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Approfondimento

Bob Marley raccontato da Federico Traversa

bob marley- traversa- federico

Quando il film One Love diretto da Reinaldo Marcus Green è arrivato nelle sale cinematografiche italiane, io stavo leggendo un libro, ormai già da molti mesi.

Il libro con cui mi ero accompagnata nei mesi passati è quello dello scrittore Federico Traversa, One Love. Bob Marley, il romanzo, edito nel 2023 da Il Castello, inserito nella collana Chinaski Edizioni.

Questo romanzo, dedicato all’enigmatica icona del reggae Bob Marley, non è il primo libro di Federico Traversa. Lo scrittore si occupa, infatti, ormai da anni di musica e di questioni spirituali, dal Cristianesimo cattolico radicale al Buddismo.

Raccontare l’icona di Bob Marley

Raccontare l’icona Bob Marley non è molto semplice. Vista la pluralità di sfumature umane e artistiche che presenta. Tuttavia lo scrittore genovese ci riesce in modo fluido e famigliare. Dico famigliare, perché per Traversa la musica di Bob Marley è il tappeto sonoro su cui si appoggiano, trascorrono, danzano e chiudono le sue giornate a casa, a lavoro e in spiaggia. Credo di non sbagliare, nel dire che la musica di Bob Marley per l’autore è una presenza quotidiana fondamentale. Come per gli amanti del caffè, giusto per fare un parallelismo.

Bob Marley
Federico Traversa

Fra gli aggettivi che ho usato per descrivere il libro, ho usato anche “fluido”. Traversa passa, infatti, da raccontare in modo raffinato e onesto la vita di Bob Marley, a fare delle vere e proprie incursioni nella propria vita personale, familiare e lavorativa. Questo rende il libro intimo e a tratti anche molto doloroso. Personalmente ho potuto rispecchiarmi davvero nei frammenti di vita inseriti dall’autore. Anche nel dolore e nella perdita la musica di Bob Marley insegna: forse non a redimersi, ma a rialzarsi.

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L’articolo scritto a quattro mani con Antonella Roletto Badchkam sul film dedicato all’artista giamaicano terminava con la frase One Love “non è un’agiografia completa, ma un’istantanea bruciante di una leggenda dello stile di vita”. Anche nel caso del romanzo One Love di Traversa non siamo davanti ad un’agiografia. Questo tra l’altro perché Marley era un rivoluzionario e non santo.

One Love, il romanzo è quindi un’intima, appassionata ed esaustiva ricostruzione della vita della più grande rockstar del Sud Globale.

Com’è risaputo, Bob Marley ha saputo dare voce a tutti popoli colonizzati e oppressi, toccando anche il cuore e la mente di chi aveva colonizzato e depredato.

Omeriah nonno di Bob Marley, rivolgendosi a Yaya, nonna dell’artista disse:

“Quel bambino cambierà il mondo.” (p.280).

Bob Marley
Bob Marley nel 1976

Bob Marley: tra fede, spiritualità e musica

Nel libro si respira familiarità, fluidità, professionalità, ma anche tantissima spiritualità: e quindi apertura. L’aspetto spirituale è quello che più mi ha interessata e coinvolta. Oltre certamente alla ricostruzione storica romanzata, per nulla eccessiva sulla vicenda umana e artistica di Bob Marley. La definirei una ricostruzione pesata, genuina e interessante quella di Traversa. Scritta da una persona che conosce molto bene la musica di Bob Marley e il contesto storico-culturale e geografico in cui ha avuto origine.

Fin da subito, tra le righe di questo romanzo One Love si percepisce come la musica di Bob Marley sia legata e dipendente dal Rastafarianesimo. Come saprete, pur iscrivendosi all’interno del monoteismo cristiano il Rastafarianesimo si pone in rottura con il Cristianestimo bianco e occidentale. Il Dio di Marley (Jah, contrazione di Yahveh) è afrocentrico ed essendo afrocentrico è: nero. Il cuore della religione a cui Bob Marley aderisce giovanissimo non è la Palestina, ma l’Etiopia.

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L’afrocentrismo inserisce, quindi, la musica di Bob Marley anche nei processi di decolonizzazione culturale dell’immaginario religioso e non solo. I quali hanno avuto esiti potenssimi, su chi l’ascoltava. Un vero proprio Exodus da Babilonia e dall’oppressione.

Inoltre fin dal titolo è sintetizzato il messaggio di Unità ripreso dalla Bibbia e poi reinterpretata in chiave rastafariana. La musica, per Marley, era uno strumento per portare un messaggio di rivoluzione. La quale poteva essere personale, politica e religiosa. L’artista cresciuto a Nine Miles proponeva un messaggio sia di libertà sia di unità. Attraverso la musica si potevano trascendere le differenze razziali, di genere e di classe. Per Marley non era importante guadagnare, oppure essere il king.

Per l’immortale artista giamaicano c’era un solo Re è era Yah. Il quale era da onorare con la musica, avvicinando più persone possibili a Lui. Diffondendo il messaggio sia di Salvezza, sia di Liberazione e sia di Unità: appunto One Love.

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L’eredità di Bob Marley

Immensa è ancora oggi l’eredità di questo artista giamaicano. Viviamo in una società sì connessa e globale, ma profondamente divisa e diseguale. Come dicevano i Dogo nella canzone Se tu fossi me, che ho già citato tante volte: “noi siamo vicini ma distanti”.

Pertanto la storia e la musica di Marley con il suo messaggio di Unità al di là delle differenze sono ancora fortemente attuali. In una società ultra veloce, capitalistica e competitiva come la nostra, l’unità nella diversità non è molto percorsa. Spesso le stesse canzoni invitano più le singole persone ad eccellere singolarmente, che collettivamente e in modo unito, come proponevano Marley & The Wailers.

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Per concludere, il mio non è tanto un invito alla conversione, per abbracciare una qualche varietà di monoteismo cristiano, ebraico o mussulmano. Quanto a riscoprire una dimensione spirituale autentica a partire dal contatto con la propria interiorità, ricercando modalità di vita e di pensiero non violente. Vivendo in noi non solo il messaggio proposto da Bob Marley, anche quelli dell’ Hip Hop: la pace, l’amore, l’unità, il divertimento e l’elevazione costante, di tipo religioso, oppure no. L’importante è opporsi al Babylon System!

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