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Intervista

Stabber presenta Trueno, il suo nuovo album. L’intervista

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Stabber è riuscito a realizzare un disco da produttore. Può sembrare banale come affermazione, ma non è affatto scontata. Stabber è riuscito a mettere al centro della narrativa di Trueno la figura del produttore stesso, ritagliando un suono originale per ogni brano e per ogni artista.

Stabber è riuscito a rendere “pop” ciò che non lo è. Non si parla del pop come genere musicale, ma più di quel grande calderone che contiene una vastità di generi considerevole, tutti accomunati forse più dall’approccio con il quale è stata realizzata la musica, piuttosto che la musica in sè.

Trueno, uscito su tutte e piattaforme il 14 marzo 2024, è il disco “da riascoltare”. Le produzioni originali hanno reso questo lavoro unico, la ricerca del suono è stata minuziosa e noi de lacasadelrap.com abbiamo avuto modo di saperne di più, ma prima di leggere l’intervista, ascolta Trueno su Spotify!

Ciao Stabber, come stai? Trueno è un progetto breve, ricco di collaborazioni e “chicche” non male. Come è nata l’idea?

Questo progetto è nato da zero, sulla base di quello che sarebbe diventato il disco in sé. Ho riflettuto su quello che mi sarebbe piaciuto fare per un mio album, iniziando ovviamente a lavorare sull’idea della parte relativa alla strumentale, cercando la chiave intorno al quale avrei potuto sviluppare un album intero. Non è stata una raccolta di brani che avevo nel cassetto, anche se ci avrei messo molto di meno, tutto questo lavoro è stato svolto da zero.

Quanto tempo ci hai messo?

Dall’inizio dei lavori fino alla consegna sono passati un paio d’anni. Mi sono preso del tempo per capire quale fosse il seme musicale dal quale avrei potuto sviluppare il tutto. Ho sviluppato l’idea che stava alla base, per poi selezionare gli aspetti che mi convincevano di più. Penso che dalla stesura della prima strumentale fino alla prima registrazione in studio, siano passati 5 mesi.

Il suono complessivo di questo progetto sembra curato alla vecchia maniera, dove la strumentazione analogica giocava un ruolo fondamentale durante la produzione, a differenza di adesso dove un software può sostituirla. Mi sembra quindi di capire, rispetto ad altri colleghi, che tu abbia fatto un “passo indietro” in fase creativa, giusto?

Si esatto, in passato ho avuto molti sintetizzatori, mi è sempre piaciuto comporre la musica con questo tipo di strumenti. Avendo iniziato con il rap negli anni novanta, vengo dalla scuola del campionatore, dove bisogna per forza di cose utilizzare uno strumento fisico per comporre la musica.

Non esistevano i software digitali come Ableton, Logic oppure FL Studio, c’era bisogno di uno strumento fisico e un computer di supporto che permetteva di organizzare gli strumenti che venivano suonati dallo strumento. Con le implementazioni della tecnologia in generale, sono arrivate le prime dawg e VST, che funzionavano in maniera completamente autonoma, non era più necessario usare della strumentazione esterna.

Quando è arrivato il momento di pensare ad un mio progetto, ho capito di voler lavorare con l’approccio con il quale avevo iniziato, no che fosse più semplice, volevo che ci fosse l’attenzione giusta dedicata ad ogni singolo suono, non dovendo più guardare il computer.

Ho quindi approcciato nuovamente la produzione di questo album con strumenti analogici, preamplificatori, ed effetti che mi hanno permesso di ottenere questo suono dalla vibe un po’ più retrò. Tutto questo è stato una riscoperta di un vecchio approccio.

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La Trueno è una macchina giapponese, diventata iconica nel mondo del drifting, però spiegaci meglio cosa c’è dietro questa mecchina e dietro il concept nel suo complesso. Sapevi già di voler chiamare l’album in questo modo?

In realtà sapevo esattamente il titolo e l’idea del concept ancora prima di iniziare a fare la musica, dal quel punto di vista sapevo esattamente cosa volevo fare. Questo perché sono sempre stato un grande fan della automobili giapponesi, e po’ mi piaceva l’idea di utilizzare un’automobile utilizzata solitamente per sbandare per rappresentare un album che sbandasse anche lui, portando tutti gli artisti con me a sbandare in giro.

