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Intervista

J. Raise, Jr & Alijaa ci parlano del loro album Call For You

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Call For You è il debutto discografico pubblicato il 27 ottobre via Island Records/Universal Music Italy di J. Raise, Jr & Alijaa.

Call For You è un album formato da diciassette tracce che appassioneranno sicuramente i fan della scena hip hop e nu jazz internazionale, prodotto fra l’Italia, Stati Uniti e Londra grazie alla collaborazione dell’artista italiano, J. Raise, Jr e l’artista inglese Alijaa.

Classe 1996, J. Raise, Jr (Gianni Lepore) è un artista/produttore italiano, incontenibile crate digger e collezionista di vinili. La sua musica è costruita su groove sincopati nutriti dalle sonorità afroamericane, mossi dalla dolcezza del soul e dalla complessità del broken beat.

Alijaa (Theodore Howarth) è un cantautore, polistrumentista e produttore britannico di nu soul, abile nel creare un suono distintivo grazie alle armonie create con pianoforte e violoncello. Alijaa è co-fondatore della band nu-jazz Vertaal, un solo album all’attivo (Paradigm Shifting) molto acclamato dalla critica londinese.

Ecco la nostra intervista:

Ciao ragazzi benvenuti su lacasadelrap.com!   Come vi siete conosciuti e cosa vi ha portato a creare musica insieme?

J. Raise, Jr (J): Nel 2020 ho scoperto la musica di Theo (Alijaa), aveva appena pubblicato il suo album con la sua band Vertaal. Mi è subito piaciuto molto così ho voluto immediatamente scoprire chi ci stava dietro. L’ho contattato tramite social media, e abbiamo subito iniziato a condividere musica e idee musicali, come produrre e fare musica insieme.

Alijaa (A): Mi ricordo che postai un video di me mentre suonavo un keyboard, su uno dei beat di Gianni del suo ultimo disco, e questo ha schioccato magicamente, la scintilla tra di noi, nel decidere di fare musica insieme.

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Copertina album

Ai nostri giorni è molto comune per due artisti residenti in paesi diversi, fare musica insieme a distanza, per voi come è accaduto? Vi siete mai incontrati di persona?

J: Sì ci siamo incontrati nel 2021, io andai in Gran Bretagna e passai una decina di giorni in un airbnb a fare musica insieme a Theo. Siamo stati benissimo, tutto era perfetto, la maniera di condividere la musica insieme, il modo in cui abbiamo connesso insieme era magico.

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E il lavoro creato in questi giorni è poi diventato il nostro album, Call For You. Dopo quando tornai in italia abbiamo continuato a lavorare insieme, evolvendo e migliorando l’album fino all’estate del 2022, quando ci siamo incontrati di nuovo in Puglia per completare la parte finale dell’album.

A: Quando Gianni venne in Gran Bretagna è stato molto figo, una bella esperienza, in quanto abbiamo lavorato per un pò di mesi online e anche se ci conoscevamo, non ci eravamo mai visti dal vivo e quando ci siamo finalmente incontrati per la prima volta era come se ci conoscessimo da sempre, tutto era come ce l’aspettavamo tra noi, anzi meglio, avevamo le stesse idee, la stessa direzione da prendere, e inoltre siamo riusciti entrambi a spingerci oltre la nostra zona di comfort per dare il meglio di noi stessi e per me questo è molto importante e molto speciale.

Poi per me andare in Puglia ha completamente cambiato la mia prospettiva nello scrivere. Questi due viaggi in Gran bretagna e in Puglia hanno dato la possibilità ad entrambi di uscire dalle nostre zone di comfort e ampliare la crescita musicale di entrambi.

Come potete descrivere i vostri due stili musicali?

J: Veniamo da due background musicali completamente diversi: io sono un beatmaker, ho iniziato facendo beats con il computers e vari software, mentre Theo è un musicista, proveniente da un background di musica jazz, io invece provengo dall’ hip-hop, e comunque questi due stili funzionano bene insieme, per cui è stato naturale connettere per entrambi.

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Io sono un tipo hip-hop, sono cresciuto cosi, facendo e creando beats per rappers, poi ho voluto iniziare a scavare più profondamente nella scena strumentale, senza il rapping, ho iniziato a fare tape completamente strumentali e da li sono passato alla musica jazz, che mi ha dato molte risposte a livello emotivo, che stavo cercando da tempo. Quando ho scoperto il jazz mi sono sentito completo e in grado di portare il mio sound ad un livello che volevo.

A: La stessa cosa è successa a me. Io provengo da un background jazz, ma mi sono sempre sentito diverso dagli altri artisti della scena jazz, in quanto ero ispirato molto di più dallo scrivere e dal downtempo elettronico e Gianni m ha aiutato a trovare una via dove migliorarmi nello scrivere nel nu soul e aumentare la scrittura che a volte viene dimenticata nella musica jazz.

Sopratutto nella scena americana ci sono artisti come Terence Martin che sono delle “teste hip-hop” ma riescono a dare una vera forma nello scrivere. Nella scena inglese è completamente diverso, è una bella scena, ma la narrativa, la scrittura non scorre fluidamente come dovrebbe, e Gianni mi ha aiutato a creare uno spazio apposta per tutto questo, dandomi la fiducia in me stesso che mi mancava.

Ci sono collaborazioni di altri artisti in questo progetto, ce ne volete parlare?

J: Il secondo singolo dell’album che abbiamo pubblicato presenta il featuring di Mick Jenkins un rapper americano interessante. altri 2 rappers americani Frank Nitt e l’emergente Hiero. e poi abbiamo parthenope un’ artista jazz inglese amica di Theo, anche lei molto interessante e speciale.

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Siete entrambi molto giovani, cosa vi ha attratto maggiormente ad entrare in questo filone musicale?

J: Direi sia stato quasi random e casuale, entrambi non abbiamo mai pensato in che direzione o quale genere seguire.

A: Per me jazz vuol dire “freedom di espressione”, senza barriere o limiti, provengo da questa scena jazz, ma non sono un vero e proprio artista jazz, per me non ci sono regole nella musica jazz, il tutto viene direttamente dal cuore, tanti elementi di improvvisazione, molti dei pezzi sono delle proprie vere jams di musica dal vivo. Quello che ho imparato dal jazz è se non esiste una risposta per qualcosa, il jazz è la risposta per tutto.

La parola soul, (anche la musica) ma soprattutto la parola soul è super importante per questo nostro album, perché proviene direttamente dal cuore. Quello che vogliamo comunicare con i testi, le voci è che la musica è la nostra espressione più vera senza nessun compromesso.

Se vi trovate su un isola deserta quali tre album vorreste avere con voi?

J: 1 Fantastic Vol. 2 – Islam Village, 2 Beats, Rhymes, and Life A Tribe Called Quest, 3 il nostro album

A : 1 Colour in AnythingJames Blake, 2 The North Borders Bonobo, 3 Black FocusYoussef Kamaal

Che progetti avete per il futuro, pensate di continuare come un duo?

J: L’obiettivo è di continuare a lavorare insieme, stiamo già lavorando su alcuni progetti futuri. Stiamo pensando anche ad un eventuale tour futuro, nulla di confermato ma ci stiamo lavorando.

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