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Approfondimento

Zero personaggio, zero cazzate: il ritorno di Jake La Furia

Jake La Furia - Ferro del mestiere

Pubblicato il 17 giugno per Epic Records Italy/Sony Music Italy, Ferro del mestiere è il terzo album solista di Jake La Furia. A meno di una settimana dalla sua uscita il disco si trova sospeso a metà tra chi già lo fa rientrare tra gli instant classic del rap italiano e chi, al contrario, ne svaluta la portata liquidandolo con frasi del tipo “Jake oramai non è altro che un bollito” – di commenti simili i social sono pieni in questi giorni.

Indubbiamente, ci si poteva aspettare che il ritorno da solista di un pilastro del rap italiano dopo sei anni – un arco di tempo lunghissimo per il panorama discografico odierno – avrebbe creato dibattito, sia da tifoseria che, fortunatamente, da un punto di vista strettamente musicale. Un dibattito quest’ultimo che speriamo di poter, anche solo in parte, arricchire con queste righe di approfondimento.

D’altronde, se da un lato Jake è uno dei rapper più rispettati della nostra penisola e ad oggi gode di una grande e meritata stima anche da parte dei colleghi, è anche vero che il suo nome ha fatto discutere per anni: hit estive, singoli dalle influenze latine e inattese partecipazioni televisive senz’altro da rivedere.

Ciò che non ha fatto quasi mai discutere, invece, è la qualità della penna del rapper milanese. Crediamo che sia proprio questo il vero “ferro del mestiere” che dà il titolo al disco e, nello stesso, si conferma in grado di sferrare barre taglienti e puntuali, come polaroid sempre a fuoco. Un ferro indiscutibilmente ancora caldo, che dimostra, ancora una volta, quanta passione e sincera genuinità Jake provi nei confronti della musica e del genere di cui si è fatto portavoce.

Come si è arrivati a Ferro del mestiere?

Probabilmente Jake La Furia è, e rimane, uno dei più grandi amanti del rap in Italia. Zero personaggio, zero cazzate. L’ultima dimostrazione, se mai ce ne fosse stato bisogno, è arrivata nel 2020, con 17, joint album in collaborazione con Emis Killa. In un momento storico in cui il rap iniziava sempre più a strizzare l’occhio al pop e ai suoi numeri, i due hanno scelto di andare in direzione completamente opposta, quella di un disco rap per chi ascolta (e ama) il rap. 

Come raccontato in più occasioni dallo stesso ex membro dei Dogo, lavorare con Emis a un disco tanto crudo e zarro quanto genuino e slegato da ogni vincolo commerciale, come è stato appunto 17, è stata la scintilla che ha fatto riaccendere in lui la passione verso il genere. Una passione che aveva attraversato un periodo di raffreddamento – lo stesso Jake questo non l’ha mai negato.

A tal proposito, negli anni successivi al 2016, ovvero alla pubblicazione del suo secondo – ed estremamente sottovalutato, o forse mai del tutto compreso – disco solista Fuori da qui, si percepisce chiaramente un progressivo disinteresse nei confronti di quello stesso rap che per anni aveva masticato con sopraffina abilità – pure da solista, seppur non sempre questo gli sia stato riconosciuto. Conseguentemente, la scelta di cimentarsi per lo più nella pubblicazione di singoli estivi che, nonostante il successo raggiunto a livello numerico, hanno suscitato il malcontento di qualche fanboy di vecchia data.

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Gli stessi fan, assieme alla critica, sono stati però rapidamente riconquistati dalle barre del Jake di 17, così come lo è stato, in fin dei conti, lui stesso. Non a caso, Ferro del mestiere manifesta una naturale prosecuzione ed evoluzione di quel disco: senza filtri e con un cuore street rap.

Jake La Furia - Ferro del mestiere
Jake La Furia, © Foto Ufficio Stampa, ph: Mattia Guolo

Jake La Furia e la realness di strada

Io ho passato venti primavere / A fare musica per prevalere / Per uscire ricco dal quartiere / E diventare forte nel mestiere

Jake La Furia  (tratto da “20 Primavere”, “Ferro del mestiere”, 2022)

Broken Language, un brano super old school, svelava da subito mentalità e attitudine di 17. Allo stesso modo 20 Primavere, la prima traccia di Ferro del mestiere, fa da biglietto da visita all’intero disco. La voglia di primeggiare che ha sempre fatto da motore alla musica del rapper classe ’79 appare inconfutabile. L’obiettivo rimane sempre lo stesso: essere il più bravo – persino senza pensarci troppo – nel fare ciò che ama, in questo stupido gioco del rap; non essere il più ricco, né tantomeno il più profondo. Il talento che prevale sui numeri del mercato discografico: Jake gioca a carte scoperte.

