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Intervista

Doppia intervista a Fabio Piccolino e ai Colle Der Fomento

colle der fomento L.Salticchioli 1

Qualche mese fa abbiamo letto l’attesissima prima biografia dei Colle Der Fomento: “Colle Der fomento. Solo Amore“. Biografia firmata non solo da Fabio Piccolino, ma anche dagli stessi Danno e Masito – pubblicata dalla casa editrice minimun fax.

Una storia lunga 20 anni che ripercorre tutta la complessa -ed intensissima- carriera di uno dei più importanti gruppi del rap italiano. Perché essere Colle Der Fomento significa questo: rappresenta un’icona, un marchio di autenticità privo di eguali. E Fabio Piccolino questo lo sa bene. Eccome se lo sa. Lungo tutto il libro ripercorriamo storie, aneddoti, amicizie e delusioni che hanno segnato un’epoca e tutta la musica di questo gruppo.

Dopo aver letto questo intenso libro scritto a più mani, abbiamo avuto l’opportunità di poter rivolgere alcune domande sia al giornalista sia alliconico gruppo romano.

Prima di proseguire metti in play il meglio della musica dei Colle Der Fomento e lasciati trasportare dal sound “solo hardcore”. Unica regola: solo amore, ovvero Colle Der Fomento.

Che cosa ha rappresentato per te riscrivere la “Storia di una lunga guerra” , quella di uno dei gruppi rap italiani più iconici, influenti e amati ?

Piccolino (P): Il fatto che Danno e Masito abbiano accettato di affidarmi la loro storia è stato per me motivo di grande orgoglio, ma ovviamente ho sentito da subito il peso di questa responsabilità. Per fortuna si è trattato di un lavoro condiviso in tutte le sue fasi, per cui la pressione è stata in qualche modo mitigata dal confronto e dal rapporto umano che nel tempo si è venuto a creare tra noi.

Fra l’altro “Storia di una lunga guerra” è stato per lungo tempo proprio il titolo che avevamo pensato per il libro, fino a quando ci siamo resi conto che non rappresentava in pieno lo spirito di questa storia e la vicenda artistica e umana che viene raccontata come fa invece meglio “Solo Amore”.

Colle der Fomento 2018 foto Daniele Peruzzi

E per voi che cosa rappresenta questo libro-intervista? È solo un ripercorrere delle tappe ho c’è altro dietro?

Masito (M): Già dentro Adversus il nostro ultimo disco abbiamo cominciato a raccontare noi stessi come persone e forse abbiamo preso gusto farlo; visto che quella del Colle è un’avventura che ancora continua ci siamo fermati un attimo e raccolte le idee abbiamo raccontato cosa c’è dietro le canzoni e ci è sembrato importante metterci anche un pezzo della nostra vita privata.

Danno (D): Un modo per raccontare a chi ci segue ma anche a noi stessi tutto il viaggio fatto finora. Perché sono passati 30 anni se non di più dalla prima volta che abbiamo provato a fare il rap per gioco e ci sembrava che fosse il momento giusto per provare a “unire i puntini”. Ma soprattutto è stata la migliore scusa per tirare fuori e riguardare tutte le foto collezionate negli anni…

colle der fomento

Immagino che ripercorre 25 anni di carriera non sia stato affatto facile. C’è un aneddoto che, ricordandolo, vi ha particolarmente emozionato?

P: Per quanto mi riguarda, sono state tante le emozioni che mi hanno accompagnato nel ripercorrere le varie tappe della loro storia. Se dovessi scegliere due momenti speciali di questo percorso, direi l’ascolto in anteprima di “Adversus” con Masito e Danno, che viene raccontato all’inizio del libro, e il primo incontro con Dj Baro, avvenuto nello studio dove molti anni prima era stato registrato “Anima e Ghiaccio”.

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M: Mi è piaciuto molto ricordare e mettere su carta il primissimo periodo, l’approccio con l’Hip Hop; diciamo da fine anni ’80 ai primi ’90 anni in cui non c’era niente in ballo, nessun disco e nessun concerto né tantomeno fans, la prima fama conquistata nel mio quartiere tra poche persone incuriosite da questa cultura. Pochissimi mezzi nel mio caso e tanta voglia di capire osservando e anche immaginando a volte quello che non capivo.

