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Livio Cori: quando il rap non è ostentazione. L’intervista

Livio Cori solidago

Livio Cori è sicuramente un artista che ha qualcosa da dire. Sebbene molti ancora non abbiano compreso il suo viaggio artistico, quella di Livio Cori è una strada ben precisa che si fonda sul rap più puro. Lo scorso venerdì (il 16 dicembre 2022) è stato pubblicato il nuovo singolo Sulo Pe Chella è un brano che racconta tanto dell’artista campano che, attraverso la sua musica, si mette completamente a nudo.

C’è tanto altro da scoprire e raccontare, però, quello di cui siamo certi è che l’intensità delle parole espresse in questo singolo fanno da specchio ad un artista in grado di raccontare sentimenti ed emozioni sfumate, contrastanti e dicotomici. Abbiamo deciso di intervistarlo per scendere ancora più nel dettaglio, scoprendo anche i retroscena di ciò che comporta pubblicare una canzone così intensa e ricca di pathòs. Prima di proseguire non perdere l’occasione di riascoltare Sulo Pe Chella, l’ultimo singolo di Livio Cori.

Ciao Livio! Partirei da una citazione. Honoré de Balzac scriveva: “Per giudicare un uomo bisogna almeno conoscere il segreto del suo pensiero, delle sue sventure, delle sue emozioni“. Secondo te un artista ha il dovere di mettersi a nudo attraverso la musica? O, piuttosto, sta al pubblico imparare a scoprire la persona dietro l’artista attraverso la sua arte?

Non credo ci sia un dovere dell’artista. C’è un’esigenza che parte prima del lavoro artistico. L’artista non sceglie di essere tale, è più che altro un’esigenza che serve a scopo terapeutico per cercare di non farsi schiacciare da certe cose.

Quello che ho notato nei miei artisti preferiti (che ascolto, che leggo con maggior passione) è che c’è proprio un’esigenza: un artista non ha mai il dovere, ma ha un’esigenza; poi sceglie la maniera migliore attraverso cui trasmettere qualcosa. Magari “mettersi a nudo” in maniera esplicita o, magari, in maniera più poetica in una forma più velata lasciando al pubblico il piacere di scoprire il messaggio.

A prima vista un leitmotiv della musica di Livio Cori è il sentimento amoroso. Ti propongo delle emozioni che a mio avviso emergono da questo brano. La rabbia: la disillusione per qualcosa che si è perso. È stato difficile per te esprimere in maniera dolce un sentimento così irruente come la rabbia?

Credo che anche nelle delusioni e nella sofferenza amorosa ci sia qualcosa di romantico, nel senso più dolce del termine. Io vengo da una situazione dove il dolore e il male è visto come qualcosa di completamente diverso. Qualsiasi cosa che riguarda l’amore ha comunque qualcosa di poetico e romantico che è completamente diverso da quello che può scaturire da mali diversi.

livio cori
Livio Cori. Fonte: Ufficio Stampa, Barbara Carere

Ho sempre accolto con piacere anche la parte negativa di una storia d’amore. Perché è la parte che ti rende più vivo, nel bene e nel male. Credo sia proprio una prerogativa del sentimento amoroso funzionare in entrambi i modi, nel bene e nel male. Non c’è mai un amore cattivo. C’è sicuramente una difficoltà ad affrontare determinati momenti del sentimento. Se riesco ad esprimerlo con una chiave “dolce” è perché costituisce la base di quel sentimento, anche se a volte ti travolge così tanto da sembrarti rabbia. C’è una sottile linea tra odio e amore.

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Un altro sentimento che mi pare di percepire è la paura: “trovo sempre una scusa per non uscire e non farmi vedere con un’altra che non sia lei“. Non pensi che questa paura di sbagliare finisca per sottrarti momenti di felicità?

Io penso che la paura sia qualcosa di fondamentale all’interno dell’essere umano. La paura ti salva in certi momenti: ti fa valutare le cose, ti da sicuramente una mano. Non deve essere panico. Il panico ti blocca. La differenza tra paura e panico è proprio questa: la paura la puoi sfruttare; il panico è deleterio.

La paura di sbagliare nei confronti dei fan la potevo avere all’inizio, in questo momento non ce l’ho perché quando fai qualcosa di estremamente onesto con te stesso non hai paura di niente: so che non c’è un’altra strada. La paura di sbagliare in un rapporto è sicuramente qualcosa che io ho: alla fine nessuno si conosce a fondo, al cento per cento.

