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Intervista

Con Payback Rak è tornato per riscuotere: l’intervista

Rak

Rapper romano classe 1987, Rak si avvicina al rap già attorno ai 14 anni, pubblicando poi nel 2009 il suo album d’esordio Vera Vita. Fondamentale l’incontro col rapper Marciano con cui crea il collettivo Barracruda e, attraverso due mixtape in freedownload, riesce a ritagliarsi un discreto spazio nella scena underground romana. Del 2012 è invece il suo secondo album solista intitolato Rakpresento, seguito da Born2BeReady che, datato 2018, è rimasto per lungo tempo il suo ultimo progetto solista.

È infatti dopo un’assenza durata 6 anni, che Rak è tornato sulla scena con Payback, pubblicato il 23 febbraio 2024. L’album, interamente prodotto da Kamyar, contiene 13 brani e presenta tutte collaborazioni con artisti romani. In questo senso, la canzone più rappresentativa del disco è sicuramente Svegliarsi a Roma con i feat di Icaro, Danno e Gianni Bismark. Il brano sembra quasi un ritratto del più significativo esponente del realismo figurativo, il pittore francese Courbet: la narrazione è intrisa di realismo e muove anche delle critiche sociali, il tutto in netto contrasto con il lusso e lo sfarzo della capitale che, invece, son molto presenti nei racconti di altri.

Di queste peculiarità e tanto altro abbiamo avuto l’occasione di parlare direttamente con Rak, esplorando la sua ultima fatica discografica e anche il contesto in cui ha avuto modo di svilupparsi. Prima di godervi l’intervista, non vi resta allora che premere play e farvi travolgere dalle vibes di Payback!

Rak, Payback

Ciao Rak e benvenuto su La Casa Del Rap! Cominciamo dal titolo: qual è la genesi di Payback?

Quando abbiamo iniziato a pensare quest’album avevamo un’idea chiara. Dopo tanti anni, sentivo il bisogno di scrivere un disco coerente col mio percorso di crescita, che in qualche modo rappresentasse un riconoscimento definitivo. Da lì il concept di Payback, poi declinato in modo più ampio. 

Riconoscimento per la mia città, che merita un posto importante in questo genere in Italia. Non parlo degli artisti in sé, ne abbiamo tanti apprezzati e riconosciuti, ma di “struttura”. Roma ha tutto per dotarsi di una propria autosufficienza. Voglio in questo senso fare un plauso a Millenari, realtà romana che cura le mie edizioni, che sta spingendo per far crescere Roma come è successo già a Napoli e in altre città di Italia. Siamo la New York italiana, non ci manca niente, dobbiamo stare uniti e lavorare per crescere. 

Riconoscimento per tutte le persone che si danno da fare ogni giorno per ottenere risultati e raggiungere obiettivi. Il Payback che tutta la mia gente merita, con la voglia di continuare a rappresentarli anche a distanza di anni. È un titolo che richiama il concept e che continua il filone dei miei precedenti solisti.

Rak
Rak

In Vicoli, Hustla e altri episodi dell’album fai riferimento ad uno street background di cui oggi si abusa eccessivamente. Pensi ci sia più attenzione nel creare un personaggio che abbia appeal sul pubblico piuttosto che mostrarsi per ciò che si è?

Lo ha detto Jay Z, se non sbaglio, che la rappresentazione eccessiva che il rap offre è più o meno sempre esagerata e cinematografica, è anche giusto che sia così e non c’è niente di male. Credo che il carisma sia una componente fondamentale se vuoi fare questo genere.

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Quando si parla di credibilità si riduce il discorso al riscontro “street” tra la tua musica e le tue azioni, ma non credo che al pubblico interessi più di tanto questo, anzi, se ne fregano proprio. Ci sono rapper che basano molto il loro percorso sul “personaggio” in quanto tale, altri che magari hanno un’attitudine diversa, ci sta.

Quello che fa la differenza è la credibilità intesa come consistenza tra quello che prometti e quello che fai: vale nei rapporti lavorativi e vale con il tuo pubblico. Io, nonostante sia stato diversi anni fermo, ho sempre sentito il rispetto e l’apprezzamento della mia città, quasi come se la circostanza di essere uno come loro, che non si è mai messo su un piedistallo del cazzo, sia il vero motivo per cui abbiamo stabilito – e oggi posso dire mantenuto – un rapporto.

Tutti gli ospiti dell’album sono di Roma. Una scelta ponderata per rimarcare l’identità del progetto?

Assolutamente si, una scelta precisa e voluta. Volevamo omaggiare questa cultura e mettere Roma al centro del racconto. Crediamo molto negli artisti della scena romana e siamo convinti i tempi siano maturi per un ritorno di fiamma anche per tanti amici che aspettiamo con i nuovi dischi.

Rak
Rak

Kamyar ha seguito un preciso gusto per la stesura dei beat o è stato tutto work-in-progress?

Ovviamente ci abbiamo messo un po’ per trovare una quadra. Sicuramente c’era un’idea di partenza. L’idea di Kam era riuscire a produrre un disco “RAK” al 100%, ma con una sonorità contemporanea. Non volevamo rifare Rakpresento, ma un nuovo lavoro.

