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Intervista

Frah Quintale: “Fare musica non significa solo fare centro”

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Se dovessero chiedermi di consigliare un artista versatile e fresco, per il solo piacere di vincere facile, indicherei la discografia di Frah Quintale che ad oggi ha coltivato uno stile unico nel suo genere e senza termini di paragone – soprattutto nel panorama italiano. Quello di Frah è un sound genuino che, nel corso di questi anni, non è mai risultato scontato né tantomeno prevedibile.

Francesco Servidei della classe ’89, così risulta l’artista bresciano all’anagrafe, è uno di quei pochi artisti contemporanei che riesce a farsi voler bene dal grande pubblico e anche dal più cocciuto dei puristi. Frah, legato indissolubilmente alla cultura dell’hip hop e del writing, fa il suo ingresso da solista nel marasma discografico con l’album – ormai culto – Regardez Moi (2017) pubblicato per l’etichetta indipendente Undamento.

Dal 2017 al 2020 ci vorranno la bellezza di tre anni (di cui uno particolarmente sfortunato) prima di rivedere l’artista smuovere le acque. Infatti solo con la pubblicazione del singolo Contento, l’artista riaccende le speranze dei fan in un periodo in cui sembra che il mondo abbia tirato il freno a mano e proprio questo periodo di stop generale darà vita alla prima parte del progetto Banzai, il Lato blu, per poi pubblicare nell’estate successiva la seconda ed ultima parte: Lato Arancio. Dopo un percorso durato due anni, Frah Quintale, nell’aprile di questo stesso anno, racchiude in un unico blocco le due parti del progetto Banzai. Esattamente il 10 Giugno 2022 l’artista è tornato con il suo nuovo Ep, Storia breve, un progetto sviluppato su quattro brani e ciascuno di essi descrive una differente fase di una classica relazione estiva: l’incontro, l’amore, il litigio e l’addio.

Frah Quintale con Storia breve ha riconfermato il fatto di essere una mosca bianca in Italia e questa sua peculiarità incuriosisce parecchio. Ho pensato quindi di approfondire con lui alcuni aspetti del progetto e questo è il risultato della nostra chiacchierata!

Frah Quintale
Frah Quintale – ph. Federico Trivella

Da Regarez Moi sono passati diversi anni: quanto senti di essere cambiato umanamente e musicalmente da allora? E in cosa?

Sono cambiato parecchio, più forse dal lato umano che da quello musicale. Regarez Moi mi ha permesso di vivere di musica e di viaggiare, mi ha reso più recettivo al livello sociale-relazionale, meno disilluso in alcune cose, ma per altre ancor più lucido.

Il cambiamento per me è qualcosa di quotidiano, dall’oggi al domani imparo sempre qualcosa di nuovo, ciò fa di me una persona diversa da ieri, mi sento in costante movimento. Sono per il correre, per il cambiare, per il mettersi in sempre discussione.

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Per quanto riguarda l’aspetto musicale; anche qui sono cambiato tanto nel corso degli anni e sento che la creatività sia qualcosa che maturi in modo più celere rispetto al carattere. Mi lascio ispirare facilmente da quello che mi circonda: fa parte della mia personalità.

Questo costante mutamento lo vivi in modo frenetico o hai trovato la tua calma in piena corsa?

Lo vivo con molta tranquillità. Do nettamente più peso allo stare fermo, non mi ritrovo nella staticità. Questa continua corsa è la mia dimensione, mi fa stare bene.

Molti ti definiscono come un “outsider” della scena italiana, ti identifichi in questo appellativo? Se sì, in che cosa Frah Quintale rappresenta la differenza?  

Mi sento abbastanza preso in causa in questa cosa perché da fuori mi sembra di vedere tanti artisti – non tutti – correre verso un obiettivo specifico: fare più ascolti, più soldi, più numeri degli altri. Questa continua ricerca alla strategia migliore, per fare centro, mi apparteneva molto tempo fa, ora non dico che non me ne freghi più nulla, perché ti mentirei, ma mi sento molto meno legato a queste dinamiche che non mi hanno fatto vivere la musica con leggerezza e con gioia, che è ciò di cui ho bisogno al momento. Ti spiego, nel momento in cui vedo una cosa unicamente come un lavoro, perdo subito l’interesse.

Ho scelto la musica come modo per regalarmi un futuro migliore di quello che avrei potuto avere se non avessi fatto questa scelta; adesso fare musica come se fossi un impiegato delle poste significherebbe rendere inutile tutto il lavoro che ho fatto fino ad oggi; ecco attualmente in Italia vedo troppi impiegati delle poste fare arte.

Non riesco a trattare la musica strettamente come un lavoro, mi voglio divertire, voglio dare sfogo alla mia creatività e non vedere questa mia libertà come un impiegato d’ufficio. Se avessi voluto passare la mia vita sommerso dalle ansie del lavoro, fidati, avrei cercato tutt’altro.

Frah Quintale – Pelle

Con Banzai – soprattutto con il Lato blu – hai mostrato al pubblico un nuovo lato di te stesso, un lato più autoconsapevole; questo disco ha rappresentato una sorta di “carezza” per la tua psiche. Quand’è che la musica diventa terapia per Frah Quintale?

Lo è sempre stata. Ho iniziato con la musica all’età di 13 anni per noia insieme ad un paio di amici, durante un’estate particolarmente vuota, per svagarci non ci rimaneva altro che fumare e fare freestyle. Inoltre ho sempre provato un forte interesse per la scrittura, fino ad immergermi completamente in essa. Forse ho iniziato proprio perché per me la musica rappresentava fin da allora una terapia che riusciva a combattere la noia e i pensieri.

