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Intervista

TY1: “Faccio musica secondo le mie regole”. L’intervista

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Uno dei progetti più interessanti del 2021 ha un nome ben preciso: DJUGNLE, firmato da DJ TY1. Quando è stato annunciato DJUNGLE UNCHAINED ho subito pensato che si potesse trattare della “solita” deluxe, allungata più del dovuto e con poco di rilevante da aggiungere. Mi sbagliavo. Come precisa lo stesso TY1, per un DJ/producer proporre un lavoro di questo tipo ha un valore molto diverso rispetto a quello che ha per un rapper. Ampliare un producer album significa produrre brani totalmente inediti. Ed è questo quello che avviene in DJUNGLE UNCHAINED: sette brani realizzati completamente da zero con ospiti più o meno inediti arricchiscono una già fitta tracklist caratterizzata da uno stile e un concept ben preciso.

TY1 riesce a convincere ancora una volta ponendo l’attenzione su giovani talenti della scena ed impostando un sound dal gusto internazionale, con tante reference musicali anche al di fuori del mondo hip hop. D’altronde DJUNGLE UNCHAINED è un producer album e, come ogni buon DJ, TY1 lascia emergere tutte le sue influenze musicali permettendo al pubblico di scoprire cose nuove e tendenze magari lontane dal gusto collettivo.

Con Gianluca Cranco (vero nome di TY1) abbiamo parlo di musica, trend, modi di fare e tanto altro: quello che troverete a seguire non è la “solita chiacchierata”, piuttosto una discussione articolata su come il mondo della produzione e del DJing sia in continuo cambiamento. Prima di proseguire metti in play DJUNGLE UNCHAINED e goditi il viaggio nella giungla urbana di DJ TY1.

Ciao TY1! Per descrivere DJUNGLE UNCHAINED partirei dal concept e dal legame con il Django Unchained di Tarantino. Nel film è capillare l’idea di libertà: è questa la stella polare che guida il tuo nuovo lavoro?

Ho sempre fatto le cose molto di getto. Fortunatamente nessuno mi ha mai detto cosa fare, anche perché non penso di essere così influente a livello mainstream da cambiare le carte della musica italiana. Ho sempre fatto la mia musica come volevo.

Chiaramente ho sempre accettato i consigli delle persone che lavorano intorno a me – Spiro, Dario e gli altri: se mi dicono una cosa la seguo; se faccio sentire una cosa e a loro piace, io sono contento. Se io gli faccio sentire una cosa e loro non sono convinti mi chiedo il perché. Non ho la spocchia di dire che tutto quello che faccio spacchi. Però sono sempre stato abbastanza libero nel produrre musica: un esempio è il voler coinvolgere dei ragazzi giovanissimi che non sono seguitissimi su Instagram e che non fanno i dischi di platino. Penso che debba essere io a dargli un upgrade in termini di carriera o la possibilità di creare nuove joint.

TY1
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Nel caso di Nicola Siciliano e Bresh, di J Lord e Franco126, o di Yugi e Nerissima, di 8blevrai e Touché sono tutte combinazioni create da me. Per correttezza devo dire che è vero sono tutte create da me tranne quest’ultima (8blevrai e Touché, ndr) che si conoscevano e volevano fare il pezzo con me. Io volevo fare il pezzo con Touché e lui mi ha consigliato di inserire 8blevrai. Lì ho praticamente colto la palla al balzo.

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Gli altri non si conoscevano, come nel caso di Nerissima e Yugi. Quando ho contattato Nerissima e gli ho proposto Yugi mi ha dato subito un feedback superpositivo sebbene non si conoscessero. Poi loro si sono anche beccati in un secondo momento, e magari in futuro faranno anche altre canzoni. Così è stato anche per Marra con Geolier o per Coez e Neffa; anche loro non si conoscevano, ma è uscito fuori qualcosa di fighissimo

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Il gusto musicale di TY1 – e di DJUNGLE UNCHAINED – è fortemente improntato all’internazionalità. È una scelta puramente stilistica o un gusto più legato alla tua formazione musicale?

