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Recensione

“Club Dogo”: la lettera d’amore per i dogofieri

Club Dogo

È l’01:00 di notte. L’attesa è finita. Finalmente il Dogo è tornato. Con il disco Club Dogo firmato Island Records/Universal Music Italia è definitivo: “è il ritorno del pappone sulla traccia”. Solo 3 collaborazioni: 3 nomi (abbastanza) vicini all’universo musicale del gruppo e che dimostrano l’essenza del progetto. Marracash, Elodie e Sfera Ebbasta.

Ma attenzione! Se queste sono le collab “ufficiali”, non mancano quelle “silenti”, che tra campioni e riferimenti al passato hanno fatto di questo nuovo album un disco di ampio respiro.

Tagliamo la testa al toro: questo nuovo album è tecnicamente impeccabile, sotto ogni aspetto. Dalle basi alle punchline, dal workflow fino alle collaborazioni tutto è preciso, pulito e funzionale. La tracklist non abbonda ne’ di collaborazioni (spesso inutili) ne’ di filler. C’è grande coerenza, sia musicale che stilistica. C’è anche un però: è tutto un gigantesco cameo, un enorme progetto fanservice (bellissimo, eh); dietro quella patina dorata di magnificenza sembra mancare brillantezza. D’altra parte era anche questo che il pubblico voleva: riavere i Club Dogo! Sarà anche il punto di maggior forza del progetto? Scorpiamolo! Prima di proseguire con la nostra recensione, metti in play e goditi il ritorno del Club Dogo.

Testi

Il sogno di ogni zanza si è avverato“. Ed è proprio questo quello che avrete ascoltando il disco. Nulla di più, nulla di meno. Sono i Club Dogo che interpretano sé stessi nella loro versione più limpida e cristallina, senza guardare oltre o regalare colpi di scena.

Club Dogo

Tecnica e flow, rime e punchline che colpiscono dritte in faccia. Il cerbero della Madunina ha fatto scorta di tutto il passato – sia come Dogo che come carriere soliste – e lo ha condensato in un percorso musicale che è un gigantesco memorabilia, ma non solo.

E quando diciamo che “fanno scorta del loro passato”, non è una frase buttata a caso. Tutt’altro. In questo nuovo album dei Club Dogo ci sono tantissimi – quasi uno a canzone – riferimenti alla discografia del passato.

Club Dogo
Guè, Club dogo

Da Nato Per Questo in cui è palese il rimando a Ultimi giorni di Guè; passando per King of the Jungle, che rimanda a quel Benvenuti nella giungla – solo nel titolo però, come mood siamo altrove – in cui Jake cita M-I Bastard e, in chiusura, ripropone il ritornello di Note Killer (“M.I. bastardi, se incroci gli sguardi, sopra i quattro quarti vai via in quattro parti”).

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Fino ad arrivare a Milly in cui Guè cita Vida Loca di Jake (” i social mostrano fasto e ricchezza, visti dagli occhi della povertà e della tristezza l’equilibrio si spezza”) e Sfera omaggia il Dogo citando Il mio mondo, le mie regole.

Ero solo un marmocchio. Sai che esco dal fumo delle marmitte, la bamba, il fumo e le chicche. Il Nokia con quattro tacche io in stanza con quattro tipe

Sfera Ebbasta – Milly

Le collaborazioni, come detto in apertura, sono poche ma buone. Questo era l’aspetto che più preoccupava: per fortuna le scelte sono state ben ponderate. Se Sfera Ebbasta rappresenta la quota trap dell’album, Elodie è la parte melodica, pop, mainstream. Soli a Milano non è nulla di trascendentale, però raggiunge l’obbiettivo. È una formula ben collaudata – sullo stampo di Fragili di Non Siamo Più Quelli Di Mi Fist – e che assicurerà di certo l’alta rotazione radiofonica.

Club Dogo

E poi Marracash. Un nome, una garanzia. Una penna eccezionale che riesce a confezionare un’altra strofa di altissimo livello. Un esempio su tutti basta: “divoro i miei figli come il quadro di Goya” – il rimando è al quadro “Saturno che divora i suoi figli”.

Club Dogo
Goya – Saturno che divora i suoi figli

Riassumendo: le penne dei Club Dogo non sembrano essere invecchiate, anzi. Sembrano essere cristallizzate ad un periodo preciso della loro carriera, senza grosse sorprese ma con tecnica e un fondo di knowledge assolutamente impareggiabili.

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Strumentali

Chi mi conosce sa che non ho mai perso occasione per parlare di Don Joe, del suo sound e dei suoi progetti – clicca qui per leggere l’intervista. Ho un debole per il suono prodotto dal “Mida’s Touch” (scritta tatuata sui due avambracci del producer milanese).

Club Dogo
Don Joe, Club Dogo

Anche in questo album ci ha regalato un progetto curato nel minimo dettaglio. Le influenze americane rimbombano prepotenti: il suo stile nelle produzioni – come un po’ tutto il mood del disco – ricorda quello del primo Scott Storch con melodie acute in forte contrasto con i kick e gli 808, sempre rotondi e pieni. (Si sente che c’è tanta influenza anche da parte della musica elettronica).