Quando è arrivato il momento di fare la traccia con Salmo, che poi è anche la traccia più matta in generale, ho pensato che con lui avrei dovuto fare la title track per rappresentare al meglio l’idea dietro il disco.

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Stabber, Salmo

Ovvio che per me sarebbe molto meno stressante se mi arrivassero le strofe, però nel momento in cui ho dovuto pensare ad un mio album ho avuto voglia di interagire con gli ospiti. Soltanto in un paio di episodi non sono riuscito ad avere le persone presenti in studio, quindi mi hanno mandato le strofe, però a parte questo , per esempio la strofa di Miraa May siamo andati a Londra a registrarla.

Quando sei in studio viene sempre fuori quella vibe differente, o magari all’artista con cui sto lavorando viene in mente qualcosa che a me non era venuto in mente, per questo ho cercato questo tipo di interazione. Alcuni artisti si sono anche sentiti tra loro, questo perché quando si crea quella sinergia giusta, anche gli artisti hanno inyteresse a far uscire la cosa più interessante possibile.

Durante l’ascolto del disco, non sono riuscito ad inserirlo a livello sonoro nel panorama musicale italiano pur contando, per la maggior parte dei brani, molteplici artisti italiani di buon calibro. Quanto ha influenzato il panorama internazionale su Stabber come produttore?

Sicuramente il panorama internazionale mi ha influenzato molto, anche perché ascolto spesso musica che viene da fuori, anche perchè spesso e volentieri quello che esce qui mi annoia, raramente succede qualcosa di interessante, spesso ci si adagia su quelle che sono le cose che funzionano e non si vuole andare oltre.

Ascoltando musica internazionale di tutti i tipi, ho intrapreso questo approccio, semplicemente mi piace ascoltare questo tipo di suono e quando mi metto a suonare tendo a ripercorrere questo tipo di suoni. Quindi si, c’è assolutamente un respiro internazionale dal punto di vista della musicalità come di tutto il resto.

All’interno di questo progetto ci sono numerose collaborazioni, tante delle quale si tingono di rosa, rendendo Trueno un progetto versatile sotto molti aspetti. Come sono state gestite le registrazioni di tutti questi artisti? Vi siete incontrati nel tuo studio?

Normalemnte faccio sessioni in studio con altri altri artisti, anche per lavorare al loro album, questo perché mi sembra normale lavorare nello stesso posto se dobbiamo fare una canzone insieme.

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Ho registrato praticamente tutto l’album qui, comprese le fasi di scrittura dove magari potevo dire la mia, perché questo è l’approccio con cui si è sempre fatta la musica, anche se negli ultimi anni si è un po’ persa la cosa.

Hai anticipato la mia prossima domanda, ovvero se avessi messo mano alla stesura dei testi…

Si, in realtà non sono entrato troppo nel merito, è successo che essendo qui in studio mi è capitato di dare deigli spunti, poi facendo sessioni di scrittura anche con atri artisti mi viene naturale dire la mia, anche solo a livello di topline.

Trovo che il producer-album sa un arma sempre più utilizzata negli ultimi tempi, ma spesso è frutto di anni di lavoro, che permettono allo stesso producer di crearsi una vera e propria identità personale. Consiglieresti questa mossa ad un giovane produttore?

Mi sento di dover essere onesto. Penso che la maggior parte degli altri producer-album che sono usciti fossero concentrati principalmente sul collezionare il nome dei rapper più in voga del momento per ottenere un attenzione sull’artista e un esplosione di streaming.

L’album di Stabber è diverso, pur avendo tutti nomi molto importanti, non ci sono gli artisti del momento. Mi piaceva l’idea di prendere degli artisti, magari anche importanti, e fargli fare qualcosa che non avevano mai fatto. Per me era un “creare qualcosa di nuovo” senza necessariamente creare dell’hype.

Spesso intorno ai producer-album si crea un hype pazzesco, poi sono soltanto delle cose assemblato velocemente per ottenere il risultato maggiore. Io ho suonato il disco dall’inizio alla fine, perchè volevo produrre una cosa che fosse più sostanziosa, che possibilmente avesse anche una durata maggiore nel tempo.

Forse non consiglierei oggi ad un giovane produttore di fare un producer album, per due motivi: il primo è perché è necessario informarsi e il secondo perché è un’esperienza molto lunga e faticosa che secondo me alla lunga annoierà.