La verità è che noi del sud abbiamo delle contaminazioni enormi. La nostra musica è qualcosa di estremamente variegato. Io sono cresciuto ascoltando Almamegretta, che facevano le robe con i Massive Attack. Poi la musica napoletana è super-internazionale: se pensi ai Napoli Centrale (band di jazz-rock, ndr), a Tony Esposito o Pino Daniele che cosa c’è di più americano (sorride, ndr). Ho sempre ascoltato tantissima musica e tantissimi generi – dal rap all’house, dall’afro alla french touch.

Non mi sono mai limitato ad ascoltare una cosa sola. Tutto questo me lo ritrovo. Ultimamente sono in fissa con le robe afro come Naira Marley e ascolto tantissimo la scena francese. Quando ascolto Cocco in cui 8blevrai canta in francese impazzisco perché per me è importantissimo raggiungere un suono internazionale. Non sono mai stato troppo legato al suono esclusivamente italiano.

Secondo te esiste una scena europea? E, se si, che ruolo gioca l’Italia in tutto questo?

Siamo al passo con i tempi. C’è un programma a Londra (si riferisce al Tiffany Claver in onda sulla BBC Radio 1Xtra, ndr) in cui è andato Rondo, e dimostra che c’è una forte attenzione per la scena italiana. Vedi banalmente Central Cee che collabora con Rondo o, ancora, i nostri rapper che hanno stretto collaborazioni con la scena francese. Fortunatamente si è aperta una porta verso l’Italia: internet ha abbattuto tutte le frontiere. Questa cosa qui ha portato ad avere un orecchio per l’estero e fare più roba possibile. Inoltre ci sono un sacco di producer veramente validi qui in Italia e non hanno nulla da invidiare a quelli europei.

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Tu sei un DJ e producer storico della scena hip hop italiana. Come vivi le nuove regole del mercato che vogliono gli artisti sempre più proiettati alla promozione sui social?

Per promuovere la tua musica devi usare il tuo tempo per studiare, non certo su Instagram o su Tik Tok. Devi ascoltare musica, produrre musica e fare quanto più possibile. Poi il social è un mezzo, almeno per me: io sono nato in un altro modo. So che si dice che se non si sta su determinate piattaforme si è boomer, ma io so che cosa sono e quello che faccio.

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Sono un artista e faccio musica secondo le mie regole! I miei social li vivo come se fossero la mia tv privata e pubblicizzo la mia roba. La mia vita rimane privata e non mi piace condividerla. Ti cito Guè che in Sarago dice “non sono così moderno, i cazzi miei tu non farli”. Io non sono così moderno (ride, ndr).

Sono ancora profondamente innamorato della musica: quando non produco, quando non faccio i miei dj set, uso i social per cercare artisti e robe nuove, non per farmi i fatti degli altri. Passo per SoundCloud e cerco remix o mi piace vedere le Boiler Room dei DJ più fighi e innovativi. Il mio consiglio è di studiare, di non aver fretta per fare i soldi e comprare la lambo o ca**ate del genere.

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Voglio provocarti: queste deluxe sono il frutto esclusivamente di una mossa di marketing? Cosa rende un prodotto di questo tipo nuovamente spendibile nel tempo?

Partiamo dal presupposto che io non rappo. Non mi si può dire che faccia “la deluxe” dove inserisco le performance dal vivo o ci aggiungo solo un inedito. Se avessi dovuto fare una deluxe, nel mio caso comunque significa fare tracce inedite. Poi una cosa è fare un brano in più, un’altra farne due, altra ancora farne sette. Ad un certo punto ci siamo accorti con il mio team che quello che stava uscendo fuori era un disco nuovo.

Questo è un mini-LP, ma lo volevamo allacciare a DJUNGLE. E questo è stato: è un “DJUNGLE 2”, non una deluxe. Non essendo un rapper questa “provocazione” non mi tocca, perché il mio è un lavoro a parte (sorride, ndr).

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TY1, DJUNGLE UNCHAINED (cover)

Di questa nuova versione del disco, il brano che mi è piaciuto di più è Monopolio. Penso che Nerissa Serpe sia la Next Big Thing del rap italiano. Come l’hai scoperto?