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Nel corso della pandemia l’effetto terapeutico della musica è riuscito ad aiutarti?

Nel corso della prima pandemia già lavoravo alla prima metà di Banzai (Lato blu). Per me è stata la scusante per staccare la spina, recuperare il fiato e lavorare con più serenità al progetto. Mi piace lavorare con calma a quello che faccio, perciò per 3/4 mesi mi sono letteralmente trasferito in studio e la musica era la mia compagna. Più che effetto terapeutico in quel periodo la musica ha avuto un effetto salvifico per me.

Il tuo ultimo progetto Storia breve EP è completamente distaccato dalla tua ultima fatica Banzai, oppure rappresenta un ulteriore tassello del progetto?

È solamente un passo successivo, se rivedi delle affinità con Banzai – probabilmente – è perché Storia breve è il progetto che lo sussegue. Il sound di questo Ep, a differenza dei lavori precedenti, è stato lavorato a più mani, infatti nella produzione troviamo Bruno Bellissimo, Benjamin Ventura e Bonito.

Sento che Storia breve mi ha trasmesso le stesse vibes di quando pubblicai Banzai (Lato blu) che, rispetto Regardez Moi, mi ha permesso di distaccarmi e direzionarmi verso un qualcosa di nuovo, ovvero quello che in seguito sarebbe stato Lato arancio. Il mio nuovo Ep è un assaggio di un percorso inedito, sul quale già stiamo lavorando da tempo.

Tanto è difficile la domanda, tanto sarà complicata la risposta: a quale delle quattro tracce di Storia breve sei più legato?

Nonostante il fatto che io sia parecchio autocritico con me stesso, e mai soddisfatto al 100%, ho adorato il risultato finale del progetto.

Tra tutti i brani, per mesi il mio pezzo preferito è stato Quando finisce, per il suo sound fighissimo che fin da subito mi ha fatto dire alla band: “Rega questa è la roba che voglio fare!”; invece ad oggi ti dico che preferisco Love ya, musicalmente parlando è fresco, mi piace la struttura, la strofa rappata è figa e gira bene.

Frah Quintale – Quando finisce

Trovo curioso che il tuo ritorno sia sempre accompagnato dalle alte temperature. È semplicemente un caso? O c’è una volontà dietro questa scelta?

Mi fa piacere che qualcuno noti questa coincidenza, perché ormai è da un po’ che ricevo messaggi in direct di gente che mi scrive: “Ormai aspetto l’estate solo per la roba di Frah Quintale!”; questa cosa mi gasa tantissimo!

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Ti dirò, è stato un po’ un caso e un po’ una volontà. Per entrambe le parti di Banzai i tempi di produzione hanno fatto sì che fossimo pronti nel periodo di maggio/giugno. Per quanto riguarda Storia breve pensavamo fosse la cosa giusta uscire in questo periodo, anche perché i brani dell’Ep si adattano bene al periodo estivo.

A proposito, quest’estate hai deciso di cantare una classica relazione estiva di breve durata, breve come lo stesso progetto che la racconta. Perché raccontare le fasi dell’amore in soli quattro brani?

Ma guarda, secondo me la scelta dei quattro brani dipende dal tipo di relazione che ho avuto io! (ndr. Frah Quintale ride). A parte gli scherzi, noi già stavamo lavorando ad un progetto più grande e, dopo varie sessioni in studio, sono saltate queste tre tracce: Quando finisce, Nuova fissa, Love ya e successivamente ho voluto aggiungere Pelle, queste tracce raccontano rispettivamente l’incontro, l’amore, il litigio e infine l’addio.

E della copertina cosa mi sapresti dire?

La copertina del progetto è venuta da sé, è un mio disegno che feci tempo fa, mi sono accorto che rispecchiava perfettamente il concetto dietro l’Ep ed ho voluto ripescarlo.

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Frah Quintale – Storia breve (cover)

Hai sempre palesato la tua passione per il disegno, ti piacerebbe dedicarti a qualcosa di più incentrato sull’arte visiva?

Be’ sì. Mi piacerebbe molto fare un libro di illustrazioni; purtroppo sono troppo disordinato e ho un botto di disegni e robe sparse che dovrei scannerizzare, prima o poi mi piacerebbe farlo, ma è una roba che necessita tempo e al momento mi sto dedicando interamente alla musica.

Francesco usa come mezzo la musica per esprimere in modo semplice i concetti più complessi? Vedi l’amore.

Certamente. Sono uno che si arrovella abbastanza nei suoi stessi pensieri e spesso trascriverli sul foglio è un modo per metterli in ordine, semplificarli ed analizzarli.

Ti ritieni un “overthinker”?

Sono una persona che pensa molto e che si rispecchia completamente in ciò che scrive. Scrivere è frutto di un pensiero basato sull’analizzare quello che ti succede attorno, in relazione a ciò che sei; questi pensieri poi diventano musica e per me la musica – come ti dicevo – è autoanalisi.

Dopo questa bella chiacchierata non mi rimane altro che augurarti buona fortuna per il tour estivo di quest’anno, quando sarà la prima data?

Grazie mille! La prima data del nuovo tour sarà il 24 di questo mese presso al Lido di Camaiore (LU), dove oltre tutto si esibiranno anche Joan Thiele, LNDFK e quei giganti di Anderson .Paak & The Free Nationals; l’ultima invece sarà il 3 settembre a Carroponte (MI).

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Studente universitario in costante ricerca di ciò che lo riesca a stupire. Amante, non schizzinoso, della musica in tutte le sue sfumature.
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