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Approfondimento

Da Kubrick a Nitro, l’arte come rivoluzione contro il potere PT1

Nitro

Esistono vari tipi di potere al mondo ma quello oscuro, celato agli occhi del popolo e camuffato da servitore dei più deboli è sicuramente il più letale e difficile da comprendere. Nei secoli, l’arte, in tutte le sue sfaccettature ha sempre cercato di contrastare le tirannie attraverso metodi creativi atti a risvegliare coscienze e scatenare moti rivoluzionari sia negli animi che nelle menti.

La libertà d’espressione, censurata a volte apertamente, altre in maniera indiretta, ha spesso spinto gli artisti, di vario genere, a dar vita a delle opere da decodificare e dunque non immediatamente comprensibili.

In quest’articolo, andremo ad analizzare, attraverso un parallelismo tra cinema e rap, alcuni dei registi e artisti che si sono ribellati a determinate dinamiche, concludendo il tutto soffermandoci su Nitro e le caratteristiche che accomunano quest’ ultimo a Kubrick.

Non sempre gli occhi chiusi dormono. Non sempre gli occhi aperti vedono.

Massima Zen

Eyes Wide Shut, ovvero occhi spalancati chiusi. È con questo ossimoro, titolo del suo ultimo film, che Stanley Kubrick abbandona la vita terrena, lasciando dietro di sé un vuoto incolmabile e tantissime domande postume, specie riguardanti la sua ultima pellicola.

All’interno della stessa, il regista offre uno spaccato, potentissimo e agghiacciante sul potere. Il film, solo apparentemente incentrato sul rapporto uomo/donna, analizza sia tutta una serie di temi psicologici che iniziatici ed esoterici.

La trama, ruota intorno ad una coppia dell’alta borghesia newyorkese composta da una moglie sposata con un medico di alto rango che con l’avanzare delle sequenze, piomba in una spirale di vicende apparentemente surreali ma in verità solo difficilmente tangibili da chi non ha le chiavi giuste per accedervi.

Il contrasto tra sogno e realtà diventa impercettibile e i protagonisti sono costretti a fare i conti con le proprie convinzioni, totalmente disgregate da un’ evidenza sin troppo marcata per essere ignorata. Il titolo, rappresenta un palese riferimento alla massa, obliterata da un’egemonia nascosta ma totalmente integrata nella quotidianità di ognuno di noi.

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Locandina di Eyes Wide Shut

Tutto si muove in silenzio e senza far rumore in un contesto che gira al contrario e dove ciò che luccica spesso è sinonimo di spargimento di sangue. Un’apparenza che inganna, promesse di fama e successo in cambio di uno smembramento dell’anima.

Kubrick ha avuto il coraggio di portare sul grande schermo il lato tenebroso dell’ Élite, assuefatta da droghe, prostituzione e riti esoterici/orgiastici propiziatori. Il potere svelato nella sua forma più pura e malvagia, attraverso un racconto censurato su più fronti e da cui sono state anche tagliate alcune parti.

L’ispirazione nacque da “Doppio Sogno“, romanzo di Arthur Schnitzler. Il simbolismo, la falsificazione delle notizie filtrate dai media e un totale controllo massivo sulla psiche umana sono altre sfaccettature analizzate egregiamente nel film, dove si respira un’aria d’impotenza di fronte ad un impero dominante che sa tutto di tutti ma che pochi conoscono.

In passato, Stanley, aveva già sviscerato tematiche simili sia in Arancia Meccanica, metafora di una società votata alla violenza e l’autodistruzione a causa di un controllo mentale subdolo ed esplicito praticato dai potenti che in Full Metal Jacket, dove mise in evidenza la mentalità folle da caserma(anch’essa metafora della società) , capace di dissociare la psiche di un individuo in favore di una standardizzazione collettiva che mira a creare automi obbedienti.