In verità sia Nerissima e Yugi me li ha fatti conoscere Ciro Buccolieri, devo a lui questa scoperta. La prima volta che me li ha fatti ascoltare è stato almeno un anno fa. Lui conosce i miei gusti. La prima volta che me li fece sentire rimasi stupito: flow nuovi, slang nuovi, quello che a me colpisce è l’originalità di un artista. Kid Yugi è originale, ha parole e vocaboli nuovi, flow nuovi; mi ricorda prima anche il primo TruceKlan, ma in maniera diversa. Un po’ meno rustico e un po’ più tecnico. Però c’ha quell’approccio lì. Ascoltandolo rimani stupito.

Stessa cosa Nerissima. Quando ho deciso di metterli insieme ho subito pensato una cosa: “O è un flop o esplode!”. Il beat è piaciuto tantissimo ad entrambi e il brano è uscito fuori da solo. Ho utilizzato per il beat questo campione indiano che è stato utilizzato in un brano anni ’90. Ma non ve lo dirò mai, dovete scoprirlo voi (ride, ndr)!

Per quanto riguarda la figura del DJ, la missione è ancora quello di proporre e far scoprire nuova musica alla gente? Mi dici 3 artisti che ti hanno segnato al di fuori del rap?

Purtroppo si va sempre più verso questa spettacolarizzazione del DJ, ma poi alla base c’è poco. È un bel problema: io sono cresciuto con un’altra mentalità. Andavo ad ascoltare i DJ per capire cosa proponessero. Ancora adesso vado ad ascoltare i DJ per vedere che musica suonano.

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Nel nostro paese c’è una percentuale altissima di DJ-Playlist: “Cosa va ora? Ok, metto quello!”. Posso dire la verità? Vai in discoteca e trovi DJ che mettono, chessò, Paky e non sanno manco chi sia. Lo propongono solo perché vendono che Blauer è in TOP 50 e sanno che i ragazzini la canteranno. Ognuno, per carità, è libero di fare quello che vuole, ma se tu mi chiedi sul ruolo del DJ, allora io ti rispondo che è sempre più svalutato e ridimensionato.

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È sempre più un qualcosa di superficiale, non c’è più la roba di andare ad ascoltare per scoprire un gusto differente dal nostro. Anche il dancefloor è raro che si faccia prendere dalla vibe: è lì che aspetta un brano specifico magari per poterla cantare. Se ti lamenti della mia musica rimboccati le maniche, impara a mixare e sali alla console. A me personalmente di tutto questo non è mai fregato nulla: io metto solo quello che mi piace. 

Per quanto riguarda i tre artisti: ti dico sicuramente Daft Punk, Homework; Pharell Williams; poi un altro producer che mi piace tantissimo è TroyBoy.

Tu sei un DJ vecchia scuola: vinile e giradischi. Ci dobbiamo aspettare quindi una versione vinile di DJUNGLE UNCHAINED?

Io lo vorrei fare questo vinile. Vediamo. Magari non del disco, ma anche di un singolo o di una strumentale. Lo vorrei fare perché ci tengo tanto al formato del vinile. A casa ne ho un sacco: alcuni li tengo anche sigillati e ben custoditi. Ne ho certi che se li vedi farebbero impallidire anche il collezionista più estremo. Ho i vinili delle strumentali dei Sangue Misto che usavano ai loro live: me li regalarono. Io ho iniziato col vinile, ma ora se mi senti suonare utilizzo anche io Serato, che è un strumento validissimo.

Faccio tourntablism quindi lo utilizzo alla maniera che è più adatta a me. Secondo me è in generale quello che fai, la tua esperienza (nelle produzioni, nel mettere dischi) a caratterizzare il tuo stile . Se proponi un’attitudine classic e lo fai in chiave moderna puoi solo che essere avanti. Adesso sarebbe impensabile lavorare con il vinile, non si può fare più: quello che faccio con Serato non potrei farlo con il vinile. Quello che ho fatto è stato portare il mio modo di suonare il vinile su qualcosa di nuovo come Serato. E tutto questo mi diverte un casino.

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Conosci meglio

La musica mi accompagna sin dall'infanzia. Ho studiato la musica classica e lavorato sull'elettronica. Ogni suono è un colore sulla tela della quotidinità: "una vita senza musica non è vita."
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