Segui le nostre dirette sul canale IGTV di @lacasadelrap

RecensioneTop

Cor Veleno: senti come brucia il “Fuoco Sacro” per le strade di Roma

Cor Veleno

Confrontarsi con i Cor Veleno non è mai facile. Rappresentano per chiunque sia vissuto in un certo tipo di contesti (periferia e/o provincia) una vera e propria istituzione. E oggi viene pubblicato per ADA Music il loro nuovo album Fuoco Sacro .

Fin dal primo annuncio questa notizia ha avuto un certo effetto. Vuoi perché negli anni sono stati una delle poche realtà rap con grande esposizione in cui un ragazzo del meridione (come il sottoscritto) riusciva a riconoscersi, vuoi perché la loro storia è ricca di fascino o perché il loro modo di cantare si basa su un’estatica semplice ma di grande impatto.. I Cor Veleno, insomma, hanno avuto un peso specifico che non può essere ignorato e con cui, anzi, bisogna fare i conti.

In più è un album che arriva a distanza di 6 anni dal loro ultimo progetto solista, e che dunque ha un valore non indifferente all’interno del rap italiano. Tanti featuring, tanti anni di attesa, nomi blasonati e (quasi) una sola città: Roma. Andare oltre in questa introduzione sarebbe fuori luogo. Vi lasciamo all’ascolto di Fuoco Sacro e alla nostra recensione!

Testi

Ovunque stai è sempre Roma State of Mind. Chi ci è nato, chi ci viene e chi ti conosce bene, chi ti sfregia, chi ti copia, chi ti ama, chi ti copia: Roma Capoccia, tutta quanta un’altra storia

Cor Veleno, “Roma sulla pelle” – Fuoco Sacro

Per raccontare questo album partiamo dal suo cuore pulsante: Roma, città dannata ed eterna dalle mille sfumature. E il “fuoco sacro” che attraversa per intero il progetto (e i suoi interpreti) è quello di un amore viscerale verso la cultura hip hop, calato in un contesto preciso ed imprescindibile: quello dei sampietrini che raccontano la capitale.

Non abbiamo scelto a caso di far iniziare la nostra analisi proprio da questa canzone. Il brano è uno dei pochi a non presentare una collaborazione. La scelta fatta dal gruppo è cristallina: i Cor Veleno guardano e vogliono raccontare sé stessi attraverso la loro città. Siamo di fronte ad una lettera a cuore aperto – nel vero senso della parola – che descrive nero su bianco un amore tanto intenso quanto tormentato, fatto di storie e macchie di inchiostro (“lacrime colore nero cadono dal cielo, sulle strade e i finestrini dei tram“) che restano indelebili nei loro testi e per le vie urbane.

Cor Veleno
Cor Veleno. ©️ PH. Arsenyco

Lungo il corso dell’intera tracklist si percepisce in modo netto, chiaro e profondo il grande senso di appartenenza alla città; un’affezione che si trasforma in voglia straordinaria di desistere alle mode e al tempo portando avanti il proprio credo, la propria intenzione, la propria autenticità (“In un mondo che non tollera secondi sono quello che a due metri dalla fine ti sorpassa” cantano i Cor Veleno in Comfort Zone).

Leggi anche:  Guarda il video di Quando non ci crede nessuno di Nayt

Anche lato featuring, e ne parleremo meglio più avanti, i Cor Veleno hanno fatto un lavoro magistrale. Nayt, Mostro, Fabri Fibra, Willie Peyote, Ele A, Franco126, Kalus Noir, Ugo Crepa, Inoki.. Ognuno di loro ha saputo davvero arricchire il progetto con barre o ritornelli, sì coerenti con la propria personalità artistica, ma sempre rispettosi del suono generale del disco.

No. Non ce ne siamo dimenticati. L’ultimo brano, la title track dell’album, featuring Colle der Fomento, è la perfetta chiosa finale: racchiude in sé tutta l’essenza del rap e della storia hip hop capitolina.

Sarebbe potuto essere il brano di apertura dell’album? Certo! Ma è più bello messa in ultima posizione. Il messaggio è forte: si vuole dar spazio, visibilità e attenzione (anche) a tutte quei giovani in cui la fiamma del “fuoco sacro” è ardente, brillante e carica di passione. Saper mettersi in secondo piano, dando spazio al nuovo: questa la vera grandezza dei venerati maestri.

Cor veleno
Cor Veleno. ©️ PH. Arsenyco

Strumentali

Il tappeto sonoro dell’intero album propone qualcosa di piuttosto differente da quello a cui siamo stati abituati nel corso degli oltre vent’anni di carriera. Già con il joint album con Tre Allegri Ragazzi Morti (2022) era stato proposto un suono non-canonico se rapportato al nome Cor Veleno, con tante influenze mutuate da altri generi. In questo nuovo Fuoco Sacro, quell’attitudine così aperta alla sperimentazione viene ancora più esaltata da Squarta e Gabbo. I due infatti hanno deciso di proporre sonorità per nulla banali, osando con strumenti e melodie difficili da (ri)trovare nel mercato musicale odierno.