La cosa interessante è che sui beat più “innovativi” o “moderni” io ho ritrovato un’attitudine legata al passato, mentre su quelli più classici sono andato a costruire una delivery, come dire, aggiornata. Sicuramente Kam ha voluto seguire un metodo: non fare un disco tutto uguale a se stesso, ma riuscire a mantenere un’omogeneità pur variando, ne è uscito fuori Payback!

Rak – Svegliarsi a Roma (Official Video)

A livello di giochi di parole si vede che c’è anche tanta tecnica. Quanto è importante questo aspetto per te e per la tua scrittura?

Tutti sanno che ho lavorato e studiato molto per essere un rapper tecnico. È una cosa a cui tengo e, senza rischiare di essere spocchioso, di cui sono consapevole. Quando scrivo cerco di trovare un giusto mix, non credo che le mie abilità tecniche siano mai state in discussione, nè di doverle dimostrare. 

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Sicuramente ho una mentalità autocritica che mi spinge al miglioramento continuo e a cercare di migliorarmi anche traendo spunto da altri rapper fortissimi, principalmente americani ma non solo. Quello che ho cercato di fare, anche con l’aiuto di Kamyar, è stato sgrassare un pochino ed essere più focalizzato su quello che voglio dire. La tecnica al servizio del messaggio, ogni brano ha un significato preciso e ogni frase rappresenta qualcosa di profondamente legato alla mia persona. 

Ogni cosa è una bellissima dedica. Ci racconti un po’ di retroscena a proposito della canzone?

Considero Ogni Cosa un tributo alla storia d’amore più importante della mia vita. Spero aiuti qualcuno che ha vissuto quello che ho vissuto io in quella situazione. Non voglio entrare in dinamiche troppo personali perché quando scrivi un pezzo del genere stai parlando anche di qualcun altro, e ci vuole rispetto. 

Ma a volte le strade si separano e per me Ogni Cosa è stato un processo di metabolizzazione di un pezzo incredibile della mia vita con una persona unica.  Quando l’ho scritta ero da un lato liberato, dall’altro provato emotivamente. Quindi ho tirato fuori la mia sintesi legata alla fine del rapporto!

Oggi la musica viene spesso connotata come semplice intrattenimento, quando in realtà è stata da sempre in grado di raccontare storie e veicolare messaggi. Pensi ci sia ancora spazio per un rap – e in generale una musica – in grado di muovere critiche?

Credo che ci sia spazio per più o meno tutto. Questo disco, in parte, ne è la prova. Abbiamo cercato di fare entrambe le cose senza rinunciare alle radici del genere. A volte sembra quasi che il rap non possa essere intrattenimento puro o dimostrazione stilistica, ma in fondo nasce esattamente così. 

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Detto questo, per risponderti, l’errore è la continua contrapposizione, io posso ascoltare Uncle Murda, Sheff G o il G-Unit e allo stesso tempo essere un fan di J-Cole o Nas per dirne una, quindi penso che ci sia spazio e che le varie componenti del genere debbano comunicare e collaborare tra loro. Più che muovere critiche credo che l’espressione creativa debba sempre stimolare una riflessione, e non è detto che passi da un contenuto “alto” da un punto di vista critico.

Rak
Rak – Payback (Official Cover)

Per concludere: come pensi si sia evoluta la scena rap romana negli ultimi anni? Ci sono delle realtà con cui ti piacerebbe collaborare in futuro?

Credo che abbiamo vissuto un periodo particolare, la scena dei primi ‘2010, composta da Barracruda, Broken, Gdb, Nacapito, T Klan, Quarto Blocco ecc. ha ovviamente lasciato il passo a nuove realtà, e l’ondata del 2016, comunque positiva nel lungo periodo per il genere in sé, ha un po’ sconvolto tutto.

In questi anni però Roma ha avuto delle realtà che hanno tenuto in piedi il movimento (per citarne un paio, abbiamo Love Gang e Do Your Thang su Roma ma anche realtà extra romane come MRGA ad esempio) in un momento molto complesso.

Oggi parliamo di un’industria vera e propria dove iniziano a girare cifre più consistenti, e i ragazzi si confrontano con una cultura del tutto e subito che noi non vivevamo semplicemente perché non erano contemplate quelle possibilità. 

Per intenderci, quando ho fatto la prima esibizione in un liceo a Roma nel 2004/5, non c’era nemmeno l’anticamera del pensiero di poter guadagnare con la musica, lo facevamo con uno spirito del tutto diverso (non sto dicendo fosse meglio, ma era diverso). No social, no Spotify, dovevi esserci realmente sennò non esistevi. 

La mia sensazione è che il rap torni sempre al punto di partenza e che la gente abbia voglia di ascoltare musica di qualità e contenuto, che – comunque – c’è sempre stata. Quello che mi piacerebbe fare è collaborare di più con le nuove generazioni, a Roma ce ne sono tanti, Bada1 è un ragazzo fortissimo che verrà fuori perché ha talento, mi piace Kira, Sosa Priority, Naver e lo stesso Uzi Luke (Corviale ) per citarne solo alcuni… 

I nomi sono tanti e tutti validi, Roma ha un futuro roseo e spero che questo disco riesca a passare un messaggio di unione e di ritrovata compattezza, io inizio ad avere i miei anni quindi credo che il futuro sia tutto dei ragazzi della nuova generazione.

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