Partendo da questi presupposti le tematiche prendono forma come all’interno di un patto implicito che l’ascoltatore, una volta essersi messo le cuffie, è disposto ad accettare. A ben guardare, già dal titolo e dalla copertina del disco che ritrae una pistola fumante, si suggerisce che quello che si sta andando ad ascoltare non sia un disco conscious: non possiede, per scelta, le riflessioni personali e profonde degli ultimi due dischi di Marracash, nè tantomeno quel guardarsi dentro che ha così tanto caratterizzato Mr Fini (2020) di Guè o Caos (2022) di Fabri Fibra. Nonostante questo, è tutt’altro che un disco frivolo.

Pur non muovendo da amare considerazioni sulla vita, magari figlie della pandemia, di passaggi riflessivi Ferro del mestiere non ne sente troppo la mancanza. Il quadro che fa da sfondo ad ogni episodio narrato è Milano, città che rimanda immediatamente al personaggio Jake La Furia. Più critiche che elogi verso la sua contemporanea trasformazione, arricchite da lucidissimi passaggi di strada. Quella stessa strada che pare qui raccontata da un punto di vista differente rispetto agli inizi della sua carriera.

Probabilmente, smettendo di viverla come un tempo, anche a causa delle responsabilità di una vita adulta da padre, il rapper milanese ha trovato il modo di narrarla in maniera ancor più autentica, in tutto il suo affascinante squallore. Da quel “Sono la voce di strada: racconto com’è che va. La voce stonata: do voce a chi non ne ha” (Vida Loca, 2003) sono passati quasi vent’anni ma Jake La Furia rimane ad oggi un interprete estremamente credibile nel raccontare certi scenari.

Emblematiche in questo senso le barre di Indiani e CowboyInizi a morire dal giorno in cui nasci in questa città / Dove a scuola ti insegnano a leggere e scrivere  / In strada impari la mentalità (Yeah)”, che preparano al successivo “È questo quartiere che genera i mostri (Seh)”, oppure quelle in Senza niente da direVengo da dove vedi il sangue (Ah), che ancora non sei grande (Ah) / Da dove amore e domande (Ah) fanno buchi alle gambe”. La forza di queste parole si fa assai più dirompente in un momento storico in cui la strada, soprattutto quella milanese, è spesso protagonista di drammi urbani, di quell’amore e violenza che sono le parole chiave del titolo – e pure del contenuto – del pezzo dell’album con Paky e 8blevrai.

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E’ vero, nelle undici tracce del disco ci si crogiola a lungo nella street credibility, in maniera alle volte forzata: tuttavia, lo si fa attraverso uno sfoggio della tecnica che non finisce mai per essere stucchevole. Se infatti quello di strada è un immaginario che nel rap italiano è stato introdotto dai Club Dogo, e che nei precedenti album solisti Jake La Furia aveva messo per lo più in secondo piano, ora torna ad avere, seppur in nuova veste, un ruolo centrale. D’altronde la strada, e pure Milano, si legano in maniera inscindibile al giovane Vigorelli, tutt’uno ormai con l’aria stessa della città, famosa per essere inquinata: “Se mi tagliassi le vene uscirebbe aria con lo smog” canta difatti il vecchio Fame in Amore e Violenza, in una delle entrate più epiche di questo 2022, specialmente se rapportate al peso specifico dell’artista che le ha scritte.

Note Killer (live) 2004 – Hip Hop Generation, Presenta: Inoki Ness

Ferro del mestiere: un’occasione preziosa

La filiera produttiva dell’online non conosce pause: quello che c’era ieri è già vecchio, quello che c’è adesso è destinato a durare il tempo di un refresh. L’industria musicale adotta le medesime dinamiche. Content schiaccia content. Singolo schiaccia singolo, o meglio, lo rimpiazza. In uno scenario simile, Ferro del mestiere può rappresentare un’opportunità per acculturarsi in merito ad un certo genere di musica, il rap, che nell’epoca odierna si è talmente evoluto e contaminato con altre forme musicali che risulta difficile riconoscerlo nella sua genuina attitudine. Ed è un’occasione ancor più preziosa se si considera quanto l’album sia, nonostante tutto, impostato su chiave moderna, a partire dai sound delle produzioni. 

