci proverà ancora, ma è pur sempre un coglione.

Ha iniziato a scrivere prima ancora di mischiare parole e musica: 2000 circa, ma non lo ritiene importante, difatti la qualità sperata è arrivata a suo dire solo negli ultimi anni. Scriveva filastrocche stupide in rima, per gli amici. Poi è iniziato il periodo di disagio associato inevitabilmente alla musica: metal, drum and bass, elettronica e solo dopo hip hop. Ci tiene infine a specificare che poi, in fondo, in sostanza, praticamente.. non è e non può essere solo musica, almeno per lui.

Think'd
Think’d

Sicuramente non utilizzi dei nomi molto comuni: Think’d come nome d’arte, in primis, e poi Devi Distruggere Le Armate Gialle, titolo del tuo ultimo EP. Come mai queste scelte?

Perchè non mi ritengo un comune, e penso che parli la consapevolezza, non l’egocentrismo. Se così fosse, avvisatemi perché non me ne sto accorgendo e chiudo il progetto immediatamente.

Ho sempre cercato quasi ossessivamente di distinguermi, a costo di fallire. Ho sempre preferito fallire che assomigliare. Poi quando ho letto “Che Sbaglio!” dell’artista, designer, fotografo, curatore, pubblicitario, e tante altre cose Erik Kessels ho capito che poi, in fondo, in sostanza, praticamente.. non sono l’unico coglione.

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All’interno del tuo EP ci sono numerosi ospiti tra cui il francese DALLAS e i giapponesi Duff e Pakin. Come sono nate queste collaborazioni internazionali e come mai hai deciso di coinvolgere artisti di queste nazionalità?

Perchè amo le bandiere. E perchè quel brivido di avere a che fare con gente che forse non conoscerò mai ma che potenzialmente posso giudicare solo per la loro musica è fantastico, è un arma che molti artisti non utilizzano e continuo a non capire perchè.

In questo specifico caso, in ordine cronologico: Pakin e DUFF sono due pionieri del grime giapponese; son partito dall’idea di un amico (Yodaman, Napoli grime) che, scherzando, paragonò il dialetto che uso al giapponese. E ho semplicemente messo in pratica la somiglianza da lui notata.

Stesso concetto per il rapper di Bordeaux: avevo già in mente il titolo della traccia “Scusate il Francese” and so..

Think'd
Think’d

L’uso del dialetto pugliese contraddistingue le tue strofe: scelta puramente musicale o c’è altro dietro questo vezzo stilistico?

Mi scuserete la precisione: parliamo di dialetto molfettese, non pugliese, non perchè ami sfondare le palle con le “roots” (concetto che ho trovato sempre un pò limitante) ma perchè tra paesi limitrofi il dialetto cambia spesso completamente, caratteristica tra l’altro affascinante.

Scelta musicale sì, perché assomiglia all’inglese, è molto più cacofonico, è molto più violento in certi casi, apre molte più strade liriche (vedi il rap in napoletano). Il fatto che non potesse essere totalmente compreso da tutti, molto più del rap napoletano, mi piace, questa cosa mi fa godere in un certo senso.

Esattamente come quando gran parte degli ascoltatori adora tracce di cui non ha assolutamente idea di cosa parlino e non lo cerca neanche. Non credo che la maggior parte delle persone che hanno ascoltato delle mie strofe in dialetto poi si siano andati a ricercare la traduzione (che rendo comunque sempre disponibile, in italiano e inglese): questo paradosso mi attira.

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Il tuo progetto contiene sonorità della Grime e della Bass Music: in Italia è difficile trovare altri artisti che le approfondiscano, non trovi? Forse è questo uno degli elementi della tua unicità?

È difficile sì, e sinceramente mi sorprendo come dopo anni ancora non ci siano artisti che ne adottino sempre di più le influenze. E preciso influenze, non standard/stereotipi tentando anche inconsapevolmente di replicarli male. Gli approfondimenti ci sono stati, ci sono e ci saranno, ma li ho sempre contati su una mano: secondo me semplice specchio dell’arretratezza di ricerca che ci contraddistingue in musica, in Italia. Con le stradovute eccezioni, meno male che esistono.

Che sia uno degli elementi della mia unicità non lo so, non credo di potermi autogiudicare così; sicuramente posso dirti che l’unicità l’ho sempre ricercata, come accennavo prima, più di tanti artisti che hanno avuto molto più consenso, numeri e successo di me, ma a cui certe comfort zone stan bene in fondo, e ricercare, rischiare, fallire, non gli riesce o non gli sta bene.

Think'd
Think’d – Devi Distruggere Le Armate Gialle – Front cover

Rimanendo ancora su questo tema, quali artisti nazionali ed internazionali consiglieresti di ascoltare a chi vuole avvicinarsi al genere Grime?

Mi scuserete ancora la precisazione: non mi è mai piaciuto parlare di “genere”. Il grime è rap, è garage, è dubstep, è 2step, è uk funky, è ormai global ed è tanto altro ancora, quindi per avvicinarti al grime devi avvicinarti alla curiosità di non fermarti al “genere”, così come tutte le altre sonorità che possono piacere a ognuno di noi, comprese quelle che non possono avere un nome, catalogabile.

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Se sto ragionamento tu che stai leggendo lo consideri un pippone scontato, evita pure la lista che segue (già di per se paradossalmente molto approssimativa): Ghetts, Stormzy, Wiley, Zomby, Swindle, Plastician, volendo forzatamente rimanere in UK e autoflagellandomi quando rileggerò l’intervista per non aver scritto altri nomi.

Sei conosciuto come rapper, DJ, tour e technical manager, c’è una veste in cui ti senti più a tuo agio?

Non credo di essere conosciuto. Non mi sento comunque molto a mio agio nel rispondere a questa domanda, non perchè non sia interessante, cosa che anzi è, ma perchè molto banalmente non mi sentirei a mio agio se una di queste “vesti” non ci fosse, non ci fosse stata o non ci continuerebbe a essere. Non voglio essere e so che non sarò mai una sola veste, questo è garantito.

Puoi rivelarci qualcosa sui tuoi progetti futuri?

No. Sto lavorando al disco coi miei amichetti scorpioni Novembre87, anche sconosciuti come paCMan e Tenko Bloodlaire, progetto che ci accomuna essendo tutti e tre nati indovinate in che anno e in che mese. Sti due stan facendo cose per me che manco loro hanno idea.

Sto lavorando anche a tracce ed EP vari con mia moglie Panacef Mishima, producer e dj con cui sono cresciuto musicalmente e non, uno dei più sottovalutati d’Italia, anche perchè è lui il primo a sottovalutarsi, kittemmurt.

E starei anche lavorando a un album di soli remix di un mio disco del 2018 che mi spiaceva molto lasciare lì buttato su bandcamp: avendolo rappato su beat editi della Anticon Records e non potendolo pubblicare altrove, ho iniziato a girare le acappella a varia gente, e un giorno, con molta calma, e richiesta di comprensione dai remixer, uscirà.

Grazie ancora a voi per aver dato parola a sto coglione.

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