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Livio Cori

Anche e soprattutto in un rapporto sentimentale hai paura di sbagliare, perché in quel momento ti stai iniziando a conoscere. Ogni volta che sei con una persona si sblocca una parte di te, sempre se sei disposto a metterti in gioco. C’è sempre paura di scoprirsi quando una persona va ad affrontare un rapporto con qualcuno.

Io difficilmente riesco a mettere la parola fine a qualcosa a cui tengo, perché so che se lo faccio è veramente una chiusura completa. Quando ancora vivi in una speranza, il fatto di mostrare come se fossi andato avanti sarebbe come dire “ok, non conti più niente”. Il succo di questo brano è che io ho mentito in questa relazione: nella canzone parlo ad una donna con cui sto avendo a che farci; le sto dicendo “io non posso andare oltre questa cosa qua, perché dentro ho ancora un’altra cosa”.

È come se le dicessi “devo essere onesto con te: non mi stai dando la stessa cosa. Mi sto prendendo in giro e ti sto prendendo in giro“. È un po’ questo: il fatto di ammettere che stai mentendo a te stesso, stai mentendo a lei. È un momento di sincerità nei confronti di questa persona.

Sempre in merito alla paura. Hai mai avuto paura delle reazioni del pubblico rispetto alla tua musica?

Una cosa che vedo è che molti fraintendono quello che faccio. Molti ancora non hanno capito quello che sono. Io sto un po’ a metà: non sono ne’ cane ne’ lupo, come Balto (film animato del 1995, ndr). Napoli mi considera troppo italiano, in Italia mi considerano troppo napoletano: l’Italia pensa che io faccia il neomelodico, con tutto il rispetto per i neomelodici, ma non ha proprio niente a che vedere con me.

Anche perché il mio background è legato al rap nudo e crudo. Però non sono il tipo di artista che sta ad ostentare la knowledge o il mio trascorso nell’ambiente. Chi capisce di musica, capisce di ogni tipo di musica: non c’è bisogno che te la spieghi. Io non ti devo spiegare quello che io so o quello che penso. O ti prendo con la musica o non ci riesco, e in quest’ultimo caso è colpa mia. Però tu devi avere i mezzi per capire la musica.

Se non scocca l’empatia tra artista ed ascoltatore non è colpa di nessuno: è come un rapporto che non va, ma la colpa non sta in nessuna delle due parti.

livio cori
Livio Cori

Ultima emozione, ma anche la prima: amore. Scrivere una canzone d’amore è la cosa più difficile per un artista perché è facile scadere nei cliché e nella retorica. Ti va di parlarci del momento in cui hai deciso di realizzare questo singolo?

Il vissuto è alla base dell’ispirazione di chi compone o scrive. Solo gli interpreti hanno il lusso di potersi godere un brano senza doverci rimettere emotivamente (ride, ndr). Come per tutti gli altri lavori che ho fatto, alla base c’è sempre il mio vissuto.

È stato un periodo abbastanza complesso, quello che si vede da fuori è sempre una parte. Io poi sono uno che non ha mai parlato troppo: il mio modo di esprimermi e di raccontare è la musica; se si vuole capire determinate cose della mia vita, basterebbe ascoltare la mia musica con attenzione.

A volte c’è molta confusione perché il lavoro di composizione di un brano, di un disco o quello che sia, non rispetta esattamente il momento in cui l’hai vissuto. Io so che la scelta di pubblicare un singolo in un determinato periodo può portare a una serie di associazioni a fatti della mia vita, ma è una cosa che faccio coscientemente.

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Livio Cori. Fonte: Ufficio Stampa, Barbara Carere

Questo brano rappresenta qualcosa che ho vissuto per tanto tempo, magari si adatta anche a questo momento della mia vita; sono sicuro però che verrà capito di più col tempo. Ho un quadro ben preciso in testa e sono convinto che alla fine verrà compreso tutto, ma è ancora molto presto.

Ogni lavoro – sin dal 2019 – si collega. In ogni mio progetto io ho un filone che fa parte della stessa storia: i fan più fedeli lo vedono già; gli altri lo capiranno col tempo. Tutto è e sarà molto collegato.