Da questo punto di vista, infatti, l’intero disco risulta estremamente fresco. Drillionaire e Young Satana sfoggiano due beat potenti e ben riusciti; Night Skinny cuce una produzione su misura per l’attitude gangsta che fa da padrone in Trips! – traccia peraltro arricchita da una strofa esagerata di Noyz. Dj Shocca, maestro assoluto di scratch, produce un beat d’eccezione per Caramelle da uno sconosciuto, in grado di far volare ogni amante del genere cresciuto con questi suoni.

Non compare alcun singolo radio friendly o dalle vibes tropicali: geniale in questo senso la scelta di coinvolgere Ana Mena nella traccia Senza niente da dire, facendo presagire la hit estiva dalle sonorità reggaeton, per poi sorprendere tutti con un classico pezzo rap con ritornello cantato da una voce femminile, intimo e a tratti quasi tormentato. Un progetto, nel complesso, musicalmente coerente ed estremamente dinamico, curato dal main producer Big Fish, che chiude il disco con Un altro weekend, rifacimento della storica canzone degli 883 Weekend, dall’atmosfera estremamente malinconica.

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Menzione d’onore per Lazza in I soldi e la droga. Il rapper milanese, nel giro di poche barre, cita sapientemente per ben due volte due strofe di Jake in altrettanti pezzi dei Club Dogo: la prima volta il riferimento è a Ragazzo della piazza (2012), mentre la seconda a D.O.G.O (2006).

Infine, la collaborazione forse più sorprendente del disco: Jake, Inoki e Mace sulla stessa traccia. I due rapper non si trovavano nello stesso pezzo dal 2008, quando avevano intrecciato le loro penne in Per me va bene, nell’album Hagakure dei produttori Big Aim e Yaky. I fan avevano imparato ad apprezzarli assieme già tre anni prima, nel brano Nuovi Re (New Kingz Anthem), contenuto in Fabiano detto Inoki. Fan che, per giunta, possono essere deliziati dal riferimento proprio a quella traccia  nell’attuale collaborazione. “Assieme a un king, sopra la traccia ancora Jake e Inoki” canta Fabiano, cavalcando l’aurea nostalgica di questa collaborazione. La cosa giusta, titolo del brano, è una dichiarazione d’amore al rap anni ’90, che convincerà molti, tanto a livello testuale quanto a livello sonoro. Mace – la cui collaborazione con Inoki risulta tutt’altro che scontata rispetto a quella che ci sarebbe potuti aspettare con Dj Shocca una volta annunciata la tracklist – trasforma magistralmente il sample originale di Live on Live Long dei CNN in uno street banger, grazie all’unione con Juicy di Notorious, rendendo il tutto perfetto per due amanti dell’hip hop come Jake e Inoki che, proprio grazie a questo amore in comune, si son ritrovati dopo anni di allontanamento.

Jake La Furia - Ferro del mestiere
Jake La Furia, © Foto Ufficio Stampa, ph: Mattia Guolo

Lunga vita a Jake La Furia, il rapper preferito del tuo rapper preferito

A sei giorni dall’uscita del disco, una sola traccia di Ferro del Mestiere (I soldi e la droga in collaborazione con Lazza) è in top 50 Spotify Italia. Baby Gang, vent’anni, uscito con il suo EP2 il medesimo giorno, “vanta” 5 pezzi nella suddetta classifica.

Ma siamo davvero sicuri che a Jake di questo freghi qualcosa? Probabilmente in oltre vent’anni di carriera non ha mai avuto un pezzo al n.1 di Spotify. Forse lui stesso come rapper non è mai stato considerato il n.1 nel panorama italiano. Quanto è veritiero pensare che Jake La Furia non c’entri più un cazzo con la musica odierna (“come le palme in Piazza Duomo” dichiara lui stesso in M.S.O.M.)? Guardando ai numeri qualcuno potrebbe pensare che sia legittimo chiederselo.

Eppure da oltre vent’anni Francesco Vigorelli continua a rimanere sulle bocca di ogni amante di questo genere, immediatamente riconoscibile per una proposta di rap che viene prima del business, prima delle classifiche: e lo fa senza urlare, senza extrabeat, senza citazioni ad altri se non a sé stesso. Un artista che non ha nessuna voglia di assecondare o di essere accondiscendente verso la scena attuale (pur rispettandola). Che bellezza.

Approfondimento a cura di: Aurora Aprile e Federico Antolini

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