Eyes Wide Shut però, rappresenta il culmine della ribellione nei confronti dell’ Élite, poiché svela, a chi ha occhi per vedere, tutta una serie di pratiche segrete in un universo che prolifera indisturbato e non percepito, a ridosso di quello che l’essere umano, identifica come realtà.

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23 anni prima, precisamente nel 1976, fu Pierpaolo Pasolini ad attaccare lo status quo con un film che ha destato scalpore sin dal suo rilascio, vale a dire Salò o le 120 giornate di Sodoma. Il poeta, tra le altre cose, scrittore e regista, si è distinto per rappresentare una palese minaccia alla mentalità tradizionalista e fortemente schematica dell’epoca in cui ha vissuto.

Dichiaratamente omosessuale, Pierpaolo ha sempre combattuto per i diritti del popolo, frequentando le periferie e gli ambienti meno agiati, donando, attraverso le sue opere, un peculiare senso di rafforzamento riguardo alla libertà d’espressione, provando a smuovere le acque di un sistema paludoso fitto di sabbie mobili che trascinano all’inferno l’ignara comunità.

Emblematica, in questo senso, fu un’intervista rilasciata il 31 ottobre del 1975 al programma francese Dix De Der, realizzata in occasione della presentazione di Saló o le 120 giornate di Sodoma.

Tale estratto è rimasto inedito in Italia fino al 2005. Pasolini, incalzato dalle domande del giornalista, si lascia andare a rivelazioni scomode sul cannibalismo politico (reale e metaforico) che hanno causato tumulto ed accese polemiche in tutto il mondo.

L’intervista di Pasolini a Dix De Der

L’ultima pellicola, uscita postuma, prende ispirazione dal libro del marchese de Sade le 120 giornate di Sodoma e rappresenta un chiarissimo attacco all’élite poiché descrive i piaceri sadici e malati di quattro signori, rappresentanti dei poteri della Repubblica Sociale Italiana. Essi sono il Duca (potere di casta), il Vescovo, membro del potere ecclesiastico, il Presidente della Corte d’appello che rappresenta il potere giudiziario e il Presidente della Banca Centrale(potere economico).

All’interno del film, senza alcun timore reverenziale, Pasolini illustra la totale malvagità delle perversioni di una dittatura votata al male, nelle sue forme più oscure e tetre.

Saló, racconta uno scenario brutale fatto di stupri, incesti e cattiveria gratuita subita da un gruppo di giovani ragazzi e ragazze provenienti da famiglie antifasciste. Inutile dire che esso è presto diventato un caso mediatico che ha portato anche a delle conseguenze giudiziarie nei confronti dei collaboratori di Pasolini.

Così come Eyes Wide Shut, il film uscì postumo a seguito della morte del regista e rappresenta il più alto manifesto anti capitalista di uno straordinario autore capace di stravolgere il concetto di borghesia e di status symbol, diventando un incredibile riformatore sociale nei confronti non solo della politica visibile ma anche delle entità nascoste che manovrano quest’ultima.

Pasolini
Locandina di Salò o le 120 giornate di Sodoma

Se Pasolini e Kubrick rappresentarono l’aspetto sovversivo del cinema, l’hip hop è potenzialmente una delle culture più ribelli e di rottura, esistenti.

Difatti, tutte le sue discipline, ovvero il Writing, il Breaking, il Djing e l’MCing si adattano benissimo a questo scopo.

Parlando specificatamente di Rap (per un approfondimento sulla storia del rap rimandiamo a questo podcast di Sound 808, reperibile su Spotify), si può dire che si è posto come un catalizzatore energetico per contrastare le ingiustizie e la casta dominante, intento riuscito specie agli albori, quando l’industria non si era ancora appropriata delle dinamiche legate ad esso.

Con la prepotente, ma inevitabile intromissione del mercato discografico nei confronti del rap, i presupposti spesso sono venuti a mancare e gli artisti si sono adeguati a suoni e contenuti meno legati al contrasto del potere e invece che contrastare i leader, hanno assecondato un modus operandi improntato sul gonfiare sempre più ego e portafoglio.