Mi sento di dire che i giovani produtori dovrebbe concentrarsi sul fare prodotti di qualità, peechè potrebbero contribuire a creare una nuova ventata d’aria fresca all’interno di tutta la scena musicale.

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Stabber

C’è un brano a cui ti senti maggiormente legato rispetto ad altri?

Ogni brano in realtà è speciale, perché il livello di esperienza che ti porta ogni singola canzone non lo puoi valutare dall’inizio. Sono legato a tutti allo stesso modo e mi piacciono tutti, non ho fatto riempitivi, infatti l’album ha solo 11 tracce.

Ogni brano esprime esattamente un elemento che io avrei voluto toccare all’interno della narrazione di questo album, poi devo dire che i ragazzi e le ragazze che hanno collaborato sono stati bravi almeno quanto me.

Però forse il brano a cui mi sento più legato, per una questione di emozioni, è il primo dell’album, quello con Danno e DJ Craim, perché siamo legati da una lunga storia di amicizia e con loro ho condiviso la nascita degli Artificial Kid con Numero 47 il progetto che mi ha fatto entrare all’interno della scena musicale, in maniera abbastanza rumorosa.

L’idea di poter ricreare quel feeling con le stesse persone, è stata una cosa davvero emozionante. Nessuno di noi tre si aspettava che sarebbe potuta uscire una canzone così bella ed emozonante, forse è questa la cosa a cui sono più legato perché mi ricollega all’inizio di questo percorso.

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Ascoltando questo progetto, sono rimasto piacevolmente stupito dalla sua originalità, ho fatto però difficoltà ad identificare un genere musicale adatto. Quali generi troviamo all’interno di Trueno?

In verità dento c’è di tutto, o meglio tutto quello che mi piace. Se prendiamo come esempio i dichi di artisti del passato come David Bowie oppure i Queen, notiamo che spesso tra un disco e l’altro c’ernao delle voluzioni talemnte ecclatanti che sembravano fossero tutt’altro.

Con ogni disco prendevano la direzione che più preferivano, non pensavano a costruire un disco per dover rientrare in un determinato genere, non importava nulla di queste cose. Penso che questo sia l’approccio corretto per fare dei progetti di qualità.

Il mio disco non so se abbia un genere, forse pop se inserito all’interno delle sonorità del panorama internazionale però dentro ci sono tutte le cose che i sono sempre piaciute. C’è il rap, c’è l’Hip Hop quello vero, ci sono le distorsioni, ci sono i sintetizzatori che magari possiamo trovare nei dischi più attuali come in quelli di The Weekend.

Forse lo inserirei nel grande bacino del pop, che poi per me ha un accezione positiva, di solito si dice pop di qualcosa che è commerciale, invece secondo me è una cosa popolare. Dentro il progetto c’è un grosso calderone di influenza che vengono da tutte le cos che mi piacciono. Non so che genere sia, è il mio disco!

Mi fa piacere che tu dica questa cosa in riferimento al pop, perché ho pensato una cosa davvero molto simile, ovvero che Trueno è si un disco pop, ma non tanto per la sonorità, più per l’approccio con cui è stato pensato.

Si, questo mi fa anche pensare che al contrario di quello che può sembrare è un disco di ampio respiro, è un album che quando qualcuno lo sente, anche se abitualmente ha altri ascolti, se lo riascolta almeno un’altra volta.

Molti dischi pop attuali sono diventati molto più complessi del passato, anche a livello strutturale nelle canzoni, questo perché c’è voglia di sperimentare. Sta tornano questa volontà di diversi anche per artisti che fanno numeri esorbitanti.

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Stabber

A proposito: questo progetto rappresenta per tu più un punto di partenza oppure un traguardo?

Forse di entrambe le cose, è un punto di arrivo per tutte le cose che avrei voluto fare, finalmente mi sono tolto una soddisfazione.

Facendo il produttore lavoro con molti artisti e spesso sono al servizio degli altri, quindi qualsiasi scelta fai o proponi è difficile venga accettata dall’inizio, mentre all’interno del mio album volevo essere io a decidere come far girare la giostra, in questo senso quindi è un traguardo.

Invece è un nuovo punto di partenza perché da qui in aventi propongo il mi nuovo suono.

Toglimi un’ultima curiosità, il braccio presente in copertina è il tuo?

Si, ed è il braccio destro, cosa molto importante perché la Trueno dello shooting ha la guida a destra come le auto giapponesi, volevo fosse tutto molto fedele da quel punto di vista!

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