D: Scrivere il capito sul Circolo degli Artisti sicuramente mi ha fatto risalire un po’ quell’atmosfera…ma anche rimettere insieme tutto il “prima” del Colle attraverso foto e ricordi è stato emozionante. Il primo campeggio a Rimini o l’Indelebile (sempre a Rimini) sono stati momenti incredibili nella mia vita come alcuni pomeriggi a Piazzale Flaminio dove mi sembrava fossimo tantissimi e tutti uniti…

colle der fomento

Hai scritto questo libro attraverso brevi fotografie narrative, raccontate non solo dai Colle Der Fomento, ma anche da varie personalità del mondo Urban italiano.Come mai questa scelta stilistica? C’è stato un punto di vista che ti ha particolarmente colpito?

P: È stata una scelta che è venuta naturale a partire innanzitutto dal tipo di intervista che ho impostato con loro. Siamo partiti dal loro punto di vista sulla storia seguendo un criterio prevalentemente cronologico, per poi ampliare via via lo spettro rispetto ad argomenti correlati, riflessioni, spunti di narrazione.

Di base c’era però il desiderio di trasmettere per iscritto una storia orale, con l’idea che fosse il loro racconto al centro della storia e che io avessi il compito di mettere insieme i pezzi e fornire al massimo un quadro di riferimento per orientare il lettore. Questo approccio poi è stato seguito per tutte le interviste realizzate per il libro.

piccolino colle intervista

Molti aspetti di “Colle Der Fomento. Solo Amore” mi hanno ricordato i libri di u.net. Ci sono state delle reference letterarie che ti hanno influenzato?

P: Sono un amante delle biografie e in particolare di quelle musicali, quindi sicuramente sono stato influenzato nella scrittura da tutte le cose che ho letto in passato. Se dovessi fare un nome rispetto a cui sento di dovere molto in termini di modalità narrativa direi sicuramente Federico Guglielmi.

colle der fomento

In questo libro attraverso tanti aneddoti ripercorrete una carriera strepitosa. Tutto culmina con “Adversus”, un opporsi ad alcuni aspetti della società e certe dinamiche dell’industria musicale. Nel 2022 è ancora “Odio Pieno” come nel ‘96? Il rap è ancora quel valore di “ribellione” che aveva agli inizi?

M: Odio Pieno è uscito nel 1996 e l’astio era per la società e per chi sfruttava la nostra cultura; oggi quella che chiamavamo cultura è un gioco a cui gioca la gente comune per fare soldi e diventare famosi senza nessun senso di comunità.

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D: Come ho sempre detto l’odio è il rovescio dell’amore, e noi lo abbiamo sempre inteso “odio per quello che sporca quello che amo”. Quindi era odio, ma era ed è anche amore. A volte hai bisogno di un nemico, di un conflitto per esprimerti e definire chi sei, soprattutto quando sei giovane. Poi crescendo ti accorgi che il nemico più pericoloso spesso sei proprio tu e la cosa si complica un po’, oggi forse cerco di concentrarmi più sul lato “amore” della medaglia, perché mi fa stare meglio, ma tengo le mie lame sempre affilate

Colle der Fomento 1

Tra l’altro il rap oggi si è sempre più mischiato al pop e ad altri linguaggi. Secondo voi questo rappresenta un punto di vantaggio o piuttosto come sostengono molte persone rappresenta un po’ la crisi di questa cultura?

M: Nessun problema per me, tanto orami…. Ma sarebbe bello che le cose si chiamassero con il loro nome e non come si fa oggi i cui tutto è sotto il genere Urban. Il rap ci ha messo anni a conquistare la sua nicchia e a volte mi sembra che sia usato come “appoggio” per ottenere credibilità da altri generi che poi veri e propri generi musicali non sono ma variazioni sul tema.