Non so se conosci Paolo Crepet: lui è uno psichiatra e sociologo. In un seminario racconta che l’ora più buia per qualsiasi persona sono le 3 di notte: è il momento in cui siamo costretti a confrontarci con noi stessi. Chi è Livio Cori alle “3 di notte” di fronte alle sue paure?

In genere per quell’orario mi trovo fuori (ride, ndr). Però, è interessante questa cosa perché ti fa capire che noi di fatto scappiamo dalle “3 di notte”. Il mio non essere in solitudine durante la notte è uno scappare dalla solitudine. Prima sicuramente di più. Ora invece riesco ad affrontare “la solitudine” perché ho meno paura. Quando affronti la paura della solitudine, del face-to-face con te stesso, lì ti metti davanti all’abisso e quando ci cadi dentro è la fine (sorride, ndr).

Livio Cori
Livio Cori

È sempre una sfida! È un tunnel buio da cui tu devi uscire. Se tu affronti quella notte, come diceva Edoardo de Filippo in “Adda Passà a Nuttata”, riuscirai a conoscerti un po’ meglio. Quella persona che sei tu che sta alla fine del tunnel non la incontrerai mai se non affronti la notte.

Io l’ho fatto e, ora, le mie “3 di notte” sono un po’ più tranquille, più pacificate, perché una parte di me l’ho già affrontata. Ovviamente è solo l’inizio: non si finisce mai di imparare.

Per chi crea si dice che la notte è il momento migliore. In realtà è così solo per chi non ha la padronanza delle propria creatività: ti rifugi nella notte. Quando la creatività diventa uno strumento lì è la situazione ottimale: è il nirvana (ride, ndr). Saper disporre della propria creatività è sicuramente un vantaggio perché qualsiasi cosa, anche le cose più brutte, possono essere intese ed funzionare come benzina per raggiungere un obbiettivo. La notte, e tutto quello che porta, possono essere incanalate in qualcosa di utile e creativo. Ne parlavo con Neffa: lui mi diceva sempre “gli artisti felici stanno al bar a divertirsi, non stanno a scrivere canzoni”.

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Livio Cori. Fonte: Ufficio Stampa, Barbara Carere

Sono curioso: che è successo quella volta con Neffa?

C’è questo aneddoto che mi piace molto raccontare: quando ho scritto il brano per il suo disco AmarAmmore, noi ci trovammo da lui in studio a Bologna e cominciammo questa “sessione di malinconia”. Il pezzo è struggente (si riferisce a Nn’è Cagnato Niente, ndr): poi insieme si alimenta il dramma a vicenda. È finita che lui è scoppiato a piangere. Con Neffa c’è stato proprio questo momento di estrema depressione che sfocia in questo brano scritto insieme. Entrando nel dettaglio quella sera era il compleanno della mia ex: scrissi questa cosa e lui pianse quando finii di scrivere questo testo. C’ho un audio della demo del singolo in cui si sente Neffa che piange.

E ricordo che lui mi disse che io sono stato il primo a farlo piangere, ed era una cosa che da anni non gli succedeva. Noi ci siamo rivisti in questo malessere. Lì ho capito che sono queste le cose che ti portano a creare cose belle: c’è tanta sofferenza, ma anche tanta gioia. L’entusiasmo che provo una volta che finisco di comporre qualcosa di bello, anche se di base sofferente, comunque mi appaga al massimo, alla fine la sensazione è completamente opposta: dal dramma si passa ad un’euforia estrema. Fare musica per me è togliersi un peso dalle spalle, condividerlo. È sicuramente una cosa terapeutica.

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Livio Cori, Sulo Pe Ch’ella (cover)

Dopo la notte c’è sempre il giorno. Cosa ci dobbiamo aspettare nel prossimo futuro di Livio Cori?

Come detto, la mia musica seguirà proprio questo filone qui: sarà terapeutico, per me e spero anche per chi ascolti. Il discorso iniziato con questo brano, andrà in qualcosa di più ampio.

Questo singolo farà da passaggio ad un altro momento mio, ad un altro capitolo della mia crescita personale che voglio affrontare. Questo periodo, questo lavoro è un un momento di passaggio. Questa è la notte, poi ci sarà l’alba e più in là il giorno, si spera.

Conosci meglio

La musica mi accompagna sin dall'infanzia. Ho studiato la musica classica e lavorato sull'elettronica. Ogni suono è un colore sulla tela della quotidinità: "una vita senza musica non è vita."
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