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Intervista

Jaidem, il mio cuore e il mio sangue sono palestinesi, ma la mia testa e la pancia sono italiane

Jaidem

Jaidem, artista Italo-Palestinese già conosciuto per aver pubblicato uno dei primi Ep sul mercato NFT in italia, oggi esce con il nuovo singolo SI FA LU sempre al fianco di Trumen Records.

Il brano di Jaidem, prodotto da Lupus Mortis, parla di quanto, effettivamente, sia essenziale la persistenza e la fede nel raggiungimento dei propri obiettivi. Questo, malgrado le numerose sconfitte e le giornate senza risultati, che possono tuttavia rivelarsi utili in un momento decisivo, illuminando l’istinto e dandoci la spinta giusta per proseguire.

Il ritornello, che ripete il concetto di “si fa luce” dà l’idea al titolo e racchiude il senso di tutto il brano. In questa intervista abbiamo cercato di saperne di più di Jaidem e abbiamo cercato di scavare a fondo su chi è e come il suo essere Italo-Palestinese abbia influenzato il suo stile e la musica che propone.

Jaidem, mi racconti qualcosa di te?

Io sono nato ad Haifa, in Israele, da genitori di Palestinesi. Appena due mesi dopo la mia nascita i miei sono andati in Italia, nel paese dove già risiedevano. Sono cresciuto a Firenze in un quartiere periferico conosciuto come Legnaia, dove ho frequentato tutte le scuole fino alle scuole medie, ed è proprio in quel periodo che inizio ad avvicinarmi al rap italiano con Fabri Fibra, Emis Killa, Club Dogo, Gemitaiz.  Già conoscevo alcuni brani di Eminem e 50cent ma non avevo mai visto o sentito fare una roba del genere in Italia; ecco, quella cosa mi fece riflettere e pensai che mi sarebbe piaciuto provare.

Come sei passato dal freestyle alla scrittura e alla pubblicazione di tracce?

Nel 2015 i miei genitori hanno deciso di tornare a vivere nella loro patria; quindi, a 15 anni, mi sono trovato a dover ricreare completamente la mia vita, le mie routine, i miei svaghi. Se prima potevo vedere le persone con cui facevo ore e ore di freestyle ogni giorno, parlando un’altra lingua era chiaro che nel nuovo posto in cui vivevo mi era impossibile farlo.  Potevo fare freestyle solamente da solo. Per questo motivo, dopo un po’, mi sono iniziato a concentrare solo sulla scrittura dei brani tralasciando l’improvvisazione.

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Come mai il nome Jaidem?

Facile, perché è il mio nome, Majd. In italiano si pronuncia Majid; quindi, ho fatto l’anagramma del mio nome ed ho aggiunto una E. Jaya in sanscrito, la madre delle lingue indoeuropee, e “Jai” in hindi significano “vittoria” e la desinenza “dem” sta ad indicare “a loro”. Ecco perchè Jaidem.

Come vivi quello che sta succedendo ora con Israele?

È una situazione tragica, pesante e frustrante che non sta succedendo solo ora ma va avanti da anni e anni con dei momenti di picco come questi; questi picchi lo sono principalmente grazie alla propaganda mediatica che viene fatta, che distoglie completamente lo sguardo da quello che effettivamente già è in procinto di concludersi, basato su accordi multimiliardari.

I civili di entrambe le parti sono completamente disgustati delle finte motivazioni di tutto questo massacro, e potremmo parlare per ore e ore di come entrambi le fazioni sono state oggetto di manipolazione da parte dei governi … la verità è che qua ci stiamo dimenticando completamente dell’umanità, del rispetto e dell’accettazione di due culture diversa all’interno dello stesso territorio!

Jaidem hai per caso artisti da suggerire che vivono in Palestina?

Pieno! Allora il primo si chiama Tamer Nafar uno dei primi, un ragazzo di una cittadina mista (quindi Palestinesi e Ebrei Israeliani in territorio israeliano). Andate ad ascoltarvi Salam ya sahbi che racconta la vita di un Palestinese che vive a stretto contatto con gli Israeliani. Poi due ragazzi di Gerusalemme, dove l’oppressione sociale e mediatica è ben oltre l’accettabile.

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Loro si chiamano Daboor e Shabjdeed e scrivono su roba più attuale a livello di sonorità. Un brano con delle sonorità Drill freschissimo è Inn Ann dove si menziona la determinazione dei giovani ragazzi palestinesi a non mollare la causa. Ci sono molte persone valide, un ragazzo del mio paese di origine chiamato Seelow ha uno stile trap stra fresco che va dalla drill alla trap super effettata.

Che rapporto hai con la tua terra di origine? Ti senti Italiano?

Molto bello ma anche distante, in casa ho ricevuto un’educazione anche culturale e religiosa palestinese, ma all’esterno ero sempre con italiani principalmente; il mio modo di vedere le cose differisce un po’ da chi effettivamente ha vissuto delle influenze principalmente mono culturali; questa cosa la considero molto positiva perché ti lascia apprezzare le diverse sfaccettature delle diverse identità.

Quindi, per rispondere alla domanda in maniera secca ti dico di sì, che il mio cuore e il mio sangue sono palestinesi, ma la mia testa e la pancia sono italiane.

Jaidem
Copertina del singolo

SI FA LU. Il tuo ultimo singolo firmato Jaidem. Di cosa parli? E perché si chiama così?

Si Fa Lu nasce da una nottata in studio con Summa e Ciro. Proprio in conclusione della serata, sulla strada di casa, mi entra era entrato in testa il giro del ritornello, così registro il motivetto al telefono con queste tre sillabe e il giorno dopo mi precipito in studio.

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Inizio con la scrittura della strofa, partendo da una corsa ansiosa che ti mette di fronte ad una scelta da prendere… indipendentemente dalla confusione o l’indecisione, deve essere presa… avendo fede nel percorso, nel risultato che si manifesta quando uno meno se lo aspetta (come il motivetto che mi entra in testa alle 5 di mattina). Una lampadina che si accende, così come il ritornello del brano, illuminandomi in un momento di buio e portando Si Fa Lu-Ce!

Farà parte di un disco?

Voci Ep è uscito quasi un anno e mezzo fa e continua a riscuotere numeri importanti per me. Non posso dire molto sul prossimo disco, ma dico soltanto che per ora, oltre a restare attivo sulle piattaforme di stream, è importante iniziare a creare un vero e proprio movimento forte sui miei canali social perché sono il modo più forte per arrivare alla gente come Jaidem; questo anche perché ho la sensazione che alcuni concetti, informazioni, commenti, possano essere censurati dai social e questo mina la libertà di parola che ognuno di noi ha e alla quale non voglio rinunciare.

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