D: La musica rap è un genere, come il jazz o il soul. Il pop da sempre prende qua e là gli elementi di altri generi che gli tornano utili e li fa suoi. A me non interessa cosa fa il pop con il rap, tanto fa quello che gli pare, mi interessa però che ci sia ancora il rap inteso proprio come rap nel senso basico, parlo quasi di radici, di un beat e uno sopra che sputa tutte le rime che ha dentro.

colle der fomento

Le nostre vite nel 2020 sono state completamente sovvertite dalla diffusione del Covid-19.Come gruppo rap che cosa ha rappresentato questo momento di sospensione dalla vita abituale?

M: Personalmente a parte il terribile momento che è stato in termini di perdite di vite e il clima tetro in generale ho potuto riflettere dopo anni di settimane scandite dai concerti. Ho usato il tempo per scrivere e dipingere e ho anche preparato una mostra di quadri che forse se non ci fosse stato il Covid non avrei mai portato a termine.

D: Ho sensazioni contrastanti a riguardo, forse devo ancora elaborarlo, so che è stato un momento molto forte, di silenzio, di vuoto, ma anche di riflessione. Una pausa forzata che ha rotto alcune routine, ha cambiato il nostro modo di percepire la vita e le relazioni, ci ha costretti a fermarci e inventarci qualcosa da fare in casa… abbiamo sofferto tutti dello stop soprattutto per i live, e le prime volte che ho rimesso piede sul palco ero nervoso e ci ho messo un po’ a ritrovare quella sensazione di “stare a nel mio ambiente naturale”, ho capito in quel momento quanto effettivamente avessero pesato questi due anni e mezzo di stop.

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Nel box scritto da Danno “Il circolo degli artisti (p. 68)” cita Tanti Saluti: “dico grazie, a tutte le comparse Che so’ durate un attimo, ma un attimo che accorcia le distanze”. Qual è l’eredità di queste “comparse” celebri – come appunto Primo o Crash Kid – o meno celebri, che nel libro sono ricordate?

P: Quando si racconta una storia comune a partire da un punto di vista personale è importante mettere insieme i pezzi senza tralasciare tutto quello che, in un modo o nell’altro, ha fatto parte della crescita personale o della formazione individuale. Tutte le persone che vengono narrate nel libro fanno parte di questa storia collettiva.

M: Primo e Crash Kid ma anche Mc Giaime e Mako MCM e tutti gli altri che se ne sono andati sono parte di noi, vivono in quello che facciamo. Crash oggi sarebbe contentissimo di vedere tanta gente alle serate perché è quello che voleva già negli anni ’80 prima che noi iniziassimo.

D: Ogni persona ti lascia qualcosa, alcuni ti regalano qualcosa di speciale, che può cambiarti la vita. Crash è stato uno di questi, un’ispirazione, quando lo vedevo da ragazzino pensavo che volevo fare parte di questa cosa dove c’era anche lui, studiavo come si vestiva e ascoltavo tutto quello che diceva. Primo è stato un fratello, abbiamo condiviso con lui i primi tentativi di fare questa musica sul serio, ma va ben oltre la musica. Sono state risate con le lacrime agli occhi, scoprivamo Roma e scoprivamo la vita, cercavamo una strada nostra…

Immagino – e mi auguro – che ne prossimo futuro ci sia un nuovo capitolo della stupenda saga chiamata “Colle Der Fomento”. Come ve la immaginate? A quando nuova musica?

M: Abbiamo tante idee in cantiere e in questi anni ho scritto parecchio quindi sì, nel libro manca una parola: fine.

D: Come un ulteriore passo avanti, che potrebbe anche significare ritornare alle origini… cerchiamo un suono adulto, nel senso di un suono che sia cresciuto con noi, forse anche un po’ suonato con gli strumenti, ma che sia Hip Hop al cento per cento, non per partigianeria o perché vogliamo fare i “classici”, semplicemente perché è la musica che amiamo, è il battito che ci fa muovere la tesa a tempo e che ci rappresenta meglio…

ColleDerFomento foto LucaSalticchioli 2019 01
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