Il disco si apre con C’era Una Volta In Italia: un’ode a tutto quello che i Club Dogo – musicalmente e in termini di stile – hanno rappresentato per il Belpaese. Per citare Guè nel video di presentazione dell’album, “questo pezzo è perfettamente in stile Club Dogo”.

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Altro esempio del suono “dogofiero” è Mafia del Boom Bap. Qui Joe ha vinto facile: ha dato ai dogo il sound e il colore di 50 Cent. Poteva mai uscire qualcosa di brutto? Ovviamente no. Il riff di piano ricorda moltissimo (come sua variazione) la canzone Maybe We Crazy – il lead theme del videogioco “50 Cent: Bulletproof”.

Altro beat eccezionale è quello di Malafede in cui il producer riprende il brano Sei Mio di Nada, tratto dall’album Io L’ho Fatto Per Amore. Il singolo in questione è struggente così come il campione vocale reinterpretato da Joe. Il senso della testo viene completamente stravolto e riproposto in salsa rap. Solo questo producer e i Club Dogo sono capaci di un lavoro di tale misura. E questo fa di loro delle leggende.

Unica nota a margine: sarebbe stato bello sentire qualche ritornello in più cantato da Don Joe, come fatto in passato per alcune hit storiche – vedi Spacco Tutto.

Club Dogo

Stile

Come anticipato in apertura, è un disco ineccepibile sotto il lato tecnico ed estetico. Un titolo diverso non sarebbe stato così tanto eloquente come quello scelto.

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Ogni brano del disco, ogni elemento musicale, ogni parola scelta grida “Club Dogo”. Certo, sarebbe stato bello sentire un po’ piu di innovazione, per capire quale prospettiva il gruppo abbia intenzione di intraprendere nel prossimo futuro. Ma dobbiamo limitarci a quello che è, e non ha quello che sarebbe potuto essere. Per ora, in questo album, non c’è stato nulla di rivoluzionario rispetto al passato: anzi, tutto sembra essere perfettamente in continuità con la produzione precedente.

Club Dogo
Jake La Furia, Club Dogo

È non è assolutamente un male. Dimostra l’empatia e la grande affinità ritrovata all’interno del Dogo, nonostante siano passati ben 10 anni dall’ultimo disco. E di questo il rap italiano ne aveva bisogno.

“C’eravamo già incontrati in passato. Ma questa cosa di rincontrarsi per scrivere è qualcosa di completamente diverso. E invece devo dire che c’è stata subito empatia, e per me questa è una cosa fondamentale” (Don Joe – CLUB DOGO 2024).

In conclusione il nuovo album del cerbero milanese è un prodotto che stilisticamente prende il gold standard e lo ripropone nel 2023. La formula è sempre la stessa e funziona (dannatamente!) bene. Guè continua a fare sfoggio di tutta la sua conoscenza di film – il Padrino, Trainspotting e tanto altro; Jake prende a schiaffi la base e l’ascoltatore con punchline che strappano il sorriso; Joe confeziona l’ennesima Cappela Sistina adattandosi allo stile di entrambi, esaltando I singoli aspetti di ognuno.

Pochi fronzoli e tanta sostanza: semplicemente una lettera d’amore scritta in versi per tutti i dogofieri.

Questo è l’inno alla marmaglia, il dogo non abbaia: è la gente che mi ha dato questa medaglia

Club Dogo – C’era una volta in Italia
Club Dogo
8.0

Club Dogo - Club Dogo

Il nuovo album del collettivo milanese, firmato per Island Records/Universal Music Italia riporta il rap a quelle radici anni '10 che hanno stravolto il paradigma del genere. Tante reference tratte dal rap americano, ma anche dalla musica italiana - da 50 Cent fino a Nada. Jake e Guè hanno un'affinità stilistica come pochi altri nella scena: l'uno compensa l'altro. Se Guè è l'esteta dalle citazioni filmiche, Jake è l'MC brutalmente realista che riempie la base di punchline. Il suono di Don Joe è la ciliegina sulla torta che crea una miscela esplosiva unica esaltando i contrasti e dando compattezza al suono generale del disco. L'album dei Club Dogo è un ottimo rientro, ma bisogna capire da ora in poi cosa accadrà. Le leggende giocano un campionato a parte, e come tali vanno valutate. Bentornati cari Dogo.

Testi

7.5

Strumentali

8.5

Stile

8.0

Pro

  • Citazioni varie a film e cultura pop
  • Una bella ricerca musicale che valorizza il mood vario del disco
  • Collaborazioni di supporto e mai invasive

Contro

  • Album in forte continuità col passato, forse troppo
  • Grande varietà musicale, ma senza un filo conduttore che faccia da collante
Conosci meglio

Direttore e Caporedattore di questo fantastico portale. Classe '96. La musica mi accompagna sin dall'infanzia. Ho studiato la musica classica e lavorato sull'elettronica. Ogni suono è un colore sulla tela della quotidianità: "una vita senza musica non è vita."
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