Leggi anche:  Salmo, la recensione di un ottimo Flop

Certo, il gusto è molto più “classicheggiante”, ma ogni elemento musicale è proposto con una maturità ed una consapevolezza stilistica che lascia percepire tutta l’autorevolezza della loro carriera. Hanno segnato il genere in Italia e ora possono permettersi di osare ancora di più di quanto fatto in passato. È questo il caso di Comfort Zone in cui è stato coinvolto Marlon Peroza, che ha proposto le sonorità colombiane delle Gaitas (uno strumento a fiato tipico della regione).

Meritano menzione anche altri due momenti musicali: il primo è contenuto in Motivi di fuoco, l’altro in In Piedi.

Nel primo citato viene campionato la celebre battuta di Sora Lella (ovvero, Elena Fabrizi), figura famosissima della cultura popolare romana nonché uno dei personaggi più iconici della filmografia di Carlo Verdone, con il suo “Annamo bene.. Proprio bene” tratto dal film “Bianco, Rosso e Verdone”.

Il secondo brano citato (In Piedi, feat. Inoki) è un vero e proprio omaggio a Primo Brown, che riprende il celebre verso della canzone Ryhmes tratto da Rap nelle mani vol.II

io per tutto il veleno che c’ho sto ancora in piedi

Primo Brown, “Rhymes” – Rap nelle mani vol.II

Il lavoro fatto da Squarta e Gabbo è di altissimo livello: hanno saputo rinnovare lo stile made in Roma firmato Cor Veleno, mantenendo integra la loro vena autoriale.

Stile

Dovrebbe essere piuttosto chiaro che il mood generale del disco è qualcosa di sui generis, non facile da valutare. Fuoco Sacro non può – e non deve – essere messo a confronto con altri progetti, ne’ della band ne’ di altri artisti.

Leggi anche:  Ghemon e Mecna, Willie Peyote e Dutch Nazari: molto più che featuring

Il vero punto di forza del disco è riuscir a dar colore e suono a quelle pietre, a tutti quei gradini e quelle strade che attraversano Roma. Cosa non affatto scontata, soprutto considerando che sono i Cor Veleno a farlo nonostante gli anni di carriera. Va da sé che per apprezzare in toto questo disco dovete aver trascorso almeno una notte fra le vie della capitale.

Passando per le strade della Garbatella, fino a Trastevere o per il mercatino di Porta Portese vedrete davvero figurarvi quelle immagini, quelle sensazioni e quei colori che solo i Cor Veleno sono in grado di raccontare e dipingere in questo album.

Cor veleno
Cor Veleno. ©️ PH. Beatrice Chima

Fuoco Sacro è un disco che brucia “motivi di fuoco, contro motivi di carta“: rap fatto per amanti del rap, in uno stile hardcore (“sempre grezzo” direbbe Primo) e che colpisce dritto al cuore.

Ultimo punto di brillantezza è stata la scelta dei featuring. Come unire due generazioni di rap (romano e non) all’interno dello stesso disco? Chiaro, solo “cor veleno”. Giochi di parole a parte, c’è da fare una considerazione importante.

È stato molto interessante vedere come il gruppo non si sia limitato a coinvolgere solo i veterani – Inoki o i Colle; al contrario ha scelto di portare all’interno di un disco importante come questo (non dimentichiamoci che è il primo disco ufficiale dal 2018 dopo Lo spirito che suona in onore di Primo Brown) anche nuovi artisti della scena come Mostro, Nayt, Franco126, Ugo Crepa o Willie Peyote e, addirittura, giovani promesse come Ele A e Kalus Noir.

Tutto questo fa di Fuoco Sacro un disco importante che, con la lungimiranza di chi conosce il passato, riesce a proiettarsi al futuro modellando il presente e il suono delle nuove generazioni.

Cor veleno
Cor Veleno. ©️ PH. Beatrice Chima
8.2

Cor Veleno - Fuoco Sacro

Il nuovo album dei Cor Veleno è una lettera d'amore alla musica rap e ai suoi veri protagonisti: le nuove generazioni. Non è un caso che in questo disco il gruppo abbia deciso di coinvolgere tanti giovani esponenti della nuova scena. Il sound è "sempre grezzo" ma con l'autorialità di chi ha alle spalle oltre vent'anni di carriera e può permettersi di osare. Imponente, crudo, spietato e anche sperimentale. I Cor Veleno hanno fatto centro infiammando le strade di Roma (e le nostre cuffie) con il loro "fuoco sacro".

Testi

8.0

Strumentali

8.0

Stile

8.5

Pro

  • Strumentali ben curate e che escono dalla comfort zone
  • Featuring non banali
  • Un suono e uno stile unico fortemente riconoscibile

Contro

  • Non c'è un vero filo conduttore che leghi i vari brani
  • Alle volte le punchline e le rime ad effetto tolgono spazio ad uno storytelling emotivo e personale
Conosci meglio

Direttore e Caporedattore di questo fantastico portale. Classe '96. La musica mi accompagna sin dall'infanzia. Ho studiato la musica classica e lavorato sull'elettronica. Ogni suono è un colore sulla tela della quotidianità: "una vita senza musica non è vita."
Ti potrebbe interessare
News

BUS – Bollettino Uscite Settimanali del 19 aprile 2024

News

BUS – Bollettino Uscite Settimanali del 12 aprile 2024

NewsNews Ita

Neffa e Fabri Fibra insieme su Fogliemorte

Recensione

Claver Gold, Questo non è un cane / Domo. Più di una Deluxe Edition

Iscriviti alla nostra Newsletter