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 L’Ego dei rapper è lo stereotipo di Vinz

Analizzando propriamente l’egocentrismo degli artisti si può effettuare un paragone con il personaggio di Vinz, uno dei protagonisti di La Haine, film di Mathieu Kassovitz.

La pellicola prende spunto da un fatto realmente accaduto, ovvero l’uccisione di un ragazzo della banlieue da parte di un agente della polizia, evento che proprio in questi giorni è nuovamente balzato alle cronache a causa del delitto di Nahel da parte degli organi preposti a difendere la legalità francese.

La periferia, nel film, viene descritta magistralmente e Vinz, di discendenza ebraica, ne fa parte provando non solo un forte risentimento per  la polizia ma giocando anche a fare il duro in un contesto street, ovvero pienamente integrato nell’appartenenza di strada.

Il suo atteggiarsi da bullo deriva essenzialmente da una mancanza di sicurezza verso se stesso e la voglia di rivalsa che prova, sfocia perennemente in un alternarsi di azioni violente e costrutti mentali privi di fondamento.

Vinz, nonostante faccia il pagliaccetto non ha gli agganci del suo amico Hubert, non spaccia, non lavora in strada, tende ad alzare molto la voce e si pone quasi sempre con un mood aggressivo che funge da armatura rispetto alla sua insicurezza di fondo. Alla fine del film, verrà sparato da un poliziotto in borghese.

L’ego di molti rapper è un po’ lo stereotipo di Vinz, poiché quasi tutti amano trastullarsi di una determinata street credibility (ovvero quell’ attendibilità che scaturisce nel momento in cui il vissuto corrisponde con ciò che viene raccontato nei testi).

Tale attribuzione è spesso riconoscibile come fasulla, in primis perché chi muove davvero le pedine sulla dama della strada, non spiattella in giro i propri moventi e movimenti, proprio come tende a fare Hubert ne L’Odio.

Vinz-La-Haine
Vinz, La Haine

Educazione siberiana o morale da business?

Kolima, dobbiamo avere rispetto per tutte le creature viventi. Eccetto che per la polizia corrotta, la gente che lavora nel governo, i banchieri, gli usurai e tutti quelli che hanno il potere del denaro e sfruttano le persone semplici. Ti dico, rubare a queste persone è permesso. Ma ricordati: chi vuole troppo è un pazzo. Un uomo non può possedere più di quanto il suo cuore possa amare.

Tratto da-Educazione siberiana di Gabriele Salvatores

In Educazione Siberiana, film del 2013 di Gabriele Salvatores, ispirato al romanzo di Nicolai Lilin, Kolima viene introdotto dal nonno Kuzja alle regole dei “criminali onesti” di una comunità della Transnistria.

Tra le norme fondamentali da rispettare vi sono quella di non conservare mai soldi in casa, non drogarsi, non spacciare, proteggere i più deboli, specie anziani, malati, bambini e i voluti da Dio, ovvero persone affette da ingenti problematiche mentali.

Lo stupro è assolutamente vietato così come la mancanza di rispetto verso le persone svantaggiate. Punto cardine della morale dei “criminali onesti” è la ribellione insita nei confronti delle caste e del potere dominante, soggiogatore del popolo. 

Nel rap, sia straniero che italiano, vi sono stati esempi ribelli di artisti che hanno seguito le orme di nonno Kuzja ed hanno provato a tramandare determinati ideali ma allo stato attuale delle cose è veramente difficile trovare dei progetti che si oppongono in maniera netta allo status quo.

Tolte le dovute eccezioni come Kery James, Pablo Hasél e Bubaseta all’estero o in Italia con Xenoverso di Rancore, Squallor di Fibra, il modus operandi sovversivo di Inoki e poche altre rarità, negli ultimi anni il rap è rimasto incastrato in dinamiche troppo assoggettate al volere delle major e si è fin troppo adeguato al mainstream.

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Così come in Educazione siberiana, Gagarin, cresciuto come migliore amico di Kolima, tradirà totalmente la morale dei “criminali onesti” vendendosi a quelli del Seme nero, i rapper hanno deciso di prostrarsi al mercato e concedersi totalmente al business, non rispettando quelli che erano gli intenti primordiali della musica rap. 

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Kolima e Gagarin

Nitro & Kubrick: gli outsider

Ad aprile di quest’anno però, un progetto, passato un po’ troppo in sordina, ha senz’altro sconvolto le dinamiche del rap nostrano ed è proprio su questo disco che vogliamo focalizzare la nostra attenzione per concludere l’articolo.

L’album in questione è Outsider di Nitro, uscito il 7 aprile 2023, a distanza di 3 anni da Garbage. Entrando nel merito di tale lavoro, ci si rende conto che esso va a  sconquassare un territorio sovrappopolato da cliché contenutistici e standardizzazione collettiva. Nitro, lo rilascia dal nulla, senza eccessivi proclami.

Il titolo è un riferimento ben chiaro agli underdog e molto adatto ai rookies, ovvero coloro che all’inizio di un evento, non vengono quotati come vincitori e devono essenzialmente ribaltare i pronostici a sfavore.

L’artista, sceglie questo parallelismo poiché consapevolmente decide di estraniarsi da alcune dinamiche preponderanti dell’industria musicale odierna, ovvero numeri che forniscono la misura del talento e qualità contenutistica e di scrittura, sotto gli standard.

Tutto il concept è strutturato per porre Nitro come un emarginato rispetto allo stereotipo del rap italiano attuale. Partendo dal titolo, passando per gli aspetti musicali sporchi e graffianti, un flow velenoso al mic che sputa testi di forte rottura, tutto l’album è permeato da attacchi al potere potenti e decisivi.

All’interno della tracklist esistono delle critiche mirate che spaziano dagli artisti, alle etichette, ai manager. Di connotata e fondamentale importanza, il disco è da ascoltare track by track, proprio perché ogni episodio, eccettuato Bmw, banger pensato per i live, presenta delle caratteristiche in forte contrasto con lo scenario contemporaneo.

Outsider è un progetto profondo, riflessivo e soprattutto antagonista non solo dell’ egocentrismo preponderante nei rapper italiani ma anche del potere dominante, lo status quo e l’autorità nelle sue varie sfaccettature, dunque non solo musicale.

Tutto ciò, conferisce di diritto a Nitro il ruolo di rōnin senza shōgun, ovvero uomo alla deriva e samurai senza padrone del rap italiano. Così come Kubrick, attraverso la sua regia, abbia scelto di raccontare il lato più oscuro e meno in vista dell’ambiente a cui apparteneva, allo stesso modo l’artista vicentino sceglie di smascherare tutte le vicende poco note e lontane dai riflettori dell’industria discografica.

L’intenzione di discostarsi dalla mentalità borghese molto vicina ai rispettivi contesti è un’altra caratteristica che accomuna entrambi gli artisti. Outsider è un’opera che sceglie di non cullarsi sugli allori ma prova a comunicare e trasmettere dosi ribelli a chi è disposto ad approfondire e non soffermarsi sulla superficie.

Kubrick, in tutta la sua carriera, ha sempre scelto una strada parallela, non accontentandosi mai di fama, ricchezza e successo. Per concludere, possiamo affermare che sia Nitro che Kubrick, hanno conferito all’arte il giusto valore decidendo di assegnarle il ruolo di Iride, ovvero messaggera degli Dei, donandole però un’ indole ribelle che risuoni e rifletta nelle orecchie e negli occhi del pubblico come un deciso moto rivoluzionario.

Nitro
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